Sweet Home Bahrain

 

  By: michelino di notredame on Lunedì 16 Settembre 2002 19:39

e poi forse l'epoca della Cavalleria non e' mai esistita... chissa'... gli ideali... a Crecy (1343) gli inglesi vinsero con le armi da lancio (archi, balestre) che disonore! rifiutavano il corpo a corpo! oggi, Hiroshima Air Force. piu' forte e' il sasso, piu' debole e' il cuore. vilta' di uomini moderni...

 

  By: michelino di notredame on Lunedì 16 Settembre 2002 19:30

Direi che le guerre costano, e tanto. Purtroppo, a volte costa di piu' non farle (ed e' per questo che si fanno, come stavolta). Era diverso fino al 1300, quando combatteva la corte del Re, i nobili, e combatteva per l'onore... Dunque, non per soldi... L'esercito di mercenari (al soldo, i soldati) ha cambiato le regole. Per fare le guerre si fanno gli eserciti. Per fare gli eserciti (e pagarli) si contraggono debiti. Per pagare i debiti bisogna vincere le guerre (se si perdono, falliscono le banche, e questo e' un classico della storia europea). E a volte vincere non basta neppure: il bottino viene subito spartito dalla soldataglia, e le banche rimangono a secco (a quel punto, bisogna fare un'altra guerra). Gli USA sono su quella strada, e semplicemente non possono tirarsi indietro. Se perdono il primato militare, l'economia implode. Costi quel che costi, devono andare la' e combattere. Ma sopratutto devono vincere. L'Impero del Credito mette in gioco se stesso. Cioe' alza la posta. Eccoci qua...

 

  By: GZ on Lunedì 16 Settembre 2002 19:03

riceviamo delle mail dalla cgil online che lamenta che in questo sito non si rispettano gli scioperi (per chi si collegasse in questo momento Banshee aveva proclamato ufficialmente uno sciopero) a mio avviso su un tema su cui c'è un consensus quasi universale (la guerra costa eccome, è una iattura per l'economia e per le borse) sarebbe preferibile non dare per scontato e motivare un minimo Modificato da - gz on 9/16/2002 17:29:52

 

  By: DOTT JOSE on Lunedì 16 Settembre 2002 18:04

e' consolante sapere che solo da quest' anno controllano coni contatori geiger.. :-(( e poi anche certi rifiuti ospedalieri sono radioattivi

 

  By: banshee on Lunedì 16 Settembre 2002 17:56

Stupefacente!! Ormai Usamlab il Terribile non si accontenta più di scaraventare nel calderone che prepara la minestra culturale che nutre gli assassini di Marco Biagi e Massimo D'Antona (col quale sostenni l'esame di diritto del lavoro, vedendolo e parlandoci per tre mesi tre volte a settimana) tutti quelli che non sono d'accordo con la sua visione del mondo (che più o meno può ridursi a: gli americani sono belli, buoni, bravi, spiritosi, e cantano pure bene!), ma ormai pretende di decidere quali opinioni siano giuste, e degne di essere rappresentate. E decide ovviamente che le uniche con i requisiti richiesti siano le sue. Ho messo io l'intervento di Panarea tra i migliori, per il semplice fatto che lo merita! A quell'intervento mancava solo una chiosa, che in realtà era sottintesa: qualsiasi investimento può andar male! Ergo, bisogna vincerla, la guerra, per avere il ritorno sperato dall'investimento. Ma Usamlab non vede motivazioni nel discorso di Panarea. Io invece vedo una confusione di concetti nella risposta del Terribile. Panarea non parlava di un permanente conflitto latente, com'era la guerra fredda, o di un Paese che spende un sacco di soldi in armamente per paranoie e velleitarismi vari. Così come può escludersi dal discorso la guerra che è costretto a fare l'aggredito. Ma secondo Ipse, quei nostri magnanimi nipotini d'oltreoceano stanno per spendere una barca di soldi solo perchè Saddam è cattivo. Morale: rimetto il post di Panarea tra i migliori! E prolungo la mia astensione di un'altra settimana! Spero che l'ira del Sultano, così oltraggiosamente sfidata, risparmi almeno la famiglia ed i beni per il loro sostentamento.

