Fallimenti ed illeciti

 

  By: Morphy on Martedì 11 Ottobre 2011 10:50

Per il moderatore, "L'ELEZZIONE: Se nun pagava sprofumatamente te pensi che votava quarchiduno? Nu' j'è tornato conto a fa' er tribbuno, povero amico! Adesso se la sente! E spenni spanni, nu' lo sà nessuno li voti ch'ha comprato! Solamente quelli der Commitato Indipendente je so' costati trenta lire l'uno! Fra pranzi, sbruffi e spese elettorali, c'è Pietro lo strozzino che cià in mano quarantamila lire de cambiali! Un'antra de 'ste sbiosse, bona notte! La volontà der popolo sovrano je costa cara quanto una coccotte!" (TRILUSSA 1912) Siamo nel 1912 per cui nulla di nuovo sotto il sole!!! morphy

 

  By: baro on Martedì 11 Ottobre 2011 03:52

ma come Anti , il rimbalzo è finito ? si dovrebbe aver banzina fino a 1260 circa ... 16500 o magari nuovi max di periodo poi ho (abbiamo)comprato Apple , mi pianti in asso ? pensa positivo (come jovanotti )per ora ...

 

  By: antitrader on Martedì 11 Ottobre 2011 03:34

Ma quella cosa li' a Milano la sanno tutti da 10 anni, tutti tranne i padanari quelli che "non vedo e non sento". Il controvalore della transazione corrisponde con quello che si e' sempre detto e che tutti sapevano. Ad ogni modo Bossi e' stato un grande, infinocchiare 5/6 milioni di padanari per 20 anni non e' da tutti e non e' che abbia usato chi sa quali argomenti, gli e' bastata una sola parola "federalismo" parola che gli asini del nord associavano piu' o meno inconsciamente alla possibilita' di pagare meno tasse oppure evadere piu' facilmente. La cosa incredibile e' che nemmeno di fronte alle prove piu' schiaccianti molti si ravvedono, basta leggere i padanari del forum. Ciao ragazzi! P.S. Mi raccomando, non comprate proprio niente, il rimbalzo e' finito, adesso arriva la slavina, quella vera.

