Ragionamenti del nano da giardino

 

  By: aras on Lunedì 10 Ottobre 2011 14:57

In merito alla questione pu¨° interessare la lettera del giudice Salvini sulle riunioni per eliminare il giudice Forleo pubblicata da Carlo Vulpio sul suo blog http://carlovulpio.wordpress.com/2011/10/05/ecco-il-testo-integrale-della-lettera-con-cui-il-giudice-guido-salvini-denuncia-le-riunioni-segrete-nel-palazzo-di-giustizia-di-milano-per-far-fuori-il-gip-clementina-forleo-il-csm-ha-aperto-un-proce/ ¡°Caro Cosimo e cari colleghi, anch¡¯io sono contento, anche sul piano umano, per la sentenza del Consiglio di Stato (quella che conferma la prununcia del Tar del Lazio e annulla la decisione del Consiglio superiore della magistratura di trasferire da Milano a Cremona, per ¡°incompatibilit¨¤ ambientale¡±, il gip Clementina Forleo, che quindi ora pu¨° tornare a Milano ¨C ndr). Non conosco a fondo il caso UNIPOL e dintorni ma avevo letto la sentenza redatta dal consigliere Fabio Roia e l¡¯avevo trovata povera sul piano giuridico e riferita a fatti del tutto inconferenti per un giudizio di ¡°incompatibilit¨¤ ambientale¡± che per un giudice ¨¨ quasi la morte civile. Una sentenza di quattro paginette, concepita con la supponenza con cui di frequente il CSM motiva decisioni importanti ritenendo di aver comunque sempre ragione. Aggiungo che sono stato testimone diretto dello sviluppo dell¡¯azione ¡°ambientale¡± contro la collega (cio¨¨, la Forleo ¨C ndr) dato che all¡¯epoca ero anch¡¯io GIP presso il Tribunale di Milano. Ho assistito a scene desolanti quali l¡¯indizione con passa parola di riunioni pomeridiane in alcune stanze per discutere la ¡°strategia¡± contro la collega, guidate dai maggiorenti dell¡¯ufficio tra cui un paio di colleghi ¡°Verdi¡± pi¨´ rancorosi di tutti, come spesso accade, anche se del tutto estranei al caso. Da simili iniziative, che mi ricordavano le ¡°Giornate dell¡¯odio¡± descritte da George Orwell nel romanzo ¡°1984¡å, mi sono dissociato. Non ci si comporta cos¨¬ tra magistrati ed ¨¨ facile e privo di rischi accerchiare una persona in un ufficio e magari in questo modo anche portarla a sbagliare, visto anche il carattere poco ¡°diplomatico¡± della vittima. L¡¯incompatibilit¨¤ ambientale, che si ignora cosa in realt¨¤ sia di preciso, e che spesso ¨¨ semplicemente l¡¯accanimento dell¡¯ ¡°ambiente¡± contro una singola persona, ¨¨ quasi sempre una procedura barbara e prettamente inquisitoria. Il suo raggio d¡¯azione, per fortuna, con le modifiche che conosciamo, si ¨¨ ridotto, ma dovrebbe esserlo ancora di pi¨´, sopratutto nella pratica, sino a quasi scomparire come dovrebbe scomparire la prassi, in qualche modo speculare, delle ¡±pratiche a tutela¡±. Un caro saluto a tutti Guido Salvini (domenica 19 giugno 2011, 23:09)

 

