La Cina in pieno boom

 

  By: alberta on Venerdì 23 Maggio 2014 07:35

Pana, rispetto la qualità dell' analisi della Voce che hai postato, ma mi domando semplicemente: Perchè la svalutazione competitiva delle maggiori valute di Area industriale, è argomento al centro di tutti i dibattiti e le maggiori Banche Centrali illuminate, fanno a gara per evitare rivalutazioni delle loro monete...... visto che conterebbe solo per una infinitesima e comunque poco significativa quota nel calcolo complessivo della competitivita di un sistema Paese ? Personalmente, e sono in buona e dotta compagnia, suffragato da dati e statistche inoppugnabili dell' ultimo ventennio, la Voce sottostima enormemente il peso della svalutazione competitiva nelle principali aree economiche, al fine migliorare l' impatto sull' economia che ne beneficia, sovrastimando altrettando enormemente l' effetto globalizzazione dato dalla struttura delle maggiori multinazionali. per l' Italia, ad es., i problemi sono iniziati quando l' Euro ha smesso di essere quotato ben sotto la parità con il USD e si sono aggravati, non solo per l' italia, quando abbiamo superato la quota di 1.50. La Gran Bretagna, viceversa, sta uscendo dalla crisi grazie ad una svalutazione monstre della propria valuta, che ha loro consentito di non avere crolli interni del valore dei cespiti.... al contrario di quello che si teme possa succedere in Italia lasciando di botta l' Euro (ho già scritto qui in passato che la crisi Irlandese, è figlia dell' Euro e della infausta decisione di quel paese di aderire, quando il suo principale vicino e partner commerciale si teneva stretta la Sterlina, svalutandola a piacimento quando le cose sono peggiorate. In sintesi, non sono fautore di questa scelta, non sono un M5S, ma tante balle che devo leggere e sentire nelle ultime settimane, NON LE SOPPORTO PROPRIO. Facciamo un dibattito serio, con numeri alla mano che vadano indietro di almeno 20 anni.... e poi vediamo come potrebbe finire......

 