 

  By: panarea on Lunedì 16 Settembre 2002 17:38

Caro Zibordi Solo alcuni punti: l'Arabia Saudita spende, in % sul Pil, molto + di usa. O forse ancora di + spende la Nigeria o altri paesi. Ma c'è una differenza che Lei non considera: i sauditi o i nigeriani, oltre a pagare sergenti, spendono soprattutto in armi fabbricate da usa e europei. Quindi x le loro finanze il bilancio della difesa è una spesa secca, senza ricadute sulla loro economia (non sostengono la domanda). X gli USA è tutto diverso: la spesa ricade in granparte sulle loro stesse industrie. Le ricadute non sono soltanto economiche (sostegno all'industria nazionale) ma sopratutto tecnologiche: io e Lei usiamo la posta elettronica, strumento creato dal pentagono in casi di attacco nucleare (sistema ingegnoso: il messaggio viene spacchettato e poi inviato; i pacchetti si riuniscono all'arrivo prescindendo dal percorso fatto), la sua macchina probabilmente ha un sensore di accelerazione (tipo ESP o simili) per evitare le sbandate, regalo dello scudo stellare di Reagan, e EDF, i soldi x comprarsi Edison, gli deve, in fondo,ai soldi buttati nel programma nucleare francese e alle centrali civili che sono seguite. Questa è la guerra/investimento. Il Vietnam è stato un casino x gli USA perchè è stata una guerra fatta "all'antica", senza grossi investimenti in tecnologia ma tanti in munizioni e viveri e in forza lavoro x svariati anni. Germania e Giappone hanno fatto i soldi dopo la guerra sicuramente perchè i loro governi non spendevono in armi ma "appaltavano" la difesa all'estero, risparmiando? Qui Lei ha ragione, però se hanno speso meno è anche vero che hanno contato meno, politicamente e economicamente, a livello internazionale.

 

  By: Paolo Gavelli on Lunedì 16 Settembre 2002 16:33

se fosse vero allora i paesi che spendono il 25 % del PIL nella difesa militare come faceva la povera ex-URSS o quasi tutti i paesi del medio oriente sarebbero ricchi -------------------- Io direi invece: i paesi che spendono molto in armi e che (sottolineato) le USAno per espandersi, sono ricchi. Questa mi pare la lezione della storia: sono le superiorità militari a provocare le guerre. 2ali

La supestizione più tenace di tutte - gz  

  By: GZ on Lunedì 16 Settembre 2002 16:21

questa è una delle superstizioni più tenaci dopo che è stato confutata quello della terra piatta da Copernico e Galileo se fosse vero che gli armamenti rendono un paese più ricco allora i paesi che spendono il 25 % del PIL nella difesa militare come faceva la povera ex-URSS o quasi tutti i paesi del medio oriente sarebbero ricchi E la germania e il giappone che hanno speso per 50 anni meno di qualunque altro paese del mondo a causa dei trattati di pace sarebbero poveri. Ci ha mai pensato ? Gli anni della guerra del Vietnam invece di avere portato all'inflazione e stagnazione dei primi anni 70 avrebbero creato un boom. La borsa americana ebbe un mercato toro che iniziò nel 1946 circa e terminò nel 1968, cioè esattamente quando la guerra del Vietnam e lo sforzo militare raggiunsero il loro massimo (l'impegno militare si ridusse solo nel 1972-1973). Viceversa il crollo dell'URSS nel 1989-1990 consentì agli USA di tagliare DELLA META' la spesa militare nei primi anni 90, dal 6% circa al 3% del PIL circa, molto di più alla fine quanto fosse stato l'aumento negli anni 80. E questo lanciò un boom di borsa tra le altre cose negli anni 90. Produrre delle bombe e assumere dei sergenti non aggiunge niente alla ricchezza di un paese, devi aumentare le tasse pagarli (o indebitarti e aumentare i tassi di interesse), alla fine è solo spesa pubblica e improduttiva e va pagata. Per pagarla riduci il reddito delle imprese e delle famiglie tramite tasse o interessi più alti. E questi soggetti a loro volta riducono investimenti e consumi in altri servizi e beni ecc.... (mi spiace ma un intervento così generico e non motivato come il suo non posso metterlo in home page) Modificato da - gz on 9/16/2002 14:28:54

