La psicologia è tutto

 

  By: DOTT JOSE on Sabato 28 Dicembre 2013 10:44

Ma quando esce il libro di Zibordi e Cattaneo? credevo uscisse a metà Novembre e ancora aspetto ho già fatto posto in libreria,siederà tra i migliori libri in mezzo al "Capitale "di Marx e "IMpero"di Toni Negri Certo che se usciva prima delle feste magari qualche copia in più la vendevate

 

  By: foibar on Lunedì 23 Dicembre 2013 21:10

Casualmente oggi i siti stampa libera e comedonchisciotte sono out.

 

  By: pana on Lunedì 23 Dicembre 2013 09:41

L evoluzione di questo BITCOIN e incredibile! troppo veloce troppo dinamico e pervasivo, si insinua dappertutto ! non ci si riesce a stargli dietro, ogni giorno una nuova ! Richard Branson (genio imprenditoriale)accettera' i BITCOIN per la su VIRGIN GALACTIC il tizio e' troppo avanti, 20 anni davanti a tutti http://www.cnbc.com/id/101220710

 

  By: pana on Mercoledì 11 Dicembre 2013 07:53

stupenda questa foto della stretta di mano OBAMA-Castro dopo la storica (la prima in 60 anni) telefonata col premier iraniano Rouhani un altro gesto che rimarra' scritto nei libri di storia. AVANA: "GESTO SENZA PRECEDENTI" - L’Avana ha definito un “gesto storico” la stretta di mano. “Obama saluta Raul: questa immagine potrebbe essere l’inizio della fine delle aggressioni degli Stati Uniti contro Cuba”, http://qn.quotidiano.net/esteri/2013/12/10/994928-obama-castro-stretta-mano.shtml

 