  By: shabib on Venerdì 23 Maggio 2014 03:03

ALBERTA , il nostro ZIBO ha tanto parlato e scritto sull'argomento che , volendo , potrebbe solo ripostare qualche cosa ... anche quello che vado ad allegare dovrebbe essere qui in qualche parte del forum : GRANDE CARDENA' http://www.vincitorievinti.com/2014/05/cosa-succederebbe-ai-risparmi-in-caso.html lunedì 19 maggio 2014 COSA SUCCEDEREBBE AI RISPARMI IN CASO DI USCITA DALL'EURO Molti "autorevoli commentatori" sostengono che in caso di uscita dell'Italia dall'euro, i risparmi subirebbero delle gravi perdite per effetto della svalutazione che ne seguirebbe. Per di più, usano questo tipo di affermazioni per cercare di incutere terrore verso l'opinione pubblica (in questo caso i risparmiatori), al fine di veicolare il consenso a favore della permanenza dell'Italia nella moneta unica euro. Il tema dell'euro, oltre ad essere di estrema importanza, è anche di difficile comprensione, poiché presuppone delle conoscenze economiche che non tutti hanno o possono avere. Ecco quindi che esercitare pressioni sull'opinione pubblica evocando scenari apocalittici, appare un atto censurabile sotto ogni punto di vista, solo per usare un eufemismo. Chi scrive, pur lodando il dibattito (quello serio) che eminenti economisti sono stati capaci di stimolare aprendo gli occhi all'opinione pubblica meno preparata e meno sensibile al tema, teme che questo grande impegno porti a ben poco, in termini concreti. Per il semplice motivo che noi non abbiamo una classe politica capace di assumere una scelta così importante, che peraltro distruggerebbe l'enorme investimento del patrimonio politico che la creazione dell'euro ha presupposto negli ultimi 50 anni di storia politica europea. L'omertà (e l'ignoranza) che sovrasta la scena politica italiana sul tema euro ne costituisce esempio tangibile. Come dire: sono tutti allineati e coperti a difesa dell'indifendibile. Forse per loro personale tornaconto, o forse per mantenere più a lungo possibile lo status quo della nomenclatura politica europea. Ovviamente fin quando non si giungerà alla catastrofe, che a mio avviso, perdurando simili condizioni, non tarderà ad arrivare. Quindi, credo che l'Italia, anziché governare un eventuale uscita dall'euro, sarà destinata a subirla nel caso in cui qualche altro paese (magari fondatore) dovesse sganciarsi per primo dall'unione monetaria, provocando la dissoluzione della moneta unica. Mi viene in mente la Francia, visto che da quelle parti il dibattito sul tema euro è molto in avanti rispetto che in Italia, ed esiste un partito no-euro che è dato favorito nei sondaggi. Detto questo, non appare affatto remota la possibilità che l'Italia si trovi a dover affrontare questa eventualità (quella della dissoluzione dell'euro) in maniera del tutto impreparata e senza un piano "B" che gli consenta di contrastare, per quanto possibile, lo shock che ne deriverebbe. Ma tornando al tema di fondo di questo post, le cose non stanno proprio nei termini espressi dagli "autorevoli commentatori" di cui abbiamo accennato in apertura dell'articolo. Cerchiamo di capire perché, auspicando di farlo con più pragmatismo possibile. Nel misero dibattito politico, che va ritualmente in onda a reti unificate, c'è chi si spinge ad ipotizzare che l'Italia, in caso di dissoluzione della moneta unica e ritorno alle valute nazionali, svaluterebbe nei confronti del marco di un possibile 30-40% o forse più. Va preliminarmente precisato che nel panorama scientifico, al momento, non esiste nessuno studio degno di credibilità che possa confermare questa tesi. Al contrario esistono molti precedenti storici relativi a dissoluzioni di unioni monetarie che dicono che, verosimilmente , la moneta che si sgancia da una unione monetaria (o dalla moneta a cui era agganciata), tenderebbe a svalutarsi di un livello simile