la domanda di auto è distrutta

Re: la domanda di auto è distrutta  

  By: pana on Giovedì 09 Febbraio 2017 11:30

no nooo coem faremo selza la ryder cup del 2022??

hanno tolto i 100 milioni per questo torneo..

100 MILIONI DI EURO PER UNA GARA DI GOLF?????

una zappa per uno e poi..hop hop..altro che golf

 

  By: mauart1 on Lunedì 19 Dicembre 2011 11:03

MACCHE’ TUTELE D’EGITTO Mi venga un colpo: la Politica ha attrezzato agenzie a tutti i livelli della sua giurisdizione, dall’assessorato alla tutela di chi Consuma del paesino delle Langhe, su su passando per Provincie, Regioni, Stati, fino alla UE nella commissione mercato interno e protezione dei consumatori e ancor più su alle linee guida ONU per la loro tutela. Eggià, tutele per quei soggetti esposti all’acquisto che si ritiene possano essere sopraffatti da pubblicità ingannevole, esercizi commerciali scorretti, clausole contrattuali vessatorie, azioni di Marketing criptiche, offerte di credito irresistibili, meccanismi di fidelizzazione spudorati, promozioni inattingibili. Un momento: deboli proprio quegli stessi soggetti che con gli acquisti generano la ricchezza, consumando l’acquistato fanno ri-produrre dando continuità al ciclo economico e sostegno alla crescita? Toh, deboli, proprio quelli forti che abitano il centro del meccanismo produttivo! Che ai giorni nostri la politica scambi lucciole per lanterne sta sotto gli occhi di tutti; che la presunta debolezza di quell’essere venga esposta a celare quel che combina l’ente mercato, allarma. Giustappunto solo un mercato celato può esporre impudicamente quegli squilibri tra i soggetti economici che vi operano: opaco, rende spendibili pratiche scorrette; inefficiente, non apprezza la forza di quei tizi, non fa il prezzo della loro domanda. Apologeti del mercato dove siete? Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: mauart1 on Lunedì 05 Dicembre 2011 10:33

CI SONO SOGGETTI ECONOMICI CHE FANNO E CI SONO QUELLI CHE DICONO Ci sono soggetti economici abitanti il mercato che, attrezzati di idonea capacità di spesa, con il loro fare fanno da soli i 2/3 della crescita. Quando quella capacità si riduce, come ai nostri giorni, non si spende, non si cresce. Orbene la crisi: se ne parla, straparla; si attrezzano rimedi più o meno vaghi, più o meno seri, senza chiamarli a rispondere del loro misfatto. Eppure hanno da dire, anzi dicono: Cortesi colleghi del mercato, per generare la crescita economica il nostro esercizio risulta indifferibile; se siamo costretti a differirlo, per mancanza di reddito sufficiente a dar corso alla spesa per acquistare quanto avete prodotto, quanto cacchio ci vuole a comprendere dove sta l’inguacchio? Perché chi ha da dire e pure da dare, con le orecchie fa il mercante e con la bocca continua a parlar d’altro? Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: mauart1 on Lunedì 28 Novembre 2011 11:30

OLTRE LA CRISI CAMBIANDO IL VERSO DELLE POLITICHE DI REFLAZIONE La crisi mostra quello che le politiche di reflazione per decenni hanno occultato. Si, insomma, sono stati messi in campo dispositivi per dare sostegno alla domanda e, sostieni oggi, sostieni domani, i Consumatori hanno cominciato ad ingrassare, a vestire alla moda; magari per andare da qui a lì ci sono andati in Suv. Si, insomma, hanno acquistato ben oltre il bisogno. Oggi che mancano pure i redditi per sostenere l’andazzo ed il credito risulta non disponibile, si prospetta un parapiglia. Già, sono le Imprese ad aver bisogno di vendere più di quanto l’abbiano i Consumatori di acquistare. Se tanto mi dà tanto, occorre cambiare il verso di quelle politiche di reflazione: fin ieri a sostenere l’acquisto, da oggi a sostenere la capacità di spesa. Utilizzando, che so…. i lauti profitti fatti nel tempo delle vacche grasse. Adesso, subito: nel tempo dei bovini magri occorre sostenere i redditi di quelli che hanno sostenuto, per lo più a debito, proprio i prezzi con i quali le Imprese hanno fatto profitto. E, si badi bene, aldilà di una più o meno astratta giustizia sociale, per poter tornare a vendere quel che si è prodotto e riprendere a crescere. Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: mauart1 on Lunedì 21 Novembre 2011 12:26

