Ologrammi di vita reale

IL FINANZIERE - giorgiofra  

  By: giorgiofra on Domenica 03 Febbraio 2013 01:26

Quando ero ragazzo avevo, come tutti, tanti amici. La gran parte di loro studiava, sperando di raggiungere la laurea. Pochi altri, per le ragioni più varie, abbandonavano gli studi ed andavano ad "imparare un mestiere". Ve ne erano altri ancora che non studiavano e non lavoravano, e che al mio paese vengono definiti "spaccapiazza": nomen omen. Questa schiera di fannulloni, allergica a qualunque impegno e responsabilità, dovendo comunque sopravvivere anche allorquando i genitori sarebbero passati a miglior vita, speravano in un reddito che avesse la valenza di una rendita, senza alcuna relazione tra quanto avrebbero dato e quanto avrebbero ricevuto. Ecco, quindi, la spasmodica ricerca di un "posto". Occorre, a questo punto, aprire una piccola parentesi, onde definire cosa intende, un meridionale, per "posto". Il posto è un privilegio concesso dallo stato ad alcuni eletti, dotati di non meglio definite qualità. Il posto assomiglia ad un impiego, ma a differenza dei normali impieghi, non vi è alcun obbligo di lavorare. Il posto è una rendita garantita vita natural durante, che conferisce al suo beneficiario uno status sociale superiore a quello di tutti coloro che, volenti o nolenti, debbono lavorare davvero. Il posto viene concesso attraverso un antico rito chiamato "concorso". Si tratta di una farsa nella quale una commissione dovrebbe selezionare, tra tanti candidati, quelli dotati di migliori capacità o di migliori titoli. Nella realtà la commissione, prima ancora che il concorso si svolga, dispone della lista dei "vincitori". Tale lista viene formata in ragione del peso politico del raccomandante, e di misteriosi meccanismi di spartizione, noti solo alla ristretta cerchia del sottobosco politico. Lo spaccapiazza, quindi, necessita di due cose indispensabili: la raccomandazione ed un titolo di studio. La raccomandazione va conquistata dai genitori dello spaccapiazza attraverso un lavoro che dura parecchi anni, in cui la famiglia del raccomandato si adopera, elezione dopo elezione, a fornire al politico designato, il maggior numero di voti. La cosa ridicola è che esistono magistrati che aprono indagini per "voto di scambio", fingendo di non sapere ciò che sanno tutti: nel meridione d'Italia tutto il voto è "voto di scambio". Nel frattempo lo spaccapiazza dovrà procurarsi un diploma, uno qualsiasi. A questa ambascia ha provveduto il genio meridionale, con l'istituzione di una miriade di scuole private, dette anche "diplomifici". Si tratta di istituzioni che, in cambio di denaro, forniscono al cliente, nell'arco di due anni, un diploma. L'unica incombenza dello "studente" è quella di presentarsi all'esame di stato, dove gli verrà regolarmente fornito un kit con tutti i compiti già eseguiti, che lui, comunque, riuscirà a sbagliare. Ma questo ha poca importanza, perchè un diploma non si nega a nessuno. Ecco finalmente che lo spaccapiazza, munito di quanto accorra alla bisogna, inizia il breve tour dei concorsi pubblici, fino alla conquista dell'agognato "posto". Si tratta quasi sempre di concorsi che riguardano assunzioni nelle varie forze armate dello stato: polizia penitenziaria, carabinieri, poliziotti, esercito, aereonautica, guardia di finanza. Non posso affermare che tutti gli appartenenti a questi settori dello stato siano ex spaccapiazza, ma ho la certezza che tutti gli spaccapiazza che conoscevo sono entrati in questi settori. Fatto sta che questi individui, sostanzialmente mediocri, subiscono una vera e propria metamorfosi, trasformandosi da individui remissivi ed anonimi, in persone spesso arroganti e supponenti, forti della divisa che indossano e che ostentano quasi si trattasse di un trofeo, o di una laurea con lode nella più prestigiosa delle università. Quasi sempre si tratta di brave persone, vittime della loro mediocrità e del lavaggio del cervello che subisce chiunque entri a far parte del mondo militare. Perchè