Cina vs. resto del mondo

 

  By: giveme5 on Martedì 08 Maggio 2007 15:54

secondo me il problema è proprio l'inverso...l'italia non ha affatto cultura e livello di istruzione generalizzato..... ne abbiamo più dell'america latina e dell'africa ma meno dell'asia,... _____________________________ Purtroppo quasi nessuno in Italia mette a tema (non parliamo poi dei politici) la questione + urgente di tutte, anche solo da un punto di vista di sviluppo economico del paese: la scuola, l'istruzione, l'educazione. L'istruzione pubblica in Italia ormai versa in stato comatoso: ideologica, mediocrità diffusa, quando non vera opera di diseducazione. Salvo alcune classi (neanche istituti) in cui alcuni prof, da autentici eroi, riescono ancora a fare scuola contro tutto e tutti. Siamo al punto che ci vogliono dei veri eroi x fare scuola ! La scuola cosidettà privata e non-profit è volutamente tenuta schiacciata, marginale. Tra l'altro contro ogni logica di bilancio: uno studente di scuole primarie e secondarie in un istituto non statale costa il 55-60% del costo che ha in un istituto statale; c'è qualcuno che lo dice in alla gente ? No. Ma guai a criticare la scuola pubblica. Non dico ideologicamente, bensì x come è fattualmente, concretamente oggi. Riformarla è durissima, come ha constatato la Moratti. Nella scuola statale, come nella RAI, è confluito tutto il ciarpame ideologico veteromarxista-cattocomunista-statalista-assisenzialista-sindacalista-buonista-neutralista. Salvo nobili eccezioni ma, appunto, eccezioni. Idee tipo - libertà d'educazione - offerta formativa mista pubblico/privato/non-profit - autonomia didattica e di selezione del corpo docente degli istituti (statali inclusi) - incentivare il finanziamento privato (aziende) verso le università x produrre ricerca - introduzione di criteri meritocratici x gli insegnanti sono viste come male assoluto in tutto l'attuale schieramento governativo (salvo forse qualche radicale, ma si sono messi insieme a Boselli !) + anche qualcuno nell'opposizione. X questioni ideologiche, ma anche di potere: è un indotto immenso, i dipendenti del Ministero dell'istuzione sono oltre 1 milione ! (compresi i bidelli, che xme saranno in sovrannumero del 60%, avranno una resa lavorativa media procapite del 20%; tanto chi li licenzia a quelli ?) Cifra assurda in paragone con Germania, Francia, Canada, USA. Con le conseguenze, tra l'altro, - di bassi stipendi agli insegnanti (non ci mantieni la famiglia) - corpo insegnanti ormai tutto al femminile; viva le donne, x carità ! ma anche a scuola, come in tantissime famiglie e dopo la rasa al suolo culturale post-68, la figura paterna/maschile ormai è scomparsa. Detto questo ci sono già operanti in Italia migliaia di realtà non-profit (non pensate solo alle suore!) che fanno un lavoro eccellente, sia a livello di formazione primaria e secondaria che professionale che di formazione al lavoro. C'è ancora una ricchezza sociale in Italia che tutto il mondo se la sogna. Penso che tutti noi ci siamo imbattuti in qualcuna. Basterebbe decidere di accorgersi del fenomeno, di studiarlo un po' e di incentivarlo. L'è dura !! Alla fine c'ho 3 figli in istituti non statali, pago le rette (non detraibili fiscalm.) e pure la quota-tasse che finanzia il carrozzone degli istituti statali di cui non fruisco. Come direbbe il buon vecchio Lucio: ♫ Tu chiamale se vuoi, emozioni ... ♫

 

  By: XTOL on Martedì 08 Maggio 2007 15:18

ormai io vedo solo anomalie (sarà la sindrome di cassandra), ma il meccanismo mi sembrerebbe: inflazione in crescita = tassi in salita = rafforzamento della valuta, almeno secondo il nuovo paradigma

 

