la domanda di auto è distrutta

 

  By: gianlini on Martedì 03 Maggio 2011 11:53

sono contento, progressivamente diminuirà il traffico MILANO - Mai così male da 16 anni. In Italia le immatricolazioni di auto nuove sono calate per il tredicesimo mese consecutive, toccando il punto più basso da aprile 1995 secondo i dati del Centro Studi Promotor. CALO - Nello scorso mese di aprile sono state infatti immatricolate 157.309 autovetture con una contrazione del 2,24% rispetto allo stesso mese del 2010. Questo nuovo calo, anche se più contenuto di quelli dei mesi precedenti, ha colto gli analisti di sorpresa perché ci si attendeva una crescita in quanto aprile 2010 fu un mese particolarmente debole. Secondo il Centro Studi Promotor l'attuale quadro del mercato automobilistico italiano «è coerente con i segnali che vengono dai primi dati statistici del 2011 e che sembrano indicare che la ripresa dell'economia italiana, già debole nel 2010, si sarebbe arrestata in questo inizio d'anno». FIAT - Fiat Group Automobiles ha immatricolato ad aprile oltre 45 mila vetture, l'8,5% in meno rispetto allo stesso mese del 2010. La quota sul mercato automobilistico italiano del gruppo è del 28,7%, in diminuzione di 2 punti percentuali nel confronto con aprile dell'anno scorso, ma in linea con quella ottenuta nei primi mesi 2011.

 

  By: mauart1 on Lunedì 02 Maggio 2011 12:12

I CONSUMATORI VANNO A BRACCETTO CON LA CRISI In mezzo ai fatti, tra le notizie, i Consumatori banchettano con i perché. Perché in UK, da almeno un decennio, si è scelto di rinunciare all’industria manifatturiera a vantaggio di quella finanziaria che fa profitti con il credito, che rifocilla redditi insufficienti? Perché i gestori della crisi hanno messo in campo politiche reflattive di ogni sorta per sostenere la domanda? Perché, in ogni dove, si edificano più centri commerciali che centri produttivi? Perché, in mezzo alla crisi, cresce l’impresa Groupon che fa affari organizzando gruppi d’acquisto? Oh bella, vuoi vedere che si estrae più valore dall’esercizio del consumare che da quello del produrre? La prova del 9: con i consumi delle famiglie si genera i 2/3 del Pil! Vuoi vedere che toccherà riallocare le risorse economiche così generate in altro modo, magari per retribuire quel valore e, magari, andare oltre la crisi? Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: mauart1 on Martedì 26 Aprile 2011 12:04

LA MISSION AZIENDALE DEI CONSUMATORI Fare Impresa, questa la mission possible dei Consumatori. Quando la capacità produttiva delle aziende confeziona una offerta superiore alla capacità di spesa degli acquirenti, viene svalutato il valore di quelle merci: si brucia ricchezza, si contrae lo sviluppo. Si mostra evidente come la crescita economica risulti vincolata dall’esercizio di consumazione. Crescita ancora possibile fin quando l’insufficienza del reddito ha trovato il soccorso del credito generando i 2/3 del PIL; impossibile quando il debito, entrato in sofferenza, ha reso quel credito inattingibile bloccando il meccanismo dello scambio domanda/offerta. C’è dell’altro: nei dati riferiti dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini il 20/04/2011 nel corso dell'audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Def, le famiglie italiane vengono messe in difficoltà dalla crisi. La loro propensione al risparmio ''è scesa fino ad attingere ai risparmi accumulati'' mentre il reddito reale pro capite “è sceso di 300 euro'' rispetto al 2001. Occorre aggiungere come il numero delle famiglie, nello stesso periodo, sia aumentato; “la riduzione del reddito reale, pertanto, si fa ancora più consistente''. Questi fatti consentono agli acquirenti di guadagnare il vantaggio improcrastinabile: disporre di un reddito adeguato per tornare a garantire quella crescita. I Consumatori, associati in network, hanno da commerciare la gestione delle risorse impiegate nell’acquisto: Tempo, Attenzione, Ottimismo e Denaro. Un prodotto/servizio che estrae valore dall’azione di consumazione. Insomma nuova offerta per una nuova domanda, quella delle imprese; reddito nelle tasche dei Consumatori. Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: gianlini on Martedì 19 Aprile 2011 19:31

