Fallimenti ed illeciti

Re: Fallimenti ed illeciti  

  By: shera on Giovedì 24 Novembre 2016 16:53

Secondo me Draghi si inventa  un modo per comprare i BTP o farli comprare alle banche


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Re: Fallimenti ed illeciti  

  By: duca on Giovedì 24 Novembre 2016 11:12

Prova

Il caso del fallimento delle banche italiane  

  By: G.Zibordi on Martedì 18 Ottobre 2016 12:07

Qui un articolo di Reuters in cui si spiega in dettaglio il casino delle 4 banche italiane fallite

 

 

  By: pana on Mercoledì 03 Settembre 2014 10:34

l Argentina tenta il cambio di giurisdizine dei bond per pagare di meno ma un giudice americano lo vieta, ma se sono sovrani ( con loro moneta e banca centrale indipendente) che gli frega del giudice americano? Continua il braccio di ferro tra Argentina e Stati Uniti sui tango bond. Ieri, il giudice statunitense Thomas Griesa ha definito "illegale" il tentativo dell'Argentina di cambiare giurisdizione e agende di pagamento dei bond ristrutturati. Nei giorni scorsi il governo di Cristina Fernandez de Kirchner ha annunciato l'iniziativa del suo governo di riportare la giurisdizione a Buenos Aires, bypassando il blocco da parte della giustizia americana, nel tentativo di pagare i detentori di

 

  By: gianlini on Lunedì 21 Luglio 2014 07:24

pana, eddai lo sanno tutti che quella della stampa è una semplificazione che contiene elementi di verità e condizioni che devono essere soddisfatte (ad esempio che i suoi cittadini siano dei lavoratori seri) anchen la Russia costruisce il suo budget statale sul prezzo del greggio, mica sulla qauntità di inchiostro presente nelle stampanti

 

  By: pana on Lunedì 21 Luglio 2014 06:12

Un paese a svranita monetaria e valutaria non andra mai in default, e l uomo della strada si chiede " ma perche non aprno le stamparie allora " "The Argentine government appears determined to default. We hope it chooses to avoid this dead-end path," a spokesman for NML Ltd, a division of Elliott Management Corp, said in a statement http://www.24hgold.com/english/news-gold-silver-argentina-determined-to-default-second-time.aspx?article=5661129606H11690&redirect=false&contributor=Mish&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

 

  By: defilstrok on Martedì 08 Luglio 2014 09:39

Eccola qua, fresca fresca. Dopo aver tergiversato qualche giorno, pochi minuti fa c'è stata la decisione del parlamento austricao: LOWER HOUSE OF AUSTRIAN PARLIAMENT PASSES LAW IMPOSING LOSSES ON SOME HYPO ALPE ADRIA SUBORDINATED CREDITORS.

 

  By: defilstrok on Martedì 08 Luglio 2014 09:39

Eccola qua, fresca fresca. Dopo aver tergiversato qualche giorno, pochi minuti fa c'è stata la decisione del parlamento austricao: LOWER HOUSE OF AUSTRIAN PARLIAMENT PASSES LAW IMPOSING LOSSES ON SOME HYPO ALPE ADRIA SUBORDINATED CREDITORS. Nel frattempo in Ungheria stanno provvedendo a cambiare qualche legge pure loro riguardo alle banche

 

  By: defilstrok on Martedì 08 Luglio 2014 09:39

Eccola qua, fresca fresca. Dopo aver tergiversato qualche giorno, pochi minuti fa c'è stata la decisione del parlamento austricao: LOWER HOUSE OF AUSTRIAN PARLIAMENT PASSES LAW IMPOSING LOSSES ON SOME HYPO ALPE ADRIA SUBORDINATED CREDITORS.

