Stupidi Uomini Bianchi

 

  By: Bullfin on Sabato 05 Marzo 2016 15:07

Parto dal presupposto di concrettezza. Gli immigrati in un contesto di economia debole e disoccupazione sono deleteri. Prima bisogna sprigionare il potenziale del loco. Ovvero, dare lavoro ai disoccupati con formule incentivanti, dare formule incentivanti a chi fa uno-due-tre figli e non cinque che così vanno tutti agli immigrati Detto questo a livello economico, a livello culturale l'osservazione di Gianlini sull'innesto di elementi machisti dagli immigrati è vero. Mi piace pero' fare da me...ovvero bisogna noi UOMINI, tirare fuori le palle...prendere in mano la situazione... Nel mio piccolo cerco di iniettare questa verve nel forum. Nella vita di tutti i giorni sono persona tranquilla, socievole, pero' se vengo attaccato reagisco sempre autoritariamente....ma solo se vengo attaccato... Non guardo in faccia se uomo o donna chi mi rompe le palle...ovviamente sul lavoro invece devo fare di neccessita' virtu'...ma visto che mi sono trovato con due donne che rompono i coglioni sto cercando altro... Vedete...cambio lavoro...non mi faccio mettere sotto...un caro saluto... Sia chiaro poi che non sono per dominare sulla donna. Se la donna sta al suo posto in un rapporto costruttivo e RISPETTOSO si forma un buon equilibrio senza che uno debba imporre, dominare, etc....

 

  By: gianlini on Sabato 05 Marzo 2016 14:40

Non tutti ovviamente, ma ad esempio Nello assisterebbe ad una robusta iniezione di maschilismo e spirito destrorsi, che non gli potrebbe non far piacere. In generale chi possiede immobili si giova dell'immigrazione, chi serve il mercato dei beni di largo consumo, chi investe in borsa, eccetera eccetera

 

  By: MR on Sabato 05 Marzo 2016 14:27

Non è questo il punto. Mi devi spiegare perché chi è anti-immigrato in realtà ci guadagnerebbe.

 

  By: gianlini on Sabato 05 Marzo 2016 14:08

Gano, hai elaborato un discorso al di la fi quanto avrei fatto io. Basterebbe il 53 % di donne e gay per avere sempre una maggioranza anti-islamici, dato che non avrebbero NIENTE da guadagnare. E invece sono proprio loro a volerli far entrare

 

  By: MR on Sabato 05 Marzo 2016 13:53

Non credo che Gianlini sia capace di un ragionamento del genere. Probabilmente è solo una delle sue sparate a *** , come dimostra la risposta che mi ha dato.

 

  By: Gano di Maganza on Sabato 05 Marzo 2016 13:24

#i#Gianlini> "Nello, l'abbiamo sottolineato anche altre volte. Quelli che si aprono a queste correnti migratorie sono quelli che ci hanno più da perderci (donne e gay),m quelli che le contrastano sarebbero in realtà quelli che più hanno da approfittarne."#/i# Non dico che quello di Gianlini sia un discorso sbagliato, ma messo così effettivamente non posso dare torto a MR che dice che non ci si capisce un gran che. Elaborare, please. Nell' attesa provo a farlo io.... donne e gay rappresentano più del 50% della popolazione, diciamo tra il 53% (stima di Gianlini con il 3% di gay sulla popolazione generale) e il 60% (stima che lessi da qualche parte con il 10%). Poi ci sono tutti gli altri che hanno da perdereci (perché aumenta la criminalità, le periferie diventano il Bronx, i salari si comprimono verso il basso etc. etc.). La butto lì, un 75 - 80% del resto? Si arriva facilmente all' 85-90% della popolazione generale che ha da perderci. Con un 10-15% che ne approfitta (perché può assumere mano d'opera a prezzi molto bassi, perché ci guadagna dalla loro rilocazione etc.). E' questo che volevi dire? Che è questo 15% che la contrasta di più? A me sembra un discorso un po' strano. Forse è per quello che ti hanno chiesto di argomentare.

 

  By: gianlini on Sabato 05 Marzo 2016 13:21

Mr, cosa c'è da argomentare?

