Il Problema è l'Europa

 

  By: cisha on Mercoledì 08 Giugno 2005 01:32

E' proprio il caso di dirlo, la natura fa il suo corso; il fallimento dei referendum in Francia, in Olanda ed ora in Inghilterra (appuntamento rimandato=falimento assicurato) non fa altro che riportare le bocce al centro del tavolo e cos strana ricompattare le speranze dell'eurogruppo. Intanto abbiamo avuto la caduta dell'euro che bene o male fa bene all'export di ogni singolo paese tanto che viene il dubbio che ci sia un accordo sottobanco dei vari governi per fare abbassare anche il costo del denaro (infatti il TRICHECO è rimasto troppo a lungo imbambolato)data l'evidente stagnazione/recessione delle nostre economie principali. Le pulsioni che si fanno sentire per l'abbandono dell'euro verso il ritorno alle monete nazionali sono delle baggianate clamorose ma se non altro vanno a stuzzicare la BCE che probabilmente potrebbe preferire il taglio dei tassi pittosto di una valanga di rinunce all'euro...costi quel che costi. Si è sentito fin qui a Fiesole il lamento godereccio di Blair (in vacanza in Toscana)non tanto per gli amplessi con la moglie quanto per il gradito pasto caldo servito su piatto d'argento dai francesi e dagli olandesi. Ora abbiamo che il mondo vede l'europa con una crisi sia economica, sia politica, vere e nessuno può bleffare e credere che siano finte per far rialzare l'euro. Oltretutto rimane il fatto che il petrolio ci costerà di più con il dollaro riallineato verso valori di scambio più equilibrati e l'economia ne soffrirà ancora di più. Qundi che dire...fra una impossibile unione politica federata sul modello USA e una più probabile e forse giusta unione ma solo economica di libero scambio (vedi quei furbacchioni degli svizzeri che han detto SI al trattato), credo che la strada sia tracciata. Oltretutto le tensioni sul terrorismo dei fanatici che tendevano ad unire l'europa si sono molto allentate e quindi non resta altro che ripartire disuniti alla riscossa.

 

  By: Joseph on Mercoledì 18 Settembre 2002 15:28

Viste le varie preoccupazioni e le interessanti argomentazioni (complimenti a Mr.Luccarini oltre ai molti altri), stamane è uscito l'ennesimo downgrade di Lehman B. su F.T e...prima anche questa view dello sferzante H.Dixon WSJE(9/18) Breakingviews:How Share Fix Eludes France Telecom WSJE(9/18) Breakingviews:How Share Fix Eludes France Telecom Edited by Hugo Dixon Ask France Telecom or its government owner why the company has dithered over selling equity, and the stock response is the market is undervaluing France Telecom shares. The real reason is different. A rights issue is almost undoable while the stock languishes about 10 euros per share. No bank would rationally underwrite France Telecom raising 15 billion euros on a market capitalization of 12 billion euros, even if the government puts up its 9 billion euro share. The standard practice for distressed companies seeking equity capital is to offer rights to shareholders priced at a deep discount. But France Telecom can't. Under French company law, it is unable to sell stock for less than the nominal per-share value of 4 euros. And at 4 euros, France Telecom would have to sell about 3.7 billion new shares to raise 15 billion euros. On top of the 1.2 billion outstanding shares, that would give a theoretical ex-rights price for the stock of only 5.4 euros. In other words, France Telecom would be selling new equity at a mere 26% discount to the theoretical ex-rights price. Looked at from this angle, it would only take a 26% move in shares -- which are highly volatile -- to leave underwriters out of pocket. Consider a wider angle, and it might only take a 4% drop in the enterprise value -- the value of the shares plus the group's net debt of 70 billion euros -- to leave the underwriters horribly on the hook. That, although, depends on any other fixes used to reduce France Telecom's borrowings. What can the French government do to get out of this mess? It might hang on in the hope the share price rises -- but that approach earlier on has helped to get things to their present disastrous pass. Instead, France's banks may have their arms twisted -- hard. Their shareholders should beware. Cordiali saluti joseph

 