  By: duca on Lunedì 10 Ottobre 2011 14:20

Sempre a proposito di finanza Rossa e dei guai che ha portato all'Italia....... Se uno ha voglia di collegare un po' di fili capisce tutto. Ricapitoliamo: 1)Negli anni 90 Colaninno, Geronzi, Marcegaglia, Consorte e Sacchetti trafficavano insieme in affari immobiliari poco chiari Come dimostrato dalla sentenza del Tribunale di cui al post sotto. 2) non sto a dire qui se la condanna è giusta o no.....ma è evidente che i vari soggetti costituivano già allora un bel comitato d'affari. 3) Guarda caso i nomi degli stessi soggetti compaiono poi molto dopo in una serie di affari italiani molti dei quali hanno anche risvolti politici. 4) L'affare più grande è quello della Telecom dove un pool di investitori capitanati da Colaninno e finanziati dalle banche danno la scalata alla Telecom nel cui CDA di allora entra Sacchetti (uomo coop e figlio del ben noto all'ora Walter Sacchetti senatore PCI e grande capo di molte coop di Reggio Emilia) (vedi nel post allegato anche tutte le situazioni e tangenti Telecom) http://finanzapolitica.blogspot.com/2006/09/telecom-una-privatizzazione-sbagliata.html 5) Sempre Sacchetti e Consorte sono presenti nell'affare Unipol BNL Sarà un caso?

 

  By: duca on Domenica 09 Ottobre 2011 19:49

X Moderatore e per quelli che vogliono approfondire la finanza Rossa: Seguite le tracce di Sacchetti (in consiglio di amministrazione Unipol e in passato telecom e insieme a Consorte deux ex machina delle coop rosse, nonchè figlio del senatore Sacchetti per anni dominus del PCI di Reggio Emilia che insieme a Modena e Siena sono il cuore del PCi/PDS/DS ) Ecco un mio vecchio post molto interessante per capire. Bisogna arrivare in fondo all'articolo per capire gli intrecci Sacchetti Lega Coop e finanza corrotta. http://finanzapolitica.blogspot.com/2006/12/i-furboni-del-quartierone.html

 

