FED, BCE e Banche Centrali

 

  By: traderosca on Domenica 25 Maggio 2014 05:54

un caloroso saluto a Defil!! quanti degli antieuropeisti attuali,lo erano prima.........? io ero un tifoso.. per molteplici motivi..... http://www.youtube.com/watch?v=fL2GKVXY3go

 

  By: gianlini on Domenica 25 Maggio 2014 03:36

defil, trovi illogico e innaturale qualcosa che io da sempre ho provato, fin da quando ero bambino; questa presunta italianità, mai provata, quando poi sono cresciuto e ho visto di che pasta sono fatti molti italiani, mi è parso ancora più irrazionale e per me inapplicabile; ho subito abbastanza fregature da italiani ormai per potermi dire del tutto immune; non sono peraltro nemmeno un patito dell'Europa, per cui non mi sembra di sacrificare l'una cosa in nome dell'altra nel mio intervento però ho mancato di dire che stavo parlando di una certa porzione della popolazione e non di tutti; che il 30 o 50 % o 70 % delle persone possano provare questo sentimento, lo capisco bene; ma non mi sembra necessario estenderlo a tutta la popolazione tu hai fatto notare una cosa interessante: il sentimento patriottico è del tutto indipendente dal reale status storico, sociale ed economico della Nazione a cui si riferisce...sono orgogliosi di essere uzbeki gli uzbeki e di essere del Togo i toghesi, per non parlare di colombiani o venezuelani o honduregni....quindi richiamarne la necessità sulla base di elementi oggettivi sembra inutile... ad un musicista come te, sicuramente è inutile ricordare la canzone di Luca Carboni ..."tu sei troppo...."

 

  By: defilstrok on Sabato 24 Maggio 2014 13:52

@ Duca Ciao. Sto tentando con enorme fatica di uscire da un periodo di fatica fisica e psicologica sovrumano, non solo per intensità ma anche per durata. Spero di riuscire a "riorganizzarmi" in fretta. Un caro saluto

 

  By: defilstrok on Sabato 24 Maggio 2014 13:49

@ Gianlini Hai scritto: "si nasce in un determinato luogo per caso e non per scelta, così che è improbabile che senza un forte condizionamento in tal senso, si provi amore per una nazione, la patria, che incarna caratteristiche con cui uno può sentirsi affatto d'accordo o affine". Scusa Gian, ma non riesco proprio a capire questo tuo nichilismo dilagante. Certo che si nasce in un luogo per caso e non per scelta ma, p.p., mi parrebbe del tutto naturale che un Paese (il nostro) che dieci anni fa era la quinta potenza mondiale, che è stato protagonista della storia per 2.500 anni, che è stato il baricentro dell'arte mondiale fino al secolo scorso, se pure ci nasci per caso e per quanto ti faccia schifo come è governato, sia un paese per cui devi sentire qualcosa SENZA UN FORTE CONDIZIONAMENTO. Capisci a me :-) Ovviamente anche chi è nato con altrettanta casualità in Transilvania o sugli altopiani dell'Eritrea e non è afflitto da tanto nihilismo prova amore per la sua terra. Trovo pertanto illogico, oltreché innaturale, non essere fieri della propria italianità, francesità, inglesità, etc. per sacrificarla ad un'idea di Europeità che, oltre che astratta, richiede un ulteriore sacrificio: quello di abbassarsi - visto che non c'è partita storica nè culturale - ai livelli imparagonabili di Serbia, Lituania, etc. E non venitemi a dire che sto facendo un ragionamento razzista, o che sposo idee fasciste travestite da nazionaliste, perché mi girano! Qua appena fai qualche discorso basato sul buon senso o anche sul senso comune, sono pronti a spararti se non collima con quello "globale" e a tutela delle minoranze. P.S.: tornando a bomba sull'euro, basterebbe che in tutti i dibattiti pro/contro euro si chiedesse di mettere sulla bilancia i vantaggi: tra questi i sostenitori rispondono elencando che sono scesi gli interessi sul debito (ma sono scesi in tutto il mondo, persino in Tanzania!) oppure che non siamo costretti al cambio (che in realtà, è proprio la fregatura della moneta unica!). Poi ci rincojoniscono di spot-menzogna tipo: è sceso il costo delle telefonate! Ma questo che c'entra con l'euro? sarebbe sceso anche se ognuno avesse mantenuto la propria divisa). Vabbé la smetto qua, sennò mi accaloro....