La Lega Nord è stata pagata ? - Moderatore  

  By: Moderatore on Martedì 11 Ottobre 2011 03:23

Questa storia emersa ora della Lega Nord che nel 2000 (quando si bloccò temporaneamente il finanziamento pubblico ai partiti) ^era in bancarotta e fu salvata da Berlusconi con 70 miliardi di lire e da allora è ricattabile#http://www.lettera43.it/politica/27888/facco-vi-dico-perche-il-senatur-non-mollera-mai-silvio_breve.htm^ sembra credibile. E' il difetto principale della democrazia parlamentare, non sai mai se i politici che eleggi e vedi in TV siano stati comprati e da chi (almeno se lo sapessi potresti giudicare meglio). A distanza di 10 o 20 anni si scopre spesso che qualcuno ha finanziato e pagato politici che pensavi avessero le loro idee e motivazioni. Magari non eri d'accordo con loro, ma pensavi che comunque non fossero burattini. Invece nella storia se indaghi un poco trovi che la maggioranza hanno dietro dei finanzieri e gruppi economici che li hanno finanziati, promossi di peso e poi ovviamente li ricattano e manovrano, che siano Churchill, Togliatti, Obama, Sarkozy o Bossi. Viene in mente la storia che Gore Vidal ha raccontato, riferitagli da John Kennedy direttamente di cui era amico, su Harry Truman, che nell'elezione del 1945 era dato per spacciato, sotto nei sondaggi e a secco di soldi, fino a quando gli portarono 2 milioni di dollari in contanti direttamente sul treno con cui faceva campagna elettorale... in cambio di un favore.... Viene in mente ovviamente Barack Obama ^finanziato di peso dalla famiglia dei miliardari Pritzker#http://www.guardian.co.uk/world/2008/nov/21/obama-white-house-pritzker-cabinet^, quelli degli hotel Hyatt, difficile trovare oggi al mondo un politico più manovrato da dietro le quinte per povero Barack. Aristotile diceva che l'unica forma di governo pulita è quella in cui ^i governanti è gente che ha abbastanza da vivere di suo#http://ancienthistory.about.com/cs/greekfeatures/a/democracyaristl.htm^, cioè sono benestanti, non hanno bisogno di soldi per essere eletti (non si poneva il problema di eleggere miliardari perchè allora non ce n'erano veramente) --------------------------------------------------------------------------------- Leonardo Facco, ex capo della redazione cultura del quotidiano la Padania negli anni '90, autore del libro "Umberto Magno" (Aliberti Editore) collaboratore di deputati leghisti a Montecitorio e profondo conoscitore del movimento lumbard. È stato tra i primi a raccontare che l'asse del Nord, architrave dell'esecutivo, si regge in realtà su un accordo economico siglato di fronte a un notaio dal Cavaliere e dal Senatùr nel gennaio del 2000, giusto l'anno prima dalle elezioni politiche del 2001 L'INTERVISTA A LUCIA ANNUNZIATA NON ANDATA IN ONDA. La storia è tornata alla ribalta domenica 2 ottobre, quando il giornalista Gigi Moncalvo, direttore della Padania dal 2002 al 2004 lo ha spiegato a Lucia Annunziata durante la trasmissione In mezz'ora. «Ma anche io, insieme con Mario Morelli (ex braccio destro del Senatùr ndr), lo avevo raccontato alla redazione di Potere nel marzo di quest'anno. E Morelli (morto un mese fa ndr) aveva spiegato per filo e per segno quello che gli aveva raccontato Bossi in persona». BOSSI E BERLUSCONI Poi però l'intervista non andò in onda. «Forse perchè la Annunziata non voleva creare scompiglio nel periodo in cui Enrico Letta stava cercando di fare un accordo con la Lega per far cadere Berlusconi», ipotizza Facco, mostrando i messaggi scambiati con la redazione del programma di viale Mazzini diretto dalla Annunziata. UMBERTO BOSSI E SILVIO BERLUSCONI - COPYRIGHT PIZZI La incredibile vicenda della cessione segreta del simbolo di Alberto da Giussano è avvalorata anche da un documento datato 28 giugno del 2000, quando l'amministrazione di Forza Italia garantì presso la Banca di Roma una fideiussione di 2 miliardi di vecchie lire a favore del Movimento Politico Padano. Nel documento, tra le clausole, si può trovare anche la disposizione per la banca di far credito al Carroccio senza speciali autorizzazioni. Di cosa parlano queste due pagine con il simbolo del primo partito di Silvio Berlusconi? Questo è il documento datato 28 giugno del 2000, che attesta su carta intestata di Forza Italia, l'accordo economico tra il signor Silvio Berlusconi e il signor Umberto Bossi. BERLUSCONI E BOSSI JPEG Cosa dicono? Giovanni Dell'Elce, allora amministratore di Forza Italia, ha firmato una pagina in cui c'è scritto nero su bianco di consegnare 2 miliardi al movimento politico Lega Nord. Il che dimostra che Berlusconi ha assistito economicamente la Lega in un momento molto delicato per le casse del partito. Ovvero ? La data non è casuale, era il 2000, anno in cui il movimento si trovava sull'orlo della bancarotta. Via Bellerio non aveva ossigeno, perchè la Lega aveva appoggiato il referendum proposto dai Radicali