forse pochi sanno che le regole, le abitudini e le consuetudini del mondo normale, sono completamente stravolte nell'ambiente militare, ad iniziare da una regola basilare ed inderogabile: evitare di pensare. Ma c'è qualcosa di ancora peggiore che mina l'equilibrio di tutti i militari, e che genera in loro una profonda frustrazione che spesso scaricano sugli incolpevoli cittadini, vittime sacrificali del loro profondo complesso di inferiorità: il fatto di dover sempre e comunque ubbidire, anche e sopratutto agli ordini più irrazionali e privi di senso. Quasi tutti coloro che entrano nel mondo militare ne vorrebbero fuggire, ma la loro mediocrità, con la conseguente impossibilità di collocarsi nel mondo del lavoro vero, glielo impedisce. La divisa che indossano ed il piccolo potere di cui dispongono, unitamente allo stipendio sicuro, conferiscono allo spaccapiazza quei vantaggi ai quali altrimenti dovrebbe rinunciare, e che non riuscirebbe a conquistare fuori dal mondo militare. Il "posto" più ambito dagli spaccapiazza è quello nella Guardia di Finanza. Tale corpo gode, nell'immaginario collettivo, di privilegi sconosciuti agli altri corpi armati dello stato. E'convinzione diffusa tra il popolo che i finanzieri facciano la spesa gratis, o comunque godano di sconti imbarazzanti. Si tratta sicuramente di legende metropolitane, anche se esistono indizi che fanno riflettere, come ad esempio il fatto che, dovendo accompagnare le mogli a fare compere, quasi sempre i finanzieri preferiscono indossare la divisa. Molti pensano che ciò accada per intimorire il commerciante, e che la divisa rappresenti una minaccia occulta. Io invece credo che lo facciano perchè orgogliosi di appartenere ad una istituzione che " con spirito di sacrificio e grande senso del dovere, fa propria la missione di garantire la sicurezza dei cittadini e la giustizia sociale". E' lo stesso senso del dovere che impone loro di multare il commerciante che regala una caramella ad un bambino senza emettere lo scontrino, o che multa per la stessa ragione il barista che si prepara e consuma un caffè. Molti si indignano per questo eccesso di zelo, ma sbagliano. Dimenticano che "dura lex, sed lex". Anzi, personalmente proporrei un pubblico encomio a questi militi che "con spirito di sacrificio e grande senso del dovere, fanno propria la missione di garantire la sicurezza dei cittadini e la giustizia sociale". Cosa accadrebbe se non ci fossero i finanzieri a lottare quotidianamente contro il flagello del consumo di sostanze stupefacenti? Sicuramente sarebbe facile per chiunque acquistare droghe, perchè si troverebbero ovunque, di ogni tipo, a qualunque ora. Invece apprendiamo che l'anno passato la Guardia di Finanza ha sequestrato droghe in una quantità corrispondente allo 0,00003% di tutta la droga consumata in Italia. Un risultato strepitoso che viene, giustamente, enfatizzato dalla televisione, dove militi compiaciuti ed impettiti danno ragguagli sull'operazione appena conclusa. Si tratta della stessa enfasi con la quale mostrano i risultati della lotta all'evasione fiscale, evidenziando accertamenti per miliardi di euro. Sarebbe superfluo essere maggiormente esaustivi, comunicando che la maggior parte di quegli accertamenti in sede di contenzioso verrebbero considerati per quel che sono: semplici elucubrazioni di individui fantasiosi e creativi, privi di sostanza logica e coerenza con la realtà. E sarebbe altrettanto superfluo informare che di tutti gli accertamenti che diventano esecutivi non si incassa che la minima parte, per la semplice ragione che i cosiddetti evasori sono molto spesso dei morti di fame che a malapena sbarcano il lunario, ed i guadagni che vengono loro addebitati non sono che il frutto delle false convinzioni degli accertatori, condite con una buona dose di invidia mista a rancore. Torniamo, comunque, a parlare dello spaccapiazza divenuto finanziere. Egli, indossando la divisa, dimentica immediatamente di essere un mediocre, semianalfabeta, sfaticato. Come