 

  By: Bullfin on Sabato 24 Maggio 2014 12:45

Gianlini, la tua osservazione è pertinente. Mi troveresti d'accordo con te se non ci fosse un fatto. Fuori da quello che definisci come nazione, patria etc. ve ne sono altre che fanno bene i loro interessi e fanno sorgere l'esigenza a te che non lo sei di esserlo se non altro per difenderti da esse. Si come l'Europa dei popoli, l'idea di comunita', etc. ma basta una che pensi a se (Germania) per far cascare il palco....poi i tedeschi come scrisse Imperatrice, dimostrano una leadership che negli ultimi due secoli è stata a dir poco penosa....

 

  By: duca on Sabato 24 Maggio 2014 11:57

Defil sei un saggio. Ho letto tutti i tuoi ultimi post e sottoscrivo ogni parola di ciò che hai detto. Grande. Mi farebbe piacere conoscerti e stringerti la mano e chissà, magari combinare qualcosa insieme. Perchè non organizziamo una cena..... Zibordi mi conosce e sa che non sono un nickname pazzo.....qualche tempo fa Giovanni aveva iniziato a creare un gruppo di amici....poi probabilmente lo sforzo per scrivere il libro lo ha distolto da altri progetti. In questo forum ci sono alcune persone di grande livello, sia culturale che umano....... Perchè non proviamo ad andare oltre al chiacchiericcio.

 

  By: gianlini on Sabato 24 Maggio 2014 11:28

Defil, io su questo aspetto dell'amor patrio ho da sempre avuto grande perplessità, personalmente incapace di provarlo mi sembra che la ragione stia nel fatto che alla patria si possa guardare nella maggior parte dei casi solo per opportunità e calcolo "egoistico", ma non per sincera e spontanea scelta sulla base delle proprie inclinazioni e sensazioni personali si nasce in un determinato luogo per caso e non per scelta, così che è improbabile che senza un forte condizionamento in tal senso, si provi amore per una nazione, la patria, che incarna caratteristiche con cui uno può sentirsi affatto d'accordo o affine

 