contro il finanziamento pubblico ai partiti, che passò. In quel momento si bloccarono tutte quelle entrate dal finanziamento pubblico. A quanto ammontavano i debiti? Una cifra esatta è impossibile da stabilire. Famiglia Cristiana nel 2001, parlò di 70 miliardi di lire . È questa la quantità di denaro che sarebbe stata versata da Berlusconi a Bossi per saldare tutti i buchi di bilancio. Ci sono una serie di indizi, avvalorati dai comportamenti della Lega Nord in questi dieci anni, che spiegano alla perfezione la politica attuale. In che senso ? Basta passare in rassegna tutte le leggi che ha voluto Berlusconi in questi anni: tutte appoggiate e votate dalla Lega. Lei sta dicendo cose molto gravi lo sa? Me ne rendo conto benissimo, ma del resto è la verità. Nonostante tutto, però, a volte il Senatùr ha fatto la voce grossa e ha minacciato di rompere... Sì e ci prende tutti per il c.... Andatevi a rivedere tutti gli ultimatum di Pontida, doveva finire la guerra in Libia, dovevano terminare persino le ganasce fiscali di Equitalia... Dove sarebbe stato siglato l'accordo? Presso un notaio di Milano di cui però non voglio rivelare il nome, non tanto per questioni di privacy, ma perchè non credo c'entri con tutta la vicenda. Ma effettivamente cosa accadde quel giorno ? Bossi si presentò insieme con i suoi uomini più fidati e Berlusconi. Fu solo l'inizio di una duratura alleanza che per prima cosa cancellò le querele miliardarie che la Padania aveva sul groppone ed erano moltissime, tutte intentate da Berlusconi contro Bossi, che è direttore politico del giornale. Nel '97 Umberto definì il premier un nano mafioso e piduista, tra le altre cose. Delle querele del giornale mi ha parlato anche Gianluca Marchi, allora direttore editoriale del quotidiano. Come si sviluppò l'accordo ? Era partito molto prima. Io, che stavo in redazione al giornale, vedevo alcuni giornalisti della redazione politica partire in missione per andare a incontrare gli esponenti di Forza Italia. Non incontravano solo Tremonti, ma anche Brancher, l'anima nera legata a Calderoli, l'uomo che ha riavvicinato Bossi a Berlusconi per quel patto firmato dal notaio. L'ex ministro breve per il federalismo era quindi un altro tassello importante di questo patto d'acciaio? Brancher non fu nominato per caso ministro per l'applicazione del federalismo. Era una cosa studiata. In quel momento partiva il processo Antonveneta nel quale Brancher era imputato, vicenda che ha a che vedere con Gianpiero Fiorani e i giri di Credieuronord. Quando fu costretto a dimettersi da ministro, aveva capito che non poteva ricorrere al Lodo Alfano, chiese il rito abbreviato, e fu condannato con sentenza definitiva. Ma Brancher, che è uomo d'onore, ha evitato la pena e ha impedito anche che alla sbarra andassero altri testimoni, come Roberto Calderoli. La posizione del ministro Calderoli fu archiviata. Ma quello era un altro procedimento. Lo avrebbero chiamato per i rapporti con Fiorani, che non sono mai stati smentiti, anzi. Torniamo al 2000. Perchè il Carroccio era sull'orlo di una bancarotta? Il dissesto finanziario all'interno della Lega era generale. Alla fine degli anni '90 c'è stata una serie di iniziative economiche che hanno portato il movimento a un passo dal fallimento. Stiamo parlando del caso delle cooperative padane, una sorta di coop rosse, poi finite in disgrazia. Quando fu fatto il punto della situazione, si scoprì che le cooperative padane avevano maturato perdite per un miliardo di lire. A cui andavano poi aggiunti altri debiti. Quali ? Il villaggio residenziale in Croazia, iniziativa voluta e finanziata da alcuni dirigenti della Lega. Ma poco chiara. Per esempio, l'atto notarile che mi avevano dato era falso. IL DOCUMENTO CHE PROVA IL FINANZIAMENTO ALLA LEGA E lei perchè aveva l'atto notarile? Ci avevo investito dei soldi anch'io. E ci persi 30 milioni di vecchie lire. Altri disastri finanziari ? Ce ne sono moltissimi. Oltre al più famoso di Credieuronord, la banca che creò un buco ultramiliardario, c'è per esempio il caso del terreno di Pontida. Non si sa quanto la Lega abbia incassato dalla vendita ai militanti dei Btp (Buoni del terreno di Pontida) organizzata per comprarlo. Poi al Carroccio è rimasto solo un triangolino. LEONARDO FACCO Ma è vero che di fronte al notaio fu ceduto anche il simbolo elettorale con Alberto da Giussano che impugna la spada ? Sì, l'uso del simbolo fu ceduto al Cavaliere Ma perchè queste accuse proprio adesso? I leghisti dicono che siete ex dissidenti che non hanno ricevuto la poltrona che pretendevano. Io non ho mai ricevuto incarichi di partito. Anzi, quando mandai a quel paese Calderoli perchè voleva che la mia casa editrice non si occupasse di argomenti scomodi alla Lega, rinunciai a un contratto da capo redattore alla Padania. Qualcuno l'ha mai smentita o querelata? Minacce tante, ma alla fine di querele zero.

