La Cina in pieno boom

Small Cap Asia - GZ  

  By: GZ on Mercoledì 14 Maggio 2003 12:38

in questa fase del rimbalzo sono i titoli medio-piccoli che fanno meglio del listino generale e questo sembra essere un fenomeno universale, dall'europa all'america all'asia. Il Giapppone in particolare ha il settore dei titoli small cap (acquistabile tramite fondi quotati a NY ad es) che va molto bene ora e si muove in modo quasi completamente autonomo dal Nikkei 225 con le varie Toyota, Sony, Honda, Nintendo... In genere se si indovina un settore per l'anno in corso poi non importa esattamente quale società. Se parliamo di trend dove c'è un valore fondamentale le aree dove c'è più "valore economico" sono le materie prime e l'asia, soprattutto fuori dalla cina, e in particolare nelle small cap Non c'è bisogno di sapere quasi niente delle società Small Cap Giapponesi, basta operare su un fondo quotato come questo e il potenziale di tornare anche solo ai massimi degli ultimi 12 mesi è del 30% almeno (per un fondo!)

Fondi Asiatici - gz  

  By: GZ on Mercoledì 19 Marzo 2003 19:34

Quali settori o paesi possono beneficiare maggiormente di una ripresa dei mercati (inguaribile ottimismo duro a morire) ? Quelli in cui a) l'economia è in crescita robusta e non stagnante b) in cui non sono stati accumulati livelli eccessivo di debito e la bolla speculativa ha fatto meno danni La risposta è quindi : L'ASIA (ex-giappone) dove la crescita è sopra il 3% abbondante, il debito pubblico è la metà di quello americano e 1/4 di quello europeo e il risparmio privato ancora elevato e dove la bolla speculativa ha fatto pochi danni perchè si è limitata a alcuni semiconduttori e titoli internet Dato che ho ricevuto tre mail riguardo a fondi cinesi e asiatici colgo l'occasione per dire qui nel forum che non occorre comprare una quota di un fondo comune, basta comprare un titolo quotato a NY di un fondo asiatico (come si comprano le generali o le microsoft) Ad es questo fondo cinese, notare come il massimo sia stato nel 1996, quindi sia in un ciclo completamente diverso dal nostro Modificato da - gz on 3/19/2003 18:41:1

Tutto dipende dagli asiatici - gz  

  By: GZ on Lunedì 17 Febbraio 2003 19:44

Ho letto oggi che le banche centrali asiatiche, cinesi, taiwanesi, coreane ecc... hanno accumulato 800 miliardi di riserve in dollari che tengono depositate prezzo la Federal Reserve in dollari e solo l'ultimo anno ne hanno ammassati 200 miliardi La stabilità del mondo finanziario, dollaro e altri cambi, tassi di interesse e obbligazioni e infine anche le borse dipende dal fatto che gli asiatici (le loro banche centrali) tengano i soldi che incassano a produrre e venderci di tutto in dollari Dato che non hanno alternative e che è una decisione politica possono andare avanti ancora. Perchè se li tengono nelle loro valute si apprezzano troppo e le loro esportazioni ne soffrono. Se li mettono in euro questo si apprezza troppo e ne soffre l'Europa che è già stagnante L'unica che (per ora) regge questo flusso è l'America in qualche modo. ------------------------------------------------- Qui sotto c'è il grafico di tutti i soldi che le banche centrali di tutto il mondo hanno in dollari (e il grosso sono ora aiatiche) Modificato da - gz on 2/17/2003 18:48:22

 

  By: DOTT JOSE on Lunedì 17 Febbraio 2003 17:23

I cinesi poi sono dei gran scommettitori , io li vedo al videopoker del bar sotto casa che perdono...vagonate di soldi.. infatit in banca non li vedo mai ..perdono tutti i soldi al bar.eh..eh.

