Ciclo dell'11 settembre e dell'ottobre 1998

 

  By: Moderator on Mercoledì 31 Gennaio 2007 13:05

quelle frecce non le capisco neanche io . Però se si valuta il solo momento di quando l'indice scende sotto lo zero , per un trading lentissimo segnala un calo nel periodo seguente. nulla di mirabolante , ma un'indicazione grossolana di ciclo per un anno o due

 

  By: Ostinato on Mercoledì 31 Gennaio 2007 12:41

E' un pò lungo ma vale la pena leggerlo ^Skyscrapers and Business Cycles#http://mises.org/journals/qjae/pdf/qjae8_1_4.pdf^

 

  By: GZ on Mercoledì 31 Gennaio 2007 12:25

se uno guarda bene questo modello dell'S&P 500 qui sotto basato sulle condizioni dell'economia ha venduto a 1.200 nel 1999 e ricomprato a 1.450 quasi sui massimi poi è rimasto positivo durante tutto il crash da 1500 a 800 (!!!) è rimasto negativo anche nel 2003-2004 quando il mercato è rimbalzato tra 800 e 1200 (!) ed è tornato positivo sopra 1.200 in pratica se lo usavi dal 1999 in poi ti rovinava completamente

 

  By: Moderator on Mercoledì 31 Gennaio 2007 11:27

certo che se uno guarda questa sintesi....

 

  By: Moderator on Mercoledì 31 Gennaio 2007 11:10

grafico secondo una serie di fattori elencati sotto per il quale il quadro potrebbe deteriorarsi

 

  By: Moderator on Mercoledì 31 Gennaio 2007 11:07

non è stato furbo , perchè chi ha comprato nel 2001 è sicuramente stato il più emotivo , che ha comprato sull'euforia e sicuramente essendo il più emotivo avrà rivenduto sull'onda lunga di panico . oggi magari siamo , come valutazione , in un momento ideale nel quale qualcosa può peggiorare. segue altro grafico di possibile inversione

 

  By: gianlini on Mercoledì 31 Gennaio 2007 09:15

poli sono d'accordissimo ma allora è stato furbo chi ha comprato nel 2000 a 1500, non "scemo ed euforico"

 

  By: polipolio on Mercoledì 31 Gennaio 2007 09:02

Gian, adesso i profitti delle aziende sono circa l'80% in più e i tassi sono calati del 30% (spannometricamente). Inoltre l'inflazione ha assorbito un 20% circa. Sempre a spanne vorrebbe dire in tutto circa +250% per le borse Che ne dici del SP500 a 3500? Credo che supererei tutti i miei dubbi e shorterei duro. ------------------- soprattutto se i mercati salivano c'era qualcuno che aveva comprato e raggiunto un certo profitto, pensava bene di vendere e portare a casa i soldi qui invece sembra che nessuno stia guadagnando così che nessuno è neanche tentato di vendere tra l'altro, se su quasi tutto (tranne il nasdaq) chi avesse comprato sui massimi del 2000 oggi sarebbe come minimo alla pari (contando i dividendi su dax e mib) se non in buon guadagno, come possiamo dire che oggi non c'è bolla se allora si parlò di bolla? che i p/e sono bassi, le azioni ben valutate, ecc.ecc.?? se questo si afferma, allora di deve avere l'onestà di dire che erano ben valutate o appena ottimisticamente valutate anche sul massimo del 2000 (per non dire due mesi prima che erano mediamente del 20 % più basse!)!!

 

  By: Fortunato on Mercoledì 31 Gennaio 2007 02:54

Grazie Fog, ho trovato moltointeressante quanto da te postato e l'ho salvato per rileggermi il tutto con molta più calma. I miei compliementi. Fortunato

 