Spese per investimento - panarea  

  By: panarea on Lunedì 16 Settembre 2002 15:36

Premesso che stiamo parlando di chi attacca e di chi,presumibilmente,vincerà distruggendo l'avversario,i.e. USA. I costi per chi si difende e chi,sempre presibilmente, perderà non sono quantificabili. Secondo me la guerra non sono un costo ma un investimento x gli USA: è vero che x il bilancio i soldi saranno uscite finanziarie immediate ma è anche vero che queste uscite saranno subite catturate dall'industria bellica USA che aumenterà il fatturato, spese x R&D, spese x il personale. Poi in caso di vittoria e si controllo territoriale mi immagino che le compagnie petrolifere usa saranno le prime a prendere il greggio, battendo sul tempo francesi,italiani e c. Insomma il classico intevento kenyesiano sull'economia con una bella spesa statale che aumenta la domanda di beni & servizi + un supporto politico alle proprie imprese. Niente di illecito, ci mancherebbe.Per un bilancio statale sono sempre spese ma sono molto diverse, per esempio, dal pari importo che il governo argentino deve pagare come interessi passivi.

Quanto costa la guerra ? 200 mld di $ - gz  

  By: GZ on Lunedì 16 Settembre 2002 15:04

contrariamente a una superstizione popolare ( "...le guerre si fanno per sostenere l'economia...") le guerre sono, con pochissime eccezioni, costano all'economia Il capo dei consiglieri economici della casa bianca stamattina stima per il WSJ il costo del rovesciamento di Saddam in 200 miliardi di dollari. Le borse sono animali irrazionali a volte, ma alla fine tendono a anticipare i fatti economici. Quando i governi europei hanno venduto le licenze del 3G per i cellulari alle società telecom per la cifra pazzesca di circa 100 miliardi di euro il mercato, dopo un momento di pausa attonita, ha cominciato a declinare. Questi 200 miliardi di costo sono probabilmente già entrati da qualche mese nei calcoli del mercato in qualche modo e possono spiegare forse meglio il cedimento attuale. ----------------- Bush Economic Aide Says the Cost Of Iraq War May Top $100 Billion By BOB DAVIS Staff Reporter of THE WALL STREET JOURNAL WASHINGTON -- President Bush's chief economic adviser estimates that the U.S. may have to spend between $100 billion and $200 billion to wage a war in Iraq, but doubts that the hostilities would push the nation into recession or a sustained period of inflation. Lawrence Lindsey, head of the White House's National Economic Council, projected the "upper bound" of war costs at between 1% and 2% of U.S. gross domestic product. With the U.S. GDP at about $10 trillion per year, that translates into a one-time cost of $100 billion to $200 billion. That is considerably higher than a preliminary, private Pentagon estimate of about $50 billion. In an interview in his White House office, Mr. Lindsey dismissed the economic consequences of such spending, saying it wouldn't have an appreciable effect on interest rates or add much to the federal debt, which is already about $3.6 trillion. "One year" of additional spending? he said. "That's nothing." At the same time, he doubted that the additional spending would give the economy much of a lift. "Government spending tends not to be that stimulative," he said. "Building weapons and expending them isn't the basis of sustained economic growth." Administration officials have been unwilling to talk about the specific costs of a war, preferring to discuss the removal of Mr. Hussein in foreign-policy or even moral terms. Discussing the economics of the war could make it seem as if the U.S. were going to war over oil. That could sap support domestically and abroad, especially in the Mideast where critics suspect the U.S. of wanting to seize Arab oil fields. Mr. Lindsey, who didn't provide a detailed analysis of the costs, drew an analogy between the potential war expenditures with an investment in the removal of a threat to the economy. "It's hard for me to see how we have sustained economic growth in a world where terrorists with weapons of mass destruction are running around," he said. If you weigh the cost of the war against the removal of a "huge drag on global economic growth for a foreseeable time in the future, there's no comparison." Other administration economists say that their main fear is that an Iraq war could lead to a sustained spike in prices. The past four recessions have been preceded by the price of oil jumping to higher than $30 a barrel, according to BCA Research.com in Montreal. But the White House believes that removing Iraqi oil from production during a war -- which would likely lead to a short-term rise in prices -- would be insufficient to tip the economy into recession. What is worrisome, economists say, is if the war widens and another large Middle East supplier stops selling to the U.S., either because of an Iraqi attack or