VENI VIDI VICI, TUONA IL PROFESSIONAL CONSUMER Quest’accidente di Professional Consumer dice, mostra, scrive una successione di fatti: •La crescita economica rende l’esercizio del consumo indifferibile; un obbligo l’esercizio di spesa. •Sta in sovrappeso, vestito alla moda a bordo di un Suv, il Consumatore affrancato dal bisogno. •Fa i conti con l’eccesso di offerta l’Impresa; magazzini pieni e merci svalutate. •Hanno più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare. •I redditi da lavoro erogati dalle Imprese per produrre risultano insufficienti a smaltire quanto prodotto. •Generare per troppi anni ricchezza con il debito, che surroga redditi, ha fatto sboom. •Le Imprese sovrapproducono svalutando valore, bruciando ricchezza; quelli che producono credito, indebitati stanno sull’orlo del baratro. Tira le fila: questi i fatti che fin ieri hanno mosso l’economia, oggi la bloccano. Prosa: tal fatti, disfatti e ben bene rifatti possono sbloccarla. Chiosa: dunque, si estrae più valore dall’esercizio del consumare che dal produrre. Pronostica: verso il Capitalismo dei Consumatori! Prosit. Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: mauart1 on Lunedì 24 Ottobre 2011 12:07

I GIOVANI PATISCONO IL FUTURO, L’ECONOMIA IL PRESENTE L’impatto sociale di quel che fanno risulta arcinoto, del loro fare economico meno, eppure sono l’oggi ed il futuro; hanno idee, vigore e salute; sono istruiti, flessibili, prolifici; hanno disposizione all’acquisto che poi consumano dando sprone al produrre che sprona l’occupazione; pagano le tasse, contribuiscono a pagare le pensioni; governeranno il domani. Risorse a iosa, insomma, buone per migliorare la produttività del sistema economico. Risorse appannaggio di queste generazioni, quelle che… massì gli 81.000.000 di giovani disoccupati nel mondo, il 10% in Eu il 18% negli Usa. Poi ci sono quelli inoccupati, quei 2.000.000 di Neet* censiti in Italia; ed ancora quelli sottoccupati, quelli precari e quelli sotto remunerati. Risorse, quelle, non utilizzate, sottratte allo sviluppo che diventano zavorra, costo! Già, per loro salari e stipendi insufficienti oggi, le pensioni domani; mancando pure di “affidabilità creditizia” non confezionano quella domanda che sprona la crescita. Mal impiegati, viene sperperato il loro capitale umano; esclusi, disperso capitale sociale. Questo loro disagio genera allarme sociale. Aumenta con loro il debito privato, si riduce il prelievo fiscale, aumenta il debito pubblico, aumenta pure la domanda di assistenza, sussidi e tutele. Vivono tutto questo dentro un mondo reflazionato in tutte le salse che se ha sostenuto la domanda, non ha trasferito effetti positivi sull’offerta di lavoro, ancor meno sui redditi di quel lavoro. Quando quel mondo annaspa le diseconomie si rendono evidenti, i nodi vengono al pettine. Capitani di ventura randagi, tutt’intenti a vincere la battaglia della competizione d’azienda, fanno la gestione separata dei fattori della produzione, confliggente con quella del consumo, mandando in mille pezzi la produttività dell’intero sistema. Annichilite le risorse, i nostri patiscono il futuro, l’economia il presente; senza reddito smettono di tirare la volata ai consumi né, consumando, spingono le imprese a riprodurre alterando la continuità del ciclo. Tenuti fuori dal meccanismo economico-produttivo, questo il minimo che potesse capitare: remissione per tutti! * NEET acronimo inglese di "Not in Education, Employment or Training" Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: mauart1 on Lunedì 17 Ottobre 2011 12:22