 

  By: rael on Lunedì 17 Febbraio 2003 14:29

Calma. Non riesco a trovare un grafico decente di Shenzhen, ma non mi pare che sia andato da nessuna parte negli ultimi 2 anni, sicuramente non al rialzo. Shanghai, non mi pare messo per niente meglio. Quindi quel fondo di cui Zibordi mette il grafico è obiettivamente ben gestito, e ha fatto una selezione eccezionale. Sulla Cina se ne sentono di tutti i colori; il fatto che il paese sia al 20% del suo potenziale non vuol dire che sia un'occasione, soprattutto in una situazione di congiuntura mondiale come quella di oggi. Sulle statistiche governative, tra l'altro, ci sono inesattezze che nemmeno il governo americano... ma questo si può capire, vista l'estensione del paese e la poca omogeneità dei dati. Stratfor, che quanto ad analisi economiche comunque non brilla a mio parere, qualche mese fa parlava di quanto abbia beneficiato il paese del flusso di investimenti stranieri degli ultimi anni, frutto anche del fatto che alternative nel mondo, in questo momento, non ce ne sono molte. Secondo l'ente statistico cinese lo scorso anno gli investimenti esteri hanno contribuito al pil per QUASI IL 40%. Un arresto in questo flusso di investimenti sarebbe molto rischioso per il paese. -------------------------------------- Da ^Stratfor#http://www.stratfor.biz/Story.neo?storyId=205323^ China: Investment Boom Poses Risks to Economy Jul 17, 2002 Summary China expects a record $50 billion in foreign investment for 2002 according to the latest numbers from the Ministry of Foreign Trade and Economic Cooperation. In the year following the country's entry into the World Trade Organization, such a boom is to be expected. But the influx of foreign money will not continue to rise unabated, and Beijing must avoid becoming too dependent on foreign investments for domestic spending. Analysis Foreign investment into China is expected to top $50 billion in 2002 according to the Ministry of Trade and Economic Cooperation. In the first six months of the year, China attracted $24.6 billion in foreign investment, up 18.7 percent from the same period a year earlier. With its entry into the World Trade Organization opening new sectors of the economy to foreign involvement, it is little wonder China has seen the rise in investment. Add the weak investment climate in the United States and the unattractiveness of many Asian and Latin American economies, and China -- with its 1.3 billion-person market -- remains the Holy Grail of international business and investment. But if Beijing becomes too dependent upon rising investment rates, it could be setting the nation up for a fall. Beijing has sped infrastructure development in recent years, digging deep into government coffers in hopes of driving economic growth. Government infrastructure spending rose 24.4 percent in the first half of 2002 -- the biggest hike in eight years, according to Bloomberg. Government investment, meanwhile, has climbed 25.5 percent over the same time frame, according to Agence France-Presse. And while Beijing has sought foreign capital for its major infrastructure projects, including the gas pipeline from Xinjiang to Shanghai and a railway to Tibet, the government's pump priming has led to a $37 billion budget deficit. In the short term, focusing on infrastructure and using foreign funds to build up China's transportation and energy transmission backbone is not bad policy. Neighboring South Korea followed a similar strategy, though it relied primarily on loans, which gave the government slightly greater control over the distribution of the money. Seoul then broke from this pattern and, after the 1997 Asian financial crisis, proved it was willing to accept painful economic reforms, allowing the country to stabilize more effectively than many other Asian nations. But China is much larger than South Korea, and the economic reforms it already has implemented are stirring up a whole new set of problems: namely, what to do with the swelling number of urban unemployed, laid-off state workers and surplus rural laborers? For Beijing, growing unemployment only now is beginning to sink in as the major problem for the economy, but the government at all levels continues to focus on growth rates as the symbol of modernization and economic might. The National Bureau of Statistics reported July 15 that China's GDP growth this year is expected to outstrip the 7.3 percent registered in 2001. While Chinese economists have warned that the nation must maintain GDP growth of 7 percent to 8 percent in order to keep unemployment in check, foreign economists have criticized Beijing's figures, suggesting the growth rate is more realistically in the 1 percent to 2 percent range. According to China's National Bureau of Statistics, foreign investment makes up around 3 percent of the 7.8 percent GDP growth posted in the first half of the year. But with Beijing continuing to rely on foreign capital to fuel its growth numbers, China risks falling into a similar trap as Argentina. Foreign investment flooded Argentina after Buenos Aires linked its economy closely to that of the United States and carried out an initial series of reforms. But as investor perceptions changed and the country failed to follow through with reforms, the flow of capital dried up, leaving the central government borrowing heavily to pay for all of the services and programs to which Argentines had become accustomed. The risk is even greater for China, where a much bigger chunk of the economy is based on foreign investments and exports. For China, using deficit spending and infrastructure development as driving forces of the economy are good and necessary -- in the short term. The danger comes if Beijing grows to believe that the stream of foreign money is inexhaustible and if these funds become more and more integrated into the basic expectations of economic planners and government officials. If that happens, when the international investment climate shifts -- as it did in Latin America and East Asia in the 1990s -- Beijing could be in for a big shock.