 

  By: MR on Sabato 05 Marzo 2016 13:04

Gianlini, o la spieghi o taci.

 

  By: MR on Sabato 05 Marzo 2016 13:03

http://www.churchofsatan.com/pentagonal-revisionism.php Il programma del perfetto liberale einaudiano.

 

  By: gianlini on Venerdì 04 Marzo 2016 13:34

Nello, l'abbiamo sottolineato anche altre volte. Quelli che si aprono a queste correnti migratorie sono quelli che ci hanno più da perderci (donne e gay),m quelli che le contrastano sarebbero in realtà quelli che più hanno da approfittarne

 

  By: NelloManga on Venerdì 04 Marzo 2016 13:27

Ci scommetto il conto in banca che questo TESTICOLO FLACCIDO è uno di quelli che “l’accoglienza”, “la diversità è una ricchezza”, “bisogna accettare la società multietnica e multiculturale”, “ dobbiamo costruire ponti e non muri”, “siamo noi i veri bigotti” ... #i#^"Mi dicevano 'schifoso frocio', mi hanno riempito di botte"#http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/03/02/news/gay_aggressione-134623172/?ref=HREC1-32^. E' stato aggredito dal branco ed è finito all'ospedale. Un uomo di 34 anni è stato picchiato lunedì sera ... a Cremona. #b#Gli aggressori sono tre stranieri#/b# che avrebbero malmenato il cremonese perché è omosessuale ... "Nella palestra di corso Mazzini, che frequento, uno di loro mi prende in giro per il mio orientamento sessuale. Quando sono uscito l'altra sera ... mi sono trovato di fronte #b#lui e altri due, credo marocchini o algerini#/b#. Hanno iniziato a insultarmi dandomi del finocchio e poi mi hanno riempito di botte. Mi dicevano 'schifoso frocio'. Dicevano anche che al loro paese quelli come me vengono ammazzati.#/i# Com’è che dicono questi testicoli flaccidi? Ah già ... #i#... fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare ...#/i# E uno di questi lavori l’hai sperimentato TU, caro. E te l’hanno fatto i TUOI cocchi, caro.

 

