By: lutrom on Lunedì 25 Novembre 2002 16:48
Dividendi e tassi di crescita
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da www.soldionline.it
La stanza del promotore
25 novembre 2002 10.00
di Antonio Lucenti
Su "ll foglio" ho trovato un articolo con uno spunto interessante, che ritengo possa essere utile commentare.
D. Nissim e A. Zvi, della Columbia University, esaminando i titoli quotati sul mercato americano (presumibilmente) sono giunti alla conclusione che le società che distribuiscono dividendi ai propri soci, hanno, in questi 130 anni di intervallo, evidenziato tassi di crescita superiori rispetto a quelle che reinvestono tutto l'utile.
Le conclusioni, pubblicate sul Journal of Finance, sono state confermate, recentemente, da un'analoga ricerca effettuata da R. Arnott e C. Asness, e riportate dal Financial Analist Journal.
È rilevante che sia stato individuato questo risultato, perché è opinione corrente che il reinvestimento degli utili nella azienda sia una strategia creatrice di sviluppo.
Questa interpretazione è in effetti quella che potrebbe aver mosso Vincenzo Visco nella detassazione degli utili reinvestiti (Dit).
Per citare personaggi di altro vigore rappresentativo (non me ne voglia il dottor Visco), anche la strategia di W. Buffett conforta questa visione.
Tuttavia, mentre l'obbiettivo di Visco era di aumentare la capitalizzazione delle aziende con un incentivo fiscale, quello di Buffett (mille miglia lontano) è di ottenere un maggior vantaggio per il risparmiatore azionista. Si innesta quindi il corollario di Buffett: il dividendo reinvestito in azienda deve produrre un rendimento maggiore di quello che produrrebbe investito sul mercato monetario, altrimenti tanto vale che venga distribuito.
Rimane quindi alla direzione decidere come mantenere il buon rapporto con l'azionista e con il mercato.
Dalla ricerca, che in effetti ha intenti ancora diversi da quelli di Visco e di Buffett, risulta invece che le aziende che distribuiscono gli utili, proprio per questo motivo, devono essere molto più precise nella contabilità "preventiva". Il fatto di doversi approvvigionare di denaro dall'esterno, crea la necessità di preparare e rispettare con più accuratezza i piani di sviluppo e di investimento, e mette la direzione nella condizione di essere sempre sotto esame da parte del mercato dei capitali, cosa che non succede a chi utilizza solo risorse proprie e quindi potrebbe avere un controllo meno stringente, perché più soggettivo.
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