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  By: defilstrok on Lunedì 05 Febbraio 2007 09:47

Zibordi:"....chi ha una bilancia commerciale negativa... ? beh.. questo è ovvio, sempre USA, Inghilterra, Australia e NZ e Spagna dal 1994 in modo cronico e il resto del mondo invece ha surplus cronici". -------------------------------- Be', Zibordi, riporto il primo passo di quanto da Lei scritto a mezzanotte del 4 solo per manifestare il mio apprezzamento: 10 e lode!

Il ciclo è in ritardo - gz  

  By: GZ on Lunedì 05 Febbraio 2007 02:09

dal 1932 l'indice americano e inglese hanno sempre avuto un minimo significativo (almeno un -10% da massimo a minimo del ciclo) ogni QUATTRO ANNI: 1932...1936...1940....... ecc.. 1982...1986...1990.1994...1998...2002 L'unico caso in cui al quarto anno il Dow Jones non ha perso nemmeno un -4% è stato il 1986 in cui il mercato continuò fino ad agosto 1987, ma per poi perdere un -38% entro ottobre 1987 (a dire la verità anche nel 1929 il ciclo era in ritardo e poi ci fu il crollo appunto famoso del '29...) Questa volta dal minimo del 2002 del Dow Jones non abbiamo avuto nel quarto anno, il 2006, nemmeno un -4% per cui siamo ora "in ritardo": il ciclo è positivo da 52 mesi e i due record precedenti sono 60 mesi (1987) e 54 mesi (1936) positivo Quando il mercato era orso come negli anni '70 il minimo del quarto anno arrivava in anticipo, nel 1987 e 1929 quando era molto toro è arrivato in ritardo (ma non nel 2002). E' possibile che per la prima volta il mercato salti il ciclo ? Tutto è possibile, ma non è mai successo, anzi le due volte in 70 anni che era "in ritardo" poi si ebbe un crash improvviso del -50% (1929) e -38% (1987)

 

  By: Gano* on Domenica 04 Febbraio 2007 13:21

Non potrei essere piu' d'accordo. Infatti tutto il sistema funziona fino che' hai la congiuntura di due circostanze: un' immigrazione sostenuta che ti calmiera il prezzo dei salari in casa ed un Terzo Mondo che non solo ti produce a prezzi sempre piu' ragionevoli, ma soprattutto il cui *output industriale* aumenta anno dopo anno (*)(**). Che quelli USA siano dati di PIL "aggiustati" non mi sembra vi siano poi tanti dubbi. Se alla crescita del PIL tu sottraessi non solo l' aumento dei prezzi dei beni di consumo ma l' aumento di tutti i prezzi, compreso quello dei beni capitale, avresti probabilmente una crescita del PIL NEGATIVA. Con il caveat che cio' che segue e' una semplificazione molto grossolana, si puo' arrivare ad affermare che non vi e' quindi ora un aumento nell' "estensivita'" dell' economia (i.e. non si fanno piu' capannoni) ma nella sua "intensivita'" (i.e. i capannoni costano di piu') (***). Cosi' e' una conseguenza abbastanza naturale che gli indici azionari, il cui prezzo e' (molto semplicisticamente) rappresentato dal prezzo nominale di quei capannoni che essi rappresentano, salgano, per lo meno in termini nominali (****). Lo stesso per l' oro che rappresenta l' unita' di misura non inflazionistica con la quale posso comprarmi il capannone e quindi posso comprarmi gli indici azionari. (*) Con la condizione accessoria di dover sostenere il sistema inondandolo di liquidita', fino al punto di dover arrivare a celare l' M3. (**) L' Impero Britannico ha prosperato a lungo su una condizione simile: ha infatti avuto per quasi tutta la sua storia un deficit commerciale cronico nei confronti delle sue colonie. Ne' e' stata certo quella la condizione che lo ha portato al tramonto. Posto che la sterlina fosse rimasta la moneta egemone anche dopo la II Guerra Mondiale, avrebbe potuto continuare altri cent' anni. (***) Infatti l' aumento di prezzo del capannone e' solo nominale e non reale. Il capannone e' solo un esempio. Puoi sostituirci l' aumento nominale del prezzo degli immobili e quindi del debito immobiliare, cui corrisponde un aumento della quantita' di beni consumati (il cui prezzo nominale non aumenta proporzionalmente) e quindi del PIL cosi' come ci viene presentato. (****) Non riesco quindi ad immaginarmi -sic rebus stantibus- in che modo, almeno per un certo periodo discretamente lungo, fra gli alti e bassi sempre presenti nei mercati, si possa interrompere il Toro secolare.

