Genesi di un crash

Re: Genesi di un crash  

  By: muschio on Venerdì 08 Novembre 2019 06:54

Adesso Tuco ti dovrai sorbire il pistolotto vaneggiante del cane di Mustafa' :(

Re: Genesi di un crash  

  By: Tuco on Venerdì 08 Novembre 2019 06:45

Sta nelle riflessioni del post precedente la grandezza del Keynes, una delle menti più brillanti che abbia mai calcato la terra.

L’odio, la feroce avversione verso il K. di gente come Hayek, i libberisti, i monetaristi, gli “Austriaci”, sta solo nel fatto che questi forniva la ricetta per la liberazione dell’uomo comune dalla miseria, svelava il segreto, e questo non poteva essere gradito all’oligarchia, che necessitava di ordine, sottomissione, obbedienza, - e quindi miseria - per poter prosperare e tiranneggiare la società.

L”Austerity” , il deficit ZERO ( badate bene, in assenza completa di inflazione! ), sono un tentativo di restaurazione da parte dei reazionari oligarchici.


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Re: Genesi di un crash  

  By: Tuco on Venerdì 08 Novembre 2019 06:36

Hai lo stabilimento - che produce il 70% della domanda nazionale, e di altissima qualità -, hai gli operai...

Ergo, chiudere la fabbrica perché non ci sono soldi è un’idea da gente col Q.I. limitato.

Il capitalismo è solo una maniera più efficiente di mandare avanti una società, per il resto,

anche una nazione ad economia collettivista può tranquillamente andare avanti, anche se con una minore produttività.

Se hai le materie prime ( che si comprano volendo anche fuori per il giusto prezzo ), la manodopera, gli skills, gli attrezzi;

fermarsi perché ‘ non ci sono i soldiii! ‘ , ‘ c’è il debbitoooo ‘ è roba da deficienti.

I  “soldi” sono solo una questione tecnica per uno stato. Uno stato non ha e non deve avere i vincoli di una famiglia.


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Re: Genesi di un crash  

  By: antitrader on Venerdì 08 Novembre 2019 01:01

Chi pensa di rimettere in carreggiata il paese puntando sull'informatica e' fora di zuc.

Tutti i paesi europei, Francia, Germania, Innghilterra, Finlandia (con la Nokia) han dovuto

cedere, ormai da 30 anni, il passo agli americani e cinesi.

Il software e' roba americana, l'hardware e' roba cinese. Tra le altre cose perfino giganti

quali Compaq, Dell, Siemens etc... han dovuto alzare bandiera bianca, e nemmneo HP

se la passa molto bene.

Voler rincorrere un settore dove cambia lo scenario ogni 12 mesi e roba da fuori di testa.

Ma poi non ho capito una cosa, hai la Germania che e' tutta una fabbrica e noi, con le

pezze al cul, facciamo gli schizzinosi?

Se non siamo ancora falliti (ma falliremo) e' per via delle esportazioni che vanno bene,

e che cosa esportiamo? Manifattura piu' o meno a bassa tecnologia.

Ah gia', noi dobbiamo vivere di cultura, come dice quella capra di sgarbi, si si, facciamo

la cultura cosi' poi finmiamo tutti alla caritas (a guardare i quadri).

 

 

 

 

Re: Genesi di un crash  

  By: traderosca on Venerdì 08 Novembre 2019 00:43

"quello che nella storia ha sempre distinto gli italiani è il cervello, che poi à la roba a massimo valore aggiunto

l'Italia deve concentrarsi ed investire esclusivamente in questo e lasciar perdere la bassa manovalanza in cui contro turchi cinesi indiani russi vietnamiti e via dicendo straperdiamo in partenza"

 

Willys, purtroppo ci siamo distinti nell'era industriale nella manifattura tradizionale,ma aimè sono sorti altri:cinesi,indiani,turchi,vietnamiti,ecc.ecc

che straperdiamo,non è stato fatto nessun investimento nei settori avanzati sin dalle origini dell'informatica e le colpe sono molteplici,ripartite tra politici e

industriali.Ora risalire la china è impresa titanica quasi impossibile.