al differenziale di inflazione cumulato durante il periodo di vigenza dell'unione. Quindi, ipotizzando che il differenziale di inflazione accumulato con la Germania sia di circa il 20%, è del tutto plausibile che potrebbe essere questo il livello di svalutazione della nuova lira rispetto al marco, o poco più. Andrebbe anche osservato che l'interesse della Germania non è quello di affossare il cambio della nuova lira rispetto a quel che rimarrebbe dell'euro (ben poco credo) o rispetto al nuovo marco; se non altro perché, questo, oltre a mettere in serie difficoltà il comparto bancario tedesco esposto nei confronti del debito italiano, consentirebbe all'Italia di guadagnare consistenti quote di mercato sottraendole alla stessa Germania. Quindi non sarebbe affatto remota la possibilità che la Germania compri carta (lira) italiana, sostenendo sia il cambio che il valore dei titoli di Stato. Questo consentirebbe anche alle banche tedesche esposte sul debito italiano di assorbire progressivamente lo shock che eventualmente ne deriverebbe. Pertanto credo che sia interesse della Germania evitare che la lira svaluti di molto e in modo violento. Per effetto della svalutazione che la lira subirebbe, molti commentatori sostengono che i risparmi patirebbero una riduzione di egual valore. Per smentire questa tesi che risulta assai opinabile, partiamo da un punto fermo, che è quello che tutte le attività e le passività vengano denominate nella nuova lira in rapporto UNO a UNO: UNA NUOVA LIRA per ogni EURO, lasciando poi il cambio libero di fluttuare. Ciò significa che i mutui, gli stipendi e tutti i risparmi (conti deposito, risparmio postale, fondi comuni, azioni ecc) verrebbero convertiti in nuova lira che, come dicevamo, dovrebbe svalutarsi di un quantum. Ecco, il punto è cosa si svaluta e rispetto a cosa si svaluta. Prendiamo il risparmio, ad esempio. Se oggi dispongo di 100.000 euro in un conto deposito in italia, domani avrò 100.000 lire sullo stesso conto deposito, che, ipotizzando una svalutazione del 20% rispetto al nuovo marco (ma non è detto), consentono di acquistare 80 mila marchi. Il punto è: per che cosa mi occorrono i marchi? Qual'è l'utilizzo che ne debbo fare? Se dovessero occorrermi per acquistare una casa in Germania del valore di 100 mila marchi e che magari prima avrei potuto comprare a 100 mila euro ( gli stessi che io avevo sul c/c) allora, in questo caso, subirei una svalutazione del mio risparmio del 20%, o di un livello in perfetta sintonia alla svalutazione che la nuova lira subirebbe nei confronti del nuovo marco. Così come la subirei nel caso dovessi recarmi in Germania per motivi di lavoro, vacanza o studio, spendendo marchi in Germania, che dovrebbero essere acquistati con una lira svalutata. Ma se io non avessi questo tipo di esigenze (cioè l'esigenza di comprare una casa in Germania o trasferirmi per vacanza, studio o lavoro) e la mia esistenza si svolgesse in Italia così come le mie spese, la svalutazione rispetto al marco che deriverebbe da un ritorno alle valute nazionali, non mi colpirebbe affatto e sarebbe un fattore del tutto marginale. Specularmente, in caso di dissoluzione dell'euro e ritorno alle valute nazionali, è verosimile (certo) che la nuova lira si rivaluterebbe molto rispetto alla nuova dracma, magari del 20-25%, o forse più. Quindi, se io dovessi acquistare una casa in Grecia che prima mi sarebbe costata 100.000 euro (gli stessi che avevo in deposito sul conto corrente italiano), con la nuova lira (rivalutata del 20-25%) potrei comprarmi quella casa e anche un pezzo di una seconda casa, sempre che ne abbia bisogno. Oppure una casa più grande e di maggior valore. Discorso analogo si può osservare se dovessi recarmi in Grecia per vacanza o lavoro, perché è chiaro che acquisterei dracme ad un cambio per me più favorevole in conseguenza del