  By: Moderatore on Domenica 09 Ottobre 2011 00:23

Anche noi modenersi riusciamo ad arrivare in prima pagina ! E' l'ex-sindaco di Sassuolo ! -------------------- A Sassuolo non sentivano parlare di ^Gian Paolo Salami#http://www.modenatoday.it/persone/gian-paolo-salami/^ da vent’anni. Poi in luglio il suo nome finisce su tutti i giornali: l’illustre concittadino è coinvolto nell’inchiesta sulle presunte tangenti dell’ex area Falck, a Sesto San Giovanni. L’indagine che ha travolto Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano e dominus lombardo del Pd, accusato di concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti. Il 25 agosto 2011 sono stati arrestati l’ex assessore all’Edilizia di Sesto, Pasqualino Di Leva, e l’architetto Marco Magni. Tangenti in cambio di favori e appalti: il pm di Monza Walter Mapelli è convinto che la mancata riqualificazione dell’enorme zona industriale dismessa alle porte di Milano nasconda un complesso e lucrosissimo sistema di mazzette, servite a finanziare la sinistra. Alcune dazioni dimostrerebbero il coinvolgimento di un livello corruttivo più alto. Nel 2002 la Aesse e la Fingest, due società di Salami e dell’avvocato palermitano Francesco Agnello, indagati per concorso in concussione, avrebbero incassato 2,4 milioni di euro per consulenze inesistenti. Soldi che, ha spiegato il costruttore sestese Luca Pasini, servivano «a garantire la parte romana del partito». Fino a oggi il ruolo di Salami è rimasto però sullo sfondo: solo un imprenditore in ottimi rapporti con le cooperative. Anche se in molti si sono chiesti chi fossero i consulenti superpagati per entrare nella partita. In realtà questo signore bassino e pienotto è molto di più. Fidatissimo uomo del Pci: assessore e poi sindaco a Sassuolo. Poi amministratore di due coop di partito, fra cui una che ancora oggi gestisce beni del Pd: esperienze che lo portano a lavorare al fianco di compagni poi coinvolti in un’inchiesta sui fondi neri al Pds. Infine socio di numerose aziende con cui si aggiudica appalti e consulenze in tutta Italia, spesso a fianco delle coop. Ai tempi dell’«affare» Falck, Salami agisce nell’oscurità muovendo milioni di euro su più fronti, tutti collegati alla politica. La prima operazione è quella annotata dalla procura di Monza: tra aprile e dicembre 2002 le sue aziende ricevono 2,4 milioni di euro su indicazione delle cooperative che dovevano entrare nell’affare. L’altra emerge dai bilanci della Cooperativa immobiliare modenese, di cui Salami presiede il cda: il 31 marzo 2003 la cooperativa che lui guida (riconducibile al partito) versa 2,1 milioni agli stessi Ds di Modena per acquistare una quota di una srl di partito, la Società immobiliare modenese. Un anno dopo, la partecipazione si è svalutata quasi del 40 per cento. Intrecci sorprendenti, anche se al momento non c’è alcun nesso tra i due movimenti di denaro. Dalle carte giudiziarie e societarie emerge però una sorta di Giano bifronte. Da una parte abilissimo a incassare onerose consulenze. Dall’altra amministratore disposto a svenarsi con i Ds, per avere una piccola quota di un’azienda già «di famiglia». Ma Salami non è un grigio burocrate di provincia. Anzi, le sue tracce portano dritto al cuore dell’ex Pci. Prima di dedicarsi ad amministrare i beni della Quercia, il compagno S. in realtà è stato un pezzo grosso del partito nella provincia di Modena. Nato nel 1950, laureato in sociologia, comincia