 

  By: GZ on Martedì 11 Ottobre 2011 03:21

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  By: SpiderMars on Venerdì 18 Febbraio 2011 16:13

Si si.. sta facendo le prove io spero vivamente che tali rimangano.

 

  By: alberta on Venerdì 18 Febbraio 2011 15:12

Draghi parla già da Governatore BCE in pectore http://it.reuters.com/article/italianNews/idITLDE71H1AL20110218 Qui intanto si dovrebbe pretendere chiarezza su cosa sta succedendo.... http://www.finanzaonline.com/notizie/news.php?id=%257B2137167F-32BE-4D02-AF45-A62FD0EE4BA1%257D&folsession=9cd077cb524236128fd1e53afc0e90f5

 

  By: Esteban. on Giovedì 17 Febbraio 2011 18:00

^Watch Bernanke Thank Banking Committee For Making Him Regulator Of Everything, And Other Aspects Of Foreclosure Fraud#http://www.zerohedge.com/article/watch-bernanke-thank-banking-committee-making-him-regulator-everything^

 

  By: farenheit on Giovedì 17 Febbraio 2011 15:29

Visto che ero rimasto impelagato, per "fortuna", con una modica quantità di azioni nella madre di tutti i fallimenti e cioè in quel di collecchio, oggi, con mio sommo stupore mi sono visto recapitato nella cassetta della posta l'assegno circolare, emesso da RBS, con l'indennizzo a me spettante della Class Action statunitense. Non lo avrei mai creduto!!! Un tasso di recupero della fantastica percentuale del 1,5%, decimale più o meno. Certo, nel mio caso forse non basta a coprire le spese postali e di cancellerìa, ma vuoi mettere la soddisfazione nell'avere un autentico A.C. emesso dalla sede centrale di Royal Bank, of Scotland e proveniente dalla City di Londra? Non credo che lo verserò, ne farò un quadretto.

Questo sito sembra molto utile - gz  

  By: GZ on Mercoledì 21 Novembre 2007 14:37

grazie per la segnalazione in genere in Italia i mutui sono per meno del 100% del valore, comunque questo dimostra che le banche italiane sono le più protette del mondo, nel resto del mondo proprio non esiste che se il valore della casa di mercato cala ti chiedono altri soldi (del resto controllano tutto, dai giornali e settimanali a telecom) ^Questo sito sembra molto utile#http://sapienza-finanziaria.blogspot.com/^, lo raccomando, da informazioni che altrove non trovi ad esempio oggi su quanto è effettivamente protetto di un conto

 

  By: Senzaregole on Mercoledì 21 Novembre 2007 11:31

Buongiorno, guardate e leggete cosa si dice in giro... http://it.biz.yahoo.com/21112007/92/tutti-i-titolari-dei-mutui.html