  By: GZ on Martedì 08 Maggio 2007 14:57

in europa l'economia gira al +2.5% e i tassi li teniamo al 3.50% con inflazione sul 2.1% in giappone l'economia gira al 2.3% e i tassi va beh...sempre allo 0.5% ok perchè raccontano la balla che l'inflazione è zero in inghilterra l'economia gira al +2.8% i tassi sono al 5.25% e oggi li portano al 5.50% ma l'inflazione ufficiale è al 3.1% prendi la Svezia o la Svizzera o la Corea e tutte con crescita maggiore di quella americana e inflazione simile hanno tassi tra il 3.5% e il 4.5% in USA l'economia gira al +1.3% e i tassi sono al 5.25% con inflazione ufficiale al 2.5% circa (anche se dipende da che misura prendi) quindi hai che i tassi sono 4 PUNTI PERCENTUALI SOPRA IL Pil E 3 PUNTI SOPRA L'INFLAZIONE Così a occhio è un anomalia no ?

 

  By: XTOL on Martedì 08 Maggio 2007 14:49

Perchè mai ad esempio la FED tiene i tassi al 5.25% con gli ultimi dati di PIL all'1.3% e l'occupazione che cresce dello 0.8% l'anno ? Perchè l'inflazione reale è più alta e deve tenerla a freno, senza dirlo apertamente altrimenti il dollaro crolla e con lui la montagna di debito -------------gz------------------- questo è l'unico passaggio che mi lascia perplesso, dato che tassi in aumento (da quando viviamo in questo strano mondo di monete virtuali) significano moneta più forte.

 

  By: Mr.Fog on Martedì 08 Maggio 2007 14:40

Ma, alla fine della fiera, le merci costano davvero MENO? A me non pare proprio. Il problema e' quello, si accetta la globalizzazione per ottenere dei vantaggi, che siano per tutti. Maggior divisione del lavoro, miglior produttivita', ottimizzazione delle risorse, costi e di conseguenza prezzi delle merci piu' BASSI. Ma quando? avete visto forse diminuire il costo di un qualsiasi bene che non fosse un CD? Ah si una cosa e' diminuita: IL VALORE DEL LAVORO. Questa globalizzazione si regge su una montagna di carta, ha bruciato la possibilita' che tutti potessero goderne e ha aperto la strada ad un'unica soluzione del problema: DISTRUZIONE CREATIVA.

 

  By: Gano* on Martedì 08 Maggio 2007 14:10

secondo me il problema è proprio l'inverso...l'italia non ha affatto cultura e livello di istruzione generalizzato..... ne abbiamo più dell'america latina e dell'africa ma meno dell'asia,... ----------------------------------- Allora e' giusto e sacrosanto che noi torniamo nelle caverne. Magari un giorno apriro' una pizzeria a Pechino o a Shangai... O una bancarella di gelati. Gianlini, non e' cosi'. Mentre lo e' per paesi come Singapore, Corea, Giappone, Taiwan e Vietnam, non lo e' per l' India e tutto il subcontinente indiano, ne' lo e' (ancora) per le regioni occidentali della Cina, verso le quali l' Est del paese sta gia' delocalizzando le fabbriche perche' la' il lavoro ora costa meno che a Shangai o a Hangzhou... ;-)

 

  By: gianlini on Martedì 08 Maggio 2007 14:06

Cosa abbiamo pero' (almeno fino ad oggi) in piu' rispetto a Cina ed India? La cultura ed livello alto di istruzione generalizzato a tutte le fascie della popolazione. GANO, stai parlando dell'italia rispetto a cina e india o rispetto a peru e colombia?? secondo me il problema è proprio l'inverso...l'italia non ha affatto cultura e livello di istruzione generalizzato..... ne abbiamo più dell'america latina e dell'africa ma meno dell'asia, io faccio colloqui a laureati-e o diplomati-e in lingue, ti giuro che sono di un'ignoranza......!!