  By: XTOL on Giovedì 03 Marzo 2016 18:46

è morto sergio ricossa. questo articolo dice chi era ^Io, liberale pentito.#http://www.rischiocalcolato.it/2016/03/io-liberale-pentito.html^ Da “il Giornale” – 12 Maggio 1999 Cinquant’anni fa mi pareva sufficiente dichiararmi, a richiesta, liberale einaudiano. Allora esisteva pure un partito liberale italiano, al quale credo di essere stato iscritto e del quale ho perso le tracce. L’ingenuità della giovinezza mi impediva di pensare che la libertà fosse più stuprata delle donne e che il suo stupro fosse il più impunito dei delitti; mi impediva di pensare che il voto democratico fosse, il più delle volte, fra le forme più truffaldine di abuso contro gli elettori. A poco a poco mi convinsi che c’era da vergognarsi a portare l’etichetta di liberale, ed era mortificante precisare: liberale einaudiano. Il fatto era che il povero Luigi Einaudi, sconsolato scrittore confesso di “prediche inutili”, riceveva omaggi informali soprattutto da coloro che in politica si impegnavano a realizzare il contrario delle sue idee. Scoprii che Luigi Einaudi era stato eletto presidente della Repubblica da partiti che desideravano sbarazzarsi di lui: “promuovere per rimuovere” (si sapeva che egli sarebbe stato un presidente neutrale). Oggi mi pare di intuire che, se l’Italia beatificherà un Einaudi, non sarà il padre Luigi, bensì il figlio Giulio, filocomunista, recentemente scomparso. Quanto ai partiti, mi resi conto che era tempo perduto bazzicarli, se non si mirava a una carriera politica redditizia al proprio portafogli e al proprio gusto di potere. Trovai le etichette dei partiti spudoratamente ingannevoli, nella pessima democrazia italiana. All’estero, poco meglio. I liberal anglosassoni non sono, o non sono più, della mia famiglia. Negli Stati Uniti scovai un Libertarian Party, anarco-individualista (all’incirca), e interessante perché parecchi suoi simpatizzanti consigliano di astenersi dal votarlo. Infatti essi consigliano di astenersi dal votare qualunque partito. Un partito libertario è una contraddizione in termini. Lotta per il potere allo scopo di non esercitarlo. Cerca di impossessarsi dello stato per sopprimerlo. Si organizza per disfare ogni organizzazione in nome dell’anarchia. Al massimo, un partito libertario può essere, per coerenza, un centro di informazioni sull’anarco-individualismo: uno dei tanti centri del genere, perché l’anarco-individualismo non ha un pensiero unico. È pensiero aperto, con una evoluzione ramificata in sempre nuove varianti. Ovviamente, fra queste varianti non c’è l’anarco-collettivismo della tradizione europea continentale, e tanto meno l’anarco-terrorismo, le cui bombe fanno stragi di innocenti. Sono però ammissibili altre varianti vecchie e nuove, a scelta. Se si ammette che gli individui sono diversi (ciascuno unico), si deve concedere che ognuno sia anarchico a modo suo. Wendy McElroy ha scritto: “Come scelta personale, la prostituzione non è uno stile di vita che vorrei mai intraprendere o consigliare. (Ma) come femminista non posso tralasciare le voci di donne che dicono che vogliono davvero lavorare come prostitute più di quanto possa tralasciare le voci di donne che dicono che sono state forzate ad assumere quello stile di vita e ne sono state danneggiate. (Sovente) il sesso nel quale sono coinvolte le prostitute è più onesto, aperto e decente di quello praticato dal presidente degli Stati Uniti”. Si può condannare moralmente quanto noi giudichiamo un vizio, e tuttavia chiederne la libertà di esercizio, se esso non offende diritti altrui. Si può e si deve. E se all’opposto ciò offende diritti altrui? A questo punto il libertario si trova alle prese con la sua massima tentazione: appellarsi a una forza pubblica punitiva. In altre parole: accettare che lo stato, il grande nemico, nasca e si giustifichi addirittura come unico valido difensore della libertà. Sappiamo che storicamente non è così. Nel momento in cui esso ci chiede il monopolio della forza, ci priva della libertà all’autodifesa. Ma, come scrive J. Neil Schulman, “il diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà richiede , in pratica, il diritto all’autodifesa”. Uno dei suoi libri si intitola significativamente Self control, not gun control (Centurion Press). Il secondo emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti ha finora trattenuto quel governo dal disarmare le famiglie. L’Europa è un altro mondo. Da noi i governi non si fidano delle famiglie. Le angariano con la scusa di difenderle, ma non le difendono. (Singolarissimo è il caso della Svizzera, dove il cittadino si porta a casa le armi del servizio militare). Schulamn fa osservare che l’America ha