presto a mettersi in luce. Dopo gli studi, alla metà degli anni Ottanta viene inviato per conto del partito all’Università Patrice Lumumba di Mosca: un percorso riservato ai quadri più svegli e devoti, quelli su cui bisogna investire. Una scuola in cui sono finiti i comunisti di mezzo mondo. Salami resta in Unione Sovietica per un semestre, ricordano oggi gli avversari politici del tempo. Nel 1978, nemmeno trentenne, diventa segretario del Pci a Sassuolo. Due anni dopo entra in giunta come assessore all’Urbanistica. In quel periodo la capitale della ceramica è una delle città più ricche d’Italia. Salami rimane in carica fino a marzo 1988, quando diventa sindaco per 400 giorni. «Ho un piacevolissimo ricordo del mio mandato» ha ricordato in un’intervista al sito Sassuolooggi «soprattutto per il rapporto che avevo con la gente, tanto da rifiutare la mia indennità». «Serio», «dialogante», «disponibile»: i giudizi dei suoi vecchi duellanti concordano. «Un vero comunista» è la sintesi più frequente. L’ascesa politica di Salami s’interrompe nel 1990. Ha 39 anni: «inabissato», «eclissato», «sparito nel nulla». Comincia a lavorare per la Quercia, ma nell’oscurità. Nel 1991 viene nominato presidente di una coop che fa capo al partito, la Rinascita e Affini Colira. Consigliere è l’allora tesoriere del Pds di Modena, Franco Vezzali, che nel 2000, in primo grado, sarà condannato a 10 mesi per falso in bilancio e violazione del finanziamento ai partiti nel processo sui fondi neri al Pds modenese: un terzo di un appalto da 3,8 miliardi di lire, secondo i magistrati, passa dalle casse della Coop Generica, azienda di pulizie, a quelle del partito. Nel 1993 la coop Colira viene però assorbita dalla Cooperativa immobiliare modenese, una delle casseforti dei beni della Quercia. Salami, che siede già nel cda, diventa presidente sette anni dopo: nel 2000. Anche qui il suo nome si intreccia con quello di un altro funzionario di peso coinvolto nell’inchiesta sui fondi neri al partito: Libero Severi, tesoriere provinciale alla fine degli anni Novanta. Che nel marzo 1999 lascia la poltrona di numero uno dopo avere patteggiato sei mesi nello stesso processo di Vezzali, a ottobre del 1998. La Modenese, a questo punto guidata da Salami, è una società ricca: ha un attivo di oltre 5 milioni di euro, destinato a raddoppiare negli anni seguenti. Case e palazzi sparsi in tutta la provincia, affittati al partito, circoli Arci, istituti di cultura. Mentre assume ruoli di crescente responsabilità nelle «aziende rosse», Salami avvia anche un’attività parallela: nel 1996 crea una società di consulenza a Modena, la Fingest. Il 50 per cento è suo. L’altra metà è di Agnello, con cui creerà un reticolo di società, da Trieste a Favignana, che oggi si occupano prevalentemente di affari immobiliari. Spesso per le coop. Nell’inchiesta di Monza, Agnello e Salami sono indagati per concorso in concussione. L’imprenditore dei trasporti Piero Di Caterina, il costruttore Giuseppe Pasini e suo figlio Luca hanno riferito ai pm una versione quasi identica, anche nelle sfumature. Agnello e Salami, hanno spiegato, erano «uomini delle cooperative», quindi «del partito». Luca Pasini racconta: nella discussione sullo sviluppo dell’area, Penati e Giordano Vimercati, il suo ex capo di gabinetto alla Provincia di Milano, «spiegarono che la parte residenziale doveva andare alle cooperative». Aggiunge Pasini: «In tale contesto, Vimercati