ilSole24 titolò esultante: “Parmalat, Nextra rimborsa i bond - gz  

  By: GZ on Mercoledì 21 Novembre 2007 00:11

------------------- Beppe Scienza --------- Una transazione all’1% della somma in ballo è degna del Guiness dei primati. È talmente esigua da avere dell’incredibile, eppure è quella proposta per il crac Parmalat da Nextra sgr, ora Caam sgr, e poi trasmessa dal San Paolo di Torino alla sua clientela interessata. Pur trattandosi di una vicenda tutto sommato marginale, merita analizzarla nei dettagli, perché aiuta a capire lo spirito che anima in Italia banche e società del risparmio gestito, in barba ai nobili propositi sbandierati da Patti Chiari ec simili. Nella sostanza è impossibile una transazione maggiormente sbilanciata a favore della parte più forte, a danno di quella più debole. Da un lato il vecchio obbligazionista Parmalat vorrebbe il rimborso di tutto quanto perso, che non sarà il 100% perché ha comunque ottenuto azioni in cambio, ma per i prestiti quotati in Italia è vicino all’85%. Dall’altro lato la controparte non vorrebbe dargli nulla. E dove si colloca la proposta di compromesso? A livelli infinitesimali. Un meno 85% si riduce a una perdita dell’84%: una goduria! Meglio un cero alla Madonna. Conviene però fare un salto indietro e cominciare col San Paolo che subito nel 2004 era partito in pompa magna promettendo di difendere gli interessi dei suoi clienti vittime dei bidonisti di Collecchio. Aveva costituito il Comitato Parmalatbond Clienti Sanpaolo Imi, un’iniziativa intrepida e impavida per fargliela vedere a quei mariuoli di Tanzi, Tonna e coimputati vari. Fra questi nel processo Parmalat c’era però anche Nextra, allora del gruppo di Banca Intesa, la quale nel 2006 s’è fusa o, meglio, ha inglobato il San Paolo. Conclusione: contrordine camerati! Il 6-7-2007 il fiero e invitto comitato del San Paolo comunica agli aderenti che non li tutelerà più nei confronti di Caam-Nextra. Di colpo essa non fa più parte dei cattivi. I clienti del San Paolo si arrangino da soli. I nemici sono diventati alleati, anzi padroni. È vero che cane non mangia cane, ma già questa non è bella. Promuovono un comitato altisonante per difendere i propri clienti e poi, con un’agile piroetta, fanno un cambiamento di fronte che fa venire in mente il film dove Alberto Sordi dopo l’8 settembre esclamava esterrefatto “Gli americani si sono alleati coi tedeschi”. In realtà tali comitati di emanazione bancaria hanno un unico (e inconfessato) fine: tenere buoni i clienti, perché esitino e possibilmente evitino di fare causa alla propria banca. È chiaramente così per l’altra iniziativa simile imbastita dalle banche italiane, la Task Force Argentina (Tfa), che è riuscita a imbarcare 190 mila poveretti in un patetico ricorso a un certo Icsid, ottenendo la rinuncia a ogni pretesa contro di esse. Anziché aderire a tali messe in scena, meglio riprendere una vecchia tradizione e accendere un cero a sant’Antonio o san Gennaro. È ugualmente inutile, ma almeno è un atto devoto e pio. Il ruolo della stampa. Le banche possono però contare sul giornalismo economico che, salvo sparute eccezioni, è sempre pronto ad applaudire qualsiasi loro iniziativa. Partiamo da una domanda. Come presenterebbe il Sole 24 Ore la notizia di un velivolo con 100 passeggeri, schiantatosi al suolo con 99 vittime e un unico sopravvissuto? “Incolumi i passeggeri dell’aereo precipitato” oppure “Tutti morti, salvo uno”? Sicuramente col secondo titolo. Numericamente analogo è il caso in questione e quindi ci sarebbe stato d’aspettarsi un titolo analogo. Nextra per il 99% del valore nominale delle obbligazioni Parmalat non le rimborsa affatto e tutt’al più le rimborsa per l’1%. Volendo semplificare, si poteva scrivere che Nextra non rimborsava i risparmiatori. La differenza è che i giornalisti confindustriali non hanno le stesse premure nei confronti della compagnie aeree come nei riguardi delle banche e del risparmio gestito. Ecco quindi che quando venne proposto quel risibile indennizzo, il Sole 24 Ore pubblicò un articoletto di Mara Monti (5-5-2007, pag. 36) e lo titolò esultante: “Parmalat, Nextra rimborsa i bond”. Il che è ingannevole anche per altri due motivi. Primo: lo stesso termine rimborso è fuorviante: Caam-Nextra non ha rimborsato un bel niente, neppure l’1%. Ha comprato per un tozzo di pane la rinuncia a rivalersi su di essa. Secondo: i pochi spiccioli non sono previsti per tutti i risparmiatori obbligazionisti della Parmalat, ma solo per i pochi ammessi come parti civili nel suddetto processo. Quindi un titolo corretto era semmai: “Parmalat, Nextra vuole transare all’1%”. Che avrebbe fatto tutt’altra impressione. Un patto di sangue. Nel settembre 2007 il Comitato Parmalatbond del San Paolo trasmette quella che appunto è una proposta di transazione e non una regalia. E fa quasi spavento leggere gli impegni, i divieti, i vincoli ecc. che dovevano accettare entro fine ottobre i clienti del gruppo Intesa San Paolo per quell’irrisorio 1%. Una specie di patto firmato col sangue. Non devono solo astenersi, come è naturale, da “ogni e qualsiasi pretesa azionata e azionanda, in Italia e all’estero, nei confronti dei beneficiari della transazione nonché di tutti i loro rispettivi dirigenti, dipendenti, consulenti, surrogatari, assicuratori anche se cessati, compresi i signori Giovanni Landi, Marco Ratti, Antonio Cannizzaro, Marco Valsecchi…” e così via per 14 righe. Hanno anche rinunciato a diritti costituzionalmente garantiti, quale la libertà di parola. Per quell’1% hanno infatti dovuto impegnarsi “anche prima del pagamento del corrispettivo a non incoraggiare, sollecitare […], sia direttamente che indirettamente, azioni legali ecc.” nei confronti dei medesimi soggetti. Ammettiamo quindi che al bar o dal parrucchiere s’imbattano in un loro compagno di sventura, cioè in un altro obbligazionista Parmalat, e questi gli chieda come fare per recuperare qualcosa. In tal caso si guardino bene dal profferire una semplice frase del tipo: “Provi magari a fare causa alle società coinvolte nel crac”. Potrebbe sentirli un informatore di Caam-Nextra, che subito gli chiederà indietro le misere somme corrisposte, se non peggio.