 

  By: corcas on Domenica 04 Febbraio 2007 11:49

Bei discorsi, ma se uno volesse entrare oggi vedrebbe questo graficuccio e non lo so se sceglierebbe il percorso SHORT....

 

  By: tonaus on Domenica 04 Febbraio 2007 11:07

Io da UDS (uomo della strada) ti risponderei che in basi ai grafici, ai limiti raggiunti, agli eccessi di tutti gli assett, direi che ci troviamo in una situazione mai sperimentata prima. Qui l'ingegneria finanziaria, come spesso detto da Zibordi, ha calmierato (rimandato) tutti i problemi. Non vale più l'equazione domanda-offerta, la valutazione non è razionale, e soprattutto le grosse banche collocano aziende, stilano i bilanci, emettono giudizi buy-sell, le confezionano addosso prodotti esotici, li vendono a noi e fanno da intermediari. E' finanza creativa a loro uso e consumo. Stiamo vivendo l'era della sperimentazione genetica della finanza. Dove questo ci porterà non è dato a sapere, forse in fondo non lo sanno nemmeno quelli che hanno ideato questo Financial Matrix. In fondo, negli esperimenti, la tragedia è sempre dietro l'angolo.

 

  By: lutrom on Domenica 04 Febbraio 2007 10:27

Scusi, Zibordi, in conseguenza dei numeri e dei ragionamenti da lei fatti ripetutamente su questa imminente (o comunque prossima) crisi (e discesa) economica e dei mercati mobiliari, lei a quale passata crisi (e discesa) paragonerebbe quella che ci attende??