Il più grande scandalo degli ultimi 20 anni - Moderatore  

  By: Moderatore on Sabato 05 Luglio 2014 17:25

Stock: SEAT

Il più grande scandalo degli ultimi 20 anni in Italia, ^Seat Pagine Gialle, da cui i fondi di private equity "avvoltoio" e altri furbacchioni hanno succhiato 6 o 7 miliardi di euro#http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/05/seat-pagine-gialle-in-15-anni-spariti-8-miliardi-di-euro-e-nessuno-se-ne-accorto/1041006/^. A Seat è stata applicata la tecnica "americana", con cui compri una società senza avere i soldi, con del debito, appena la controlli ti fai pagare mega dividendi di miliardi anche se la società non ha i soldi (oppure la fondi con il veicolo finanziario che hai usato e che è indebitassimo….). In questo modo trasformi una società sana in una indebitatata fino ai capelli e così ripaghi i tuoi debiti e ti arricchisci, la società comprata fallisce…. ed è anche legale (o quasi)…. Questa tecnica è stata inventata Milken, Boesky, Icahn e soci negli anni '80 in America e scava buchi dentro le società che poi un bel giorno falliscono di colpo. ^Ad es. sta fallendo Radioshack, la mega catena di negozi di apparecchiature elettriche#http://en.wikipedia.org/wiki/RadioShack^ che non ha mai perso soldi come conto economico, tutti in America vanno nei suo negozi, ma i finanzieri l'hanno comprata con debito, poi riempita di debiti per ripagarsi i loro debiti…Con Seat lo hanno fatto due volte in dieci anni e l'hanno rovinata. Chi ci ha rimesso sono gli azionisti Seat, gli azionisti Telecom e i dipendenti…. Bella la stampa finanziaria italiana che non dice mai niente, bella la magistratura che non ha mai incriminato nessuno per Seat (in compenso oggi incrimina Scaroni, capo di ENI, perché ha pagato una tangente in Nigeria, ai nigeriani, come è il costume locale, per avere la concessione). Ah… e dentro la storia c'è anche il figlio di Armando Cossutta, l'ultimo stalinista del PCI, Dario Cossutta ---- dal FQ ------ Altro che tangenti. Se volete fare soldi facili quello che ci vuole è un bel fondo di investimento con cui spolpare una grande società quotata in Borsa. Il caso Seat Pagine Gialle è da manuale. Nel 2000 le sue azioni quotavano più di 7 euro, oggi il prezzo è misurato in decimillesimi di euro. O, se preferite, quindici anni fa la società valeva almeno 8 miliardi di euro, oggi ha una capitalizzazione (valore complessivo di tutte le azioni) attorno ai 25 milioni. In questi casi si parla impropriamente di “distruzione di ricchezza”. In realtà nella finanza, a meno che qualcuno non dia fuoco alle banconote, nulla si crea e nulla si distrugge. Più corretto è dire che i risparmiatori, i 5 mila lavoratori (a tanto sommano dipendenti agenti e indotto) e i fornitori della Seat sono stati derubati per miliardi di euro nella consueta totale indifferenza delle autorità di controllo. Non c’è bisogno di complicati algoritmi finanziari, basta padroneggiare l’addizione (e soprattutto la sottrazione) per capire in quali tasche si sono infilati gli 8 miliardi (pari a un Mose e mezzo) apparentemente scomparsi. Nelle ultime settimane sono venuti al pettine i nodi di uno scandalo in grado di far impallidire il crac Parmalat. Alla Procura della Repubblica di Torino è aperto da tempo un fascicolo sui misfatti compiuti negli anni dalla meglio gioventù della finanza italiana. L’assemblea degli azionisti Seat ha avviato un’azione di responsabilità contro i manager del passato chiedendo indietro danni per 2 miliardi e mezzo di euro. Tra gli accusati i più bei nomi della finanza italiana, a cominciare dall’ex consigliere d’amministrazione Gian Maria Gros-Pietro, oggi presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, la prima banca italiana. Nella lista, oltre all’ex amministratore delegato Luca Majocchi, che se n’è andato nel 2009 con una buonuscita da 10 milioni di euro come premio per aver sfasciato l’azienda, finanzieri di rango come il docente bocconiano Maurizio Dallocchio, l’ex numero uno della Banca Commerciale Lino Benassi, i due boss della Investitori Associati Antonio Tazartes e Dario Cossutta, figlio del noto leader comunista Armando. L’anno scorso il presidente della Seat Guido De Vivo ha chiesto e ottenuto l’ammissione al concordato preventivo con i creditori, ed è la prima applicazione della nuova legge che, sul modello del cosiddetto chapter eleven americano, lascia al consiglio d’amministrazione la gestione della crisi anziché commissariare l’azienda. Mercoledì scorso il presidente della commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti, ha convocato De Vivo in audizione per vederci chiaro: “Il concordato preventivo in continuità, introdotto per favorire la difesa del tessuto industriale, può trasformarsi se mal gestito in uno strumento di speculazione finanziaria –spiega l’esponente Pd – e nel caso Seat colpisce che la società sia stata scalata dai cosiddetti fondi avvoltoio senza passare attraverso strumenti soggetti a sorveglianza come l’offerta pubblica di acquisto”. Incredibile ma vero. La Seat ha 1,5 miliardi di debiti finanziari, e trovandosi allo stremo ha approvato la conversione di quel debito in azioni. Il problema è che quel debito, essendo in capo a una società considerata decotta, è stato rastrellato da società internazionali specializzate per pochi euro: titoli per 1,5 miliardi nominali sono finiti in poche mani forti per non più di 150-200 milioni. Il problema è che queste sono solo voci di mercato o supposizioni: fra qualche settimana il 99,75 per cento delle azioni Seat saranno in mano a entità misteriose, di cui la stessa Consob non conosce l’identità. Ma la Seat – benché le sue Pagine Gialle siano azzoppate dall’evoluzione della tecnologia – ha ancora 400-500 milioni di fatturato, un migliaio di dipendenti, 1.300 agenti, 2.000-2.500 persone che lavorano nell’indotto (soprattutto nei call center), e soprattutto – azzerato il debito