12 OTTOBRE, A CHE PUNTO E’ LA CRISI ? Il 12 ottobre, un giorno qualsiasi, a quattro anni dallo scoppio della crisi economica globale, prendo al volo dalla rete un resoconto e due proclami istituzionali e ve li mostro. Nelle minute dell'ultima riunione del 20-21 settembre della Fed, Ben Bernanke e soci scrivono: "I partecipanti alla riunione vedono una considerevole incertezza in vista di una graduale ripresa della crescita economica". Dunque non solo graduale ma pure considerevolmente incerta la crescita. Dopo che quei tizi hanno tentato di mettere pezze a più non posso, non è un bel sentire. Niente paura: la Commissione europea presenta la road map per uscire dalla crisi finanziaria, restaurare la fiducia nell'area euro e nell'Europa nel suo complesso. “La road map - dice il presidente della Commissione Ue, Jose' Manuel Barroso - è la risposta per una svolta”. Poi chiosa: ''La fiducia puo' essere ristabilita solo attraverso una immediata implementazione di tutte le misure di cui c'è bisogno per risolvere la crisi''. Non pago richiosa: ''Soltanto in questo modo saremo capaci di convincere i cittadini europei, i nostri partner e i mercati che abbiamo le soluzioni alle sfide che l'economia sta affrontando''. Ma porc..convincere i cittadini che la soluzione passi per l’implemento delle misure di cui c’è bisogno? Ms. Barroso la prego, ha dimenticato di dire quali siano quelle di cui c’è bisogno? E ancora: Juncker, presidente dell’eurogruppo, annuncia 10 proposte per scacciare la crisi. Ullallà! al punto 6: "Un programma di crescita economica per i paesi più in difficoltà". UN programma insomma, non IL programma delle cose da farsi, per la crescita economica. A quattro anni di distanza qualcosa, non meglio specificato, viene auspicato, non fatto! Brrrrrr. Che Lor Signori non sappiano che pesci pigliare? Io, Professional consumer un’idea l’avrei: Che ne direste di farvi promotori e gestori di una ricapitalizzazione dell’azienda “Consumatori spa”, una multinazionale che, quando ha la capacità di spesa la spende per smaltire quell’invenduto che fa riprodurre, che fa lavorare, che genera occupazione, poi reddito, insomma, che fa crescere almeno di 2/3 del Pil ? Un bell’aumento di capitale al quale dovranno essere sollecitati ad aderire quelli che hanno riserve di reddito non investite né spese; quelle insomma sottratte alla crescita. Vi sia buona consigliera la notte. Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: mauart1 on Lunedì 10 Ottobre 2011 11:45