 

  By: GZ on Venerdì 20 Aprile 2007 12:34

...sono stati concessi altri 19 patteggiamenti, alcuni indubbiamente notevoli. Come quelli per Francesca e Stefano Tanzi, figli dell’ex patron di Collecchio, che escono dal processo rispettivamente con tre anni e 5 mesi e 4 anni e 10 mesi di reclusione. Ad entrambi, così come agli altri 17 coimputati, tutti condannati a pene dai 3 ai 4 anni, sono stati sequestrati alcune centinaia di migliaia di euro, moto, auto di lusso, titoli. Alle parti civili sono stati riconosciuti 120 mila euro come spese per la costituzione e la rappresentanza in giudizio. Ma a nessuno verrà mai applicata la pena o dovrà tornare in carcere, grazie all’indulto, che leva automaticamente tre anni a ogni condanna. Ricordate? 14,5 miliardi di euro svaniti nel nulla grazie alla gestione piratesca dell’azienda e alla voracità delle banche che l’avevano trasformata nel loro cestino della spazzatura. Eppure perfino Calisto Tanzi, il «Cavaliere Bianco» di fronte al quale tanti politici in passato si erano inchinati (e poi, a suo dire, rialzati con le tasche piene), chiederà di patteggiare al processo milanese. Lo aveva già fatto in udienza preliminare due anni fa ma il gip aveva respinto la richiesta. Ora ci riproverà. «Forse chiederemo una pena di due anni e 7 mesi», spiega l’avvocato Giampiero Biancolella che insieme al collega Fabio Belloni ha sempre difeso l’ex re di Collecchio. Fausto Tonna, il suo ex braccio destro, era già uscito dal processo con la stessa formula di rito abbreviato a due anni e 6 mesi di reclusione. E così avevano fatto il fratello e il figlio dell’ex patron, Giovanni e Stefano (1 anno e 11 mesi), il consulente del gruppo con studio a New York, Giampaolo Zini (2 anni), gli ex direttori finanziari Alberto Ferraris e Luciano Del Soldato (1 anno e 6 mesi e 1 anno e 10 mesi). Le condanne milanesi andranno poi ulteriormente ridotte per la continuazione con quelle di Parma. Ieri a Milano si è raggiunto l’accordo tra procura e le due società di revisione coinvolte nelle indagini. La Deloitte & Touche ha concordato con la procura una pena pecuniaria di 80 mila euro e il risarcimento agli obbligazionisti pari all’1,40% del valore nominale delle azioni Parmalat al dicembre 2003. Duecentomila euro invece la pena concordata dalla società di revisione Dhiantus con la confisca di 1 milione di euro, ritenuto provento di reato. «Più di così - dice un pm - non potevamo fare».....