fatto che la mia lira si è rivalutata rispetto alla Dracma. Quindi, il discorso della svalutazione è del tutto relativo, perché la rivalutazione e la svalutazione generano rispettivamente guadagni o perdite a seconda dei casi, a seconda delle specifiche esigenze e a seconda dei comportamenti degli individui e degli agenti economici. Anche se, per una maggiore valutazione dell'impatto che potrebbe avere l'introduzione di una nuova lira in termini di svalutazione o rivalutazione si dovrebbe considerare anche il grado di apertura e interconnessione dell'economia italiana (e quindi anche gli scambi commerciali in entrata ed in uscita) verso quelle economie nei confronti delle quali la lira potrebbe svalutare o rivalutare, per poi tirare le somme. Diciamo anche che, per i risparmiatori, la svalutazione della nuova lira potrebbe essere un'occasione di guadagno, qualora avessero risparmi (titoli, fondi comuni, azioni ecc ecc) investiti in attività estere oggetto di rivalutazione nei confronti della nuova lira. Ad esempio, se il mio fondo comune investe in bond denominati in Usd, considerando che il dollaro Usa si rivaluterebbe, in caso di liquidazione delle quote del fondo, porterei a casa una plusvalenza pari alla rivalutazione del dollaro sulla Lira. Anzi, se le cose dovessero andare per come le abbiamo appena descritte, è anche verosimile attendersi un ritorno di capitali attualmente allocati all'estero, proprio per sfuggire dal rischio derivante dalla ristrutturazione del debito italiano. Questi investitori, per monetizzare i guadagni derivati dalla rivalutazione della valuta in cui sono allocati i risparmi, potrebbero liquidare i propri investimenti, riportare in Italia i capitali, e magari investirli sul debito italiano o altre attività presenti nel paese, contribuendo ad aumentarne (o stabilizzarne) il valore. Va detto, quindi, che la perdita che potrebbero patire i risparmiatori non è tanto riconducibile alla svalutazione (per i motivi su esposti) ma ad altri 2 fattori: l'inflazione che deriverebbe da una svalutazione, e la diminuzione del valore degli investimenti per effetto della "caduta" più o meno profonda che potrebbe innescarsi sui mercati a seguito di questo evento. Sul primo punto esistono autorevoli studi che affermano l'inesistenza di una correlazione diretta tra svalutazione ed inflazione. E i precedenti storici che riguardano il nostro paese confermano tale tesi. Ad esempio, nei due anni successivi l'introduzione dell'euro, la moneta unica si svalutò di circa il 20/25% nei confronti del dollaro e questa svalutazione non si tradusse in livelli alti di inflazione, che pertanto rimase sotto controllo. Andando ancor più indietro nel tempo, si potrebbe ritornare al 1992 e agli anni successivi, quando in Italia, a seguito dell'uscita dallo SME, la svalutazione fu assai più accentuata. Anche in questo caso, non vi fu alcuna fiammata inflazionistica, e, nonostante l'entità della svalutazione, l'inflazione che ne derivò fu del tutto contenuta (intorno al 5%), ben inferiore ai livelli che oggi vengono ipotizzati in caso di uscita dall'euro. Proseguendo nel nostro ragionamento, credo che si possa concordare sul fatto che un eventuale eurexit produrrebbe delle tensioni sui mercati e quindi un aumento dell'avversione nei confronti dell'Italia da parte degli investitori esteri, che venderebbero titoli in portafoglio generando ribassi dei corsi azionari e obbligazionari. E anche in questo caso ci sono dei MA. E' chiaro che, da un eventuale uscita dall'euro, le aziende orientate verso i mercati esteri ne trarrebbero un maggior vantaggio, poiché venderebbero i loro prodotti a prezzi più competitivi rispetto agli attuali. Quindi non è detto che queste subiscano dei deprezzamenti così consistenti, che comunque, se così fosse, dovrebbero essere recuperati in tempi relativamente