uno dei sistemi politici più stabili nel mondo, e il motivo è che un potenziale Lenin, un potenziale Hitler, saprebbe che sconfiggere o asservire l’esercito e la polizia non gli basterebbe; gli resterebbe da fare i conti con la gente comune capace di resistere armata. (Il caso svizzero porta ad analoga riflessione). Certi argomenti non sono nemmeno discussi in Italia. Qui da noi “stato” si scrive con la S maiuscola e si finge di considerarlo una divinità, ignorando che è una mera finzione giuridica. Lo stato sarebbe nulla senza gli uomini politici che lo animano, e costoro non sono superuomini. Sono uomini come gli altri, ma più pericolosi perché dotati di più potere, fra cui il potere fiscale di portar via e usare il denaro degli altri, a palate. Lo fanno, dicono, per “il bene comune”. Però l’unica definizione di bene comune e di interesse generale è tautologica: è quel che fanno i politici al potere, qualunque cosa facciano, compreso il rubare ai poveri per regalare ai ricchi. Se li eleggiamo si vantano di “rappresentare il popolo”, altro esempio di linguaggio ingannatore. Il popolo di cui parlano è quello dei loro clienti conniventi, che partecipano alla spartizione del bottino. I fatti storici dimostrano che è minimo il grado di democrazia quando è massima la percentuale dei voti raccolti dai governanti: 99,9% del totale. Sono le percentuali del comunismo sovietico. I dissidenti sono stati ammazzati o rinchiusi nel gulag. La differenza è che l’anarchico individualista non vota se non vuole votare, e non vuol votare se non è convinto che il voto (per eccezione infrequente) assesti una botta in testa al potere politico. Nemico del potere in sé, il libertario si preoccupa anche del potere economico. Non si azzarda mai a sostenere che il capitalismo sia buono o cattivo. Se interrogato in merito, risponde: dipende. C’è un capitalismo talvolta buono, un capitalismo così così, un capitalismo cattivo o pessimo. Anzi, poiché il libertario è individualista, egli bada alle persone in cui il capitalismo si incarna. C’è il capitalista talvolta buono, quello così così, quello cattivo o pessimo (ladro, truffatore, farabutto, eccetera). Ma l’esperienza storica insegna: il potere economico è tanto più pericoloso quanto più si allea ed è connivente col potere politico o, peggio che mai, col potere militare. Di qui l’avversione del libertario per il socialismo e il comunismo, in cui i due poteri, l’economico e il politico-militare, si integrano al massimo, si sommano e fatalmente diventano liberticidi. L’anarco-individualista non è asociale per principio. La contrapposizione individuo-società è stupida. Ogni società è formata da individui, che decidono liberamente di collaborare fra loro con vantaggio di tutti. La società è al servizio dell’individuo, non viceversa. Dello stato si può fare a meno (o si può ridurlo al minimo), della società, no, salvo che si rinunci agli enormi vantaggi della divisione del lavoro, così bene illustrati da Adam Smith. Hayek ha completato Smith osservando: “Siccome ogni individuo sa poco, e in particolare raramente sa chi di noi sa fare meglio, ci affidiamo agli sforzi indipendenti e concorrenti dei molti, per propiziare la nascita di quel che desidereremo quando lo vedremo”. Dunque, il libertario ha fiducia nella società libera. Il socialista non ha fiducia nella società, ritiene che essa vada guidata dal di fuori, da un pianificatore, una “esperta” autorità, un controllore al di sopra dei controllati. Così si avvia il circolo vizioso: chi controlla i controllori, e i controllori dei controllori… Dal circolo vizioso si esce solamente se si ammette il diritto della società di autogovernarsi. Ciò implica la tolleranza e il rispetto reciproco. Implica inoltre il diritto di secessione, come soluzione estrema per conflitti interni altrimenti insanabili. Implica il decentramento di tutto, e un estremo decentramento fiscale. Il libertario vuole il fisco in mano ai contribuenti, dopo aver ridotto la pressione fiscale al minimo (la prima condizione esige la seconda, e viceversa). È contro il non-profit ingannatore: attività in teoria senza fine di lucro, in pratica basate sul potere di costringere gli altri a cedere una parte del loro lucro legittimo. La beneficenza obbligatoria è “maleficenza”. Il libertario sceglie la sua patria e non vi nasce casualmente. Scegliere una patria vuol dire però accettarne le regole volontariamente adottate dai cittadini. Reciprocamente, i cittadini aprono le porte di casa, fino ai limiti della capienza, a chi si impegna a rispettare quelle regole, che sono in essenza regola di tolleranza. E sia chiaro: le regole di tolleranza non valgono verso gli intolleranti.