ho già accennato la divisa produce una metamorfosi nella sua personalità. D'improvviso egli crede di detenere qualità e conoscenze precluse ai comuni mortali, avendo frequentato un corso in cui gli viene data una leggerissima infarinatura della normativa tributaria. Il poveraccio non dispone di alcun metro di paragone con il quale poter ponderare la qualità delle sue reali conoscenze, con la conseguenza di credersi un esperto tributarista, e pretendere di contraddire commercialisti con due koglioni grandi come mappamondi. Lo fanno coprendosi di ridicolo, senza rendersene conto, mancando degli strumenti intellettuali per farlo. E se proprio gli si fa notare, codice alla mano, che si stanno sbagliando alla grande, feriti nel loro orgoglio, inveiscono quanto più possono, giustificandosi con il fatto che il contribuente può comunque fare ricorso. Non si curano, chiaramente, delle conseguenze economiche della loro incompetenza; tanto pagate voi. In fondo, cosa pretendere da chi "con spirito di sacrificio e grande senso del dovere, fa propria la missione di garantire la sicurezza dei cittadini e la giustizia sociale" per il miserabile stipendio di 1800 euro al mese? Sappiamo bene che fanno una vita dura, e giustamente poco dopo i cinquanta vanno in pensione. Mica come quei viziati dei carpentieri, dei contadini, dei camionisti, degli operai, che non subiscono l'usura a cui sono sottoposti i finanzieri, e che giustamente possono lavorare fino a 67 anni. Un carpentiere lavora all'aria aperta, con folate gelide che gli sferzano il volto, o con il sole implacabile che brucia la pelle, sollevando pesi notevoli e salendo e scendendo dai ponteggi. Tutto questo lo mantiene in forma, e può considerarsi fortunato. Ma il povero finanziere, tutto il giorno seduto in ufficio, a chiacchierare, bere il caffè, navigare su internet, con l'aria condizionata che potrebbe dargli problemi alla cervicale, o con il riscaldamento che potrebbe procurargli indesiderati sbalzi di temperatura, può egli restare in servizio oltre i 50 anni? Giammai.... La pensione, comunque, è il traguardo di un percorso irto di ostacoli che il finanziere deve seguire. Già dopo una quindicina di anni di servizio ogni finanziere ritiene di aver già dato abbastanza allo stato, e di meritare una sistemazione più consona alla sua esperienza ed ai suoi meriti. Per agevolare l'ottenimento di questa sistemazione il finanziere, come un po tutti i pubblici dipendenti, ricorre ad un istituto geniale, frutto del duro lavoro dei sindacati: la causa di servizio. In pratica si tratta di manifestare qualche malanno, uno qualsiasi, e pretendere il riconoscimento che tale malanno sia una conseguenza del lavoro svolto. Se, ad esempio, il finanziere soffre di una leggera ernia al disco, cercherà di vedersi riconosciuta come causa del suo malanno il fatto che sia stato troppo a lungo seduto. Ma nel caso avesse prestato il suo servizio in piedi, cercherà di addebitare alla abituale postura eretta la causa del suo male. Così come per i diplomi, anche una "causa di servizio" non si nega a nessuno. E' una conquista che consente al pubblico dipendente una serie di vantaggi, essendo quelli già goduti evidentemente insufficienti. Innanzitutto egli potrà godere dall'essere esentato dai servizi più gravosi, imboscandosi in qualche ufficio, o svolgendo attività investigativa un po sui generis, come scoprire i redditi del marito separato che nega gli alimenti alla moglie. Ma potrà anche godere di riposi straordinari, cure termali gratuite con vitto e alloggio pagati dallo stato, periodi più o meno lunghi di malattia, abbuono di alcuni anni lavorativi ai fini della pensione. In Italia abbiamo circa 500 mila persone impiegate nei corpi armati dello stato, ovvero una persona ogni 120. Questo vuol dire che in una cittadina di venti mila abitanti dovremmo avere 180 persone addette alla sicurezza dei cittadini. Una quantità enorme che dovrebbe garantire la sicurezza totale di tutti e l'eradicazione di qualsiasi forma