disse che le coop avrebbero garantito la parte romana del partito». Interessato alla fallita riqualificazione c’è, appunto, il Consorzio cooperative costruzioni (Ccc) di Bologna: il vicepresidente Omer Degli Esposti, sostengono i tre, avrebbe definito gli accordi assieme a Salami e Agnello. Il 23 febbraio 2001 la Cascina Rubina di Pasini s’impegna con una scrittura privata a pagare una consulenza di 1,8 milioni in tre tranche alla Aesse, società fondata appena un anno prima da Salami e Agnello. Ragione dell’onerosa parcella sarebbero le loro «particolari esperienze nella commercializzazione in Italia e all’estero di aree industriali dismesse di notevoli dimensioni». Nel 2005, però, l’Aesse cambia oggetto sociale, virando sull’ affitto di piccole imbarcazioni, pedalò compresi. Un’altra «falsa prestazione», scrivono i pm, viene pagata alla Fingest. Mentre ottiene ricchi incarichi, Salami continua la scalata ai vertici delle società diessine, con colleghi d’avventura bene introdotti nel partito. Nel 2000 diventa presidente della Cooperativa immobiliare modenese. Gli altri due membri sono il tesoriere provinciale, Paolo Amabile, e il suo successore, Alfonsino Simoni. Amabile, qualche anno dopo, diventerà responsabile dei grandi eventi per i Ds: uomo di fiducia dell’ex segretario Piero Fassino, oggi sindaco di Torino, e dell’ex tesoriere nazionale Ugo Sposetti, ora senatore del Pd. Come Salami, anche Amabile metterà a frutto l’esperienza. Oggi è proprietario e amministratore unico della Goodlink, la società che organizza Manifutura: il festival economico di Nens, l’associazione fondata nel 2001 dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani e dall’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco. All’inizio del 2002, quindi, Salami ricopre una doppia veste. Come socio al 50 per cento della Aesse e della Fingest riceve, secondo il pm, 2,4 milioni di euro di consulenze farlocche. Contemporaneamente guida una cooperativa immobiliare dei Ds, che ha addirittura sede all’indirizzo storico del Pci modenese: via Fontanelli, 11. In aprile, luglio e dicembre 2002, la Cascina Rubina, proprietaria dell’area Falck, esegue tre bonifici da 619.748 euro all’Aesse. Sempre a fine anno, Penati trasferisce altri 620 mila euro alla Fingest. In totale, sono 2,4 milioni. Tre mesi dopo la Cooperativa immobiliare modenese di Salami acquista un ulteriore 13 per cento della Società immobiliare modenese, sempre dei Ds, di cui già detiene il 9,33 per cento: la quota sale così al 22,33. Il 31 marzo 2003 nelle casse della Quercia modenese entrano 2,1 milioni, versati da Salami. Che il 10 maggio esce dal cda. Dieci mesi dopo, però, il nuovo consiglio d’amministrazione renderà conto della compravendita nel bilancio 2003. Il valore delle quote dell’Immobiliare possedute dalla coop cala da 3,7 a 2,3 milioni: una svalutazione quasi del 40 per cento. Ottimo affare per i Ds. Pessimo per la cooperativa, che ha strapagato una quota di minoranza di una srl già in mano alla galassia rossa di cui fa parte. Dopo questa operazione, Salami esce di scena. Si dedica allo sviluppo di altri business immobiliari. Nessun collegamento diretto con il partito, quasi per un decennio. A Sassuolo, dove ancora abita, l’ex sindaco si vede di rado: al massimo una passeggiata in compagnia del cagnolino. I compaesani si erano quasi dimenticati di lui. Fino a quando non è riemersa dal passato l’ombra del «compagno S».