Quando i numeri reali del PIL non sono tali - gz  

  By: GZ on Domenica 04 Febbraio 2007 01:11

....chi ha una bilancia commerciale negativa... ? beh.. questo è ovvio, sempre USA, Inghilterra, Australia e NZ e Spagna dal 1994 in modo cronico e il resto del mondo invece ha surplus cronici. Quello che non è ovvio è perchè ci si sia abituati al punto che non ci si faccia più caso. In realtà non è normale che paesi industriali maturi abbiano un deficit estero strutturale, sarebbe logico invece che lo avessero Cina o India che hanno bisogno di capitale. Ad esempio la Germania esporta ancora alla grande e ha 150 miliardi di surplus estero contro deficit di -120 miliardi dell'Inghilterra e di -850 miliardi degli USA (la Spagna pur avendo un economia 1/15 di quella americana ha -70 miliardi !) Ma bisogna partire per tutta questa storia dall'inizio, dal 1994 quando ci fu l'ultimo crash del mercato dei titoli di stato che si ricordi a memoria d'uomo (perchè dopo di allora i tassi di interesse sono sempre scesi) Nel 1993-1994 i bonds persero dei -20% perchè reagirono alla paura dell'inflazione, si parlava dei "Bonds Vigilantes" cioè i traders di reddito fisso che liquidavano i bonds mettendo in riga i governi e Bill Clinton subì un tremendo rovescio elettorale a congresso e senato nel novembre 1994. Di qui la sua famosa esclamazione parlando con i suoi consiglieri: "..."You mean to tell me that the success of my program and ^my reelection hinges on the Federal Reserve and a bunch of f u c k i n g bond traders?"#http://www.ebooks.com/ebooks/book_display.asp?IID=222591^ "...mi state dicendo che la mia presidenza si gioca sulla Federal Reserve e un mucchio di fottuti traders di bonds ?..." Dopodichè mise a capo del Tesoro americano il capo di Goldman Sachs Bob Rubin che era un trader di bonds e valute (e Bush ha fatto lo stesso un anno fa con Paulson...) Quello che è successo dopo è (in estrema sintesi) che il governo americano ha aperto il mercato dei beni di consumo in America a Messico e Asia. Ma Messico, Corea, Giappone, Cina e India NON hanno aperto in cambio i loro mercati delle telecom, servizi finanziari, energia all'America (che avrebbe avuto un vantaggio in termini di capitali e know how nel penetrarli) Invece l'elite anglosassone ha fatto il suo "patto con il diavolo" come Faust e ha avuto in cambio il riciclo dei surplus di Messico e Asia (e da ultimo vi si è aggiunto anche l'OPEC) sui mercati finanziari anglosassoni, in particolare l'acquisto massiccio di bonds, statali, corporate e immobiliari in dollari che ha consentito a tutti gli asset dalle azioni agli immobili ai bonds di ogni genere di salire Mentre l'occupazione americana aumentava di 30 milioni di posti di lavoro l'industria americana ha perso quindi 6-7 milioni di posti dal 1995 circa: cioè l'America ha permesso che Messico e Asia producessero al posto delle industrie americane che chiudevano e in cambio ha goduto di flussi di capitali che hanno "calmierato" i mercati obbligazionari e ridotto i tassi di interesse e che sono andati alla fine a beneficio di Wall Street e dei settori legati al consumo e all'immobiliare. Inoltre sono stati creati con l'immigrazione incontrollata dal Messico circa 20 milioni di posti di lavoro per immigrati messicani a basso costo che hanno ridotto il livello generale dei salari con la loro concorrenza. Questo ha chiuso il cerchio: per 10-15 anni hai avuto TASSI DI INTERESSE PIU' BASSI E SALARI PIU' BASSI ==> PROFITTI RECORD (siamo ora ai massimi del secolo come quota dei profitti sul PIL) Ma avendo potuto indebitarsi per 13.000 miliardi di mutui immobiliari e altri 2.000 miliardi di debiti al consumo l'americano medio non ha protestato perchè consumava lo stesso Dopo 10-12 anni si è arrivati al dunque credo e lo si comincia a vedere sul mercato immobiliare e poi ora anche sui dati di PIL L'ultimo dato di PIL USA che ha spinto su tutti i mercati mondiali perchè era un bel +3.5% è sospetto e maschera il cedimento dell'economia americana che è stata svuotata per anni della sua base manifatturiera, ma è riuscita a mascherarlo con il boom del consumo basato sull'indebitamento immobiliare Oggi il principale commentatore economico del New York Times Floyd Norris ripete quasi parola per parola quello che ho scritto su questo dato di PIL (e lo stesso aveva fatto Bill Grosso del PIMCO, il maggior gestore di bonds del mondo) In sintesi: GUARDA I NUMERI NOMINALI, quelli che leggi sono i soliti numeri "reali" cioè depurati dall'inflazione, ma se guardi quelli nominali che sono poi quelli misurati hai che c'è stato un crollo dei prezzi dei beni di consumo che fa sembrare OK i numeri. Cioè: il "PIL" è in realtà il PIL nominale meno una stima dell'inflazione, il PIL italiano ad es + +4% a cui si sottrae un -2.3% di inflazione = +1.7% circa. Per l'America hai un crollo dei prezzi al consumo, specie beni durevoli e elettronica che fa salire tutti i numeri (ovvio no? il numero reale di PIL sottrae un -2% di inflazione quindi lo SOMMA) Dal primo trimestre del 2006 all'ultimo gli investimenti NOMINALI sono crollati da +12.5% al +1.8%, la domanda americana di beni di consumo da +8% a +2.5% e le scorte sono aumentate I prezzi dei beni di consumo sono calati nell'ultimi tre mesi dell'anno per la prima volta dal 1961 e questo ha fatto salire di colpo i valori "reali" di PIL e consumo Se poi invece uno notasse che dal 1994 (coincidenza...) il modo di misurare l'inflazione in USA è stato modificato radicalmente e il risultato è che se si usassero i criteri di allora sarebbe un 2 o 3% più alta allora se sottrai un inflazione tipo 2% o 3% hai che consumi, investimenti e pil sono già negativi o zero Ma anche assumento che l'inflazione vada misurata così hai lo stesso che investimenti e consumi da inizio anno in termini nominali sono crollati, cioè a inizio anno erano dei 12% e 8% e ora sono meno del 2%. Con inflazione in calo del -2% addizioni questo 2% e ottieni quasi un 4%, ma comunque lo giri l'economia USA sta cedendo. E i motivi sono strutturali e si sono accumulati da inizio anni '90 -------------------------------- Off the Charts ^When the ‘Real’ Numbers Are Rosy, but the Others Are Less So#mentre l'occupazione americana aumentava di 30 milioni ^ By FLOYD NORRIS SOMETIMES “real” numbers are anything but. So it may have been this week when the United States reported that its economy grew at a surprisingly rapid real annual rate of 3.5 percent in the final three months of 2006. Investors were relieved and stocks leaped. Consumers, it was said, had once again shown their willingness to spend, notwithstanding the slump in the housing market. “Did the economy slow late last year? ” asked Robert Barbera, the chief economist of ITG. “If you look at real numbers, no. If you look at nominal numbers, yes.” Real numbers reflect adjustments for inflation, and inflation was down sharply in the quarter, thanks in part to falling oil prices. The other numbers reported, the nominal ones, are in some ways more real than the real ones. Consumers and businesses spend nominal dollars to buy things and know how much they spent. It is only later that economists calculate inflation rates and ascertain just how much “real” spending was up or down. In the most recent quarter, the real growth rate was also helped by rising inventories — stuff that has been purchased but not yet sold — and by a rise in exports. Those exports are good news for the economy, but they do not reflect American demand for goods and services. That demand can be seen in the category the government calls “final sales to domestic purchasers.” In the final quarter of 2006, that figure, before adjusting for inflation, rose at an annual rate of only 2.5 percent, less than a third of the growth rate early last year. It was the slowest rate of growth since early 2002, when the economy was emerging from the 2001 recession. What seems to have happened is that people cut back on spending plans for the holidays, only to discover they got more than expected because prices were reduced. Another chart shows a similar pattern in personal consumption expenditures, which grew at an annual rate of 3.6 percent. The drop there was not as sharp, but it was still noticeable. The final chart shows spending on fixed investment, a category that includes everything from computers to buildings. It has declined for two consecutive quarters, something that had not happened since 2002. That fall could call into question the widespread expectation that growth in business spending will overcome any weakness in consumer spending brought on by worries over home prices. Earlier in 2006, it looked as if that forecast was a good one. Private nonresidential fixed investment — before adjustment for inflation — rose at an annual rate of 12.1 percent in the first three quarters of 2006, the fastest three-quarter growth rate since 1997. But in the fourth quarter, the annual rate of growth plunged to 1.8 percent. Perhaps that was an anomaly — spending on fixed investment can change rapidly — but it could also be an indication that business spending is being pared back. Meanwhile, spending on residential fixed investment — basically home building — fell at an annual rate of 15.9 percent. That was a little better than the third quarter, but it was hardly a good number. The latest quarter was also the first time since 1991 that residential fixed investment declined in three consecutive quarters. Lower inflation and improved exports made a mediocre quarter appear much better than it was