noi invece stiamo scalando le classifiche in tema di importazioni....... Lampedusa, arrivato un barcone con 760 migranti a bordo Tra di loro ci sono 63 donne (molte incinte) e 7 bambini, alcuni dei quali neonati il natante è giunto dalla libia Lampedusa, arrivato un barcone con 760 migranti a bordo Tra di loro ci sono 63 donne (molte incinte) e 7 bambini, alcuni dei quali neonati MILANO - Non si fermano gli sbarchi di immigrati a Lampedusa. Sono circa 760, i migranti sul barcone approdato circa un'ora fa a Lampedusa, dopo essere stato soccorso dalle motovedette della Guardia costiera. Tra di loro numerose donne, molte delle quali incinta, e bambini, alcuni dei quali neonati.

 

  By: pana on Martedì 19 Aprile 2011 18:45

questi tetesky sono m-o-s-t-r-u-o-s-i !! supereranno gli usa nella classifica delle esportazioni !! pazzesco ma come fanno? Saranno tutti quei wurstel che si magnano ? WASHINGTON (MarketWatch) -- Germany will reclaim its spot as the world's number-two exporter of goods exports this year from the United States because the dollar has weakened against the euro, the Ifo Institute for Economic Research in Munich said Tuesday. Last year, China exported $1.58 trillion of goods, ahead of the U.S. at $1.28 trillion and Germany at $1.27 trillion. Including services, Germany will still be number three after the U.S. and China, the Ifo Institute said.

 

  By: mauart1 on Lunedì 18 Aprile 2011 11:41

NUOVA DOMANDA E NUOVA OFFERTA PER RIPRENDERE A CRESCERE Per riprendere a crescere occorre produrre e consumare. Su questo più o meno tutti concordano. Già, se però girano più merci che redditi chi potrà acquistare e chi vorrà ancora produrre? Per questa via non si cava un ragno dal buco. Proviamo a cambiare le carte in tavola: quale offerta e quale domanda sono compatibili con un meccanismo di scambio di tal fatta, finito en panne? Pochi redditi, troppa merce: dunque, se chi deve acquistare vende per denaro la sua capacità di acquisto e, viceversa, chi deve vendere acquista quella domanda per smaltire l’invenduto, si avrà una riallocazione dei redditi tra chi ha e deve vendere e chi non ha e deve acquistare, che potrà riportare in equilibrio il meccanismo dello scambio. Ristorati i Produttori, rifocillati i Consumatori. I primi potranno tornare a vendere i secondi ad acquistare: facile no? Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com

 