  By: defilstrok on Sabato 24 Maggio 2014 10:35

Caro Shabib. Insieme a Claudio Borghi, con cui ho lavorato per sei anni, ancora nel 1992 eravamo fortemente euro-scettici. Ci sono molte ragioni; ma la principale è quella di non credere che, con un colpo di spugna si possano annientare identità culturali consolidate in millenni per la semplice ragione che c'è una comunanza geografica. "Cultura" non vuol dire solo storia e lingua differenti. Si pensi, semplicemente, al solo aspetto religioso che inevitabilmente contraddistingue le culture protestanti e calviniste del nord ottimamente rappresentato nel famoso film "Il pranzo di Babette", ma anche etimologicamente ravvisabile nella lingua tedesca laddove la parola "schuld" significa allo stesso tempo debito ma anche colpa. Ero a Parigi un paio di settimane fa e, casualmente, mi sono imbattuto nel comizio della Le Pen davanti all'Opéra. A parte la forza del manifesto dietro al palco ("Non à Bruxelles, Ouì à la France" con Giovanna d'Arco che soffia via le stelle dalla bandiera, quel che ci ha colpito è quanto accaduto a metà comizio. Pioveva a dirotto e, ad un certo punto, megaschermi e impianto d'amplificazione sono andati in black-out. Ebbene, se fosse accaduto a piazza San Giovanni o in Piazza Duomo sarebbero partiti fischi e starnazzi. Invece lì, in Place de l'Opéra, la moltitudine di presenti, composti, tutt'altro che esaltati, facinorosi o "fascisti", sotto un diluvio torrenziale ha reagito intonando la Marsigliese. Mio figlio, che è ancora diciassettenne (e si rammarica di non poter andare a votare) è rimasto molto colpito dalla pronta reazione dei partecipanti e ieri, ricordando quell'episodio, mi ha detto: "sai qual'è la differenza fondamentale tra quando sento parlare la Le Pen o Farage? Che, a differenza della maggioranza degli altri politici, io li sento parlare della loro patria e del loro popolo". L'osservazione, per quanto semplice e ovviamente poco articolata, centrava il bersaglio (ci sono politici che puntano al bene dei loro connazionali ed altri che lo sacrificano per un bene astratto che si dice europeo) e contemporaneamente mette in luce quanto, persino chi è nato e cresciuto con l'euro, senta flebilmente l'europeismo e senta assai più le prospettive di incertezza e mancanza di lavoro che si prospettano nel suo futuro, così come la mancanza di tutela del'identità nazionale. ---------------------------------------- Per un terribile rovescio del destino la politica della sinistra europea è sostiene la politica economica più reazionaria. I grandi partiti socialisti europei del dopoguerra sono rimasti intrappolati nella dinamica corrosiva dell'unione monetaria, apologeti della disoccupazione di massa e di un regime deflazionistico stile anni 30 che, sottilmente, favorisce gli interessi delle elite. Il PASOK si è meritato il suo annientamento. Ha cospirato nel colpo di stato fatto nel retrobottega a novembre 2011, ancora una volta accettando le richieste dell'UE per rovesciare il proprio primo ministro e per annullare il referendum della Grecia sul bail-out. Rinunciò, allora, ad una prova di forza catartica e necessaria con Bruxelles, per la troppa paura di rischiare l'espulsione dall'euro. Questo referendum si farà adesso, Tsipras ha trasformato le elezioni europee di questa settimana in un verdetto sulla servitù del debito. Si può capire perché la sinistra nei paesi più piccoli si possa sentire troppo debole per resistere al sistema dell’Unione Monetaria. Il mistero è il motivo per cui un presidente socialista francese, con una maggioranza parlamentare, debba subire passivamente le politiche che stanno fiaccando la linfa vitale dell'economia francese e che stanno distruggendo la sua presidenza --------------------------------------- Le sinistre europee hanno fatto di peggio. Orfane del "muro" e vittime di un'autentica circonvenzione da parte della cultura egemonica USA di questi 25 anni, si sono svendute alle banche e all'ideologia della globalizzazione, e si sono fatte comprare infilandosi sotto il cappello del "più Europa". Ma lo sanno di aver sbagliato, lo sanno che è un pasticcio irrisolvibile ed estremamente danno; ma non hanno le palle -proprio loro che si riempiono in continuazione la bocca della parola "responsabilità". Oppongono tra l'altro, come tutti i puristi del "più Europa" l'esistenza e conseguentement il rispetto dei trattati. A parte quanto scritto fin qua, a costoro vorrei ricordare due cose: la prima è che i Trattati si risolvono! sono sempre stati risolti o violati! Se così non fosse, sulle carte d'identità europee oggi sarebbe impresso SPQR e saremmo alleati dei Galli e dei Bretoni; nel 1815 Prussia, Russia ed Austria firmarono addirittura una Santa Alleanza, un patto sacro che univa sotto lo stesso capello cattolici, luterani ed ortodossi, il Sultano turco ed il principe-reggente della Gran Bretagna. E' stato stracciato o no? Sentiamo forse la mancanza o il danno di quella violazione? la seconda cosa è che i trattati UE non sono mai stati votati e spesso addirittura sono stati approvati andando contro la volontà popolare laddove ha potuto esprimersi tramite una consultazione. P.S.: il mio voto andrà al M5S (pur tra qualche "se" e qualche "ma")