 

  By: banshee on Lunedì 17 Febbraio 2003 13:34

Pechino, 12:24 Cina, scrive che c'è collasso econimico: 7 anni di carcere Un dissidente cinese è stato condannato a sette anni di carcere per avere diffuso via internet articoli nei quali affermava che il Paese è vicino al collasso economico. Tao Haidong è stato processato a Urumqi, nella provincia occidentale dello Xinjiang, per sovversione e per avere usato internet per diffamare esponenti dello Stato e diffondere dichiarazioni reazionarie, spiega il sito web China Court Net. La sezione cinese del movimento di difesa dei diritti umani Human Rights ha spiegato che Lao, 45 anni, era stato arrestato in luglio. Non è la prima volta che il dissidente finisce il carcere: nel 2001 era stato rilasciato da un campo di lavoro dove aveva passato 14 mesi per la pubblicazione di un libro sgradito a Pechino. (red)

Chi produce in Cina vince - gz  

  By: GZ on Lunedì 17 Febbraio 2003 12:40

DELL ha annunciato risultati molto buoni la settimana scorsa grazie al fatto che ha spostato una serie di fabbriche in Cina e ora lavorano a pieno regime. Ha aumentato del 30% l' UTILE netto. Come è possibile visto che c'è una concorrenza spietata nei computer e che è una società già enorme ? Perchè produce ora in Cina più dei competitori. ("...The company earned 23 cents a share in the latest quarter, a 30% gain from a year earlier, on revenue of $9.7 billion. Dell earned 17 cents a share on revenue of $8.06 billion during the fourth quarter a year earlier. ...") Ogni giorno se leggi trovi multinazionali che spostano in Cina e chiudono in america Il Brasile è nei guai ora perchè chi una volta costruiva l'impianto lì ora lo fa in Cina, gli investimenti diretti sono spariti dal sudamerica perchè la Cina li assorbe tutti. Ma in cina usano dei sistemi completamente diversi dal resto del mondo industriale, in confronto a loro il sudamerica è la svizzera. Ho ricevuto proprio oggi notizie di un amico che ha speso sei anni a Shangai a lavorare assieme alla moglie, lui nel trading di rame e lei una giapponese cresciuta a taiwan come manager della Ciba. Non ne potevano più e quando lei è riuscita a farsi trasferire nello stato di NY sono andati via di corsa. Shangai è un posto con le fogne a cielo aperto in tutti i quartieri popolari, fabbriche che inquinano 24 ore al giorno e una puzza incredibile dappertutto eccetto nel centro commerciale. L'unico passatempo anche nel weekend è lavorare e parlare di soldi, la gente lavora tutta la domenica in fabbrica, il giorno di capodanno e tutti implorano di poter fare i doppi turni. Come diritti civili ogni domenica arrivano i camion con qualche decina condannati a morte e li fucilano in pubblico come ammonimento in una piazza off-limits per i giornalisti esteri. Le condanne sono per ogni genere di reato dal contrabbando alla corruzione alla sovversione in senso lato alla rapina. Una volta hanno scassinato la macchina ai miei amici: la polizia gli ha mostrato 5 o 6 sospetti a cui avevano spezzato delle dita e che avevano tutti confessato. Gli hanno detto:" ...abbiamo trovato dei colpevoli, diteci quale preferite.." Modificato da - gz on 2/17/2003 11:50:15

 