di criminalità. Sappiamo bene come stanno le cose. Ed il vero motivo è che nella pratica solo una piccola frazione di queste persone è realmente operativa. La loro produttività è davvero bassa, ed è ancor più diluita dalla gigantesca percentuale di fancazzisti, volontari o comandati che siano. Comunque, sebbene "con spirito di sacrificio e grande senso del dovere, facciano propria la missione di garantire la sicurezza dei cittadini e la giustizia sociale" anche loro sono uomini, con le loro miserie e le loro debolezze. Con la conseguenza che, avendo bisogno dell'opera di un artigiano, rinunciano volentieri alla fattura in cambio di un interessante sconto. Oppure utilizzano disinvoltamente programmi per computer senza licenza. O badanti e colf in nero. Personalmente ho grande comprensione per le loro piccole debolezze. Quello che non sopporto è il momento in cui pretendono di fare la morale agli altri, ergendosi ad esempio di rettitudine ed onestà, cosa che fanno puntualmente, forse recitando una parte che gli è stata imposta loro malgrado. Uno dei discorsi tipici dei finanzieri riguarda i lavoratori autonomi. Loro sostengono, credendoci davvero, che tutti i lavoratori autonomi guadagnino tantissimi soldi, siano ricchi, facciano la bella vita, a differenza loro che sono sfruttati e sottopagati. Viene quasi spontaneo replicare con la fatidica domanda: ma perchè non avete fatto gli imprenditori? Oppure: perchè non vi licenziate e vi mettete a lavorare in proprio, così da diventare anche voi ricchi e felici? A queste domande il finanziere inizierà a farfugliare una serie di giustificazioni confuse, mostrando evidente imbarazzo. Lo stesso imbarazzo che mostrerà allorquando gli chiederete come mai, piuttosto che indirizzare il proprio figlio laureato verso un'attività imprenditoriale o professionale, faccia carte false per inserirlo tra i servitori dello stato che "con spirito di sacrificio e grande senso del dovere, fanno propria la missione di garantire la sicurezza dei cittadini e la giustizia sociale". Il finanziere in pensione, ancora piuttosto giovane, oltre ad impiegare il proprio tempo prostituendo la propria dignità per "sistemare" il figlio, cercherà qualche lavoretto rigorosamente in nero, giusto per arrotondare la sua magra e meritata pensione. Lui, naturalmente, non si considera un evasore fiscale, in quanto ritiene di aver già dato abbastanza allo stato. Esistono nella vita di ognuno di noi, momenti che ci restano impressi per sempre nella nostra memoria in ragione del fatto che l'emozione che ci hanno suscitato è stata davvero grande. Pochi giorni fa mi è capitato di incontrare un paio di compagni della mia adolescenza che non vedevo da decenni. Il primo era uno spaccapiazza, poi divenuto finanziere ed oggi pensionato. E' abbastanza giovanile, mostrando chiaramente di aver vissuto comodamente, senza eccessivi affanni o fatiche. Si gode la sua pensione di 1800 euro al mese, cazzeggiando per il paese e facendo discorsi non meno stupidi di quelli che faceva da ragazzo, con l'unica differenza che oggi li condisce con quell'arroganza tipica di chi crede di appartenere ad una casta di eletti. Il secondo andò ad imparare un mestiere. Lavora da quando aveva 15 anni, e porta sul volto i segni della fatica e dell'usura. Parla poco, e se lo fa ha l'intelligenza della prudenza e del dubbio. E' preoccupato perchè sarà costretto a lavorare altri 12 anni, ma data la crisi e l'età, ha sempre più difficoltà a trovare lavoro. Cammina senza una meta precisa, con lo sguardo spento e rassegnato, e maledice il padre che, credendo di fare una cosa buona, lo mandò a lavorare. Un tarlo divora pian piano la sua mente: ma se avessi fatto lo spaccapiazza la mia vita sarebbe sicuramente stata migliore, ed oggi farei il signore, e non il miserabile che deve elemosinare qualche giorno di lavoro, semmai la schiena me lo consentirà. Maledetta Italia, dove i fannulloni e gli incapaci hanno mille privilegi, e gli stronzi come me vengono calpestati e derisi.