  By: Mr.Fog on Mercoledì 31 Gennaio 2007 01:14

C'era una volta un certo ^Hyman Minsky#http://aleasrv.cs.unitn.it/techalea.nsf/CD04297CFAC25C0CC12568FC00555AD2/$FILE/Degasperi99a.pdf^ che scriveva piu' o meno cosi': "la stessa stabilità del sistema risulta essere di per sé destabilizzante, in quanto caratterizzata da meccanismi endogeni capaci di incentivare la realizzazione di una struttura finanziaria sempre più instabile (composta da un numero sempre minore di imprese finanziarie coperte)" Nell’analisi del ciclo economico si è soliti considerare due distinti processi cumulativi, di espansione e di contrazione, che permettono di individuare due punti particolarmente significativi per il sistema economico: un punto di svolta superiore, in cui si registra il passaggio da una fase espansionistica ad una fase di declino, e un punto di svolta inferiore, in cui si verifica il fenomeno contrario. Nell’Ipotesi di Instabilità Finanziaria assume particolare interesse il punto di svolta superiore, in corrispondenza del quale si assiste al verificarsi di crisi finanziarie e all’innescarsi di fasi di depressione. Infatti, considerando congiuntamente tutte le dinamiche comportamentali sopra individuate, si può giungere a considerare come secondo l’ipotesi di Minsky il punto di svolta superiore sia completamente endogeno alle dinamiche del sistema. Per comprendere a fondo tale affermazione è opportuno procedere per passi, cominciando col considerare un sistema dominato dalla finanza coperta, caratterizzato da una struttura dei tassi di interesse in cui quelli a breve termine risultano essere più bassi rispetto a quelli a lungo (in quanto in tale regime gli strumenti a breve, facilmente liquidabili, presentano un bassissimo livello di rischio): in un periodo di tranquillità economica (assenza di perturbazioni) proprio questa differenza, unita allo scarso valore attribuito alla liquidità (a causa della sua abbondanza), costituisce un incentivo per le imprese ad adottare una condotta di finanziamento speculativa, volta a consentire loro di beneficiare delle opportunità di profitto che caratterizzano questo tipo di sistema. In una simile situazione di stabilità economica si possono manifestare almeno due principali prospettive di profitto, dovute da un lato alla possibilità di finanziare le posizioni in capitale fisso attraverso l’indebitamento a lungo e a breve termine e, dall’altro,all’opportunità di finanziare le stesse posizioni in attività finanziarie a lunga scadenza attraverso l’indebitamento a breve (nelle forme più liquide). La convenienza delle imprese a finanziare gli investimenti attraverso un maggior ricorso all’indebitamento risulta inoltre incentivata anche dal comportamento delle banche e delle altre istituzioni finanziarie che, finalizzate alla realizzazione di un profitto, forniscono costantemente alle imprese i fondi richiesti, attraverso la creazione di un numero sempre maggiore di forme di finanziamento (crescita endogena della moneta). Da quanto visto è logico aspettarsi che in un periodo caratterizzato da una serie di anni positivi e dall’emergere di prospettive ottimistiche per il futuro, tutte le aziende con struttura finanziaria coperta traggano grandi vantaggi da un forte incremento degli investimenti, finanziato mediante il ricorso a fonti esterne: in altre parole, in un primo tempo, tali aziende sembrerebbero essere favorite dal verificarsi di un boom degli investimenti, ossia dall’emergere di una economia euforica. In realtà, l’incremento degli investimenti, e con essi della domanda di fondi di finanziamento, determinerebbe innanzitutto un forte rialzo nei tassi di interesse a breve e a lungo termine, al quale seguirebbe una pericolosa caduta del valore attuale degli stessi investimenti (che potrebbe toccare anche valori negativi): ciò porterebbe ad una riduzione dei margini di sicurezza delle singole unità e di conseguenza ad una contrazione nella disponibilità del credito. A questo punto, si potrebbero innescare le dinamiche comportamentali a livello di unità e di sistema evidenziate nel precedente paragrafo: necessità di rifinanziare le posizioni - vendita delle attività reali e finanziarie possedute - crollo dei prezzi e delle quasi-rendite - trasformazione di unità coperte in unità speculative, di unità speculative in unità con finanza Ponzi - rischio di una vera e propria crisi finanziaria. Secondo il modello in esame, in conclusione, le due principali caratteristiche dello spostamento di un sistema finanziario da una posizione di stabilità (inospitale per crisi finanziarie) ad una di instabilità vanno ricercate nell’incremento del peso della finanza speculativa (difficoltà di rifinanziamento delle posizioni e forte influenza delle variazioni del tasso di interesse) e nell’elevato grado di dipendenza delle banche, delle istituzioni finanziarie e degli stessi business dalla loro abilità nel riuscire a coprire le proprie posizioni finanziarie, attraverso operazioni di negoziazione di debiti

 