  By: mauart1 on Lunedì 11 Aprile 2011 12:14

PER I CONSUMATORI PAROLE CROCIATE SCIARADE INDOVINELLI Per i Consumatori c’è da divertirsi con le parole crociate, sciarade, indovinelli e rebus che riempiono i supermercati. Questo è quanto ci propone il mercato dei prodotti alimentari. Questo mostra quanto siano necessari esercizi di pratica enigmistica per disinnescare trucchi e doppi-gioco che ci vengono proposti quando ci facciamo prossimi all’acquisto. “PANNA”, l’acqua minerale, lo è di nome o di fatto? E quel lieve dell’acqua “LIEVE”, sarà lieve? Sempre quelli della Lieve nell’etichetta scrivono: “Può essere consigliata per i bambini”. Loro intanto non lo fanno. L’olio “CUORE” fa bene al cuore? Non c’è scritto; ci invitano però a desumerlo. La minerale “SUCCHI” va bevuta come raccomandato: 8 bicchieri al giorno per smaltire le scorte o come prescrizione posologica? La Posologia potrebbe divenire il più sofisticato modo di trattenerci presso il Loro prodotto. Se quell’acqua viene bevuta, con cadenzata regolarità, seguiamo una cura: fidelizzati! Rovistando negli scaffali del supermercato si può far tesoro dei prodotti in predicato di prescrizione medica. I cereali “KELLOGS’” espongono le quantità giornaliere raccomandata ad un adulto. Risponde “NESTLE’” con “Fibre1” e…”una porzione contiene il 40% del fabbisogno giornaliero”. Siete affetti da stipsi? Niente paura, si fanno in quattro per voi; la “DANONE” con lo yogurt “Activia” migliora “ogni giorno la tua naturale regolarità”. C’è chi va fino in fondo, lo “Yogurtino” della “PLASMON”, per “mantenere il benessere dell'intestino. Gozzovigliatevi, tanto “MAYA – Proactive” fa il miracolo: aiuta a ridurre significativamente il colesterolo. ”Buon giorno salute”. Esercizi quotidiani per il tuo intestino: una confezione al giorno leva il medico di torno con YAKULT, alimenti pre- pro-sim-biotici. Ricomponiamoci. Assumiamo un tono professionale. La Fidelizzazione va accuratamente evitata. Può essere una malattia invalidante: consente ai produttori di sottrarsi alla concorrenza del mercato e noi di trovarci ficcati in nicchie maleodoranti dove i venti della convenienza non spirano. C’è aria viziata. Gestire la formazione del prezzo stando in apnea può risultare oltremodo difficoltoso. Le rendite di posizione troverebbero agio e Noi Consumatori mancheremmo ad uno dei precetti della nostra Mission: pulire il mercato da viscosità, opportunismi, farragini, che rallentano la produttività degli scambi. Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com

 

  By: mauart1 on Lunedì 04 Aprile 2011 11:52

CORTESE CONSUMATORE, SIAMO IN MEZZO AD UN PANDEMONIO Cortese Consumatore, ad oltre due anni dallo sconquasso siamo ancora ficcati in mezzo ad un pandemonio; si stenta a capire i fatti. Lei non ha molto tempo, io non posso tediarla con empiti teorici, di seguito le propongo un percorso accelerato nella crisi ed i modi per andare oltre. Le frasi maiuscole sono stringhe - da me confezionate e custodite, zeppe di dati e fatti- che, se vuole, posso illustrarle. •La crisi economica, al di là di quel che si dice sta ficcata NEL MERCATO. LI’ RISULTA ALTERATO IL RAPPORTO DI SCAMBIO DOMANDA/OFFERTA •Questo è potuto accadere perchè I REDDITI DA LAVORO, EROGATI DAI PRODUTTORI PER PRODURRE MERCI, SONO RISULTATI INSUFFICIENTI AD ACQUISTARE QUELLE MERCI •Per riparare il danno si è dato corso ad UN OSSIMORO: SI E’ CREATA RICCHEZZA CON IL DEBITO acquistando tutto •Complice, un VECCHIO PARADIGMA CHE HA IMPOSTO VECCHIE REGOLE: i timorati della deflazione hanno messo in campo politiche reflattive - propensi a credere che non si acquisti perché scendono i prezzi, non che manchino i redditi sufficienti ad acquistare- fino a fare sboom. •A questo punto senza il credito, ormai inattingibile, ci si trova davanti ad un altro ossimoro: HANNO PIU’ BISOGNO I PRODUTTORI DI VENDERE CHE I CONSUMATORI DI ACQUISTARE •Ovvero: LA DOMANDA COMANDA •Comando che si mostra ancor più evidente poichè LA CRESCITA ECONOMICA HA RESO INDIFFERIBILE L’ESERCIZIO DI CONSUMAZIONE •Ancor più quando, L’INDIFFERIBILITA’ DELLA PRATICA DI CONSUMAZIONE RENDE QUESTO ESERCIZIO UN OBBLIGO: UN LAVORO •Già un LAVORO, quello di consumazione, CHE GENERA I 2/3 DEL PIL • Con tanta forza ed un pizzico di fare consapevole, et voilà: IL PROFESSIONAL CONSUMER. •Cotanto ruolo cambia le regole. Nuove competenze vanno messe a reddito; si profila UN NUOVO PARADIGMA CHE ORGANIZZA UN NUOVO ECQUILIBRIO PER IL SISTEMA ECONOMICO/PRODUTTIVO •Essipperchè l’eccesso di capacità produttiva, L’ ECCESSO DI OFFERTA e l’insufficienza reddituale AFFRANCANO I CONSUMATORI DAL BISOGNO ancorchè dai diktat di marketing e pubblicità: GESTORI DEI PROPRI UMORI ACQUIRENTI SI FANNO DATORI DI LAVORO DI PRODUTTORI ORAMAI DIPENDENTI. •CAMBIANO LE REGOLE DEL GIOCO ed il ruolo dei giocatori; vanno redistribuiti onori ed oneri e nuovi organigrammi per UN CAPITALISMO TUTTO NUOVO, QUELLO DEI CONSUMATORI. • Per la POLITICA l’occasione della vita. Già, quella politica che mendica fragili consensi avrà l’opportunità di tornare a prendere parte, farsi parte nel rappresentare questi interessi; gli interessi dei più. •Per il SINDACATO, che rappresenta il lavoro,un’altra chance: rappresentare il lavoro di consumazione. Mi rendo conto quanto questo mio dire spiazzi. Se ho ragione a lei la notizia, a me l’occasione di aprire un dibattito sulla crisi, magari per andare oltre. Oltre il già detto. Mauro Artibani www.professionalconsumer.splinder.com mauart1@libero.it