  By: Luigi Luccarini on Mercoledì 18 Settembre 2002 15:21

Il problema è anche che il CRB index si sta avvicinando a rompere i 230 e a doppiare il massimo relativo raggiunto a metà del 2000, quando Greenspan aumetntò i tassi per "raffreddare" l'economia. Le materie prime ora sono inflattive e lo è anche la forbice tra prezzi import ed export registrata qulche giorno fa. Oggi esce il CPI, magari lo abbellisono un po' come in Italia, ma alla fine dovrà in qualche modo riflettere l'aumento del 40% in 9 mesi dell'indice delle materie prime? O vogliamo continuare a credere ad ogni manipolazione? La "gente della strada" paga molto più di ieri quasi tutti i generi di necessità, prima o poi questo si scaricherà in borsa. Anche se i commercials continuassero ad ignorarlo per mille anni.

 

  By: rael on Mercoledì 18 Settembre 2002 15:15

Il mio punto di vista è che l'europa NON ESISTE finanziariamente ed economicamente. Negli anni 90 abbiamo letteralmente aggredito tutto ciò che c'era da aggredire in america (m&a, investimenti, asset... basta guardare i flussi di denaro dall'europa agli stati uniti per averne una prova). Siamo saliti col meglio (nasdaq) e siamo scesi col peggio (nasdaq). Siamo cioè saliti e scesi per l'azione di onde emotive (il nasdaq infatti NON rappresenta l'economia americana, forse non rappresenta nemmeno il futuro dell'economia americana). I problemi ora sono il BRASILE (3.27 contro dollaro oggi! che facciamo Greenspan?) e il FINANZIARIO AMERICANO (ieri qualcuno ha notato FNM e FRE?).

 

  By: rael on Mercoledì 18 Settembre 2002 14:59

Poi, visto che a lei piacciono i grafici statistici, non mancherà di notare come la forza relativa negli ultimi 10 anni si muova all'interno di un range ben definito, con massimi e minimi chiari e piuttosto allineati. 10 anni non saranno tanti per una statistica significativa, ma qui sembra ormai quasi più interessante uno spread long dax, short s&p.

 

  By: gianlini on Mercoledì 18 Settembre 2002 14:56

"mi sfugge come una semplice considerazione obiettiva priva di assunzioni a priori, salvo quella che le borse abbiano un legame con l'economia, possa sovreccitare l'umore maligno di qualcuno" beh, è comprensibile perchè sembra quasi che la sua tesi sia che l'America va avanti anche se a stento mentre l'Europa arretra ...proprio adesso che in Svezia ha vinto la cosiddetta sinistra e che Haider si è ritirato dalla candidatura ....sembra un po' sfacciato farlo notare!

 

  By: rael on Mercoledì 18 Settembre 2002 14:54

Qual'è stato il bottom della forza relativa dell's&p rispetto al dax? Marzo 2000. Il top dell'INDICE di quei tempi, e cioè del nasdaq. La sua tesi è che l's&p fa meglio dell'europa, la mia è che l'europa fa meglio del nasdaq. Non avrà molto senso fare questo confronto, ma è così. Ed è così per la semplice ragione che l'economia americana è rappresentata dall's&p MOLTO MEGLIO di quanto non lo sia il dax per l'economia tedesca (anche per il numero di titoli, mi sembra piuttosto ovvio! - come fa a fare un confronto tra un indice che contiene 500 titoli e uno che ne contiene 30?????).

 