  By: Fortunato on Mercoledì 31 Gennaio 2007 01:07

AScusatemi Signori, ma il arametro di misura rimane semprelo stesso; altro che storie. Il vero problema che determinati "poteri", intendo le varie banche G.S., M.L. e tutte le altre maggiori al mondo e così via quelle che a loro si sono accodate e appiattite in tutto il mondo Italia compresa) hanno tentato, e per ora ci stanno riuscendo, di standardizzare i mercati per piegarli a proprio piacimento, d'altronde gli interessi sono molto grandi, ma sono convinto del tutto che questo tipo di regime crollerà e anche molto presto. Che vogliano o no. Il resto è solo aria fritta! Scusatemi per la ruvidezza del mio intervento. Fortunato

 

  By: gianlini on Mercoledì 31 Gennaio 2007 00:11

soprattutto se i mercati salivano c'era qualcuno che aveva comprato e raggiunto un certo profitto, pensava bene di vendere e portare a casa i soldi qui invece sembra che nessuno stia guadagnando così che nessuno è neanche tentato di vendere tra l'altro, se su quasi tutto (tranne il nasdaq) chi avesse comprato sui massimi del 2000 oggi sarebbe come minimo alla pari (contando i dividendi su dax e mib) se non in buon guadagno, come possiamo dire che oggi non c'è bolla se allora si parlò di bolla? che i p/e sono bassi, le azioni ben valutate, ecc.ecc.?? se questo si afferma, allora di deve avere l'onestà di dire che erano ben valutate o appena ottimisticamente valutate anche sul massimo del 2000 (per non dire due mesi prima che erano mediamente del 20 % più basse!)!!

 

  By: GZ on Martedì 30 Gennaio 2007 21:56

Anni fa era semplice, le azioni era sopravvalutare o sottovalutate in base a come andavano le aziende le quali più o meno riflettevano come andava l'economia ^Secondo il maggiore gestore del mondo di reddito fisso#http://www.pimco.com/TopNav/Home/Default.htm^ come va l'economia dipende dal mercato finanziario, tramite l'indebitamento crescente che consente di consumare oltre il proprio reddito nel mondo occidentale. Il mercato finanziario dipende dai deficit esteri cronici della maggior parte dei paesi occidentali (con l'eccezione di germania e scandinavia) che vengono riciclati dai governi asiatici e dai paesi petroliferi direttamente sui mercati finanziari (circa 1.000 miliardi di $ l'annno) Nel mezzo di sono centinaia di "prop desk" di banche ( come viene chiamata l'attività di speculazione con capitale proprio delle varie Deutsche, UBS, BArclays, Goldman, Lehman, JP Morgan, Morgan Stanley...) e 2.000 hedge funds che usano la leva finanziaria utilizzando CDO, CDS, ABX e altri derivati esotici e amplificano l'effetto. Bill Gross stima che dal 2003 ^questo meccanismo ha creato qualche trilione#http://www.pimco.com/LeftNav/Featured+Market+Commentary/IO/2007/IO+February+2007.htm^ (cioè 2 o 3.000 miliardi) l'anno di potere d'acquisto che si è scaricato sui mercati

 

  By: gianlini on Sabato 10 Settembre 2005 11:52

in questi giorni mi domandavo proprio quali disastri avessero potuto combinare nel 1997 i governi di Thailandia e Malesia perchè si innescasse la megacrisi valutaria e sui mercati di allora. sembra proprio che da bische più o meno a cielo aperto quali venivano considerati dalla società e dalla gente più in generale i mercati finanziari, questi si siano trasformati ora in una sorta di pacifica arena di creazione indefinita di ricchezza tranquillità e benessere....

 

  By: panarea on Venerdì 09 Settembre 2005 11:28

diciamo che nei secoli scorsi con l'oro come moneta quando succeddeva qualcosa qualcuno pagava, ora dopo il grande Nixon abbiamo trovato il modo del continuo sviluppo. c'è una meravigliosa puntata di futurama (quegli dei simpson) in cui Nixon, che è resumato come presidente, per fronteggiare una crisi economica, stampa e regala 100 dollari a testa, a tutti. Sembra una favola, invece è quello che sta succedendo oggi con la differenza che i soldi gli stampano e gli danno prima a JPM o a UBS e non a tutti indiscriminatamente (salvo ai poveri alluvionati americani a cui danno 2000 dollari a testa). è un fenomeno strano, io non lo capisco