con la conversione, un centinaio di milioni di liquidità in cassa. Insomma, i “fondi avvoltoio” potrebbero aver fatto l’ennesimo buon affare. Il brutto è che per realizzarlo fino in fondo potrebbero fare altri danni all’impresa, alla cosiddetta economia reale. Cioè ripetere le nefandezze che sulla Seat sono già state commesse fin troppe volte, seguendo l’unica regola aurea del capitalismo finanziario italiano: incassa lauti guadagni chi non ha investito un solo euro di tasca sua e sa come far pagare ad altri tutte le perdite. All’inizio Seat faceva gli elenchi telefonici e le Pagine Gialle per Telecom Italia. Un ottimo business, prima di Internet le aziende pagavano un sacco di soldi per farsi pubblicità sulle Pagine Gialle. E quando un business è buono il politico non resiste alla tentazione di svenderlo. Nel 1997, alla vigilia della privatizzazione di Telecom Italia, il governo decide di scorporare la Seat e venderla a parte a una variopinta cordata della quale fanno parte, tra gli altri, Comit, De Agostini, Investitori Associati, Bc Partners e Cvc Capital Partners. Il brillante affare è concluso da un vero e proprio dream team: Romano Prodi (presidente del Consiglio), Carlo Azeglio Ciampi (ministro del Tesoro), Mario Draghi (direttore generale del Tesoro) e, guarda chi si rivede, Gian Maria Gros-Pietro (presidente dell’Iri, il gruppo statale proprietario di Telecom). La scatola finanziaria che si chiama Otto (tanti sono i suoi soci) paga il 61 per cento della Seat 845 milioni di euro. Il prezzo è talmente basso che pochi mesi dopo la Otto recupera i primi 600 milioni distribuendo con un dividendo straordinario parte della ricchezza che Seat ha in pancia. A settembre ’99, a meno di due anni dall’acquisto, la Otto viene fusa con la Seat, così il debito fatto per acquistare le Pagine Gialle finisce dentro la società comprata. All’inizio del 2000 il grande colpo: la Seat viene rivenduta a Telecom Italia, che nel frattempo è stata scalata da Roberto Colaninno prendendo i soldi in banca e poi ficcando il debito nella società comprata. I raffinati chiamano questo sistema leveraged buyout. Colaninno strapaga quel 61 per cento: 5 miliardi di euro per azioni vendute appena due anni e mezzo prima per 845 milioni, ma nel frattempo spolpate del maxi-dividendo da 600 milioni e caricate del debito fatto dalla Otto per l’acquisto. In ogni caso i soci della Otto si mettono in tasca 5 miliardi, più 600 milioni di dividendo straordinario, senza aver investito un solo euro. Passano tre anni e Marco Tronchetti Provera, che nel frattempo ha rilevato con la sua Pirelli il controllo di Telecom Italia, rivende la Seat. La cordata acquirente è formata da tre dei soliti noti (Bc Partners, Investitori Associati, Cvc) più il Fondo Permira. Pagano per il solito 61 per cento 3,1 miliardi di euro, mentre la Telecom rivende per 3 ciò che ha pagato 5 tre anni prima. Ma il bello deve ancora venire. I quattro fondi acquirenti ripetono la consueta manovra. Prima fondono la Seat nel veicolo Spyglass utilizzato per l’acquisto, ficcando nelle casse Seat il debito contratto con le banche per l’acquisto e truffando di fatto gli azionisti di minoranza, stando alle accuse dell’azione di responsabilità. Non solo. Subito dopo la fusione, la Seat decide di distribuire un dividendo straordinario di 3,6 miliardi di euro, 2,2 dei quali finiscono in tasca ai quattro fondi che ne hanno speso 3,1 per comprare il controllo della società. Siccome Seat è già spolpata, per dare il dividendo si indebita, ed esibisce una perizia firmata Lehman Brothers (guidata in Italia da Ruggero Magnoni, recentemente arrestato per la bancarotta Sopaf) secondo cui il debito di 3,6 miliardi è sostenibile in prospettiva grazie ai profitti futuri previsti, ma solo fino al 2010, quando Seat dovrà indebitarsi per altri 1,7 miliardi per pagare le rate. Nel 2012 l’ultima coltellata a un’azienda ancora viva per miracolo. Soffocata dai debiti contratti per far contenti gli azionisti di controllo, la Seat decide di convertire in azioni le obbligazioni in mano al veicolo Lighthouse, per nominali 1,3 miliardi che però con il noto meccanismo sono stati rastrellati a prezzo vile da “fondi avvoltoio” dai nomi esotici come Anchorage, Marathon o Monarch. Per la conversione in azioni di un debito che non vale sul mercato più di 200 milioni, Seat paga 85 milioni di euro a consulenti e studi legali, naturalmente i soliti bei nomi della finanza. I creditori diventano così padroni e mettono al vertice De Vivo, in passato uomo di fiducia di Romain Zaleski –noto per il buco da un paio di miliardi di euro scavato nei conti delle maggiori banche italiane –. De Vivo scopre che i conti della Seat sono molto peggiori di quanto veniva detto dal precedente management ed è costretto a svalutare dei cespiti patrimoniali ai quali i precedenti amministratori avevano attribuito valori quantomeno ottimistici. Il 5 febbraio 2013 De Vivo chiede l’ammissione al concordato preventivo dal quale Seat non è ancora uscita. Ma quel giorno il titolo in Borsa ha già perso l’80 per cento del valore nei dieci giorni precedenti. Come mai? Perché i “fondi avvoltoio” che hanno nominato De Vivo, chissà come, hanno intuito che stava per arrivare il ricorso al tribunale per far fronte ai debiti e si sono sbarazzati di corsa delle azioni, ficcando titoli ormai senza valore in tasca a investitori meno informati di loro. La Consob ha reagito al sospetto fuggi fuggi degli azionisti di controllo con la flemma cara al suo presidente Giuseppe Vegas, l’uomo convinto che, tra i suoi obiettivi, lo sviluppo del mercato finanziario abbia la priorità sulla più prosaica caccia al ladro, e quindi più incline alla moral suasion che alla sanzione. Infatti a sedici mesi da quelle incredibili vendite alla vigilia della richiesta di concordato preventivo dalla Consob sappiamo solo che sono stati fatti accertamenti e che ci faranno sapere.