PER USCIRE DALLA CRISI TOCCA RICAPITALIZZARE I CONSUMATORI Le Imprese producono troppo, retribuiscono poco, impallano il mercato svalutando il valore delle merci che hanno prodotto; bruciano ricchezza, bloccano la crescita. Sottraggono a quella crescita riserve di capitale che non vengono investite. I Consumatori hanno acquistato tutto, hanno poi smaltito fino ad inquinare pur di far crescere l’economia, ora affogano in un mare di debito. Ci sono ancora quelli del credito, screditati, che non fanno più credito. In ultimo gli Stati, anch’essi indebitati, che debbono risanare i conti e mancano di spendere per la crescita. Insomma, il meccanismo dello scambio risulta bloccato: non si vende, né si acquista. In un mercato di tal fatta si mostra come i Produttori abbiano bisogno di acquistare quella domanda che smaltisce l’offerta. Questo il fatto nuovo, questo quello che la crisi dice, proprio mentre l’economia di mercato rischia il default. Per ripristinare l’equilibrio agli Imprenditori, azionisti di riferimento della società “libero mercato s.p.a.” , tocca insomma ricapitalizzare i soci Consumatori. Massì, un bel aumento di capitale che doti gli associati di adeguata capacità di spesa mettendo sul piatto i profitti d’impresa, quelli tenuti in cassa e non spesi per gli investimenti produttivi. Per quegli Imprenditori che aderiscono, un investimento: abbassando il prezzo delle merci, per smaltire il prodotto, viene rifocillato quel potere d’acquisto che smaltisce. Così investiti quei profitti consentiranno di poter nuovamente produrre, riprendere a crescere e tornare a fare utili. Per questa via si va oltre la crisi; percorrendola fino in fondo si risanano le casse pubbliche. Approfittando del profitto si può fare centro, altro che sterilizzarlo dentro prelievi patrimoniali! Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: mauart1 on Lunedì 03 Ottobre 2011 11:57

USCIRE DALLA CRISI GOVERNARANDO LA PRODUTTIVITA’ DI SISTEMA La crisi che dal 2007 impazza per il mondo mostra come la gestione efficiente dei soli fattori capitale/lavoro, risulti insufficiente a governare l’efficienza dell’intero sistema produttivo. Dentro un sistema economico, circolare e continuo, il rapporto che allinea produzione e consumo rende necessario istituire sinergie di processo tra gli operatori operanti, per tenere fluido il meccanismo dello scambio domanda/offerta e rimuovere le aporie che si generano nelle fasi negative del ciclo produttivo. Fin quando l’automazione dei processi e l’innovazione tecnologica hanno espanso la capacità produttiva delle imprese, riducendo nel contempo l’impiego di lavoro, quei gestori dei fattori della produzione passavano all’incasso: efficaci gli input, buono l’output. Quando quella sovraccapacità genera un eccesso di offerta non smaltito dall’insufficienza del reddito - risultato della riduzione del costo del lavoro, della contrazione dell’offerta di lavoro, della precarietà di quel lavoro - la produttività di quel produrre collassa. Fin quando il credito ha rifocillato l’insufficienza di quei redditi, consentendo ai Consumatori di smaltire l’offerta, si è confezionata la crescita, si è generata ricchezza: efficace l’input, buono