Re: Genesi di un crash  

  By: lmwillys1 on Venerdì 08 Novembre 2019 00:29

a me sembra tanto ovvio, non abbiamo miniere materie prime ecc. ... pensare all'acciaio non è il caso, vale per gli inglesi e anche per noi

 

nei decenni di quelli 'capaci' osannati dall'informazione serva si è sempre costantemente tolto a istruzione e ricerca, è ora di fare esattamente l'opposto


 Last edited by: lmwillys1 on Venerdì 08 Novembre 2019 00:31, edited 1 time in total.

Re: Genesi di un crash  

  By: Morphy on Venerdì 08 Novembre 2019 00:26

Gianlini "Ps alla fine al posto di Arcelor salterà fuori qualche cinese, ci potrei scommettere!"

 

Io la vorrei in mano ai Marcegaglia. Anche perché i figli sanno bene che era il sogno nel cassetto di Steno. Il suo sogno di sempre. Grande uomo e credo che i figli non dimenticheranno questo...

 

Re: Genesi di un crash  

  By: gianlini on Venerdì 08 Novembre 2019 00:20

Wyllis, la incoerenza domina sovrana.

Prima ti dicono che gli italiani sono molto più intelligenti dei negri. Poi però vorrebbero che gli italiani rimanessero a fare i lavori da negri.

 

Re: Genesi di un crash  

  By: lmwillys1 on Venerdì 08 Novembre 2019 00:19

E leviamoci dalla testa che possiamo entrare a gamba tesa in settori come l'informatica, l'intelligenza artificiale o la ricerca avanzata. Questa roba è appannaggio delle economia avanzate, purtropponoi siamo retrocessi a paese con manovalanza low-cost.

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Morphy, la penso all'opposto

quello che nella storia ha sempre distinto gli italiani è il cervello, che poi à la roba a massimo valore aggiunto

l'Italia deve concentrarsi ed investire esclusivamente in questo e lasciar perdere la bassa manovalanza in cui contro turchi cinesi indiani russi vietnamiti e via dicendo straperdiamo in partenza

Re: Genesi di un crash  

  By: gianlini on Venerdì 08 Novembre 2019 00:18

Morphy, non conta più niente neanche la UK quindi?

Ho pubblicato (due volte) la vicenda British Steel, molto simile all'Ilva (ma forse con meno inquinamento).

Gli inglesi cedono volentieri la cosa a cinesi (o turchi).

 

Ps alla fine al posto di Arcelor salterà fuori qualche cinese, ci potrei scommettere!


 Last edited by: gianlini on Venerdì 08 Novembre 2019 00:19, edited 1 time in total.

Re: Genesi di un crash  

  By: Morphy on Venerdì 08 Novembre 2019 00:15

Se uno stato come il nostro non riesce a fare investimenti di qualche miliardo in settori importati, quando ci sono singole multinazionali che spendovo anche 20 miliardi per un'app, significa che non contiamo più un cazzo.

 

E' inutile che ci gonfiamo troppo, non contiamo più un cazzo...

 

Re: Genesi di un crash  

  By: gianlini on Venerdì 08 Novembre 2019 00:08

era il 2013

 

Dalle decisioni che vengono prese sull’Ilva, ha aggiunto Zanonato, “dipende il futuro della siderurgia italiana e più in generale la credibilità del nostro Paese“. Perché un’eventuale chiusura dello stabilimento “avrebbe un impatto economico negativo per 8 miliardi di euro annui: sei miliardi circa riguarderebbero la crescita delle importazioni, 1,2 miliardi tra sostegno al reddito e minori introiti per l’amministrazione pubblica e 500 milioni per la minore capacità di spesa per il territorio”. Tuttavia, ha concluso, “gli investimenti pur realizzati in questi anni non sono stati sufficienti a riequilibrare il rapporto tra produzione, salute e ambiente”, visto che “molte disposizioni sono state totalmente o parzialmente disattese dall’azienda”.