 

  By: mauart1 on Lunedì 28 Marzo 2011 11:45

SE CONSUMARE FOSSE UN MESTIERE COME CAMBIEREBBE IL CAPITALISMO? Quando un uomo dall'intelligenza vivace si stufa di fare l'architetto, il redattore o il pubblicista e capisce che nel nostro tempo consumare è una specie di mestiere, allora può vestire i panni del 'professional consumer' e, avvolto in questo nuovo mantello, decidere di indagare la crisi economica, tentando di svelarne le cause recondite per superarla. Ma soprattutto può cercare di mostrare quel capovolgimento di paradigma che – aldilà della recessione stessa – ha intaccato il buon funzionamento del nostro capitalismo maturo. Quell'uomo è Mauro Artibani, romano 60enne, autore di 'Professione consumatore' (Pdc Editori, 2009). Artibani è un prolifico blogger con un'idea alquanto originale e in apparenza bislacca: consumare è un lavoro, una professione fondamentale per l'intero sistema. Quindi, in quanto professionista, il consumatore va retribuito dalle imprese produttrici. Va pagato come se lavorasse. "Tutti noi consumiamo in ogni momento della nostra giornata, anche quando leggiamo un giornale o apriamo l'acqua del rubinetto in casa – dice Artibani a Nannimagazine.it – Due terzi del nostro PIL derivano dai consumi finali. Se smettessimo di consumare, semplicemente il Paese non andrebbe avanti. Diciamo, con un gioco di parole, che la nostra vita è spesa a fare la spesa, per cui è necessario uscire da un equivoco...". Quale? "La vulgata sociologica considera il consumatore un imbelle, uno stupido pressoché schiavizzato dalla pubblicità e dal marketing. Allora tutti auspichiamo che diventi responsabile, consapevole e dunque 'critico', nell'ottica dei sociologi. Se invece ci spostiamo sul piano economico, ci rendiamo conto innanzitutto che la regola ferrea della crescita rende la pratica del consumo indifferibile, improcrastinabile. In pratica, un obbligo". E quindi? "Il meccanismo produttivo dipende da noi consumatori e tale forza dobbiamo gestirla bene. Dobbiamo rivendicare il ruolo attivo che ci compete, rompendo la crosta sociologica e andando oltre l'essere meramente 'critici'. Da qui nasce la figura del 'professional consumer'. Questo nostro ruolo obbligato io lo considero un lavoro, un mestiere che deve essere in qualche modo retribuito. Tale retribuzione va ad aumentare il nostro reddito disponibile e serve a riequilibrare un meccanismo domanda offerta ormai malato, azzoppato dall'eccesso di capacità produttiva del nostro capitalismo che non può essere smaltito da redditi ad oggi insufficienti". Ma il consumatore gode già dei prodotti che consuma. Come si ottiene un altro genere di beneficio? "Mi spiego. Il consumo ha due funzioni chiave: da una parte, acquistando si trasforma il valore della merce in ricchezza; dall'altra, poi, consumando si sprona il meccanismo della riproduzione e si dà continuità al ciclo produttivo. Ci sono aziende, le più avvertite e sensibili, che già retribuiscono questa funzione. Per esempio, le televisioni commerciali: il loro prodotto è la conquista dell'attenzione dello spettatore che rivendono ai pubblicitari che a loro volta la rivendono ai produttori. Per fare ciò le tv commerciali retribuiscono, danno un reddito al consumatore, cioè gli forniscono informazione e intrattenimento senza fargli pagare il canone. Stessa cosa accade con i giornali 'free press' che sono gratis grazie alla pubblicità. Pensiamo a quelle compagnie telefoniche che ti fanno parlare gratis se ascolti messaggi pubblicitari". Sì, ma siamo di fronte a benefici trascurabili per i redditi. "Certo, ma bisogna capire che hanno più necessità i produttori di vendere che i consumatori di acquistare. La pratica del consumo è indifferibile per far crescere il PIL. E il profitto inteso come remunerazione del rischio di impresa, nel momento