con questi le cose cambiano - Moderatore  

  By: Moderatore on Domenica 21 Agosto 2011 03:21

Mi raccomando, appena ci sono le elezioni votiamo questi che così le cose cambiano Solo due milioni di euro hanno intascato a Milano i Diesse per far comprare dalla Regione la Serravalle, con un sovraprezzo di un 20 milioni di euro, in modo che poi Marcellino Gavio usasse parte di questi milioni regalatigli dalla Regione, per partecipare ancne lui alla scalata della BNL assieme a loro, con la Unipol dei compagni di Consorte (ricordi la famosa scalata a BNL del 2005, che Fassino nelle intercettezioni diceva : "allora, abbiamo la banca. ?..") ---------- - SERRAVALLE “MI SONO IMPEGNATO CON FASSINO E D'ALEMA” - 2– LO SOSTIENE L'EX ASSESSORE LOMBARDO GOGGI IN UNA LETTERA DEL 28 APRILE 2006 CONSEGNATA DALL’EX SINDACO MENEGHINO GABRIELE ALBERTINI ALLA PROCURA DI MILANO E CONFLUITA NEL FASCICOLO APERTO IN SEGUITO ALLA DENUNCIA PER DIFFAMAZIONE PRESENTATA DA PENATI CONTRO L'EX SINDACO (INCHIESTA ARCHIVIATA DAI PM) 4- 2005, FASSINO È SEGRETARIO ("ABBIAMO UNA BANCA!") E D'ALEMA È PRESIDENTE DS - 5- ^PENATI STRAPAGÒ LE AZIONI DELLA SERRAVALLE E GAVIO, OGGI SCOMPARSO, IMPIEGÒ PARTE DELLA CUCCAGNA ACQUISENDO TITOLI NELLA SCALATA BNL-UNIPOL DI CONSORTE#http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-serravalle-delle-mie-brame-gavio-dixit-mi-sono-impegnato-con-fassino-e-d-28878.htm^ Angelo Mincuzzi per Sole 24 Ore «Mi sono impegnato con Fassino e D'Alema». Era il luglio 2005 quando l'imprenditore piemontese Marcellino Gavio avrebbe pronunciato questa frase - riferita alla vendita del 15% delle azioni della Serravalle alla Provincia di Milano guidata da Filippo Penati - in un incontro con Giorgio Goggi, ex assessore ai Trasporti del Comune di Milano della giunta di Gabriele Albertini. Lo sostiene lo stesso Goggi in una lettera del 28 aprile 2006 consegnata da Albertini alla Procura di Milano e confluita nel fascicolo aperto in seguito alla denuncia per diffamazione presentata da Penati contro l'ex sindaco. L'inchiesta è stata poi archiviata su richiesta del Pm. BRUNO BINASCO BRACCIO DESTRO DI GAVIO Nell'estate del 2005 Piero Fassino è segretario dei Democratici di sinistra e Massimo D'Alema è il presidente del partito. Interpellati dal Sole-24 Ore, sia Fassino che D'Alema smentiscono seccamente questa ricostruzione e affermano di non conoscere Goggi né di aver mai avuto incontri di nessun tipo con Gavio. Lo stesso Goggi, del resto, nella sua missiva ad Albertini esprime perplessità «all'idea di produrre una relazione scritta per riferirti quanto già ti avevo detto a voce. Infatti - aggiunge - gli incontri (con Gavio, ndr) si sono sempre svolti senza testimoni e le frasi pronunciate non sono state registrate da altro che dalla mia memoria». L'imprenditore piemontese è scomparso nel 2009 e così nessuno è più in grado di confermare se le cose siano andate davvero così.
In quel luglio 2005 da giorni si rincorrono voci su una possibile vendita alla Provincia di Milano delle azioni della Serravalle controllate dal gruppo Gavio. Nella lettera allegata al fascicolo giudiziario, Goggi scrive di aver chiesto a Gavio se fosse disposto a rinnovare l'offerta (già avanzata nei mesi precedenti) di rilevare il 18,6% della società autostradale in quel momento nelle mani di Palazzo Marino. «Gavio - scrive l'ex assessore - mi rispose che era ormai troppo tardi. La vicenda aveva avuto una soluzione diversa e non era più possibile tornare alle precedenti proposte. In quella sede Gavio aggiunse anche: "Mi sono impegnato con Fassino e D'Alema" spiegando che, per quella parte politica, il controllo della Serravalle, e la conseguente possibilità di incidere sulle infrastrutture in Lombardia, era considerato essenziale ai fini della futura campagna elettorale. Io evitai di fare altre domande e chiedere ulteriori spiegazioni». L'ex assessore ripercorre il periodo tra la fine del 2004 e il 29 luglio 2005, giorno in cui Penati acquisisce il 15% della Serravalle pagandolo 240 milioni di euro e valutando le azioni 8,831 euro ciascuna. In quel lasso di tempo Goggi afferma di aver visto due volte Gavio. Nel primo incontro l'imprenditore piemontese gli avrebbe comunicato di essere disponibile ad acquistare il pacchetto della Serravalle detenuto dal Comune e di essere disposto a pagare fino a dieci euro per azione. Nel secondo appuntamento, richiesto dallo stesso Goggi, Gavio avrebbe fatto retromarcia affermando di essersi impegnato con Fassino e D'Alema a vendere le proprie azioni alla Provincia di Milano. Questa, almeno, la ricostruzione fornita da Goggi. Una ricostruzione che può essere confermata solo dall'ex assessore. Sulla vendita del pacchetto di azioni Serravalle ha indagato la procura di Milano dopo una denuncia presentata da Albertini. L'inchiesta è in via di archiviazione, ma nei giorni scorsi i Pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia, che indagano sulle presunte tangenti che sarebbero state versate a Penati da due imprenditori di Sesto San Giovanni, hanno chiesto l'acquisizione Il motivo è il coinvolgimento nell'inchiesta di Bruno Binasco, per decenni braccio destro di Gavio e oggi capo azienda del gruppo piemontese, indagato per aver versato due milioni di euro attraverso una finta caparra a uno degli imprenditori che oggi accusano Penati ma che in passato gli sarebbero stati vicini. Soldi che secondo i magistrati sarebbero finiti nella disponibilità dell'esponente del Pd