 

La Gabanelli fa anche conti precisi su quanto ha perso l'Ilva in quegli anni (cifre che si possono prendere per buone in caso di nazionalizzazione)

I costi dei 2.200 giorni senza padrone

Ma quanto sono costati gli oltre 2.200 giorni dell’Ilva senza padrone in cui si sono susseguiti 5 governi (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte), 4 commissari (Enrico Bondi, Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi) e un sub commissario (Edo Ronchi)? Poiché l’ultimo bilancio di Ilva approvato dagli organi sociali è quello del 2011, gestione Riva, il calcolo può essere soltanto approssimativo. Nel 2015 l’Ilva ha perso in media 50 milioni al mese (quindi 600 milioni nell’anno), 25 nel 2016 (300 milioni), 30 nel 2017 (360) e 25 nei primi otto mesi del 2018 (200 milioni). In pratica dal 21 gennaio 2015, inizio dell’amministrazione straordinaria, a oggi, l’Ilva ha perso 1,46 miliardi di euro.

Dall’assegnazione ad Am Investco (5 giugno 2017) all’accordo con i sindacati (6 settembre 2018) si sono persi circa 380 milioni. Se si considera che inizialmente la gara si sarebbe dovuta chiudere a giugno 2016, nel conto dei due anni di ritardo vanno aggiunti altri 330 milioni, che portano il totale a circa 700 milioni. Per gli anni 2012/2014, si può far riferimento ai numeri emersi dalla data room a cui ebbero accesso le aziende che presentarono la prima manifestazione d’interesse: emergono perdite per 2,1 miliardi. Complessivamente sono quindi 3,6 miliardi le perdite del dopo Riva, quasi quanto i 4 miliardi offerti da ArcelorMittal per rilevare l’Ilva.

 Last edited by: gianlini on Venerdì 08 Novembre 2019 00:12, edited 2 times in total.

Re: Genesi di un crash  

  By: gianlini on Venerdì 08 Novembre 2019 00:05

I Riva l'hanno fatta fallire, altro che fare profitto (che poi loro ci abbiano guadagnato, è un altro discorso)

 

Era il 2013:

Sì al commissariamento per salvare l'Ilva, l'acciaieria più grande d'Europa. Il decreto con il quale il Governo, lo scorso 4 giugno, ha affidato l'azienda al commissario Enrico Bondi, è legge. Il Senato ieri ha approvato definitivamente le misure quasi sul filo di lana – il Dl sarebbe scaduto sabato – con 206 sì, 19 no, 10 astensioni di Sel mentre i senatori del M5S per protesta non hanno partecipato al voto definendo il decreto convertito in legge «ammazza Taranto». Sul salvataggio dell'Ilva la maggioranza non fa dunque retromarcia: Bondi, l'uomo delle mille emergenze, affiancato dal subcommissario Edo Ronchi, potrà quindi contare sulle risorse messe sotto sequestro dalla magistratura a fine maggio e ora definitivamente disponibili per garantire l'attuazione dell'autorizzazione integrata ambientale (Aia) e dunque la bonifica dell'area. Per il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, il varo del decreto rappresenta un passaggio importante perché «per la prima volta una legge dello Stato prevede che il commissariamento non sia previsto per ragioni di tutela dei creditori, ma per ragioni sanitarie e ambientali». Per Orlando serviranno «intorno ai 2 miliardi» per attuare l'Aia: «Secondo noi sarà anche sopra quella cifra ma secondo il commissario, più ottimista, sarà inferiore».
Dopo il via libera al decreto Bondi lavorerà con pieni poteri per 12 mesi prorogabili fino a 36: a lui spetterà predisporre il piano industriale tenendo conto di quello ambientale che sarà messo a punto da una commissione di tre esperti nominati dall'Ambiente in cui saranno definiti azioni e tempi per garantire il rispetto dell'Aia. La Puglia potrà sforare il patto di stabilità interno (per 1,3 milioni quest'anno e per 40 milioni nel 2014) per far fronte alle spese necessarie agli interventi di bonifica.
Il provvedimento, cucito sull'acciaieria di Taranto finita a un passo dal default, potrà in realtà valere anche per altre imprese in condizioni simili. Sarà infatti possibile commissariare un'impresa – ma anche un ramo d'azienda o uno stabilimento – che abbia almeno mille lavoratori (erano 200 nel testo originario poi modificato dalla Camera) e la cui attività produttiva comporti «oggettivamente pericoli gravi e rilevanti» per l'ambiente e la salute a causa dell'inosservanza reiterata dell'Aia.
Con quella approvata ieri da Palazzo Madama salgono a tre le leggi varate dal Parlamento per l'Ilva da ottobre scorso ad oggi: il decreto appena licenziato si affianca infatti alla legge 171/2012 che ha stanziato una dote di 330 milioni per la bonifica dell'area di Taranto e la 231/2012 che ha permesso all'Ilva di continuare a produrre e a commercializzare i prodotti già realizzati. Ma nuove misure sono in rampa di lancio visto che nel primo provvedimento utile – si parla del nuovo provvedimento sull'economia atteso nell'ultimo consiglio dei ministri dell'8 agosto – saranno inserite alcune norme richieste da Palazzo Madama, ma messe da parte perché i tempi erano troppo stretti e si rischiava la decadenza del decreto. Tra i principali punti c'è la richiesta di prevedere una verifica delle attività del commissario e del subcommissario, che dovranno presentare una relazione semestrale ai ministri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente e alle commissioni parlamentari. L'Esecutivo dovrà anche assicurare un'adeguata dotazione finanziaria all'Ispra e all'Arpa Puglia. Mentre entro tre mesi dovrà essere emanato un decreto per risolvere il nodo intricato della gestione e dello smaltimento dei rifiuti dell'Ilva. Infine dovranno essere messe in campo ulteriori iniziative di monitoraggio epidemiologico nell'area di Taranto.

Re: Genesi di un crash  

  By: antitrader on Giovedì 07 Novembre 2019 23:55

Allora e' un'altra Alitalia, anzi peggio, pero' sorge un dubbio:

ma i Riva come cacchio facevano a guadagnare?

 

Re: Genesi di un crash  

  By: Morphy on Giovedì 07 Novembre 2019 23:54

Gianlini: "Non si può contemporaneamente essere a favore di una Ilva nazionalizzata e per una riduzione delle tasse."

 

Ma come? Non puoi fare ragionamenti cosi.

 

Tieni conto che esiste un quadrilatero a Roma (quella degli onesti) dove ci sono decine di migliaia di persone che vanno al lavoro e non capiscono nemmeno loro che lavoro stanno svolgendo (Di Maio lo sa bene). In questi ambienti (statali ovviamente) c'è un alto tasso di depressione e di dipendenti che ricorrono a cure psicologiche per trovare un senso alla loro vita. Li potremmo mandare in pugli a raccogliere pomodori. Magari risparmiamo sui costi dello spicologo e magari risparmimo anche degli stipendi.

 

e in questo modo salvi l'ILVA senza aumentare le tasse. Non è che se la vasca perde devi sempre aumentare il flusso del rubinetto. Magari se ogni tanto tappi qualche buco, come si fa in tutto il mondo del resto, non credo possa essere un'idea malvagia. E non ci vuole nemmeno troppa intelligenza.

 

Ah già dimenticavo, quelli potano voti, che stupido che sono. Inoltre fanno PIL...