in cui il rischio non c'è perché i consumatori hanno l'obbligo di comprare, non ha più molto senso e può essere redistribuito ai consumatori stessi sotto forma di abbassamento dei prezzi per sanare lo scompenso del reddito insufficiente. Per i produttori, ciò che appare come rinuncia al profitto in realtà è un investimento, perché così rimane attiva la funzione del consumo, il ciclo va avanti, si migliora la gestione dei fattori produttivi che danno utili e le merci sono più competitive grazie ai prezzi più bassi". In pratica siamo di fronte a un esito (prezzi più bassi) che viene raggiunto non con il libero mercato e la concorrenza, ma con una sorta di decisione pianificata, in qualche modo organizzata collettivamente dai produttori. Ma in regime di libero mercato, il rischio di impresa esiste perché il consumatore può scegliere le merci di Tizio invece che quelle di Caio o di Sempronio. Dunque, Caio e Sempronio rischiano. E proprio a causa dell'eccesso di offerta. "Ci dovrebbe essere l'obbligo a rinunciare a parte del profitto per riequilibrare i redditi. Lo devono capire i produttori stessi che presto non ci saranno crediti o debiti in grado di surrogare i redditi insufficienti. La crisi del 2008 che ha visto collassare il capitalismo finanziario è nata proprio dall'esplosione del meccanismo del consumo fondato sul debito". Chiede uno sforzo di pensiero collettivo e responsabile, forse utopistico, nella società del libero mercato schiava delle trimestrali di cassa. Oppure auspica una sottrazione di profitto ex lege. La sua è una visione socialisteggiante, forse applicabile in Cina, in un capitalismo di Stato, ordinato dall'alto, in cui il decisore politico può sottrarre direttamente risorse ai produttori per distribuirle alla forza lavoro che oggi è sottopagata e non alimenta la domanda interna. Più difficile attuarla in un'economia liberale e di mercato, in cui il decisore politico ha qualche spuntata arma normativa e regolatoria o la possibilità di un riequilibrio attraverso lo spostamento dei pesi fiscali. "Non nascondo la mia formazione di sinistra, anche se oggi sono alquanto perplesso. Vede, è saltato il vecchio paradigma per cui il lavoro, l'occupazione crea reddito. Ormai è il reddito che crea occupazione e fa andare avanti il sistema. Eppure tutti continuiamo a ragionare in modo vecchio, superato. Oggi, in regime di offerta superiore alla domanda, non possono più governare i produttori. Sono i consumatori ad avere il coltello dalla parte del manico e devono rivendicare questo governo del sistema. Ecco perché provocatoriamente dico che bisogna entrare nell'era del capitalismo dei consumatori. È così che si va oltre la crisi". Nelle sue parole si ascoltano gli echi di teorie come la 'decrescita felice' di Serge Latouche. E si pensa a fenomeni come quello dei Gruppi di acquisto solidale. "Ecco, i Gas, aldilà dell'aggettivo 'solidale', sono gruppi di 'professional consumer' che mettono insieme una forza d'urto in grado di negoziare su prezzo e qualità del prodotto. E questo è il loro reddito in quanto consumatori che 'lavorano'. Io però voglio superare il concetto pedagogico o filantropico-ambientalista che sta dietro a termini come 'solidale' e 'felice'. E voglio pormi su un piano di convenienza economica. Se il consumatore che diventa 'professionale' recupera lo status di soggetto che in quel meccanismo 'lavora', ciò lo sottrae al discredito sociologico e lo mette in condizione di ripensare in termini collettivi il suo stare sul mercato con altri che lavorano come lui. In tal modo, il consumatore è investito di una responsabilità precisa: lui sa che non potrà più consumare un mondo già consumato. Dunque, risiede in ciò la convenienza di un consumo che sia davvero sostenibile". Intervista di Ulisse Spinnato Vega a Mauro Artibani