  By: Luigi Luccarini on Mercoledì 18 Settembre 2002 14:50

Avete ragione entrambi, a parer mio. Gli small non comprano più (pare che il pw di JPM sia dovuto all'azzeramento dei margini da trading) e questo perchè il NASDAQ ha perso l'80% dai massimi. I Commercials sono pieni di denaro e tengono su una decina di titoli perchè sperano i questo modo di salvare il mercato. In realtà sperano di salvare il loro posto di lavoro, ma così finiranno per generare danni tombali perchè uccidono il mercato drenando ulteriore liquidità. E l'economia finanziaria sta uccidendo quella reale, come si vede da un paio di anni a questa parte. Non ci credete? Arriva un esempio fresco fresco. Leggo che Vivendi ha ottenuto da 11 banche un prestito a medio termine per tre miliardi di euro, in sostituzione di quello contrattato il 10 luglio scorso per un miliardo (e a breve termine). Questo significa: 1) che Vivendi non poteva restituire a b/t il prestito ricevuto; 2) che aveva bisogno di più soldi rispetto a quelli chiesti in origine; 3) che 11 banche in pool evidenziano il suo in stato prefallimentare e che quindi soltanto un'adeguata ripartizione del rischio ha reso possibile l'iniezione di liquidità; 4) che Vivendi si espone ad un forte rischio sul debito in caso di aumento dei tassi a m/l termine; 5) che il sistema finanziario ormai è ridotto alla difesa delle proprie passività, onde evitare di trasformarle in sofferenze e quindi in perdite contabili. CONSEGUENZE. 1) Vivendi è priva di liquidità, totalmente priva: della serie "non posso pagare neppure gli stipendi in queste condizioni". 2) Ha un business ancora molto sovradimensionato rispetto alle capacità di generare cash flow adeguato; e lo si vede dal fatto che ha dovuto triplicare il fabbisogno a debito (sarà ancora la follia dei diritti TV del calcio?); 3) Il debito complessivo di Vivendi è così poco sostenibile da rendere necessario l'intervento ormai di un numero ipertrofico di banche (tipico della fase di extrema ratio). 4) Si ipotizza una fase di ulteriore abbassamento dei tassi - sbagliato, perchè siamo ormai ad un limite difficilmente comprimibile - e quindi il livello dei tassi attuali deve ritenersi INADEGUATO a fornire un recupero del merito creditizio (il denaro costa così poco che lo si presta a tutti). 5) Le banche drenano liquidità e la utilizzano SOLO per i propri scopi stettamente aziendali, vale a dire per evitare l'aumento delle sofferenze e bilanci in rosso. Ma così nascondono solo il marcio (se Vivendi fallisse a questo punto di sarebbero altri 2 miliardi da registrare a perdita) e fanno venir meno liquidità per attività che potrebbero generare effettivi utili, restringendo le possibilità di ripresa della congiuntura. Insomma, mettiamola così. Un sistema è regolato dai comportamenti umani. Noi siamo abituati a giudicare per principio sbagliati quelli della gente di strada (small) e corretti quelli degli istituzionali. Ma le crisi "vere" di borsa nascono da errori di strategia di questi ultimi, ricordate. E andate a vdere chi ha sottoscritto l'aumento di capitale della Premafin. Siamo all'esproprio della liquidità, ormai. Modificato da - luigi luccarini on 9/18/2002 13:4:15

 

  By: gianlini on Mercoledì 18 Settembre 2002 14:47

Luigi, non capisco PEr commercials intendi il private banker di Unicredito che se vai lì e gli dici che vorresti fare un pt invece del fondo azionario che hai, ti si inginocchia davanti piangendo che gli rovini la carriera?? se intendi questo hai perfettamente ragione se intendi invece quelli che stanno al piano più alto, allora penso proprio che sbagli!

 

  By: GZ on Mercoledì 18 Settembre 2002 14:45

i NUMERI, quelli che insegnano in aritmetica a scuola, indicano una forte discrepanza tra le perdite delle borse in europa e in america ORA mentre un anno fa non era così ad esempio, il differenziale era minimo tra germania e america e si è ALLARGATO quest'anno (mi sfugge come una semplice considerazione obiettiva priva di assunzioni a priori, salvo quella che le borse abbiano un legame con l'economia, possa sovreccitare l'umore maligno di qualcuno)

 

  By: gianlini on Mercoledì 18 Settembre 2002 14:42

I numeri parlano chiaro: in Europa le Borse hanno perso di più in America di meno Il problema sono gli europei che non si indebitano e non fanno figli, e non gli americani che si indebitano e fanno figli Mentana al TG5 non cita lo Standard & Poor ma solo il Dow? mi sembra che deponga a favore della disinformazione dei media europei, piuttosto che al fatto che lo SP non conta.