  By: panarea on Lunedì 17 Febbraio 2003 10:36

W la Cina? Forse x l'impatto di domanda sulle commodities di sicuro, ma x il resto ci andrei con i piedi di piombo. 1 - Non aspettano noi. Leggete il corriere, sforanano 70'000 nuovi ingegneri l'anno, hanno progetti fantascientifici (tunnel sotteranei gallegianti, hanno già un treno a levitazione magnetica), in estate con lo Shuttle fermo, saranno i soli nel mondo a mandare gente sullo spazio. Il loro boom non è soltato dato da magliettine o copiature ma anche da tecnologia. Sono i più grossi produttori di OGM. A shanghai dovrebbero costruire il + alto grattacielo del mondo a supporto del mercato finanziario + grande del mondo (l'economia finanziaria prima o poi deve seguire quella reale). Dubito che in qualsiasi campo hanno bisogno di noi. 2 - NOn sono democratici. C'è un tizio nell'altra stanza accanto alla mia, lo stanno ricevendo con tutti gli onori: ci ha detto che x stare a Pechino ci vuole tuttora il permesso del governo. Insomma zero libertà individuale tuttora. Se ti arrestano non è scontato che ti facciano parlare con un avvocato. Non votano. Io prima di andarci a vivere ci penserei. 3 - Hanno immense tensioni sociali sotto la cenere. Hanno uno stato sociale smantellato, un'economia di selvaggio capitalismo per il business. Non è detto che tutto si ricomponga sempre. E' comunque indubbio che ci stiamo già facendo i conti (la continua diminuzione dei prezzi dei prodotti finiti è dovuta a loro), le ns. aziende tradizionali italiane ci lottano già tutti i giorni.

 

  By: bandy on Domenica 16 Febbraio 2003 23:43

Si' sono d'accordo anch'io. La Cina cresce con la stessa saggezza con cui leggi uno dei loro proverbi. Tra l'altro non ostentano, i cinesi mostrano una gradualita' e una moderazione invidiabili. In Borsa a Shangai e a Shenghen sono perlopiu' i retail a farla da padroni ma Goldman mi pare abbia recentemente messo le radici anche li'. C'e' da far molto dal punto di vista della regulation in borsa ma il business praticamente e' embrionale. Io vi dico una cosa ragazzi, voglio prendere corsi serali di cinese. Ma ve lo immaginate fare il market maker su stock cinesi? Mi ricordo quando i market makers sono arrivati sull'IDEM, era una ressa gli spreads erano a dir poco wide poi la competizione ha ridotto i margini ma in un mercato vergine come quello cinese non oso immaginare che potenziali!!!!!

 

  By: michelino di notredame on Domenica 16 Febbraio 2003 22:39

giustissimo zibordi. ma fa i minimi con lo sp o mi sbaglio? solo che picchia sulla sponda bassa del canalone e risale. se ci picchia ancora e' da comprare. in cina sono toro anch'io, roba da non credere. e' un'economia yang, un'economia fanciulla, che fa perfettamente il paio con la nostra, orsesca e senescente. i giovani di shangai hanno delle facce brufolose alla john travolta prima maniera, quello della febbre. tutte le citta' sono da fare e rifare. tutte le massaie guardano allo stile di vita occidentale. e' un buy da qualunque parte lo si guardi. Modificato da - Michelino di Notredame on 2/17/2003 0:41:6