 

  By: temistocle2 on Giovedì 03 Marzo 2016 10:32

Ex direttore della Banca d'Inghilterra, Lord Mervyn King: La depressione Euro(pea) è una scelta "deliberata" ^Euro depression is 'deliberate' EU choice, says former Bank of England chief #http://www.telegraph.co.uk/business/2016/03/01/europes-depression-is-deliberate-eu-choice-says-former-bank-of-e^ Striking Admission By Former Bank Of England Head: The European Depression Was A "Deliberate" Act ^it validates what "that" 2008 AIG report predicted long ago, and certainly years before the European crisis was unleashed, namely that Europe would specifically create a financial crisis (as well as an environmental crisis, as well as terrorism) in order to fortify "Empire Europe." #http://www.zerohedge.com/news/2016-03-02/striking-admission-former-bank-england-head-european-depression-was-deliberate-act^

ma anche Galloni per la madonna... - GZ  

  By: GZ on Martedì 01 Marzo 2016 16:38

io conosco Galloni, ho fatto 3 conferenze assieme a lui, ne ho pure organizzata una con lui e Mosler, ma questo pezzo su ^ScenariEconomici#http://scenarieconomici.it/immigrazione-la-fine-delle-vuote-parole-di-nino-galloni/^ è assurdo. #ALLEGATO_1# Anche Galloni è vittima della propaganda "globalista" per la quale le centinaia di milioni di africani, arabi, pakistani, afgani ecc.. sarebbero un problema dell'Europa. Noi europei non c'entriamo invece proprio niente col fatto che, ad esempio, in Nigeria (paese ricco di petrolio a differenza dell'Italia), la popolazione sta esplodendo da 200 a 400 milioni (secondo le proiezioni), ma la vita fa schifo e molti vogliono venire qui da noi per venirne fuori. Lo stesso accade per quasi ogni paese africano, nordafricano, arabo e anche dell'Asia meridionale per cui ssistono oggi dai forse tre miliardi di persone, dalla Cina, India, Pakistan, Iraq...Egitto, Tunisia,Marocco..fino a tutta l'Africa i quali, nonostante un clima e risorse naturali non inferiori alle nostre, non sembrano capaci di avrere società ed economie decenti. Di queste enormi masse di gente una buona parte, forse 400 o forse 500 milioni, vogliono venire qui in Europa o altri paesi "bianchi" per godere della società ed economia che qui vi è stata creata. Non si tratta però di "immigrati anche loro come lo siamo stati noi", come recita la propaganda dei grandi giornali. I coloni italiani del 1880 o 1910 andavano in Canada, Argentina, Australia, USA per "colonizzare" cioè creare città, fattorie, ponti, strade, fabbriche, ospedali, scuole, laboratori... I nostri erano appunto COLONI, CHE CREAVANO UN ECONOMIA dove non c'era o era ancora in formazione e sviluppo. Queste masse di africani, nordafricani, arabi, afgani, pakistani non sono (per ora) in grado di far funzionare i loro paesi e vengono qui per inserirsi in un benessere che esiste già e goderne anche loro. Spiace dirlo, ma la verità è che se se vengono qui in massa trasformano anche l'Italia e l'Europa alla fine in una fotocopia dei loro paesi di origine. Per il semplice e ovvio motivo che una volta loro che siano la maggioranza, le cose funzioneranno più o meno come funzionano nei loro paesi. Non è difficile da capire: un paese pieno di romeni funzionerà come la Romania, un paese pieno di nigeriani come la Nigeria, un paese pieno di marocchini e tunisini come la Tunisia e il Marocco... Il motivo esatto di questo fenomeno storico non lo so e gli storici e sociologhi neppure. Si fanno tanti studi e si avanzano diverse ipotesi, ma l'unica cosa certa è che la REALTà è questa. E' essenziale distinguere tra la realtà e le sue possibili interpretazioni. Se fai ricerca universitaria è interessante chiedersi come mai di questo fenomeno per cui diverse etnie producono società diverse, se sei un normale lavoratore, padre o madre di famiglia o giovane disoccupato quello che conta è che questa è la realtà: i marocchini producono società meno attraenti degl olandesi, i pakistani sono peggio degli italiani in termini di economia e rispetto del prossimo. In attesa che si scopra i veri motivi di questo fenomeno occorre adattarsi a questa realtà pratica. E quindi cercare di tenere lontani arabi, africani e asiatici, impedire che diventino la maggioranza. Il nostro dovere è, se vogliamo sopravvivere come civiltà e società e se vogliamo un avvenire per i nostri figli, impedire a tutti i costi che arabi, nordafricani, cinesi, pakistani, rumeni ecc.. diventino la maggioranza nel nostro paese.

 

  By: Bullfin on Martedì 01 Marzo 2016 00:42

Qui vi è il teatro dell'eterno conflitto tra centro e periferia, tra potere in uno o potere in tanti, tra teoria e pratica, tra paternalismo degli altri e paternalismo da me stesso...è una dura lotta....