 

  By: rael on Mercoledì 18 Settembre 2002 14:35

> su questo forum in prevalenza si comprano titoli nasdaq > a giudicare dai portafogli a fianco No Zibordi, la gente SCOMMETTE sui titoli nasdaq, è diverso. Psicologicamente è molto diverso. Quanti stop sono stati messi sulle varie NVDA, ISIL, KLAC, ARBA (Ariba!!!! eh, già, a 2 dollari dove vuoi che vada...). Ma come, lei usa il forum come indicatore e non si accorge, o non vuole riconoscere, che c'è ancora una spaventosa compiacenza sui titoli tecnologici? Se quelli qui a fianco sono trade veri e non ancora chiusi, qualcuno abbia il coraggio e si stoppi la posizione adesso, a -60%! Modificato da - rael on 9/18/2002 12:36:44

 

  By: rael on Mercoledì 18 Settembre 2002 14:30

Zibordi, lei ci è o ci fa. La risposta se l'è data da solo. La gente comprava in borsa (in azioni, in fondi, in gpm, in quello che preferisce) perché saliva il nasdaq. Lei cosa compra quando il mercato gira, Colgate? No, compra Siebel Amat e compagnia cantante. La gente vedeva il mercato salire e comprava fondi, quando andava bene, tim e telecom (i bot people non si fidavano delle tiscali) quando volevano rischiare di più. > gli italiani che hanno giocato sul nasdaq in proprio, fuori dai fondi comuni, > contano per lo 0.0004% nelle borse mondiali usavo una sineddoche, non pensavo di dover spiegare anche questo.

 

  By: GZ on Mercoledì 18 Settembre 2002 14:22

"chieda per strada"...???!!!! gli italiani che hanno giocato sul nasdaq in proprio, fuori dai fondi comuni, contano per lo 0.0004% nelle borse mondiali, su questo forum in prevalenza si comprano titoli nasdaq a giudicare dai portafogli a fianco, ma questo cosa centra, il denaro che è dentro le borse non è quello In ogni caso, le borse riflettono o anticipano i problemi finanziari e economici (a volte esagerando, a volte in ritardo, ma le borse sono questo) Quelle europee perdono dal 55 al 61% in due anni e mezzo, mentre quella americana il 43% Se uno PRENDE TUTTO IL LISTINO AMERICANO incluso il nasdaq, tutti i 7 o 8 mila titoli quotati, incluso tutto S&P e Nasdaq e Dow è sempre un -42% o -43% In Europa è un -55% dove va bene e -60% dove va male. Questo indica che i problemi sembrano essere maggiori in europa

 

  By: Luigi Luccarini on Mercoledì 18 Settembre 2002 14:14

Il problema resta sempre quello dela struttura dei mercato, a parer mio. Sullo S&P 3/4 titoli fanno il bello e il cattivo tempo, ormai come sul mib30 (che infatti è a meno del 55% dai massimi assoluti). Il Dax ha una struttura diversa, quanto a pesi e si vede. Il punto è che i commercials ormai hanno assunto difese di principio, quasi e le mantengono intatte lasciando che i 9/10 del mercato vadano in rovina. L'OEX sembra meglio impostato dell'SPX in queste ultme settimane e infatti è in equilibrio sul MACD daily. I commercials, insomma, vanno CONTRO gli small nella maniera più sfacciata, mantenendo l'overweight sull'azionario (ma solo su una parte) e lasciando andare in pappa tutto il resto. A questo punto però non riescono a trascinare il mercato (pare) perchè questa politica genera impoverimento netto sul piano finanziario. Inutile che i detentori di Autostrade tirino il fiato ogni giorno per lo scampato pericolo se poi i 49/50 degli shareholders perdono soldi a vagonate. Così si va solo al massacro, per voto mio spero che oggi il CPI faccia giustizia e dichiari finita la pacchia per tutti coloro. Se qui non si muovono i tassi all'insu alla fine avremo TUTTA la liquidità in mano ai governi. Modificato da - luigi luccarini on 9/18/2002 12:18:22