 

  By: BanchierePrivato on Sabato 03 Febbraio 2007 13:18

Tesi interessante, altrettanto interessante sarebbe capire allora chi importa.. ....credo che a fronte di un ragionamento di base corretto, vada fatta una distinzione di metodo: -se sono semilavorati o commodities è evidente che vadano in Asia, slla cui fame di materie prime e semilavorati potremmo pensare di essere di fronte a un superciclo ( di rimbalzo poi i prodotti finiti da qui ripartono per essere commercializzati altrove con un buco temporale di circa 6 mesi tra produzione e distribuzione ) - se sono prodotti finiti facciamo una breve ricerca su chi nel globo ha bilancia commerciale negativa.

 

  By: Fortunato on Sabato 03 Febbraio 2007 02:53

Caro Zibordi, quanto da Lei postato mi ha fatto sentire di nuovo il lezzo dei Junk Bonds del 1986/1987, che strana coincidenza! Come sempre ho sostenuto anche in questo forum da Lei aperto a tutti, segno della sua intelligenza e professionalità che quotidianamente dimostra, il male della maggior parte dei risparmiatori come anche dei traders e dell'uomo in generale è la quotidianetà, l'assuefazione, l'abitudine e, sotto certi aspetti, anche la superficialità con cui si analizzano fatti, notizie e accadimenti. Addirittura mi sto accorgendo sempre più anche nella quotidianetà moltissime persone ripetono quasi a pappagallo ciò che leggono distrattamente su qualche quotidiano e non si prendono neanche più la responsabilità verso se stessi e verso la società in cui vivono di ragianarci sopra, analizzare e farsi un'idea di ciò di cui si sta parlando. Traslando questo mio concetto nel campo dell'analisi finanziaria dobbiamo assistere, nostro malgrado e purtroppo, alla ripetizione di ciò che le grandi banche ci propinano subdolamente con le loro analisi che mettono a disposizione di tutto il mondo. Questo buonsmo delle varie Morgan Stanley, Merrill Lynch, Salomon, JP Morgan e via via tutte le altre a me personalmente fa pensare molto. Fortunato

 

  By: gib on Sabato 03 Febbraio 2007 01:12

Idem se guardi ai Btp, Bund (scheda) , Treasury (scheda) o altri bond di qualunque genere che non danno nessun segno di stress, come succederebbe invece quando c'è inflazione ++++++++++++++ Zibordi, lo diceva già Banshee qui qualche anno fa: i bond che salgono sono un segno di inflazione anche quello. Bruciamo pure i vecchi libri di macroeconomia.