l’output. Quando il debito supera il livello di guardia ed il credito si mostra inattingibile si contrae la domanda, l’offerta torna invenduta; si svaluta il valore di quei beni, si riduce la crescita, viene bruciata ricchezza. Gli output: dalle stelle alle stalle. Quando, insomma, risulta alterato proprio quel rapporto tra la quantità dei fattori impiegati e le quantità di prodotto ottenuto e consumato, la necessità di un coordinamento nella gestione dei fattori di produzione e consumo torna a farsi prepotente. I gestori della produzione e quelli del consumo hanno la necessità di calibrare nuove azioni operative sul mercato; mettere a regime le risorse di ruolo, comporre sinergie per recuperare l’empasse. Ai Produttori tocca raddrizzare i modi del loro fare. Rendere efficiente l’impiego delle riserve di capitale*: se si teme di investire per produrre invenduto sottraendo denaro alla crescita, si investa per vendere l’eccesso già prodotto; riducendo il prezzo di quelle merci torneranno sufficienti redditi insufficienti, troverà ristoro il potere d’acquisto, mitigato il debito. Si potrà consumare, si potrà tornare a produrre, a lavorare, a crescere, a guadagnare. Eggià, smaltire l’invenduto restituisce scarsità alle merci, ripristinandone il valore; l’impresa riacchiappa scampoli di capacità competitiva. Anche ridurre l’impiego di quegli strumenti di reflazione, ormai inefficaci nel sostenere la domanda per contenere i costi, è utile; migliora gli utili. Ai Consumatori tocca produrre domanda, la risorsa più appetibile sul mercato, altro che acquistare quel che si trova. Buona per sottoporre a controllo qualità e quantità dell’offerta, migliorare la redditività del reddito disponibile; rendere ineffettuale pubblicità e marketing nel confezionare il prodotto, come pure il ricorso al credito: si accorciano ipertrofiche filiere produttive, si contengono costi e prezzi. Prodotti domandati, eco-compatibili, limitano l’impiego delle risorse naturali, contraggono i volumi di smaltimento, contengono i costi per i Produttori e il prezzo per i Consumatori; migliora pure la produttività sociale del mercato, magari solo un pizzico. Il riequilibrio, poi, della propensione al consumo tra chi ha più e spende meno di chi ha meno e spende di più, elimina ristagni di reddito, rimette in circolo denaro, dispone una maggiore capacità di spesa di chi sovracquista per aggredire l’eccesso di offerta. Tornato l’acquisto si riproduce, aumentano gli utili di impresa, viene fornita spinta allo sviluppo economico. Tal riequilibrio, non una imposta patrimoniale cheppur non rimette il debito, deve disporre una diversa allocazione delle risorse economiche tra gli stessi operatori del consumo. Riequilibrare proprio la capacità di spesa riattiva il circuito della crescita; quella crescita che sostiene le entrate fiscali che risanano quel debito: due piccioni con una fava! * Le aziende americane continuano ad accumulare liquidita'. Nel secondo trimestre le loro riserve sono salite del 4,5% a 2.047 miliardi di dollari. Si tratta del livello maggiore dal 1945. Lo riporta la Fed. (ANSA 16/09/11) Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: shabib on Martedì 27 Settembre 2011 13:23