out of solidarity with Saddam Hussein's regime. Mr. Lindsey said that Mr. Hussein's ouster could actually ease the oil problem by increasing supplies. Iraqi production has been constrained somewhat because of its limited investment and political factors. "When there is a regime change in Iraq, you could add three million to five million barrels of production to world supply" each day, Mr. Lindsey estimated. "The successful prosecution of the war would be good for the economy." Currently, Iraq produces 1.7 million barrels of oil daily, according to OPEC figures. Before the Gulf War, Iraq produced around 3.5 million barrels a day. Mr. Lindsey's cost estimate is higher than the $50 billion number offered privately by the Pentagon in its conversations with Congress. The difference shows the pitfalls of predicting the cost of a military conflict when nobody is sure how difficult or long it will be. Whatever the bottom line, the war's costs would be significant enough to make it harder for the Bush administration to climb out of the budget-deficit hole it faces because of the economic slowdown and expense of the war on terrorism. Mr. Lindsey didn't spell out the specifics of the spending and didn't make clear whether he was including in his estimate the cost of rebuilding Iraq or installing a new regime. His estimate is roughly in line with the $58 billion cost of the Gulf War, which equaled about 1% of GDP in 1991. During that war, U.S. allies paid $48 billion of the cost, says William Hoagland, chief Republican staffer of the Senate Budget Committee. This time it is far from clear how much of the cost -- if any -- America's allies would be willing to bear. Most European allies, apart from Britain, have been trying to dissuade Mr. Bush from launching an attack, at least without a United Nations resolution of approval. But if the U.S. decides to invade, it may be able to get the allies to pick up some of the tab if only to help their companies cash in on the bounty from a post-Saddam Iraq. Toppling Mr. Hussein could be more expensive than the Persian Gulf War if the U.S. has to keep a large number of troops in the country to stabilize it once Mr. Hussein is removed from power. Despite the Bush administration's aversion to nation-building, Gen. Tommy Franks, commander of U.S. troops in the Middle East and Central Asia, recently said that the U.S. troops in Afghanistan likely would remain for years to come. The same is almost certain to be true in Iraq. Keeping the peace among Iraq's fractious ethnic groups almost certainly will require a long-term commitment of U.S. troops. During the Gulf War, the U.S. fielded 500,000 troops. A far smaller force is anticipated in a new attack on Iraq. But the GOP's Mr. Hoagland said the costs could be higher because of the expense of a new generation of smart missiles and bombs. In addition, the nature of the assault this time is expected to be different. During the Gulf War, U.S. troops bombed from above and sent tank-led troops in for a lightning sweep through the Iraqi desert. A new Iraq war could involve prolonged fighting in Baghdad and other Iraqi cities -- even including house-to-house combat. The Gulf War started with the Iraqi invasion of Kuwait in August 1990, which prompted a brief recession. The U.S. started bombing Iraq on Jan. 16, 1991, and called a halt to the ground offensive at the end of February. With Iraq's invasion, oil prices spiked and consumer confidence in the U.S. plunged. But Mr. Lindsey said the chance of that happening again is "small." U.S. diplomats have been trying to get assurances from Saudi Arabia, Russia and other oil-producing states that they would make up for any lost Iraqi oil production. In addition, Mr. Lindsey said that the pumping equipment at the nation's Strategic Petroleum Reserve has been improved so oil is easier to tap, if necessary. Both the Bush and Clinton administrations, he said, wanted to "make sure you can pump oil out quickly." On Thursday, Federal Reserve Chairman Alan Greenspan said he doubted a war would lead to recession because of the reduced dependence of the U.S. economy on oil. "I don't think that ... the effect of oil as it stands at this particular stage, is large enough to impact the economy unless the hostilities are prolonged," Mr. Greenspan told the House Budget Committee. "If we go through a time frame such as the Gulf War, it is unlikely to have a significant impact on us." The U.S. economy also has become less dependent on oil than it was in 1990, said Mark Zandi, chief economist at Economy.com, an economic consulting group in West Chester, Pa. A larger percentage of economic activity comes from services, as compared with energy-intensive manufacturers, he said. Many of those manufacturers also use more energy-efficient machinery. Modificato da - gz on 9/16/2002 13:29:59