Bonds che pagano il 10% in America - gz  

  By: GZ on Sabato 03 Febbraio 2007 00:17

Oggi per la prima volta la Romania ha messo in vendita dei bonds in valuta locale e si aspetta di piazzarli intorno al 6% cioè se vuoi un rendimento elevato in bonds governativi oggi devi comprare quelli ^rumeni in Lei (la valuta del posto) e prendi il 6%#http://www.ft.com/cms/s/cd598122-b165-11db-b901-0000779e2340.html^, A dire la verità ora ci sarebbe un mercato obbligazionario che rende invece parecchio, un 6% in più del LIBOR, diciamo in dollari un 10-11%. Come nota il Financial Times l'indice dei bonds immobiliari (bonds basati su pool di milioni di mutui immobiliari, una cosa che in Italia non esiste), "Sub-Prime" cioè provenienti da mutuatari con credito debole, ha toccato un ^6.45% in più del LIBOR#http://www.ft.com/cms/s/2e254842-b224-11db-a79f-0000779e2340.html^. Solo dalla settimana scorsa è salito di un 1.50% e da questa estate di un 4% e parliamo di circa 700 miliardi di mutui. Hai 700 miliardi bonds immobiliari (mortgage bonds) americani che di colpo hanno rendimenti un 6.5% sopra il Libor, perchè il mercato ha paura che la gente non paghi i mutui che stanno sotto questi bonds dopo che 16 "morgage lenders" sono falliti da agosto Per coincidenza oggi il dato di risparmio in America è uscito a -1% il più basso del dopoguerra. Ma i consumi e il PIL non erano buoni che il mercato ha festeggiato ? Sì, grazie al fatto che : i) appunto i consumi hanno ecceduto il reddito a livello record e ii) soprattutto che il deflattore dei prezzi al consumo era -0.8% il primo calo dal 1961. In parole povere i consumi sono aumentati grazie agli sconti (nonchè il calo del 25% della benzina) Se l'inflazione dei prezzi al consumo fosse stato un normale +2% annuale il famoso aumento dei consumi era dimezzato. E se avessero speso quanto guadagnavano (o addirittura un poco di meno come in italia o germania) era zero Intanto come ho discusso ieri per la prima volta dal 2003 gli investimenti hanno SOTTRATTO un -2% al PIL, cioè nell'ultimo trimestre erano negativi. Cosa confermata dal fatto che ieri e ieri l'altro gli indici di produzione manifatturiera sono con segno meno (i vari ISM erano a 49 o 49 e sotto quota 50 indicano che il settore si contrae). Cioè produzione e investimenti sono già con dei -2%, c'è spesa pubblica e consumi che tengono ma i consumi grazie a prezzi in calo nell'ultimo trimestre di un -2% e tasso di risparmio a -1%. E sotto hai 13.000 miliardi di debito immobiliare di cui un 6% (700 miliardi) definito come "Sub-Prime" sono stati piazzati un 2% sopra il mercato perchè erano per gente con credito rovinato. E questa settimana questi bonds stanno di colpo trattando un 6.5% sopra Libor perchè gli americani a basso reddito che spendono indebitandosi e grazie agli sconti con il settore manifatturiero in recessione e l'immobiliare in calo non pagano i mutui ------------------------------------------------ Subprime lenders act to cut defaults February 1 2007 18:46 The giant US subprime mortgage business is displaying a new-found caution with lenders tightening loan standards and cutting ties to overly aggressive brokers, delegates to an industry conference were told this week. The American Securitisation Forum’s annual conference in Las Vegas took place as an index that measures the health of bonds backed by subprime loans, which are made to borrowers with tarnished credit histories, flashed new warning signals. The index, which measures the spread between the London interbank offer rate and the yield on subprime mortgage bonds rated BBB-minus reached a record 640 basis points on Wednesday and was trading at 625bp yesterday. The spread has widened by about 150bp in the past week. Mortgage delinquencies in the US have reached their highest rate since the 2001 recession, and could rise further in 2007, says Moody’s Economy.com, and loans made last year to borrowers with weak credit histories have been particularly troublesome. “Originators have been lulled into complacency by the strong performance of the mortgage market in the last few years,” said Elizabeth McCaul, partner at consultancy Promontory Financial Group and former New York superintendent of banks. “But that performance was more often a function of strong house price appreciation than prudent risk management.” Fremont Investment and Loan, a California subprime lender, said it had responded by severing ties with about 8,000 mortgage brokers whose loans were responsible for some of the highest delinquency rates in the industry. This and other moves have helped reduce the number of early defaults on its mortgages to 3 per cent from almost 6 per cent in mid-2006, Fremont said. The risk of default by financially stretched homeowners remains the greatest challenge to the $6,000bn-plus market for bonds backed by US mortgage loans, according to a survey unveiled at the conference. Problems remain confined to the minority of borrowers in the subprime category, but they have forced several small lenders to close their doors. “With subprime mortgages, you’re dancing on the edge of a razor blade – they’re awful investments,” said John Devaney, CEO of United Capital Markets, a specialist in distressed asset-backed securities. Others warned US commercial banks could be exposed. Tony Hughes, economist at Moody’s Economy.com, told the conference: “There’s a chance that the commercial banking sector is acutely at risk if there’s a blow up in housing.” Analysts estimate that the commercial banking sector holds up to $1,750bn of residential mortgage loans, accounting for nearly a third of their total assets.