 

  By: Gano* on Martedì 08 Maggio 2007 14:05

Il modo in cui l'Europa e l'America si sono industrializzate è stato il contrario, producendo in modo industriale pagavano salari più ALTI dei paesi che erano rimasti solo all'agricoltura e il consumo aumentava da loro di più e non hanno svalutato artificialmente il cambio per esportare ------------------------- Vorrei fare notare che la situazione ora e' ben diversa. A quel tempo Europa ed America mentre si industrializzavano dovevano competere con paesi SOLO agricoli (appunto). Oggi la Cina per svilupparsi deve competere con nazioni GIA' MOLTO sviluppate ed industrializzate, partendo quasi completamente da zero. Essendo piu' arretrata, l' unico punto sul quale puo' essere competitiva sono i costi, non potendo per ora esserlo i prodotti. Mi sembra naturale pero' che questa differenza in termini di costi finira'; mano a mano che procedera' lo sviluppo di questi paesi, aumenteranno i salari e il livello di istruzione della popolazione, e la competizione verra' giocata sulla qualita' del prodotto. Non solo. A quel punto la Cina sara' ricca, e consumera'. Tanto.

Adamo Smith non pensava alla Cina - gz  

  By: GZ on Martedì 08 Maggio 2007 13:48

... Adam Smith gia' piu' di due secoli fa aveva intuito la presenza di una mano invisibile nei mercati che ne riaggiusta gli squilibri... ----------------- Smith descriveva una situazione tra due paesi che si specializzano in due settori diversi e commerciano beneficiandone entrambi, ad esempio citava il Portogallo che produceva vino e lo vendeva in Inghilterra dove producevano ed esportavano lana NON una situazione in cui un area produce esattamente tutto quello che l'altra area o paese produceva, esattamente gli stessi beni identici, ma a costi più bassi perchè ha una popolazione 10 volte maggiore in miseria che lavora per tre lire senza nessuna protezione sociale e costo ambientale E in più manipola il cambio e i tassi di interesse schiacciandoli in modo artificiale e impedendo che si aggiustino con le forze di mercato Il modo in cui l'Europa e l'America si sono industrializzate è stato il contrario, producendo in modo industriale pagavano salari più ALTI dei paesi che erano rimasti solo all'agricoltura e il consumo aumentava da loro di più (e non hanno svalutato artificialmente il cambio per esportare) La Cina produce tutto quello che si fa qui in occidente solo a costi più bassi e dato che esporta 8 volte quello che importa dall'america hai che le stesse fabbriche chiudono in Oklahoma e aprono nel Guangdong. Se ne ^stanno accorgendo anche i top economisti come Blindner che fino a qualche anno fa pensavano fosse "free trade"#http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2007/05/04/AR2007050402555.html^

 

  By: Gano* on Martedì 08 Maggio 2007 13:44

Ma in un paese come l' Italia oramai chi si mette a lavorare in fabbrica? Molte delle persone che conosco preferirebbero essere disoccupate piuttosto che andare in catena di montaggio o a fare il manovale o il bracciante agricolo o lavorare al forno di una panetteria. Cosi' abbiamo zone con disoccupazione piuttosto alta, come il meridione ma che al tempo stesso ha un forte influsso di immigrati. A prima vista sembra un controsenso. Penso oramai sia un dato di fatto tangibile che il manifatturiero non sia piu' proponibile in Occidente. E' tramontato il tempo in cui facevi le Fiat a Torino quando puoi farle in Turchia (e fra poco dovrai magari spostare gli stabilimenti in Turkmenistan perche' la Turchia non conviene piu').Cosa abbiamo pero' (almeno fino ad oggi) in piu' rispetto a Cina ed India? La cultura ed livello alto di istruzione generalizzato a tutte le fascie della popolazione. Niente ci preclude percio' di svilupparci in quei settori dove questa situazione ci da' un vantaggio: alta tecnologia, servizi, progettazione, design, moda, turismo, finanza, farmaceutico, chimica fine, software... -come infatti fa la Svizzera ed alcune regioni economiche italiane-. Chi in Italia (o negli USA) vuole continuare a fabbricare accendini o rasoi usa e getta e' fuori dal tempo, quelli si importano dalla Cina perche' cosi' costano poco.