brevi. Discorso diverso (e anche più problematico), invece, riguarda quelle aziende (non solo quotate) con una forte esposizione debitoria estera, a fronte di contratti governati da leggi estere e quindi non soggette al diritto italiano. Considerata l'impossibilità di ridenominare questi contratti nella nuova lira, queste aziende si troverebbero a dover ripagare i loro debiti in una valuta (magari dollaro) rivalutata rispetto alla lira, e quindi credo che qualche serio problema lo avrebbero. Non è neanche detto che queste possano riassorbire il maggior onere derivante da debiti espressi in valuta estera (rivalutata, quindi) grazie ad un aumento dei ricavi per via di maggiori esportazioni come conseguenza di un cambio più favorevole. Quindi, a mio modesto avviso si dovrebbe intervenire con linee di credito dedicate o comunque con altre soluzioni idonee a smaltire il maggior onere sostenuto. Discorso analogo, a proposito di debito estero, vale per il comparto bancario. Ma in questo caso ci sarebbe da considerare l'aggravante titoli di stato in pancia alle banche italiane: quasi 400 miliardi di euro. È chiaro che il deprezzamento dei titoli di stato causato dalla fuga degli investitori esteri metterebbe sotto serie pressioni i deboli bilanci bancari, già assai fragili per via delle sofferenze derivanti dai crediti inesigibili, che hanno generato forti pressioni sul patrimonio dei singoli istituti. Ma è altrettanto chiaro che un'uscita concordata dall'euro o la sua dissoluzione ordinata potrebbe mitigare di non poco gli effetti che si determinerebbero a causa dell'avversità degli investitori esteri al rischio Italia. In alternativa la Banca d'Italia dovrebbe agire per sostenere i valori del debito in pancia alle banche, acquistandoli . Oppure il debito dovrebbe essere ricomprato dai risparmiatori italiani, magari grazie ad un ritrovato slancio di unità nazionale e a un colpo di orgoglio da parte degli italiani. Ma non sarebbe da escludere l'ipotesi che una parte non del tutto inconsistente del sistema bancario potrebbe essere nazionalizzata, ripulita (dalle sofferenze), ristrutturata e poi rimessa sul mercato in tempi successivi, magari generando anche occasioni di profitto per lo Stato. La nazionalizzazione di alcune banche in difficoltà, a dire il vero, non sarebbe fatto remoto nemmeno rimanendo nell'euro, per via delle sofferenze che incombono sui bilanci delle banche; ammesso che il governo italiano riesca a trovare i soldi per ricapitalizzare un numero non del tutto trascurabile di banche che navigano in brutte acque e sempre ammesso che non voglia far pagare pegno agli azionisti, agli obbligazionisti, e ai depositanti, come i recenti orientamenti europei sembrano voler suggerire (Cipro docet). Tuttavia giova anche segnalare il fatto che l'Italia, per gli investitori esteri, rappresenta anche un ottimo mercato di riferimento nel quale fare ottimi affari. Quindi non è affatto detto che gli investitori internazionali non possano avere un atteggiamento più mite rispetto a quello che, forse troppo facilmente, si è inclini a ritenere. Sotto questo punto di vista ritengo che un grande contributo dovrebbe giungere dalla politica e dai messaggi rassicuranti che i leaders europei saranno in grado di trasmettere, nell'interesse di tutti, nelle fasi immediatamente successive all'annuncio, auspicabilmente concordato. Tornando al tema del risparmio e agli effetti che potrebbe determinare l'uscita dall'euro, possiamo sbilanciarci nel dire che molto dipenderà anche dal genere di investimento effettuato dal risparmiatore. Ad esempio, se si fossero acquistate obbligazioni, queste, nonostante una perdita di valore (prezzo) che potrebbero subire durante la loro vita (anche in virtù delle turbolenze che potrebbero manifestarsi sui mercati come conseguenza dell'uscita di qualsiasi Nazione della moneta