il partito delle Aziende - Moderatore  

  By: Moderatore on Venerdì 01 Febbraio 2013 19:13

E' nato il partito delle Aziende, in Puglia ----------- Le parole dei parassiti di Adriano Podestà (Segretario politico del Partito delle Aziende) Abbiamo perso noi stessi. Tagliato il filo della memoria, quello che ci univa alle generazioni precedenti, ai giorni degli affetti sorridenti, che erano capaci di costruire nel presente immaginando il futuro, nulla più ci trattiene dal cadere. I giorni correnti ne sono prova evidente. Rete Imprese Italia, un’organizzazione di sindacato, nei giorni scorsi ha proclamato una giornata di protesta per mettere all’attenzione la condizione in cui versano le piccole e medie imprese. Immediatamente, sono emersi dall’ombra i parassiti. Le dichiarazioni commosse e partecipi che ratte si sono levate da candidati politici non possono che lasciare un desolato e rabbioso senso di disgusto. Per essere buoni, non basta sentirsi buoni. Per essere buoni, bisogna essere capaci di rinunciare, di donare. Non si può essere buoni mentre si chiede. Dov’erano, questi candidati da marciapiede mentre le Aziende si spegnevano, mentre molti, troppi nuovi caduti sul Lavoro, caduti per il Lavoro sceglievano di togliersi la vita? Erano a farsi i fatti propri, allora come ora. Quando il Partito delle Aziende manifestò contro l’omicidio fiscale davanti a Montecitorio, fu lasciato solo e disprezzato, trattato con sufficienza e indifferenza. E’ facile ora dire non è giusto, è difficile dire chi è responsabile di uno Stato, o meglio di un non-Stato, ostile e inetto, prevaricatore e tarlato da troppi privilegi, quando magari, direttamente o meno, di persona o per interposta persona, siamo stati e siamo partecipi da anni della rapina. Mentre abbiamo concorso ad affidare funzioni dello Stato non-Stato a soggetti privati, come Equitalia e le altre Agenzie consimili; mentre abbiamo partecipato al grande pasto offerto dal Demanio e dalle banche che, privilegiate e difese oltre ogni misura ragionevole, hanno usato il loro assurdo diritto di fatto a rimanere indebitate per anni, per trasferire soldi dai propri bilanci ai propri compari; mentre abbiamo inginocchiato l’Italia al neo-colonialismo di un’Europa che non c’è, pagando multe su multe e mantenendosi supini a regole che, in nome apparente del libero mercato, hanno asfaltato il nostro sistema produttivo, riducendolo in soggezione; mentre abbiamo tollerato o praticato qualsiasi ruberia; mentre abbiamo lasciato i giovani senza presente. In quei giorni, in quelle ore, in quei minuti, la Gente del Lavoro stava china sulle macchine, subiva l’insulto vostro e del Direttore di banca o di qualche ufficio pubblico, era abbandonata, senza traccia di politica economica equa, di politica industriale, di politica dei prezzi, senza nemmeno la possibilità di accedere alla giustizia. Siamo stanchi della vostra illusione disperata, della malattia civile che vi induce, ancora una volta, a pretendere. Nessuno paga, nessuno paga mai e men che meno con la vita, se non chi lavora. Ma le parole vuote non possono bastare, gli atteggiamenti da buono, la doppia morale, che in pubblico afferma ciò che non pratica nel privato, non vi permetteranno più di ordire l’inganno uscendone illesi, anche questa volta. E’ l’ora di capire che non si può dire qualsiasi cosa senza assumersene la responsabilità. Non pensate alle elezioni … cominciate a pensare al dopo le elezioni. Il ceto medio produttivo, che sta subendo un impoverimento precipitoso, non ha più la pazienza e la voglia di subirvi ed è ormai pronto a reagire. Capisce sempre più rapidamente di avere dalla propria parte, dalla stessa parte, i lavoratori dipendenti, è pronto a scrivere un nuovo patto, un Patto per il Lavoro, un patto della Gente del Lavoro ed ha iniziato a darsi la forma politica originale necessaria a portare di nuovo il Lavoro al centro della vita della Repubblica. A generare, dal Lavoro, un nuovo futuro di speranza,che non prevede né voi né le vostre parole da parassiti. vedi anche: ^"Un uomo pericoloso. Molto pericoloso! Va fermato!"#http://fabiopupulin.blogspot.it/2013/02/un-uomo-pericoloso-molto-pericoloso-va.html^

 

  By: giorgiofra on Giovedì 31 Gennaio 2013 23:54

Bravo Bobungo: hai capito tutto. Di questo passo non se ne esce. Il resto sono chiacchiere di politici da strapazzo.