 

  By: shabib on Venerdì 23 Maggio 2014 10:56

ALBERTA caro/e , su vostra sollecitazione ......... I SOCIALISTI EUROPEI SI IMMOLANO SULL'ALTARE DELL'EURO Postato il Venerdì, 23 maggio @ 13:40:00 BST di ernesto DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD telegraph.co.uk Francois Hollande dovrebbe essere disposto a rovesciare il progetto europeo dalle sue fondamenta , e persino a rischiare una rottura sull'euro. Ma questo, lui, non se la sente di farlo. Per un terribile rovescio del destino la politica della sinistra europea è sostiene la politica economica più reazionaria. I grandi partiti socialisti europei del dopoguerra sono rimasti intrappolati nella dinamica corrosiva dell'unione monetaria, apologeti della disoccupazione di massa e di un regime deflazionistico stile anni 30 che, sottilmente, favorisce gli interessi delle elite. La BCE è ancora una volta si gira i pollici, impotente contro la deflazione. Uno dopo l'altro, la stanno pagando tutti. Il partito laburista olandese che diede vita al "Polder Model" e amministrò l’Olanda per mezzo secolo ha perso i suoi bastioni a Amsterdam, Rotterdam e Utrecht, i suoi sostenitori sono scesi al 10% per aver timidamente approvato le politiche di austerità che hanno portato alla deflazione e ad un abbattimento del valore immobiliare tanto da arrivare a ipoteche sul 25% di patrimoni netti negativi. Le politiche recessive sono velenose per i paesi che già hanno problemi. L’indebitamento delle famiglie olandesi è passato dal 230% al 250% del reddito disponibile dal 2008 ad oggi, mentre il debito dei britannici è sceso da 151% al 133% nello stesso periodo. Questa crescita disastrosa in Olanda è quasi interamente il risultato della struttura politica dell'UEM, ma il partito laburista olandese non può fare nessuna critica coerente, perché il suo orientamento pro-UE lo costringe quasi al silenzio. I vecchi marxisti ora ritargati Partito Socialista li hanno logorati ai fianchi, portandoli al 20% con le loro bordate quotidiane contro la miopia delle tante norme volute dall' Unione Monetaria Europea in un momento in cui, più della metà delle monete del blocco è in depressione, anche se scandito da brevi episodi di un recupero apparente. I Paesi Bassi hanno avuto una ricaduta nel primo trimestre. "Il Partito Socialista non ha mai creduto nell'euro e non ci crediamo nemmeno adesso. Dobbiamo quindi smettere di chiedere sempre più sacrifici per mantenerlo ", ha detto Dennis de Jong, il leader del partito a Strasburgo che si appella ad un "Piano B " per smantellare l'Unione Monetaria in modo ordinato, con controlli sui capitali in caso di necessità. Ogni paese è sui generis. Il Movimento socialista panellenico ( PASOK ), che ha guidato la Grecia alla democrazia dopo la caduta dei colonnelli è sceso del 5,5%, un guscio svuotato dal partito Syriza di quella testa calda di Alexis Tsipras, che ora con il 25% di voti conta di strappare la Grecia dalle grinfie della troika dell’ Ue e del Fmi. Il PASOK si è meritato il suo annientamento. Ha cospirato nel colpo di stato fatto nel retrobottega a novembre 2011, ancora una volta accettando le richieste dell'UE per rovesciare il proprio primo ministro e per annullare il referendum della Grecia sul bail-out. Rinunciò, allora, ad una prova di forza catartica e necessaria con Bruxelles, per la troppa paura di rischiare l'espulsione dall'euro. Questo referendum si farà adesso, Tsipras ha trasformato le elezioni europee di questa settimana in un verdetto sulla servitù del debito. Si può capire perché la sinistra nei paesi più piccoli si possa sentire troppo debole per resistere al sistema dell’Unione Monetaria. Il mistero è il motivo per cui un presidente socialista francese, con una maggioranza parlamentare, debba subire passivamente le politiche che stanno fiaccando la linfa vitale dell'economia francese e che stanno distruggendo