 

  By: gianlini on Martedì 06 Marzo 2007 11:50

ma 100 milioni di euro non erano poi molti, considerato l'attivo di Coppola.... misteri della finanza

 

  By: GZ on Martedì 06 Marzo 2007 00:37

compravano in borsa le banche con i soldi delle banche --------------------------------------- E FIORANI SPIEGA AI GIUDICI GLI AFFARI TRA COPPOLA E ZUNINO Da “Milano Finanza” Il rapporto con Danilo Coppola, la sua partecipazione alla scalata ad Antonveneta egli affari dell'immobiliarista romano con Luigi Zuníno: Nel corso dell'incidente probatorio del 29 maggio 2006 l'ex a.d.della Bpi, Gianpiero Fioraní, racconta la sua verità. FIORANI - «Il rapporto col dottor Coppola è datato da due anni e mezzo, prima del suo ingresso nel capitale di Antonveneta. L'operazione è un'operazione che era stata propiziata da Efibanca per un finanziamento per l'acquisto di un albergo a Roma e da lì è nata poi la conoscenza col dottor Coppola. E l'investimento che il dottor Coppola ha fatto in azioni Bnl, è stato finanziato inizialmente da mezzi e risorse personali e poi supportata successivamente da affidamenti messi a disposizione da altre banche. Si rivolse a noi il dottor Coppola, nel gennaio o febbraio del 2005 per richiedere una linea di credito destinata all'acquisto di azioni, fra le quali anche Bnl, ma non solamente Bnl. L'affidamento, se non ricordo male, fu di 100 milioni di euro e supportato da garanzie sia di quote si società immobiliari, che di quote di partecipazioni in società mobiliari cioè a loro volta, se non ricordo male, le azioni IPI, che erano azioni di un'azienda quotata in borsa da lui appena comprata dal cavalier Zunino». (Gianpiero Fiorani-f.Lapresse) GIUDICE - «Scusi, fu Zunino a presentarle Coppola?» FIORANI - «Fu Coppola a presentarmi Zunino nel rapporto di dare /avere. Fra le parti c'era l'opportunità da parte di Coppola a effettuare un pagamento per un acquisto di un immobile effettuato da Zunino. Il pagamento avvenne mediante cessione di un ramo d'azienda, che a sua volta conteneva azioni Antonveneta. Con questa acquisizione, con questo corrispettivo, il cavalier Zunino divenne socio della Antonveneta e anche lui manifestò apertamente l'appoggio al nostro progetto». PM FUSCO - «Qual era l'esposizione del gruppo Coppola verso Banca popolare italiana?» FIORANI - «All'inizio dell'operazione, quando si apriva il fronte di affidamento Coppola, erano 100 milioni di euro: Ma non erano affidamenti consistenti per il gruppo Coppola, considerando l'entità patrimoniale e la sua consistenza di beni immobili. Erano affidamenti che orientavano in...» PM FUSCO - E successivamente, è passato a...» FIORANI - «Si ampliò per effetto di finanziamenti, non mi ricordo al cifra precisa, per finanziamenti ipotecari destinati...» PM FUSCO - «E fino a che cifra arrivò?» FIORANI - «Io mi ricordo fino ai 300 milioni di euro» PM FUSCO «E qual era l'impegno di Coppola in Antonveneta?» FIORANI - «Era l'1,70% quindi circa un...» PM FUSCO - «In termini...» FIORANI - «Eh, forse 70 o 60/70 milioni di euro».