 

  By: Bobugo on Domenica 27 Gennaio 2013 18:20

Ricordo che sul finire del secolo, una giornata invernale, mi trovavo in un ufficio pubblico di quelli che servono solo a farti perdere tempo. Lì vidi un ragazzo che chiamerò "Mario", anche lui in fila per la sua pratica. Mario è quel genere di ragazzo che più o meno tutti conoscono: fresco di studi inizia a lavorare nella tv locale della tua città e lo vedi impegnato in inchieste ed interviste che ogni sera ti entrano in casa, tanto che a poco a poco anche Mario diviene un volto di casa. A quei tempi Mario iniziava con i primi servizi. Poi passò alla conduzione del tg ed ebbe anche un suo programma di approfondimento. Ebbe anche un autentico colpo di fortuna, un vero scoop: un intervista in esclusiva ad un protagonista di un fatto di cronaca di risonanza nazionale, tanto che vince un prestigioso premio giornalistico. Poi Mario sparì dallo schermo e seppi che era diventato direttore(!) di un nuovo giornale locale lanciato da un famoso giornalista di destra di fama nazionale, quale supplemento locale al suo giornale nazionale. Una redazione di 4/5 giornalisti + collaboratori vari da dirigere, e non aveva che 30 anni o poco più! Segue un lungo periodo di silenzio (non leggo i giornali locali, specie se supplementi) e poi l'altro giorno la sorpresa: il giornale che Mario dirigeva è stato chiuso da circa un anno (il famoso giornalista di destra per altro ha avuto di recente ben altre gatte da pelare...)nel silenzio totale. E lui? che fine avrà fatto Mario, direttore da qualche altra parte?? E no! Qui è la sorpresa: evidentemente la crisi non risparmia nessuno... ed il povero Mario ha dovuto ripartire da zero e si trova in Australia. Ma non come giornalista, come sguattero!! Sì, come sguattero! Ha dovuto iniziare la trafila da capo, come i ragazzi di 20 anni, impiegandosi in un ristorante a lavare piatti e stoviglie. Ora non risponde più al famoso giornalista di destra, ma ad un indiano di 20 anni che lo dirige e gli dice cosa e come deve fare.... Ho voluto riportare questa storia perchè qui ci stà tutta la realtà odierna del ns Paese. Un Paese che sta via via smantellandosi colpo dopo colpo, dove non bastano più le chiacchiere per tirare a campare, le conoscenze e le consuetudini con gli ambienti "in", dove non si capisce che se non si liquidano subito i santuari del monopolio assistito e si libera spazio per la intrapresa, la ricerca e la tecnologia si finirà prima o poi tutti come Mario, a far da sguatteri da qualche parte..........

 

  By: pana on Giovedì 29 Dicembre 2011 10:21

il Giappone di f35 ne comprera 43, loro sono 120 milioni, noi la meta ma ne dovremmo comprare 130 ?? il triplo ??? non ci siamo proprio !

 

  By: Blade on Mercoledì 28 Dicembre 2011 16:17

Non male il ranking di Cobraf...

 

  By: Esteban. on Mercoledì 28 Dicembre 2011 12:10

Son veramente fuori di testa ... Questa è la VERA ZAVORRA, spendere cifre incredibili in armamenti che non servono ad una mazza tanto poi paghiamo il pizzo agli eserciti stranieri perchè non ci sparino ... Quì bisogna tagliare,altro che aerei ... sui campi a raccogliere riso !!!