La Cina in pieno boom - gz  

  By: GZ on Domenica 16 Febbraio 2003 16:20

Stock: Cina iShares MSCI

Impressionante come la Cina continui a smentire chi invita alla cautela nei confronti del suo miracolo economico e a sfondare tutti i record. Nelle materie prime chi le segue come me legge tutti i giorni: "... acquisti record cinesi oggi hanno spinto il prezzo (dello zucchero, cotone, carne, rame...) ai massimi di giornata...". Qui sotto Steve Roach di Morgan Stanley fa notare che ormai il 18% della CRESCITA del PIL mondiale nel 2002 è stato dovuto alla Cina nonostante essa rappresenti ancora solo il 4-5%. E nella crescita del commercio internazionale la Cina nel 2002 ha pesato il 29% !!!. Cosa significa in pratica ? Che bisogna cercare titoli, fondi e altro (materie prime) legati al boom cinese -----------------------------------------------Stephen Roach (from Washington DC) The world has long been suspicious of the Chinese growth story. That’s especially been the case over the past five years. But China has survived two critical tests over that period that should have dashed some of this skepticism. It came through the Asian financial crisis of 1997-98 with barely a scratch. And it survived a synchronous global recession in 2001 with a similar Teflon-like resilience. Yet the skeptics are still worried that China’s rapid growth dynamic is not sustainable. Some even warn of an imminent crisis in the Chinese economy. I disagree and expect the strength of the Chinese economy to continue well through 2003. Our central case calls for real GDP growth to average 7.5% for the year as a whole, an outcome that would keep China on the solid growth trajectory that it has maintained over the past decade. There can be little doubt that China is now coming of age. While still a relatively small economy, China’s growth is now strong enough to have a major impact on the dynamics of the broader global economy. Currently, China accounts for only about 4% of a $32 trillion world economy. However, in a weakened global climate, China’s growth rate is now strong enough to have accounted for fully 17.5% of the growth in world GDP in 2002 -- second only to the growth contribution of the United States. At the same time, while China accounts for only about 5% of the world’s total manufacturing exports, it accounted for 29% of last year’s growth in such trade. In short, China is now making a highly disproportionate contribution to the growth dynamic of a sluggish world economy. That has put the world on notice that China’s global impact now needs to be taken quite seriously. There are no guarantees that China can stay this course. In my view, the world’s most populous nation must overcome three macro challenges to get to the Promised Land of economic prosperity. First, China must address a fundamental imbalance in the mix of its economic growth -- moving away from externally-led growth toward increased support from domestic demand. Our estimates suggest that the growth in Chinese domestic demand accounted for only 26% of China’s total GDP growth last year -- a meager contribution by any standards. Moreover, this demand has been driven largely by state-sponsored infrastructure investment and foreign direct investment. China needs to focus increasingly on private consumption as a source of economic growth. That’s not easy when massive job shedding of between 6-8 million workers per year continues in state-owned enterprises (SOEs). But in the end, there is no other choice -- self-sustaining domestic demand is an essential ingredient of lasting economic prosperity. China’s contribution to the global growth dynamic has been asymmetrical thus far -- with the impetus focused more on the supply side (exports, capital formation, and industrial production) and less on the demand side (personal consumption). A move toward greater symmetry is now in order. Arresting deflationary pressures is a second macro challenge that China faces. The Chinese CPI has been falling at nearly a 1% annual rate for the past two years, and there is good reason to believe that the official data are understating the magnitude of the decline. This, in my view, is also traceable to the deficiency of domestic demand noted above. Moreover, in a sluggish world, China’s deflation problems have also become the world’s deflation problems. As an increasingly open global economy imports ever-rising volumes of low-cost Chinese goods, the world price level moves inexorably lower. In my view, this is not China’s fault, as some have maintained. It is more reflective of the excesses of consumption for saving-short nations such as the United States. The price of America’s chronic saving shortage is a massive current-account and trade deficit. China fills this void. But that’s a double-edged sword: While low-cost Chinese goods provide a brake to the purchasing power of US consumers, they do little to push the US away from its closest brush with outright deflation in nearly half a century. Deflation is a global risk that China must increasingly be mindful of. Like any economy, China faces risks on both the upside and the downside. In my view, the upside is all about China’s steadfast commitment to reform -- a record that has been most impressive in defying the skeptics. SOE reforms continue apace, as China moves aggressively to embrace and implement its strain of “market-based socialism.” Financial sector reforms are a critical underpinning of this transition and they have also been continuing at an impressive clip. Market-based auctions of non-performing bank loans are now under way and the regulators have recently allowed foreign investors to begin purchasing controlling shares in Chinese banks. Capital markets reforms have come a long way, but more needs to be done. Especially important, in my view, will be the long-awaited introduction of a second board to the Chinese stock market, providing liquidity for private equity investors and thereby facilitating the emergence of smaller and rapidly growing companies. WTO accession, of course, is the ultimate guarantor of China’s reform process -- not only binding it to the rules-based system of the world economy but also opening China to foreign competition on a timetable that is rapid enough to put real heat on inefficient domestic enterprises. In a challenging economic climate, most nations temper their enthusiasm for reform, shying away from the pain associated with the requisite restructuring and downsizing. That then perpetuates embedded inefficiencies, making structural rigidities all the more intractable. That’s certainly been the case in Japan and Europe in recent years. But not in China. China’s steadfast commitment to reforms is what separates it from the pack. That, alone, continues to keep me more optimistic about China than any other economy in the world. .... Edited by - GZ on 2/16/2003 22:4:31