MAURIZIO , ma ti sembra che i consumatori NON consumino ? (ANSA) - ROMA, 27 SET - Nella settimana dal 19 al 25 settembre il prezzo medio di acquisto dell'energia nella borsa elettrica e' stato pari a 75,91 euro al MWh, in flessione di 9,99 euro (-11,6%) rispetto alla settimana precedente. Lo comunica il Gme. In calo anche i volumi di energia elettrica scambiati in borsa, pari 3,5 milioni di MWh (-3,9%), e la liquidita' media del mercato attestatasi a 57,8% (-0,1 punti percentuali). Il prezzo medio di vendita e' diminuito in tutte le zone ad eccezione della Sardegna che ha segnato il prezzo piu' alto a 120,47 euro; quello piu' basso al Sud con 69,59 euro. (ANSA).

 

  By: mauart1 on Lunedì 26 Settembre 2011 11:33

GIOVANI CONSUMATORI CONSUMATI Ehilà, buon giorno, come va? Tu, che ti trovi ad ascoltare più rock in cuffia che in concerti live e voi, “gole secche”, a bere meno drink più minerale, magari rinunciando al pub, per più uggiosi “giri di peppe”. Anche tu che cerchi lavoro e non riesci a scovarlo e quello che scorgi è un lavoretto; costretto in abiti già usati, non quelli alla moda che passa di moda. Pure voi che avreste voglia di…. ma….; che per spostarvi da qui a là siete costretti a farlo sulle gambe invece che sulle vostre moto. Non molto bene vedo. Essì mio caro, quando ci si trova senza il becco d’un quattrino non resta che studiare, magari guardare la televisione, chessò leggere un libro. Quando tutto questo si mostra, quando tutto questo accade, bè: questa è la crisi economica bellezza e tu non ci puoi fare niente. Già, la crisi, quell’accidente che mostra risolutamente come manchino i redditi sufficienti per dare corso agli acquisti. Quegli acquisti che – sì – divertono, soddisfano, intrigano ma che danno sostegno pure alla Domanda che smaltisce l’Offerta, che produce ricchezza, che fa crescere l’economia Ecchì lo dice? Lo dice il Pil! Quel PIL che, per quanto abbia perso l’appeal dei giorni migliori, funziona ancora come indicatore della ricchezza prodotta. Bè, quel PIL dice che nei paesi sviluppati, proprio quella ricchezza viene generata per i 2/3 dagli acquisti, dal consumo. Insomma da noi tutti. Et voilà il paradosso: siamo forti, indiscutibilmente potenti, vieppiù immiseriti. Ricchi di tutto, a debito però. Condannati insomma a sostenere quel Pil, ci tocca consumare altrimenti si scende ancor più giù. Ricominciamo daccapo. Dobbiamo consumare, oltre che per il nostro conforto, per far crescere l’economia: una bella responsabilità. Non abbiamo i denari sufficienti per farlo; non ci sono altri che possano farlo in vece nostra: la crisi sta tutta qui. Cosa fare giovanil virgulti? A) Far finta di niente B) Accettare una vita low-cost C) Fare la nostra parte E’ in gioco l’oggi e forse il domani di tutti. Occhio, c’è molto da fare, si può fare molto perché: •Noi affrancati dal bisogno, i Produttori zeppi di merci invendute. •Hanno più bisogno i Produttori di vendere che noi di acquistare. •Si mostra più valore economico nell’esercizio del consumare che in quello del produrre. Si può, si deve, mettere a profitto questa forza! Sono anni che ci rifletto, che lo scrivo, che lo dico nei post: date un’occhiata. Mauro Artibani www.professionalconsumer.splinder.com

 

  By: mauart1 on Lunedì 19 Settembre 2011 12:08

I PRODUTTORI INVESTANO, ANDARE OLTRE LA RECESSIONE SI PUO’ Strilli, urla; sguardi torvi e parolacce: recessione? Quando i Consumatori mancano dei redditi in grado di sostenere la domanda. Quando i Produttori, accortisi del fatto, non investono per produrre. Quando quelli del credito hanno denari opachi che i Consumatori, già indebitati, non vogliono e i Produttori non chiedono. Quando gli Stati sovrani, che mancano il controllo del bilancio, non hanno il becco d’un quattrino per spingere la politica economica. Quando, insomma, tutto questo avviene, viene a mancare quel prestatore di ultima istanza in grado di dar sostegno alla crescita. La recessione: il minimo che possa capitare! Eppure vi è stato chi, approfittando a piene mani di tecniche e politiche reflattive di ogni sorta messe in campo per dare sostegno alla domanda, è riuscito a smaltire il surplus di offerta senza ridurre il prezzo delle merci facendo lauti profitti. Quegli stessi che hanno pure ridotto il remunero del lavoro, accreditando il debito per sostenere i redditi che acquistano…. tanto paga Pantalone, aggiungendo profitto a profitto. Si scorge il finanziatore di ultima istanza? Già, proprio tutti quelli renitenti ad investire. Quelli che: ma, se investo per produrre, chi acquisterà il prodotto? Toh, proprio i Produttori, quelli che per produrre hanno bisogno di vendere più di quanto abbiano i Consumatori di acquistare. Bando alle ciance allora: se non investono i loro profitti per produrre li investano, sì li investano, per smaltire il prodotto, che so… abbassando il costo delle merci offerte al mercato. I Consumatori vedendo aumentare il potere d’acquisto, acquisteranno. Si potrà così tornare a produrre, a lavorare, a guadagnare , a crescere per poi ridurre il debito senza fare debito: bella no? Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: mauart1 on Lunedì 12 Settembre 2011 11:55