 

  By: giorgiofra on Sabato 06 Agosto 2011 19:20

Aderisco con entusiasmo. Si tratta di proposte velocemente fattibili. Aggiungerei 2 norme costituzionali: un limite massimo al prelievo fiscale il diritto alla sopravvivenza, ovvero una free tax area tale la consentire la sopravvivenza di una famiglia.

 

  By: Guallag on Venerdì 05 Agosto 2011 22:52

Hai hai hai, conoscendo i nostri politici stà norma qualunquista del pareggio di bilancio in Costituzione, senza un'altra norma costituzionale che fissi un massimo al prelievo fiscale complessivo, stabilendo che ogni ulteriore impegno dev'essere finanziato da tagli di spesa di pari importo, con una possibile eccezione solo in caso di guerra (vera e non finanziaria), diventerà un comodo paravento per bastonare sempre quelli .... l'Europa la vuole, la Patria chiama, Dio stesso pare la richieda e via vaneggiando. Pari pari quello fatto col paravento di Biagi, precarizzare il lavoro senza gli ammortizzatori sociale che tale manovra avrebbe richiesto. Sembra un invito a difendersi spostando all'estero i risparmi.

 

  By: SpiderMars on Venerdì 05 Agosto 2011 13:56

Chi paga ? -------------------------------- Questa è un' osservazione nè balzana nè da somaro...! è da signor Hobi o da Antitutto...! -------------------------------- P.S. vabbè per i più curiosi..! chi paga la stamperia di Ben o della BCE per di più pagando degli interessi su della carta straccia ? ci sarà qualche non somaro che ci arriva a parte il Signor Hobi o Antitutto che non hanno idee Balzane ma alla meno peggio al massimo auspicano la Ghigliottina o i Khmer Rossi.

 

  By: hobi on Venerdì 05 Agosto 2011 13:50

Dopo aver partorito qualsiasi idea balzana,dovete farvi una domanda . Chi paga ? Se stentate ad individuare i soggetti "paganti",beh l'idea è ancorà più balzana di quanto possiate supporre. E da ultimo non pensate che ci siano soluzioni senza lacrime e sangue. Per l'Italia ,grosso modo ci sono poco meno di un trilione di Euro che i possessori di titoli devono perdere. Quindi lacrime e sangue è ancora poco. Hobi

 

  By: SpiderMars on Venerdì 05 Agosto 2011 13:41

In pratica il tizio proponeva di emettere una nuova serie di bond che sarebbero stati l'unica moneta utlizzabile per accedere alle future privatizzazioni italiane. -------------------------------------------------- No, così non va bene , perchè con il Bond devi assicurare un rendimento attraverso un' interesse e quindi viene a cadere lo scopo primario l' eliminazione del debito pubblico accolandoti degli interessi inoltre è poco flessibile quindi poco appettibile per gli investitori, è essenziale il legame all' andamento del prezzo dell' Oro , inoltre così facendo si da la possibilità di scelta all' investitore in base alle credenziali economiche dello stato emittente Eu, ci sarebbe la corsa verso l' Acquisto di questi Titoli Italiani senza bisogno di avere aumenti di capitale delle Banche al contrario gli Investitori andrebbero cauti ad investirvi se l' emmittente fosse la Grecia o la Spagna piuttosto che il Portogallo. P.S. chi non investirebbe in uno strumento del genere se l' emittente fosse L' Italia o la stessa Germania ?? io lo sottoscriverei subito se non altro come diversificazione e sarebbe uno strumento potentissimo di risanamento delle Banche a maggiore capitalizazzione ijn pèratica non avrebbero più bisogno di aumenti di capitale.

 

  By: Giovanni-bg on Venerdì 05 Agosto 2011 13:28

Spider assomilgia alla proposta che ho sentito da un politico (mai sentito prima non mi ricordo il nome) durante uno dei tanti dibattiti di questi giorni in cui ogni politico nostrano si sente in dovere morale di sparare la propria M*nchiata personale sulle ragioni della crisi. Infatti spiccava per il fatto che non era un discorso sulle origini recondite della crisi del debito sovrano ma era una proposta per la soluzione, ovvero quel bene di cui i nostri politici recentemente scarseggiano alquanto. E la proposta non era del tutto peregrina. In pratica il tizio proponeva di emettere una nuova serie di bond che sarebbero stati l'unica moneta utlizzabile per accedere alle future privatizzazioni italiane. L'idea è buona perchè 1) rende appetibili i nuovi bond a chi è interessato alle privatizzazioni non solo come forma di investimento monetario. 2) garantisce che i ricavi delle privatizzazioni future servano solo a ridurre il debito e non vadano a finanziare la spesa corrente o fantomatiche consulenze. 3) permette di incassare subito soldi freschi da privatizzazioni che invece richiedono anni per l'attuazione. 4) permette un controllo sulle privatizziani (ovvero si sa in che mani vanno a finire) 5) avrano una rischiosità bassa perchè in pratica chi acquista sa già che il sottostante è un bene reale per cui è probabile un tasso molto più basso dei bond attuali. Ogni tanto un politco con qualche idea salta fuori. E infatti mi sa che questo politco non farà strada