la sua presidenza. Francois Hollande ha vinto la corsa alle presidenziali due anni fa puntando sulla crescita, promettendo di dare un impulso per la ripresa a livello di Unione Monetaria per portare l'Europa ad uscire dalla crisi. Ha promesso di mettere il veto al Fiscal Compact della UE. Ha chiesto di essere giudicato per la sua capacità di "piegare la curva della disoccupazione " e, con il suo disappunto, la gente lo ha preso in parola. Il tasso di disoccupazione è salito dal 10,1% al 10,4% (Eurostat) da quando ha assunto l'incarico. L'economia ha perso altri 23.600 posti di lavoro nel primo trimestre e la crescita del PIL è scesa di nuovo a zero. Nel corso dell'anno passato sono stati persi 57.000 posti di lavoro. L’indice di gradimento di Hollande ha, a sua volta, macinato anche il 18% secondo un ultimo sondaggio Ifop - il peggiore da sempre per un leader francese . La sua retorica del New Deal non ha portato a niente. E’ capitolato sul Fiscal Compact, accettando una camicia di forza che obbliga la Francia a tagliare il debito pubblico ogni anno per un importo fisso per due decenni, fino a quando non sarà scesi al 60% del PIL, a prescindere dalla demografia o dal gap che esista nel settore privato o dalle esigenze di investimento dell'economia in un dato momento. E' uno dei cardini scritti nel diritto dell'UE. La sua presidenza è stata tutto uno spettacolo dell'orrore di pacchetti di austerità, uno dopo l'altro, un circolo vizioso di maggiori imposte che fanno abortire qualsiasi recupero e lo debilitano con un effetto moltiplicatore che peggiora la situazione. C'è stato un inasprimento fiscale reale del 3,5% del PIL negli ultimi due anni che combinato con il disavanzo non è servito a niente, come avevano pre-avvertito i critici, sen non accompagnato da uno stimolo monetario dalla Banca Centrale Europea, capace di compensare la stretta. La risposta di Hollande è stata un raddoppio del rigore per infiocchettare il pacchetto. Ha ceduto alle richieste di Bruxelles per altri 50 miliardi di Euro di austerità nei prossimi tre anni. Questa volta la scure cadrà sulla spesa pubblica, arrivata al 57% del PIL. Ci saranno radicali riforme del lavoro, una variante della terapia-shock Hartz IV che servì per fottere i salari tedeschi dieci anni fa. Ha fatto pace con le imprese, ma sarà l'austerità ad farlo a fette, e non importa in che modo. Hollande si prodigò per una alleanza latina per contrastare i deflattori quando presero il potere e per costringere la Germania a mettere il veto sulle azioni della BCE. Questa momentanea dimostrazione di grinta spinse Draghi ad un piano di retromarcia sul debito italiano e spagnolo nel mese di agosto 2012, aiutato molto da Washington, ma poi non è andato avanti e la Spagna ha continuato per la sua strada, come se fosse una Prussia del Sud o una nuova Tigre latina. La BCE ancora una volta ha continuato a rigirarsi i pollici, incurante della deflazione. Si sta lasciando i contratti di credito a un tasso del 2,4%, nascondendosi dietro il nuovo mantra del "creditless recoveries – rimborsi senza fare altro debito " , e ha lasciato che l’ M3 – l’aggregato monetario – restasse in stallo nell’ultimo semestre. Ha lasciato che i vincoli negativi bloccassero il bilancio francese facendolo ridurre di € 800 miliardi, mentre l’euro si è rivalutato dell’ 8% contro lo yuan e del 15% contro lo yen, in un anno. Gran parte del mondo sta cercando di tenere basso il cambio delle valute e la deflazione delle esportazioni. L'Europa è rimasta l’unica e tenersi tutto il pacco sulle spalle. La nazione francese non deve accettare una asfissia economica. La Francia è il cuore pulsante dell'Europa, l'unico paese con una statura di civiltà capace di condurre una rivolta e di prendersi carico della macchina politica dell'Unione Monetaria. Ma per scoprire il bluff della Germania, con una minima credibilità, Hollande