Container con radiazioni: da Gioia Tauro - gz  

  By: GZ on Domenica 15 Settembre 2002 00:06

Per chi ama i gialli. O perlomeno, per chi vuole leggere qualche cosa sulla crisi internazionale in corso centrata sul medio oriente, che non siano le solite vuote elucubrazioni contorte che trovi sulla stampa. i) Il 9 settembre un container partito dal libano e che aveva fatto scalo a Gioia Tauro è arrivato a New York. I contatori geiger hanno individuato un livello basso di radiazioni e il container, chiamato "Palermo Senator" (!), è stato fatto allontanare di alcune miglia dalla costa e l'FBI lo ha preso in consegna. Non si sa altro per ora. (vedi sotto la storia completa) Questa notizia va incrociata con quelle precedenti sulle atomiche tascabili o le bombe cosiddette "sporche" (che emettono radiazioni). i) il generale Alexander Lebed, governatore della Siberia, in precedenza ai vertici delle forze armate e del consiglio di sicurezza con Yeltsin in diverse occasioni aveva dichiarato che 5 o 6 bombe atomiche "tascabili" (delle dimensioni di una valigia) risultano mancanti dagli arsenali russi. Era stato smentito da Putin e i vertici, ma se cercate su internet trovate che ha continuato a sostenere la sua versione. Dico "aveva" perchè il generale Lebed è morto in un incidente due mesi fa, il suo elicottero è caduto per avaria. La notizia ha destato interesse pari a zero benchè Lebed fosse il secondo personaggio più popolare in russia e il prossimo candidato presidenziale contro Putin. Era stato già candidato alla presidenza della Russia contro Yeltsin arrivando terzo 5 anni fa e all'epoca i giornali italiani ne parlavano. ii) Tre anni fa in Florida due lituani sono stati arrestati mentre cercavano di vendere una bomba atomica tascabile. Non si sa se la bomba fosse perfettamente funzionante. Esiste persino una versione romanzata e comica del fatto in ^"Big Trouble"#www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0425184129/qid=1032049973/sr=2-2/ref=sr_2_2/102-9304305-3858546^ di David Barry da cui è stato tratto un film (all'epoca in cui queste cose sembravano bizarre) ----------------------- da Debka ----------------------------- The Strange Case of the “Palermo Senator” The searches that Geiger counter-packing FBI agents conducted on the Liberian-registered freighter Palermo Senator that steamed into New York on Monday, September 9, left no doubt that the United States has strong suspicions or credible information - that Iraq or the al Qaeda terrorist organization – or both - have nuclear weapons. Only recently have US port authorities taken to examining incoming merchant vessels for radiation. On September 12, members of the US Nuclear Emergency Security Team – NEST and Navy SEALS were still clambering over the decks and holds of the Palermo Senator, which was marooned off-shore, south of Long Island, guarded by Coast Guard vessels and US Navy warships. They faced the task of searching through 2,600 20-ft-long containers. Suspicion was first aroused when unexplained noises issued from several cargo holds after The Palermo Senator docked in New York. The ship was diverted to Port Newark, New Jersey, to be checked for stowaways. When low radiation traces were detected, it was escorted six miles (10 kilometers) out to sea for further examination. DEBKA-Net-Weekly ’s counter-terrorism and maritime sources report that US authorities became alarmed when they learned that the ship had taken on its container cargo for the United States at the Italian hub port of Gioia Tauro on August 25. This port, situated on the southern Italian coast near the Straits of Messina, has long been on the “high risk” watch list of US counter-terrorism agencies and the US Coast Guard. Small container ships from the Black Sea, Mediterranean,Middle East, North Africa and Italy use the port, which has the distinction of having been revealed as the preferred transit point for al Qaeda fighters, senior commanders, weapons and nuclear, chemical -- and possibly biological – materials on the move. On November 30, 2001, DEBKA-Net-Weekly broke the story that, a month earlier, a 43-year-old Egyptian stowaway named Rigk Amid Farid had been caught at Gioia Touro port aboard the German vessel Ipex Emperor. He was ensconced in a container that had been converted into a luxurious suite complete with a comfortable bed, small kitchen, cellular telephones and enough food, water and batteries for three weeks. Canadian passports and entry permits for security men and mechanics to New York’s Kennedy airport, Newark airport and O’Hare airport in Chicago were also discovered in his suite. An investigation showed the container-suite had been loaded on the Ipex Emperor at Egypt’sPort Said and painted over to disguise it as the property of the giant Danish Maersk Sealand container company, which it replaced. With Europe still asleep at the wheel five weeks after the September 11 attacks in New York and Washington, an Italian court ordered the stowaway released on bail. He disappeared without a trace, denying authorities a golden opportunity to discover how al Qaeda’s human cargo container scheme worked. When the same sort of unexplained noises emitted from containers aboard thePalermo Senator, the FBI agents’ first thought was that they had finally found the 40-man al Qaeda terrorist squad reported heading for Los Angeles by ship and never traced. The decision to order the ship to Port Newark and call up NEST was taken to ward off any risk of a mega-terror attack on New York during the 9/11 commemoration ceremonies. Modificato da - gz on 9/15/2002 2:43:45