 

  By: Gano* on Venerdì 05 Agosto 2011 13:21

Il problema e' il seguente: hanno fatto una moneta unica che non tiene conto delle diversità intrinseche dei paesi che la compongono. Hai infatti un solo tasso di interesse e una sola quantita' di moneta stampata per tutti i paesi EU. La cosa potrebbe andare bene se nella EU tu avessi un solo governo. Invece hai una miriade di governi diversi, con diversa struttura economica, diverso background industriale, diverso debito e diversi interessi sul debito, diverso sistema impositivo, diverso sviluppo etc. etc... Poi hai una BCE agli ordini degli interessi tedeschi. L' E-Bond di Tremonti-Junker non era un' idea peregrina nel senso che avrebbe costretto la BCE a tenere una politica europea, e non una politica pan-germanica. L' avrebbe costretta cioe' a fare una politica che tenesse conto degli interessi di tutti i paesi dell' area euro. L' alternativa a questo e' un unione politica o la dissoluzione dell' euro. Tertium non datur.

 

  By: SpiderMars on Venerdì 05 Agosto 2011 13:02

In effetti invece la Germania dovrebbe garantire i debiti Italiani come i Francessi e come l' Italia stessa è un principio vincolante dell' Eu sancito a Mastrict, il problema che la Germania anch' essa ha un debito elevato e le sue Banche piene di Bond Tossici che sommato equivalgono o superano quello Italiano premesso che i Tremonti Bond non erano affatto un' Idea Peregrina, se non si vuole lo sfacelo dell' Unione è questa la soluzione del problema Italiano è così articolata: 1° - Ritirare 500 0 750 Miliardi di € di debito Pubblico Italiano 2° - contemporaneamente stampare il corrispondente controvalore con una nuova moneta o titolo a durata 20 - 30 anni non convertibile per 7 anni e LEGATA AL VALORE DELL'ORO. 3° - dopo 5 anni si da la possibilità ai possessori di scambiarla in ambito Eu solo in pagamento di beni Immobili o beni strumentali per importi superiori a 50.0000 €. Questa insieme ad opportune politiche di contenimento spese improduttive sarebbe una proposta che metterebbe a posto l' Occidente per i prossimi 20 anni o più e consetirebbe anche agli USA la tanta agognata rivalutazione del $.

 

  By: Gano* on Venerdì 05 Agosto 2011 12:53

Infatti. Io quando leggo da un italiano frasi come la seguente resto basito. "La Germania dovrebbe garantire i debiti dell'Italia senza avere alcun potere sul governo italiano. Ma siamo uomini o caporali???"

 

  By: Giovanni-bg on Venerdì 05 Agosto 2011 12:48

Anti Lei ha ragione infatti la Germania fa esattamente il suo raginamento perchè fa i suoi interessi (giustamente) Ora è il tempo però che anche noi facciamo i nostri (giustamente) perchè così non si avanti più. E come noi anche i PIGS a cui a quanto pare presto si aggiungerà anche la Francia, ovvero i PIGS diventeranno i PIIGSF Come ho detto sotto il surplus di export che ha avuto la Germania in questi anni è dovuto al fatto che l'euro è basso rispetto a quelle che sarebbe stato il marco. Quindi la Germania ha goduto dei vantaggi di avere nell'euro economie deboli che l'hanno tenuto basso contro US$ Il mio ragiomento ora è che ripaghino tale vantaggio o con gli euro bond (cosa che anch'io dubito faranno perchè politicamente non ne reggerebbero il peso sul fornte interno) oppure escano dell'euro che così scenderà, loro ripendano il marco che così salirà affondando il loro export e mandandoli probabilmente in recessione.