 

  By: pana on Mercoledì 28 Dicembre 2011 10:58

altra follia, ognuno degli f35 costerebbe 450 milioni di euro incosti di esercizio.. presumo il carburante che fra l'altro avra un costo in salita iperbolica.. quindi 15 miliardi per comrprarli e altri 45 miliardi di euro per farli funzionare... in totale 60 miliardi di euro.. http://www.giornalettismo.com/archives/183003/laereo-militare-difettoso-che-litalia-comprera/

 

  By: pana on Martedì 27 Dicembre 2011 09:49

ma eì pazzesco !!! 110 milioni di euro per un km di alta velocita' !!!! sono 100.000 euro al metro !!! ipotizzando una larghezza di 10 metri per 2 binari salta fuori un costo di 10.000 euro al metro quadro !!! al minueto 8:50 di un sontuoso intervento del GRANDE TRAVAGLIO !! http://www.youtube.com/watch?v=LXp0Cg53RS0

 

  By: pana on Venerdì 23 Dicembre 2011 11:07

"le spese militati le possiamo tagliare, tanto la Svizzera nonci invadera a colpi di Toblerone !!!" http://video.repubblica.it/servizio-pubblico/spese-militari-gino-strada-un-tabu-da-due-miliardi-al-mese/84407?video=&ref=HREC1-12

 

  By: pana on Giovedì 22 Dicembre 2011 08:50

e la lega, che sbraita tanto in senato,dopo aver urlato al nord, tornano a Roma e si calmano e salvano Cosentino dall'arresto.. «È una vergogna», ha commentato Federico Palomba dell'Idv. «La Lega sbraita tanto nelle piazze e poi difende quello che i magistrati considerano il referente politico dei casalesi», ha tuonato Donatella Ferranti del Pd. «La Lega di fatto salva Cosentino», ha rincarato la dose Nino Lo Presti (Fli).

 

  By: Esteban. on Lunedì 19 Dicembre 2011 17:13

Blade, taglialo a metà ... se è un po amaro (non l'hanno lasciato a bagno per la fretta) fai un trito di cipolla di tropea e olio EX di oliva su una padella(con coperchio) ... aceto balsamico sale e pepe come preferisci e lascia a fuoco lento(con coperchio) sino a quando appassisce. ----- altrimenti se hai dei "cuori" dolci, lo tagli a spicchi sottili, lo passi in tempura e via sull'olio di oliva bollente , sali e poi vedi ... le foglie che restano ci fai il risotto ...

 

  By: Blade on Lunedì 19 Dicembre 2011 15:30

Il radicchio trevigiano ai ferri è una delizia Condito solo con un filo d'olio d'oliva E poi con il risotto te lo raccomando....

 

  By: Esteban. on Lunedì 19 Dicembre 2011 15:16

Il MEGA INDICATORE GALATTICO !!! non so se siete dei buon gustai, ad ogni modo questo radicchio si trovava l'anno scorso sui 8 euro al KG ... Li merita tutti, richiede un lavoro sovraumano ... Eppure ... Ora lo trovi sulle bancarelle a 2 euro al KG ... e non lo comprano ... c'è una crisi spaventosa se neppure questo va venduto a 2 euri al kg ... Direte Voi, ma i ristoranti sono pieni , pure gli aerei , e tutti vanno in ferie ... per quello non lo comprano ... approfittate gente (chi ne ha) perchè è una perla di radicchio ....

 