 

  By: corcas on Sabato 03 Febbraio 2007 00:17

Chi segue il crude? E' uno short servito a ora di cena, almeno a me sembra: sotto MM a 20 periodi Weekly e sotto resistenza importante daily....non male, va provato!

 

  By: Gano* on Venerdì 02 Febbraio 2007 23:42

Ora però questi indici europei e americani che si muovono come orologi sempre in modo regolare e nella stessa direzione per me sono diventati incomprensibili, a meno di non pensare che l'inflazione c'è e la stanno compensando.(...) --------------------------------------------------------------------------- La penso anch'io cosi'.

l'inflazione si combatte anche con l'offerta! - beppe  

  By: beppe on Venerdì 02 Febbraio 2007 23:15

L'inflazione? La si compensa anche così....facile facile... Leggete....basta riempire le miniere di ordini....riempile a tappo e poi vedi dove vanno i prezzi....

Dietro le borse c'è l'Oro - gz  

  By: GZ on Venerdì 02 Febbraio 2007 20:44

Stock: Oro

Due o tre anni fa vedevo la comparazione Oro/Borse e mi sembrava un escamotage dei catastrofisti per dire che comunque avevano ragione perchè le borse salivano solo in termini di "carta", che bastava comprare oro Ora però questi indici europei e americani che si muovono come orologi sempre in modo regolare e nella stessa direzione per me sono diventati incomprensibili, a meno di non pensare che l'inflazione c'è e la stanno compensando. Ad esempio noto che negli ultimi due anni l'^Oro#^ è salito del 44% e l'indice europeo del 40% ! (se metti in mezzo il cambio euro/$ stessa cosa più o meno). Dato che l'inflazione al consumo nell'area euro è il 2%, in USA il 2.3% (l'anno scorso il 3%, ma è scesa) e solo in inghilterra un 3% e persino la Cina pubblica un 2.5% non sembra avere senso. Idem se guardi ai Btp, ^Bund#^, ^Treasury#^ o altri bond di qualunque genere che non danno nessun segno di stress, come succederebbe invece quando c'è inflazione L'oro è più volatile e la borsa invece un orologino svizzero per cui non te ne accorgi per dei mesi, però ad esempio in questo ultimo periodo sono proprio sincronizzati e se prendi appunto le percentuali coincidono poi sempre negli ultimi 2, 3 e 4 anni, anzi l'oro ha fatto meglio. E non è che l'oro sale perchè "salgono tutte le materie prime con la cina..." (ad esempio il rame ha perso quasi il -45% dal massimo) Una volta si diceva che che i metalli preziosi salivano come reazione all'inflazione. Ufficialmente non c'è inflazione e le obbligazioni non si squassano, ma resta che alla fine l'Oro se guardi al di là delle sue oscillazioni sta funzionando come misura di inflazione monetaria e sta rendendo come le borse (L'oro in rosso e l'Eurostoxx 600 in blu)