 

  By: bandy on Sabato 14 Settembre 2002 22:52

Scrivevo in un post tempo fa come quella di Bush fino ad ora sia stata una presidenza irta di ostacoli ed eventi tutt'altro che piacevoli da ricordare nella storia di un presidente degli Stati Uniti. Fin dal ballottaggio elettorale con Gore vi era stato l'odore del farsesco , voto qui voto lì alla fine il "Junior" ce la faceva e da lì poi la maledizione lo perseguitava. Wall Street giù a piombo, scandali aziendali, settembre 11. Quando poi ha cominciato a prendere l'aereo girando il mondo in cerca di consensi per braccare Saddam, parecchie porte illustri gli sono state chiuse in faccia e davanti ai "muscoli" americani questo era assolutamente inconsueto. Undici anni prima in occasione del Kuwait, c'era una coalizione sicuramente più compatta ed unanime per l'attacco a Saddam oggi no. Le esternazioni di Bush all'ultimo intervento alle Nazioni Unite sono più forti di quello che si pensi perchè di fatto riducono a "fantoccio" un'organizzazione che dovrebbe unita rispondere alle esigenze di sicurezza internazionali, quando invece il senso dell'intervento di Bush è in sintesi "..ragazzi o attacchiamo insieme o attacco da solo"; e francamente più che mostrare la solida muscolatura politico militare americana, mostrano invece la tensione che scorre nella mente di chi vede nell'attacco in Irak un ultimo atto disperato per passare alla storia, e dove le armi di distruzione di massa rappresentano la giustificazione ufficiale da dare in pasto ai media e al mondo ma la motivazione di fondo è ben altra. Bush ha ricevuto a New York quel maledetto giorno un affronto così violento, di fronte al mondo che di fatto ha profondamente danneggiato l'America oltre che nell'orgoglio dei suoi simboli anche in un'economia che traballava già non poco. Insomma al momento Bush non ha nessuna spilletta da lustrarsi al petto se non la guerra in Afganistan che, visto lo stato di un paese già distrutto da anni di guerre, poteva essere tranquillamente vinta anche da un gruppetto nutrito di hooligans del Liverpool. Aggiungeteci che il cavaliere della finanza mondiale Greenspan comincia a mettere le mani avanti (qualcuno sul Forum diceva "umanamente pararsi il culo") su quelle che sono le conseguenze dell' economia post bolle ed ecco che Saddam rappresenta l'ultima carta da giocare per Bush. Quello che morirei dalla voglia di sapere è se Bush crede realmente in una risoluzione rapida stile 1991 del conflitto (per cui si affida a un precedente di vittoria schiacciante) o se invece è conscio che le cose questa volta potrebbero andare diversamente. Non basta un vagone di bombe dal cielo questa volta. E c'e' un'Islam che è talmente stato sotto torchio da un anno a questa parte che per me il middle east rappresenta la più grossa polveriera del mondo...delle volte si attacca per disperazione. E quell'uomo ha fretta di attaccare (ha detto giorni o settimane ma non mesi o anni), chissà cosa gira nelle testa delle notti insonni dell'uomo più potente al mondo.