unica, e quindi non solo dell'Italia), verrebbero comunque rimborsate a scadenza al prezzo determinato all'atto dell'emissione del titolo, cioè alla pari in genere. Discorso diverso riguarda i titoli azionari che, per loro natura, essendo delle classi di investimento in via di principio più rischiose rispetto alle obbligazioni, incorporano la possibilità di perdite maggiori, la cui eventualità di verificarsi dovrebbe essere nota al risparmiatore che investe in questa tipologia di attività. Giova ricordare che già dal 2012, Banca Unicredit, in occasione dell'aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro, nel prospetto informativo dell'offerta di azioni, contemplò la possibilità che l'eventualità di una dissoluzione della moneta unica o più semplicemente di ritorno alla lira, avrebbe potuto incidere negativamente sul valore del titolo. Successivamente anche altre banche hanno seguito l'esempio di Unicredit nel dotarsi di precauzioni simili nell'ambito della documentazione ufficiale relativa ad operazioni straordinarie. Quindi, il rischio dovrebbe esser noto a chi investe in azioni o in titoli che incorporano già per loro natura la possibilità di oscillazioni, piccole o grandi che siano. Tuttavia, se è vero che una svalutazione della nuova lira potrebbe favorire l'espansione del ciclo economico, appare logico ritenere che le perdite potrebbero essere riassorbite in orizzonti temporali relativamente brevi, per effetto di un maggior vigore del ciclo economico. Ma questo aspetto è tutto da verificare, Concludendo il nostro ragionamento, possiamo affermare che l'uscita dall'euro non sarà sicuramente una passeggiata e avrà dei costi ma anche dei benefici, riconducibili principalmente alle possibilità derivanti da una ritrovata autonomia monetaria e fiscale, che tuttavia dovrebbero essere attuate implementando comunque le riforme di cui l'italia ha bisogno. Nessuna persona dotata di buon senso si sognerebbe di affermare che l'eventuale uscita dalla moneta unica non avrebbe anche delle controindicazioni. Ma accanto a queste, andrebbero valutati anche i costi (a mio avviso superiori) che la permanenza nell'euro presuppone. L'alternativa al non agire sarebbe un lungo e doloroso processo di impoverimento generalizzato, peraltro già in atto da diversi anni, che potrebbe anche accelerare viste le pessime condizioni in cui versa l'italia. Il risultato di questa inerzia sarebbe quello di giungere tra qualche anno alla stessa soluzione (cioè all'uscita dall'euro differita), ma con un tessuto produttivo e sociale molto più compromessi di quanto lo siano oggi, e con il risparmio degli italiani assai più ridotto rispetto ad oggi. Di conseguenza anche la capacità di reazione e di recupero dell'Italia sarebbe assai più limitata di quanto lo sia tuttora. Evocare scenari apocalittici o affermare che i risparmi verrebbero distrutti, oltre a non fondarsi su alcun elemento scientifico certo e condivisibile, appare assai mistificatorio. Soprattutto alla luce del fatto che, anche permanendo nell'euro, non è affatto remota la possibilità che si possa giungere ad una ristrutturazione del debito pubblico (LEGGI: L'ITALIA PUO' FALLIRE, ORA ANCHE PER LEGGE) con conseguenti perdite a carico dei risparmiatori. Senza poi dimenticare che molti politici italiani, personaggi della finanza e del mondo economico, sia italiani che di altre nazioni, per loro stessa ammissione, suggeriscono e sarebbero favorevoli all'introduzione di una imposta patrimoniale (anche da 400 miliardi di euro) finalizzata all'abbattimento del debito pubblico (LEGGI: TUTTI QUELLI CHE VOGLIONO I VOSTRI RISPARMI). Patrimoniale, neanche a dirlo, pagata dai risparmiatori. Questa si che sarebbe una vera e propria distruzione e sottrazione di ricchezza. http://www.vincitorievinti.com/2014/05/cosa-succederebbe-ai-risparmi-in-caso.html