 

  By: mauart1 on Martedì 22 Marzo 2011 11:14

PER I CONSUMATORI, SI PUO’ GUADAGNARE SPENDENDO Per i Consumatori la crisi è un fatto. Già, la crisi: se siamo senza il becco d’un quattrino da spendere, dice Tizio, basta non spendere per far aumentare la capacità di pesa. Ennò, ribatte Caio, guardati intorno. Tutto, ma proprio tutto, s’è fatto merce e noi tutti clienti; se vuoi vivere la vita devi acquistarla. Essì, ieri in giro, a fontanelle asciutte, la mia sete l’ho ristorata al distributore a gettone di acqua minerale; poi mi vien voglia di far pipì, ci vado in auto, pago la sosta, nel wc pago a gettone: capito! D’un tratto un dire alto e cristallino dice: giacchè i redditi sono insufficienti a smaltire tutto quel bendiddio, l’offerta si è fatta superiore alla domanda. Indipercuiposcia: hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare. Questo vantaggio deve trovare remunero: l’opportunità di poter rivalutare il valore d’uso e ricontrattare il valore di scambio delle risorse con le quali i Consumatori fanno funzionare il meccanismo dello scambio. Massì: il tempo, poi l’attenzione, nonchè l’ottimismo, ancorpiù il denaro, per fare la spesa. Vantaggio che si può scambiare con la riduzione dei prezzi: senza se, senza ma, senza più politiche reflattive. Guadagnare spendendo insomma! Già, mica scemo Sempronio. Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: mauart1 on Lunedì 14 Marzo 2011 12:10

PER I CONSUMATORI: ONORE AL MERITO E TANTO DEBITO Lode per quelle azioni che rendono chi le compie degno di avere, ottenere, ricevere remunero. Nel meccanismo economico, dove la domanda supera l’offerta, il produttore mette sul mercato beni il cui valore scambiato con la moneta genera ricchezza, dà lavoro, retribuisce quel lavoro, ristora il bisogno dei Consumatori: onore al merito, onorati con il profitto. Quando l’offerta supera la domanda ed il reddito disponibile per l’acquisto risulta insufficiente a smaltirla, occorre fare debito. Per mantenere in equilibrio il meccanismo che salvaguarda il valore dei beni prodotti occorre erogare credito che surroghi quel reddito. L’industria finanziaria assolve il compito: onore al merito, onorati con i bonus. Quando, e siamo all’oggi, si chiudono i rubinetti del credito al mercato si blocca il meccanismo dello scambio, il valore delle merci si svaluta, si brucia ricchezza. Quando, e quest’oggi lo mostra, la crescita economica rende la pratica del consumo indifferibile ai Consumatori tocca acquistare, oltre il bisogno, per generare ricchezza; smaltire l’acquistato per dare continuità al ciclo economico, sostanza alla crescita: onore al merito, onorati con tanti debiti. W la meritocrazia! Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: mauart1 on Lunedì 07 Marzo 2011 11:03