E' il Medio Oriente ora - gz  

  By: GZ on Venerdì 13 Settembre 2002 20:41

In florida hanno arrestato dei sospetti di Al Qaeda e dice Bob Pisani parlando dalle grida del NYSE ora (Pisani è bravissimo e gratuito, solo che devi tenere CNBC accesa) che oggi parlano solo di questa cosa in Florida e non ad es dei dati usciti oggi che sembravano importanti. E poi parlano delle truppe inglesi in movimento o della risoluzione dell'ONU. C'è anche un articolo di Giavazzi sul corriere di oggi sull'economia di guerra e uno di Kevin Hasset su ^www.techcentralstation.com#www.techcentralstation.com^ sul perchè l'incertezza per la guerra stia ritardando le decisioni di investimento delle imprese e frenando la ripresa. In sostanza al momento sembra che al 60% o 70% il mercato si muova in reazione allo scenario mediorientale. La cosa curiosa è che il petrolio sta tornando su assieme al dollaro nel pomeriggio, mentre i titoli del settore erano a pezzi dopo il discorso di Bush stamattina. Forse ora hanno tutti letto Stratfor e hanno capito il senso del discorso, che non era affatto per dare all'ONU l'ultima parola Modificato da - gz on 9/13/2002 19:5:35

 

  By: michelino di notredame on Venerdì 13 Settembre 2002 19:55

Ciao bandy. Vedo ora che si parla di un'esplosione in Texas, uno stabilimento chimico pare. Sara' interessante capirne di piu' (cioe', in quale misura possa trattarsi di un obiettivo militare). Leggero' gli articoli di cui parli. Comunque, mi sembra notevole la minaccia diretta di Saddam al Qatar, che e' di ieri. E non si capisce per quale motivo sto poveraccio debba aspettare la mannaia con la testa sul ceppo. A me le questioni militari piacciono (sono una prosecuzione della politica con altri mezzi, come diceva qualcuno). E poi, ci sono dei grandi personaggi. Guarda la faccia del Brigadier John Rosa, che e' a capo dell'Air Force. Lo sguardo di un falco...

 

  By: bandy on Venerdì 13 Settembre 2002 12:23

Volevo riportare all'attenzione l'articolo di Michelino sulla possibile guerra il quale era stato scritto prima dell'intervento di Bush. L'ho riletto questa mattina lo trovo realistico. Nell'archivio di stratfor ci sono un paio di articoli un po' lunghi per dir la verita', che spiegano obbiettivi, strategie e possibili scenari dei due contendenti USA-Irak. Non che io sia un fanatico militare, ma volevo sapere cosa succedera' secondo voi e sopratutto quando.