dovrebbe essere pronto a rovesciare tutto il Progetto dalle sue fondamenta e persino a rischiare una rottura sull'euro. Ma questo lui non se la sente di farlo. Tutta la sua vita politica da Mitterrand a Maastricht è stata intessuta negli affari europei. Lui è prigioniero dell'ideologia di questo progetto, convinto come è che un condominio franco-tedesco rimanga la leva del potere francese e che sia l'euro a tenere legati i due paesi. Lo statista francese Jean-Pierre Chevenement confronta l'acquiescenza di Hollande con il corso rovinoso dei decreti deflazionistici di Pierre Laval nel 1935 durate il Gold Standard, l'ultima volta che un leader francese pensò di dover tirare sangue dal suo paese per difendere il vezzo di un cambio-fisso. E' la verità brutale. I socialisti francesi pensavano di non avere nulla da temere dall'ascesa del Fronte Nazionale, un partito che si prepara a sfruttare la furia prorompente dalla France Profonde , con l’impegno di ripristinare il controllo sovrano francese su tutto ciò che conta nella nazione, e che ha messo l'euro al primo posto tra i suoi compiti. I socialisti pensavano che il Fronte avrebbe tolto voti ai Gaullistes e che avrebbe diviso la destra. Invece sta dilaniando, con lo stesso vigore, anche le loro proprie roccaforti della classe operaia. Hanno sottovalutato Marine Le Pen, che ora i sondaggi danno alle europeee al 24%. I socialisti sono scivolati al terzo posto. Lei li ha raggirati con il suo slogan "Le Penisme di sinistra " – o, come mi disse una volta il suo vecchio - la sinistra di Charles de Gaulle - un dente e un artiglio a difesa dello stato sociale e del sacro Modèle Français. Non hanno nessuna risposta da opporre ai suoi attacchi contro una " l'austerità insensata" e contro le " politiche monetarie folli della BCE " che continuano a intaccare il nucleo industriale della Francia, o contro la sua provocazione che il progetto della Unione Monetaria Europea coincida con una disoccupazione di massa, perché è tutto vero. E ' difficile capire quanto l’ascesa di Le Pen abbia a che fare con l'immigrazione, o il Kulturkampf con l'Islam, ma lei non avrebbe mai ottenuto un simile consenso - e né lo avrebbe ottenuto lo UKIP in Gran Bretagna - se sei anni di perdite di posti di lavoro non avessero completamente distrutto la forza e l’autorità morale dei sostenitorie dell’UNIONE Monetaria Europea. «Tutto è cominciato con la crisi dell'euro» ha detto Herman Van Rompuy, il presidente dell'Unione europea. Per qualcuno cominciò prima, con il " Referendum rubato", la fatidica decisione di approvare il trattato di Lisbona senza farlo votare, dopo che il popolo francese aveva già respinto un testo quasi identico chiamato “Costituzione europea". Nella scelta di ignorare la scelta del popolo del maggio 2005, i leader francesi hanno anticipato tutto quello che stiamo vedendo ora in Europa. Quello che stiamo vedendo oggi sono le scosse di assestamento di quel terremoto anti-democratico in Europa "- ha detto l'autore francese Coralie Delaume- Gli Stati Disuniti d’Europa” . I socialisti dicono che è un oltraggio rifiutare un referendum su Lisbona, ma quando venne il momento di votarlo in parlamento, 142 deputati e senatori si astennero, e 30 votarono a favore del Trattato. Diedero al presidente Nicolas Sarkozy la maggioranza dei tre quinti. La stessa storia squallida del Tweede Kamer olandese. Le élite pensavano di essersela cavata con le loro prestidigitazioni su Lisbona. Non se l’erano cavata affatto. Ambrose Evans-Pritchard Fonte : http://www.telegraph.co.uk Link :http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/10847034/Europes-centre-crumbles-as-Socialists-immolate-themselves-on-altar-of-EMU.html 20.05.2014 Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l'autore della traduzione Bosque Primario. http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13407