 

  By: OTM on Mercoledì 12 Ottobre 2011 13:59

leonardo facco del movimento libertario ha pubblicato un libro intitolato "umberto magno".. molto ben fatto e documentato. http://www.movimentolibertario.com/umberto-magno/

 

  By: baro on Mercoledì 12 Ottobre 2011 03:03

l'unica forma funzionante di democrazia , è quella limitata ... l' ARISTOCRAZIA , dove i votanti sono pochi , i governanti le teste migliori e il popolo non mette becco ... per assurdo , il nostro paese che è il massimo dell'espressione democratica , dove anche i deficienti hanno diritto di parola e alzano la voce , è quello dove le cose non funzionano mai e dove le decisioni non vengono mai prese ... questa è diventata una Kakistocrazia ... i governi dei peggiori (da 40 anni a questa parte ) Questa è un'idea di Platone , da "La Repubblica" .... la trovo piu' efficiente per i contestatori del modello suggerito , consiglio la lettura di questo illuminante articolo di un blogger keinpfusch .. alla voce , scusate ma usa un gioco di parole ovviamente " merdocrazie " del 15 agosto 2011

 

  By: muschio on Mercoledì 12 Ottobre 2011 02:28

"Lasciamo stare i greci che sono praticamente in Default ..." ahahahahahah bella!

 

  By: Esteban. on Mercoledì 12 Ottobre 2011 02:09

lasciamo stare i greci che sono praticamente in Default ...

 

  By: traderosca on Mercoledì 12 Ottobre 2011 01:39

" Aristotile diceva che l'unica forma di governo pulita è quella in cui i governanti è gente che ha abbastanza da vivere di suo, cioè sono benestanti, non hanno bisogno di soldi per essere eletti" quindi Berlusconi,anche Aristotile l'avrebbe votato!!!