DEBOLI LE RAGIONI DELLA POLITICA, FORTI QUELLE DEI CONSUMATORI Deboli le risposte alla crisi messe in campo dalla politica; si litiga tra i banchi parlamentari nell’ interpretare i fatti, su come uscirne, con quali strategie, utilizzando quali arzigogoli. Dentro, nel palazzo, incartati in ragioni deboli che non convincono “l’altro” si rimpallano tecniche e tattiche finora ineffettuali. S’azzuffano sul debito, battibbeccano su occupazione e investimenti; la scelta tra riduzione delle tasse o delle spese li strema. Nei talk, truccati da monetaristi o keynesiani, si fanno competenti; con urla e schiamazzi mostrano ardore. Fuori, nel mercato, i Consumatori rivendicano il loro ruolo economico: i 2/3 del PIL. Tra l’eccesso di capacità di offerta, che impalla il mercato affrancando i Consumatori dal bisogno e l’insufficienza del reddito che acquista, mostrano le loro ragioni: hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare. Rivendicano il mettere a profitto questo vantaggio per recuperare potere d’acquisto, indi capacità di spesa, per andare oltre la crisi. Per i politici attenti al nuovo si profila l’opportunità di uscire dal guado: oltre le consunte ragioni di quelle teorie sta la rassodata empiria di quelli che per lavoro fanno l’acquisto. Occorre rappresentarla, si prospettano vantaggi elettorali. Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: mauart1 on Lunedì 28 Febbraio 2011 11:40

IL CONTRIBUTO DEI CONSUMATORI AL MERCATO UNICO EUROPEO Fino al 28 febbraio l’UE chiede ai cittadini il parere sull’atto del Mercato Unico. Prendo la palla al balzo e: L’eccesso della capacità di offerta che affranca i Consumatori dal bisogno ed i redditi, erogati dai Produttori a chi lavora per produrre, insufficienti per acquistare quanto prodotto alterano l’efficienza del meccanismo produttivo, impallano il meccanismo dello scambio; nel mercato si svaluta valore, si brucia ricchezza. Porre all’attenzione dei cittadini Europei le ragioni del mercato unico quando questo mal funziona rischia di alterare l’efficacia della proposta. La crisi economica svela fatti nuovi: hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare. Si mostrano convenienze, anch’esse nuove, per attrezzare un mercato efficiente che intermedi tra Produttori che fanno domanda di vendere e Consumatori che fanno offerta di acquistare, andando ben oltre le inefficaci politiche reflattive utilizzate, per sostenere la domanda ed il prezzo delle merci. Si mostra necessario aggiornare il protocollo che istituisce l’atto del Mercato Unico Europeo, per ospitare un’opzione del tutto inedita: la competizione tra nuova/vecchia domanda e nuova/vecchia offerta che sollecita un rinnovato equilibrio nello scambio tra valore e moneta, per generare nuova ricchezza. Risulta così possibile “lavorare, intraprendere e commerciare insieme in modo più adeguato”. Protocollo per un mercato, espressione di un sistema economico/produttivo, che da lineare aperto si è fatto circolare e continuo; che aggiorni i ruoli e valorizzi le risorse a diposizione dei soggetti che lo abitano. Un protocollo che articoli regole e consenta ai Cittadini Consumatori Europei di organizzare la gestione ed il commercio delle risorse impiegate nel quotidiano lavoro di consumo: Impresa delegata allo sviluppo di tali risorse per produrre Offerta, ristrutturare Domanda, ottenere ristoro economico. Impresa per intercettare i flussi di nuova domanda, individuare i punti di transito, istituire centri di raccordo e gestione del valore delle risorse impiegate. Due le proposizioni operative. 1) NUOVA OFFERTA. Risorse/prodotto, immateriali ed eco-compatibili. Nuovi Beni Capitali per una nuova produzione: -- La Fiducia dei Consumatori che fa acquistare quindi investire, produrre, commerciare. -- Il Tempo, quello dell'acquisto oltre il bisogno, sottratto al tempo libero. -- L'Attenzione, necessaria a produttori e commercianti, per intrattenerci. -- Il Denaro che acquista l'eccesso produttivo. 2) INVESTIMENTI NELLA GESTIONE DELLA DOMANDA. Un accordo di gestione, con i produttori, per smaltire l'eccesso di produzione che sperpera risorse, inquina: -- Acquistare l'eccesso alimentare, quello della moda, dell'Information Technology; smaltire il necessario. -- Destinare il residuo per sfamare/abbigliare/informare quel miliardo di poveri nel mondo. -- Più opportunità per tutti. -- Controllo dei flussi migratori. -- Diminuzione della pressione della domanda sul mercato delle merci. -- Gestione dei prezzi. Tanto si doveva per debito d’ufficio. Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: mauart1 on Martedì 22 Febbraio 2011 10:53