  By: gianlini on Lunedì 19 Dicembre 2011 11:27

anche qui, il Gianlini vi aveva avvisato con almeno una settimana di anticipo sul fenomeno di consumo, alla faccia della crisi! Duomo, Galleria e «Ab» La coda dei turisti da shopping Si avanza (e si spende) tutti insieme. Il nuovo rito. Abercrombie and Fitch, tempio della moda giovane. «Veniamo qui in gita» «Spesi i risparmi di tutto l'anno»MILANO - Ragazze, per cortesia non siate precipitose nella risposta, la domanda potrà sembrar banale però, concorderete, è obbligatoria. Del resto ci siamo appena sudati tre quarti d'ora di coda fuori al gelo e voi pure, guardatevi, avete le mani quasi atrofizzate. Abbiamo mantenuto la posizione respingendo tentativi di sorpasso di chi ci stava dietro il quale, furbetto, adduceva addirittura problemi di tenuta intestinale pur di farci pietà affinché gli cedessimo il posto. Poi finalmente è venuto il nostro turno, siamo entrati nel negozio e abbiamo resistito a quella pazzesca escursione termica con le botte d'aria calda sparate nella schiena, e ancora non ci siamo lasciati intimorire dalla musica da discoteca, tunz tunz tunz martellante, né le luci soffuse ci hanno accecato, né ci hanno stordito le fragranze dei profumi che la gente si spruzzava addosso facendosi in pratica una doccia pur di testarli tutti. Insomma, care ragazze, ora che la prova di resistenza è superata, ci dite perché siete venute qui? Le amiche sono in gita. Con l'oratorio. Il resto del pullman ha scelto le tradizionali soluzioni turistiche di giornata. Piazza del Duomo, Galleria. Le cinque hanno investito su Abercrombie & Fitch, che per ragioni di spazio d'ora in avanti chiameremo Ab.: hanno investito tutto, ma proprio tutto. «I miei mi danno una paghetta mensile di venticinque euro. Per fortuna ho svoltato coi nonni che m'hanno allungato un centone. "Vai e comprati i regali"». Non se l'è fatto ripetere. I regali, naturalmente, sono per se stessa. Idem le altre. Ab. è uno di quei posti che unisce oppure frantuma. Specie le famiglie. Lui, lei e due figlie sui dieci anni. Sono sul marciapiede in attesa di decidere. La discussione sale di tono. Oggetto: buttarsi o lasciar perdere? Queste le posizioni. «Voi siete matte, non vedete che casino?» (lui). «Bambine, davvero volete entrare?» (lei). «Mammina, in cinque minuti la fila finisce» (loro). La famiglia si piazzerà in coda. Con le seguenti differenti reazioni. «Una scelta da sceme» (lui, che scuoterà la testa all'infinito in un preoccupante crescendo di ritmo). «Bambine, vediamo di non spendere troppo» (lei, che inviterà il marito ad andare a farsi un giro, piuttosto). «Mammina, insieme ai maglioncini compriamo anche le magliette?» (loro, scalpitanti, indifferenti alla crisi del papà).Rebecca & Andrea, bella e timida, con una diga di gel sui capelli ed educato, sono di Abbiategrasso, in provincia. Scappano che hanno il bus. Van di fretta anche Luca ed Edoardo da Genova. Hanno dieci secondi per noi, parte il treno. «Siamo a Milano apposta per Ab., trecento euro di spesa a testa. Due tornate d'acquisti l'anno. Roba ottima. Ciao». A mettersi e rimettersi in coda si sentono tante cose. Un pescarese di 23 anni, che studia in Bocconi e gira il mondo, dice: «A New York i prezzi sono più bassi. Non per il dollaro. Qua speculano. Non cambia niente. Voltati». Un minuto prima chiudevamo noi la fila. Ci saranno almeno trenta persone che premono. Si dice che le code siano scientifiche. Cioè, quelli di Ab. le formerebbero apposta, scaglionando gli ingressi, sicuri dei risultati. In effetti c'è chi si mette in fila incuriosito dalla fila. Nella coda non mancano gli infuriati ipercritici che cedono in coerenza. «Ab. è un marchio bollito. In Canada viaggiava alla grande e lo indossano solo i poveracci» dice Marco Bevilacqua, comasco, 37 anni, single, incendiato in viso da una lampada eccessiva, che lascerà giù in felpe almeno almeno metà stipendio da magazziniere, 1.200 euro mensili. «Io entro a guardare e basta» giura Amedeo Pini, bergamasco tecnico di computer classe '56, che pedineremo in diretta venir mangiato dalla frenesia d'un acquisto. «Non prendo niente? Scherzi? Camicie splendide. Hai visto le commesse che bone? Fuori da Ab., in questo gruppone variegato e interamente italico - no giapponesi, no americani, no francesi - di clienti/curiosi, ci sono scolaresche imbizzarrite e signorotte che inchiodano gli occhi sui manzi all'ingresso, quei modelli scolpiti messi lì da Ab. per le fotografie con le mani delle donne che finiranno stese sui pettorali, sai l'invidia delle colleghe. Si lotta, si avanza, si spende tutt'insieme, è il posto giusto, passano un cingalese che vende rose e una vecchia rom che chiede l'elemosina, pioveranno monetine per entrambi, al diavolo la crisi, buon Natale anche a voi. Andrea Galli 19 dicembre 2011 | 9:21