 

  By: GZ on Martedì 08 Maggio 2007 13:31

è un concetto molto semplice alla fine: il commercio estero è sano se è in qualche modo bilanciato, se io vendo qualcosa a te e tu vendi qualcosa a me oggi la Cina e India vendono merci e servizi e l'America vende loro obbligazioni (in parte anche l'europa, tanto è vero che l'euro sale sempre) è vero che avere un sistema legale solido, la protezione della legge, tribunali onesti e insomma un sistema dove non ti derubano è anche quello un vantaggio e i ricchi arabi, russi e cinesi avendo miliardi sostanzialmente rubati non li tengono in patria dove glieli possono riprendere ma anche la Svizzera oltre a gestire denaro ha dovuto farsi qualche fabbrica di cioccolato, orologi, farmaceutica, swatch, chimica...

 

  By: Gano* on Martedì 08 Maggio 2007 13:27

L' unica soluzione -penso condivisa anche da banche centrali e governi- e' che i cinesi (e magari anche gli indiani, anche se per loro il discorso e' piu' complesso) comincino a consumare di piu', cosa che ritengo per altro piuttosto inevitabile. E non e' una scoperta di oggi, ma Adam Smith gia' piu' di due secoli fa aveva intuito la presenza di una mano invisibile nei mercati che ne riaggiusta gli squilibri. La Cina cresce, si arricchisce, i suoi salari crecono e questo miliardo e trecentomilioni di persone diventano consumatori formidabili (gia' lo stanno diventando), probabilmente cosi' formidabili da fare impallidire quello che furono gli USA. Non solo, una Cina sviluppata, che consuma e che vuole consumare sempre di piu' finira' per avere anche costi e salari paragonabili a quelli dei paesi occidentali, ed ecco cosi' che si riequilibreranno tra di loro le zone economiche e quelle produttive, con beneficio di tutti.

 

  By: gianlini on Martedì 08 Maggio 2007 13:25

esatto il vantaggio è che per 4-5-6 anni puoi fare il quasi-disoccupato e consumare come se lavorassi come un negro, ma ad un certo punto la fiesta finisce ho qui oggi gli operai ad installare l'antifurto, l'aiutante è un caraibico, uno di quelli che lo vedi bene a ballare la salsa, chissà perchè non sembra così a suo agio fra trapani e rivetti perchè mai uno deve importare dai caraibi uno a fare questo lavoro, mentre lascia il 18enni a scuola a farsi le canne e a filmare con il videofonino (fatto dai cinesi) il fondoschiena dell'insegnante?

Cosa te ne fai dei profitti se il PIL lo generi in Cina ? - gz  

  By: GZ on Martedì 08 Maggio 2007 13:18

L'utile delle aziende è l'8% del PIL quando va bene e l'altro 92% del PIL come lo generi se tutto eccetto il marketing e il design viene spostato in Cina ? Cosa te ne fai dei profitti se ad es. oggi il maggiore azionista di Citigroup è oggi il principe saudita Al Wahleed che fa i miliardi vendendo il petrolio a 65 dollari invece che a 15 dollari grazie alla Cina che ne fa salire il consumo ? La fabbrica in Michigan viene chiusa e spostata in Cina, la quale avendo appunto un miliardo di persone consuma un sacco di petrolio e questo triplica Gli utili della multinazionale aumentano, ma l'azionista diventa l'arabo o russo che ti vende il petrolio triplicato grazie alla Cina

 

  By: gianlini on Martedì 08 Maggio 2007 13:17

ai 100.000 banchieri e top managers non conviene alla struttura della nazione senz'altro una volta che hai delocalizzato e hai perso know-how, è difficilissimo recuperare, non trovi?