 

  By: pana on Venerdì 23 Maggio 2014 01:53

spiegato il perche' svalutare la lira( sempre per chi creda che la nuova lira scenda) non sia un affare buono per noi acendo profitti maggiori, senza che per questo le imprese italiane vendano di più alla Germania, poiché la domanda americana dei prodotti tedeschi non varia. In compenso le aziende italiane, senza vendere di più, pagherebbero comunque di più le importazioni di materie prime comunque necessarie per produrre gli input da vendere alla Germania. http://www.lavoce.info/uscita-dall-euro-svalutazione-esportazioni-importazioni-global-value-chain/

Anche Sky fa terrorismo sull'Euro - alberta  

  By: alberta on Giovedì 22 Maggio 2014 10:33

Continua anche su una televisione indipendente, come dovrebbe essere SKY Italia, la campagna giornaliera, ogni pomeriggio e sera tardi, sugli scenari terrificanti illustrati in caso di uscita dell' Italia dall Euro. Tutte le solite trite argomentazioni vengono ribadite e ripetute, creando un panorama di irreversibilità, pena disastri inenarrabili. Forse sarebbe il caso di occuparsene, che dice Zibordi ?????

 

  By: pana on Giovedì 22 Maggio 2014 05:42

non e' corretto dire 400 miliardi di dollari perche utto il contratto verra fissato o in rubli o in YUAN cinesi, In other words, in one week's time look for not only the announcement of the Russia-China "holy grail" gas agreement described previously here, but its financial terms, which now appears virtually certain will be settled exclusively in RUB and CNY. Not USD. http://www.informationclearinghouse.info/article38491.htm

 

  By: shabib on Mercoledì 21 Maggio 2014 08:49

Un memorandum per una fornitura trentennale di gas russo a Pechino è stato firmato a Shanghai, presenti Putin e il presidente cinese Xi Jinping: si tratta di 38 miliardi di metri cubi di gas l'anno. Lo riferisce l'amministratore delegato di Gazprom Alexiei Miller, citato da Itar-Tass. Il valore complessivo dell'intesa per la fornitura trentennale di gas russo alla Cina vale oltre 400 miliardi di dollari, ha detto Miller senza rivelare il prezzo del metano: "e' un segreto commerciale", ha detto. "Questo e' il piu' grande contratto di Gazprom. Nessuna compagnia ha mai firmato un contratto del genere", ha detto Miller, assicurando che "tutte le questioni principali sono state risolte". E' previsto anche un regime fiscale preferenziale per i giacimenti russi da cui verrà estratto il gas destinato a Pechino. Il contratto entra in vigore a partire dal 2018. http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2014/05/21/firmato-accordo-gas-fra-russia-e-cina_4fcfda8f-588e-4666-80ab-e1a35ff219ff.html

 

  By: pana on Giovedì 01 Maggio 2014 19:28

la cina sorpassa l 'america nel 2014, 5 anni prima del previsto 2019 http://www.ft.com/cms/s/0/d79ffff8-cfb7-11e3-9b2b-00144feabdc0.html

 

  By: pana on Martedì 29 Aprile 2014 13:22

In Cina iniziano a trattarepetrolio e oro in YUAN e non piu in dollari ! mi hanno rubato la "pana's genial idea !" voglio i diritti ! chi vuole uscire dall euro e chi dal dollaro PBOC Pressures USD Hegemony; Starts Yuan-Denominated Gold & Oil Trading http://www.zerohedge.com/news/2014-04-25/pboc-pressures-usd-hegemony-starts-yuan-denominated-gold-oil-trading

 

  By: DOTT JOSE on Martedì 15 Aprile 2014 17:52

Tutte le scarpe che vendono in Occidente sono fabbricate da UNA SOLA AZIENDA CINESE -yu yuen -- e ora finalmente gli operai si ribellano allo sfruttamento dei padroni! piena, sentita e proletaria solidarietà ai nuovi schiavi del terzo millenio ! e allora cari dirigenti Nike, Crocs s compagnia bella, e' ora di mettervi a cucre le scarpe da soli ! http://www.lastampa.it/2014/04/15/economia/cina-migliaia-di-lavoratori-in-sciopero-i-grandi-marchi-di-scarpe-verso-la-paralisi-Zb8KvGo5bOTU6YAElxKZSK/pagina.html

 

  By: shabib on Venerdì 11 Aprile 2014 11:32

la CINA e' cadute nelle trappole del capitalismo , PANA , diseguaglianza profonda anche la' .... il sistema un po' anomalo finanziario fino ad ora ha permesso che la valuta entrante dall'estero venisse convogliata alla BC ingrassandone a dismisura le riserve ,che non dico sia del tutto negativo , , con relativa stampa di mld di Yuan , ma e' un gioco a rischio se si liberalizza un giorno troppo e troppo presto rendendo piu' liberali i flussi finanziari .... a meno che non si stia preparando un nuovo sistema valutario-finanziario ...

 

  By: pana on Venerdì 11 Aprile 2014 10:03

secondo Forbes la Cina "sta stampando" miliardari ad un ritmo fenomenale http://www.cnbc.com/id/101462380

 

  By: pigreco-san on Venerdì 11 Aprile 2014 09:49

Che tristezza però prima per 20 anni a parlare del berlusca ora altri 20 a parlare di grillus non li reggerei. Bisogna urgentemente fare opera si scolarizzazione del popolo destro.