VOTA E FAI VOTARE IL DILEMMA DEI CONSUMATORI PER RECUPERARE REDDITO Signori, si vota: occorre decidere chi dovrà fornire reddito adeguato ai Consumatori per smaltire la crisi e magari restituire valore al lavoro che produce. Già, il lavoro per produrre merci/servizi perde valore perché quello stesso lavoro ha concorso a produrre l’eccesso di prodotto che staziona invenduto sul mercato. Su quello stesso mercato quello stesso eccesso confeziona il valore della pratica di consumo che smaltisce. Questo è quanto propone il mercato. Chi può dargli torto? Si, insomma, al mercato ha più valore la pratica del consumare che quella del produrre. Per smaltire occorre però esercizio, esercizio, esercizio di consumazione che si esercita mediante reddito purchè adeguato alla bisogna. Se 2 + 2 fa 4, quell’esercizio obbligato vale un lavoro. Chi dovrà erogare reddito sufficiente per quel lavoro di smaltimento che riavvia la produzione, l’occupazione, gli utili d’impresa; che restituisce valore al lavoro che produce e che finanche rimuove la crisi? □L’intervento pubblico, mediante sussidi prelevati dentro forzieri vuoti. □Gli screditati dell’industria del credito mediante debito oramai inattingibile. □L’investimento del profitto dei Produttori che, redistribuito, potenzia il potere d’acquisto che fa vendere proprio quell’eccesso ed aumentare gli utili. Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: mauart1 on Martedì 08 Febbraio 2011 10:55

LA CRISI E LE POLITICHE MONETARIE Per Consumatori e Produttori l’allentamento delle politiche monetarie, che abbassa il costo del denaro, risulta lo strumento principe che trovano sul campo per far fronte alla crisi; l’efficacia discutibile. Ed ancora: chi guadagna e chi perde con tal politica? Diamo un’occhiata. I Produttori hanno facilità ad approvvigionarsi. Lo fanno per investire. Prendono denaro, magari al 3%; quella moneta migliora la gestione dei fattori della produzione, aumentano gli utili; guadagnano con quel credito magari il 6%: fanno un + 3. Pure i Consumatori, quelli con redditi insufficienti, prendono un prestito, magari anch’essi al 3%, per migliorare l’impiego dei fattori del consumo. Così acquistano, smaltiscono l’offerta di quei Produttori trasformando il valore di quella merce in ricchezza; consumando l’acquistato ne consentono la ri-produzione, danno continuità al ciclo, sostanza alla crescita. Per i Consumatori a quel denaro e a quel ruolo produttivo svolto, si somma un corposo lavoro aggiunto: più che cibarsi ingrassano, più che abbigliarsi vestono alla moda che passa di moda, sprecano il 30% delle derrate acquistate, inquinano. Alla restituzione del prestito, il guadagno fa + 0 e tante, tantissime scorie. Quella politica reflattiva, insomma, buona per sostenere la domanda che sostiene i prezzi genera rendimenti dispari tra gli operatori di mercato. Dispari come quelli che hanno generato la crisi. Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org