 

  By: pana on Venerdì 16 Maggio 2014 04:45

l esperto mondiale di oro Jim Rickards ha scritto un libero "la moorte del denaro" dice che il sistema monetario internazionale ogni 30,40 anni e' collassato 1914,1939,1971 e ora appunto saremmo sul punto di un altro crollo http://www.internationalman.com/articles/the-collapse-of-the-international-monetary-system-and-petrodollar-part-1 The first reason is that the international monetary system has collapsed three times in the past 100 years, in 1914, 1939, and 1971. It’s been over 40 years since the last collapse. These things do seem to happen every 30 or 40 years. That’s just based on experience. That seems to be the useful life of the international monetary system.

 

  By: Tuco on Sabato 12 Aprile 2014 15:40

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  By: GZ on Lunedì 07 Aprile 2014 15:39

il rialzo basato sull'idea che arriva il QE versione Draghi è destinato a fallire perchè non ci sono i numeri #i# ...secondo un'analisi di Goldman Sachs: fornire alle banche le risorse per raccogliere fondi direttamente dagli investitori; liberare capitale delle banche per maggiori impieghi; offrire agli investitori un'esposizione diversificata al credito e sviluppare un sistema maggiormente basato sui mercati dei capitali, una differenza rispetto agli Stati Uniti sottolineata anche da Draghi. Resta il problema degli importi, assolutamente inadeguati ad avere un impatto significativo. Le emissioni di Abs legati ai prestiti alle Pmi sono state di 19 miliardi di euro nel 2013 e anche al picco del 2011 arrivavano appena a 60 miliardi. Gli Abs complessivamente in circolazione sono 716 miliardi di euro, di cui 300 già dati in garanzia alla Bce. Fare il Qe escludendo gli acquisti di debito pubblico appare un'impresa ardua....#/i#

 

  By: GZ on Lunedì 07 Aprile 2014 15:38

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  By: alberta on Mercoledì 02 Aprile 2014 19:11

Chiaro che domani, sempre in chiave di trading intraday, si creerà prima una aspettativa di interventi della BCE.... e l' antipasto si vede oggi .... ..... poi se si avverano le previsioni di GZ, l' occasione di shortare potrebbe essere ghiotta e profittevole, proprio per le alte aspettative che andrebbero deluse..... ma domani è un altro giorno.......

 

  By: alberta on Mercoledì 02 Aprile 2014 19:05

Quindi più i mercati salgono più il credito diretto alle imprese e alle famiglie (che non sia cartolarizzabile) si contrae e più si contrae più l'economia frena ... e la domanda si raffredda e l'inflazione va a zero. Draghi, Padoan & C però si basano (e lo dichiarano) invece largamente sull'andamento dei mercati per giudicare la situazione...per cui per loro è OK e non vogliono fare niente di diverso... ___________________________________ Direi che nell' ottimo intervento di GZ, riguardo alle consideerzioni sui fondamentali, come solito, ci sia poco da eccepire. Mi meraviglio che GZ lo stia scoprendo adesso... ai fini del trading, chi è sul mercato dei derivati azionario bond...... dovrebbe averlo capito almeno da due /tre anni..... visto che , in caso contrario è difficile che sia riuscito a sopravvivere.... Come al solito, a fini operativi di trading di breve, l' articolo di GZ ha creato la solita occasione per entrare oggi sulle debolezze degli indici e fare un pò di tradate al rialzo..... in attesa del BIG ONE.... .... che speriamo arrivi prima che si sia tutti morti....