 

  By: pana on Giovedì 10 Aprile 2014 12:01

nell ultima puntata di Presa Diretta con Formigli han mandato un pezzo di Grillo che dal paco urlava" nn sono contro l europa e l' euro perche se vogliamo trattare con gli stati uniti e la cina dobbiamo restare uniti altrimenti ci calpestano prendendoci uno a uno" e allora forse pure lui alla fine non e' anti.euro

 

  By: shabib on Mercoledì 09 Aprile 2014 15:28

la CINA gia' sta piazzando la sua valuta alternativa ..... really thanks to Tyler Durden , THE GREAT ! 40 Central Banks Are Betting This Will Be The Next Reserve Currency Submitted by Tyler Durden on 04/08/2014 22:42 -0400 As we have discussed numerous times, nothing lasts forever - especially reserve currencies - no matter how much one hopes that the status-quo remains so, in the end the exuberant previlege is extorted just one too many times. Headline after headlines shows nations declaring 'interest' or direct discussions in diversifying away from the US dollar... and as SCMP reports, Standard Chartered notes that at least 40 central banks have invested in the Yuan and several more are preparing to do so. The trend is occurring across both emerging markets and developed nation central banks diversifiying into 'other currencies' and "a great number of central banks are in the process of adding yuan to their portfolios." Perhaps most ominously, for king dollar, is the former-IMF manager's warning that "The Yuan may become a de facto reserve currency before it is fully convertible." The infamous chart that shows nothing lasts forever... Nothing lasts forever... (especially in light of China's recent comments) As The South China Morning Post reports, Jukka Pihlman, Standard Chartered's Singapore-based global head of central banks and sovereign wealth funds (who formerly worked at the International Monetary Fund advising central banks on asset-management issues), notes that: At least 40 central banks have invested in the yuan and several others are preparing to do so, putting the mainland currency on the path to reserve status even before full convertibility The US dollar remains in charge (for now)...but The US dollar is still the world's most widely held reserve currency, accounting for nearly 33 per cent of global foreign exchange holdings at the end of last year, according to IMF data. That ratio has been declining since 2000, when 55 per cent of the world's reserves were denominated in US dollars. The IMF does not disclose the percentage of reserves held in yuan, but the emerging market countries' share of reserves in "other currencies" has increased by almost 400 per cent since 2003, while that of developed nations grew 200 per cent, according to IMF data. As SCMP goes on to note, the rising popularity of the yuan among central bankers is probably mainly due to Beijing's extremely favourable treatment of them as it has sought to encourage investment in the yuan. For example, central banks enjoy preferential treatment in the qualified foreign institutional investor category, both on the size of the quota and the length of the lock-up period. The QFII quotas given to central banks are not publicly known, but some of those announced by investing central banks are up to 10 times larger than others in the programme and, most importantly, free of any capital controls. "Central banks and sovereign funds have special treatment," Pihlman said. "They have the ability to invest in a way that any other investor does not have. When it comes to convertibility, there is nothing formally out there, but it is fully convertible." As Pihlman explains, things are accelerating... Pihlman said "a great number of central banks are in the process of adding [yuan] to their portfolios". "The [yuan] has effectively already become a de facto reserve currency because so many central banks have already invested in it," he said. "The [yuan] may become a de facto reserve currency before it is fully convertible." The central banks more likely to add yuan holdings in the future were the ones with "strong trade linkages to China" and those which had relatively large levels of reserves which could consider diversifying more for return-related reasons, he said. "The [yuan's] convertibility may be already there for central banks in a way that has got them comfortable to start investing in the currency," Pihlman said. We leave it to a former World Bank chief economist, Justin Yifu Lin, to sum it all up... "the dominance of the greenback is the root cause of global financial and economic crises," It appears the world is beginning to listen http://www.zerohedge.com/news/2014-04-08/40-central-banks-are-betting-will-be-next-reserve-currency

 

  By: Roberto964 on Lunedì 24 Marzo 2014 16:23

...........mi sbagliavo............ 14:45 USD Indice PMI Manifatturiero 55,556,557,1