CRISI: HANNO PIU’ BISOGNO I PRODUTTORI DI VENDERE CHE I CONSUMATORI DI ACQUISTARE Ai Professional Consumer pare di scorgere dentro questa crisi come abbiano più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare. Agli altri può sembrare un patatrac, eppure questo chiaro che invece si scorge dentro il buio della crisi illumina! Difficile a credersi quando per molti, troppi anni, in un mercato del lavoro sovraffollato che ha ridotto stipendi e salari, quelli del credito, surrogando con il debito quei redditi insufficienti, hanno fornito potere d’acquisto affinché si potesse produrre e vendere più di quanto si potesse acquistare. Ora che il credito si è fatto inattingibile ed il debito ha superato i livello di guardia la domanda ristagna. Così quel bisogno dei Produttori si mostra. Per i Consumatori, l’occasione di andare al mercato a fare offerta della merce più appetibile: la capacità di acquisto. Quella domanda, necessaria per smaltire l’eccesso che ingolfa il mercato, venduta per rifocillare il reddito. Già, guadagnare quei denari che consentono di poter tornare a recitare quell’esercizio della spesa che da solo fa i 2/3 del Pil. Si, insomma, la crescita! Un modo del tutto “originale”, questo, per riallocare le risorse economiche che sono nelle tasche dei Signori che producono perché possa essere retribuito quel maggior valore presente nell’esercizio del consumare rispetto a quello del produrre. Valore che venduto produrrà ricchezza. Ricchezza che distribuita arricchirà tutti, viepiù senza fare debito. Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: mauart1 on Lunedì 05 Settembre 2011 11:44

SE NON SI INVESTE PER PRODURRE, SI INVESTA PER SMALTIRE IL PRODOTTO Agricoltori, industriali, artigiani, commercianti, con la sovraccapacità produttiva che si ritrovano e la renitenza a retribuire adeguatamente il lavoro, di chi lavora per loro, non fanno al meglio il loro fare. Proprio chi produce e Commercia merci standardizzate, quelle soggette a rapida obsolescenza tecnologica, a rapido degrado fisico/chimico, a ridotto ciclo vitale, ad accelerata sostituzione, stanno lì gonfi di offerta inacquistata che perde valore e brucia ricchezza. Sta qui la crisi. Già, finchè i Consumatori, con il debito, hanno messo una pezza ai redditi insufficienti pur di acquistare tutto si è vista la crescita. Ora non più. Il meccanismo dello scambio domanda/offerta risulta impallato: si vende e si acquista in maniera insufficiente a sostenere quella crescita. E qui viene il bello: quelli della sovraccapacità hanno, insomma, bisogno di vendere; quelli che hanno acquistato tutto hanno da vendere la capacità di acquisto per racimolare denaro e poter magari tornare ad acquistare ancora tutto. Già, proprio in questo trambusto si intravvede la soluzione: per Lor Signori acquistare la domanda. Beh, si, investire i profitti messi in cascina per dotare i Consumatori di idonea capacità di spesa nei confronti delle loro merci; così venderle e rifare profitto. Eggià, se alcuno si azzarda ad investire per produrre, si investa almeno per smaltire il già prodotto per poi riprodurre. Giustappunto una diversa allocazione delle risorse di reddito, tra i soggetti economici impiegati nel ciclo produttivo, si mostra indifferibile per restituire equilibrio al mercato ed uscire dalla crisi. Eggià, crescita senza dover fare altro debito, peraltro inattingibile: una cuccagna! Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.com www.professioneconsumatore.org

 

  By: DRAGUTIN on Mercoledì 31 Agosto 2011 12:14

Caro PANA, I primi ad avvisare del disastro in arrivo sono stati i "settari" della sQuola austriaca, bisognerebbe dare piu' ascolto a questo signore, ma le possibilita' si realizzi un economia sostenibile e' pari ad incontrare la donna Perfetta, e trovarla illibata e single...... Si dovrebbe fortemente ridimensionare il "consumo per consumo", hai voglia... Ciao