  By: epicurojr on Martedì 10 Dicembre 2013 10:10

un alitata di ottimismo Anche in ginocchio ma ce la faremo L'editoriale di Guglielmo Pelliccioli Censis Roma Giuseppe Un giorno tutti gli ambasciatori del mondo andarono da Dio lamentandosi che aveva commesso un’ingiustizia creando l’Italia tanto bella e piena di luoghi meravigliosi. Il Signore imperturbabile li lasciò parlare, poi spiegò: “E’ vero, però ci ho messo gli italiani!”. Non so se l’amico Giuseppe Roma, nello scrivere il suo commento al recente rapporto del Censis sullo stato del Paese, abbia pensato a questa storiella nel tratteggiare un popolo "sciapo e infelice" ormai privo di iniziativa. E' ormai evidente che l’Italia e gli italiani si stiano polarizzando su due visioni contrapposte riguardo al loro futuro: quella, ed è la maggioranza, ormai rassegnata ad accettare la deriva del Paese e quella, assai meno numerosa, di chi professa ottimismo e fiducia nel domani. Tra questi ultimi mi conforta annoverare alcuni eccellenti commentatori e conoscitori delle cose italiane quali i giornalisti Scalfari, de Bortoli, Panerai. Con toni diversi tutti e tre concordano che il Paese, con pochi accorgimenti ma sostanziali, potrebbe riprendere a camminare. Anche nel ceto imprenditoriale si segnalano alcune mosche bianche: ne cito due, Della Valle e Farinetti, personaggi assai diversi per origini e modello di business. Il primo si è spinto ad affermare che l’iniziativa di restauro del Colosseo, peraltro da lui finanziata, potrebbe essere l’occasione per far vedere al mondo che gli italiani investono sul primato del loro patrimonio architettonico e culturale. Bastano poche eccezioni a salvare l’immagine di un popolo in fuga disperata da se stesso e dal suo futuro? 
Io dico di sì e mi permetto di aggiungere che "anche se in ginocchio, ce la faremo". La frase non è mia ma, l’ho adottata. Perchè è bella, perchè è giusta, perchè è vera. Certamente nessuno può negare che siamo un Paese in ginocchio e che non si intravedono facili scorciatoie di uscita. Ma se davvero è così, come possiamo illuderci di farcela? La ripresa, che molti aspettano come fosse una scadenza del calendario, tipo l’arrivo della primavera o il sorgere del sole, non arriva da eventi lontani e sconosciuti ma scaturisce 'in primis' dentro di noi. Lo ribadiamo ancora una volta: noi, e niente altro, siamo la molla che fa scattare la voglia di cambiare. Le motivazioni stanno tutte nella determinazione 'rabbiosa' che vogliamo mettere per invertire il percorso negativo: anche a costo di modificare sostanzialmente il modo di vedere e affrontare la nostra attività. Le solite belle parole, direte. Come si conciliano queste affermazioni di principio con la necessità pratica di vendere più immobili o incassare più affitti o costruire nuove case? La prendo alla lontana. Ieri è stato indagato l’ennesimo imprenditore immobiliare per corruzione. Non importa il nome e la città. Importa che per molti questa è la sola via per salvarsi dalla crisi. No, non è così che se ne viene fuori. Questo non è il modo corretto di guardare al futuro e al nostro lavoro!
 Sento manager e imprenditori che si lamentano del fatto che oggi lavorano tantissimo per concludere poco o niente: “Tutto - mi dicono - è diventato estremamente difficile”. Così essi perdono un sacco di tempo dietro a piccole questioni, a operazioni insignificanti, a discussioni capziose. Questa è diventata la faccia più evidente della crisi: rendere difficili le cose che una volta erano facili. Ma seguire questo stillicidio dispendioso di energie non può essere né utile né produttivo. Oggi le opportunità bisogna crearsele e per farlo serve inventiva e visione imprenditoriale. In questo senso mi pare che Roma e i suoi del Censis abbiano ragione nel disegnare un’Italia sfiduciata e senza più voglia. Parlando giorni fa con un operatore immobiliare su questi temi, si ragionava su alcune possibili iniziative: sulle necessità, ad esempio, di trovare una casa agli studenti universitari fuori sede era emersa l’idea di creare degli alberghi adattati totalmente o in parte per studenti. Una soluzione tanto semplice quanto poco costosa per riempire le strutture ricettive, offrire un buon servizio, anche in termini di sicurezza, alle famiglie, risolvere un problema tra i più assillanti del mercato immobiliare, togliere l’enorme macchia di evasione degli affitti in nero. Altro tema: le caserme, di cui si continua a parlare senza combinare niente. Perché allora, suggeriva il nostro interlocutore, non trasformarle con pochissima spesa in centri commerciali? Attenzione, non per grandi brand, ma adattati alle attività di semplici artigiani locali: quelli che sanno lavorare e hanno creatività. Gli spazi sarebbero giusti, gli affitti miti, i costi di ristrutturazione modesti, la gestione ancora meno. Con cinquanta o cento artigiani si riempirebbe una caserma ma si attirerebbe un pubblico vastissimo, come ha dimostrato l’Artigiano in Fiera tenutosi in questi giorni a Milano che, in neanche 10 giorni, ha attirato più di 3 milioni di persone dall’hinterland e dalle provincie vicine. Pensate come verrebbe rivalutata una caserma con questo genere di attività in corso per tutto l’anno. Assieme a questi si potrebbero ospitare agricoltori e coltivatori locali per la vendita di prodotti a kilometro zero. In mezzo a queste attività sicuramente si installerebbero strutture come bar o piccoli ristoranti, spazi per i giochi dove i bambini potrebbero fare anche attività educativa come, ad esempio, piccoli lavoretti in cambio di monetine virtuali da spendere per continuare a giocare quando finiscono le monetine lasciate dai genitori. In pochi mesi questi luoghi diventerebbero vivi e parte integrante della città, addirittura esempi di rigenerazione e aggregazione sociale. Vorrei aggiungere altre due voci di speranza: il turismo e il recupero urbano. Possibile che non si veda come da queste due fonti si potrebbero attingere tante di quelle risorse da lavorarci sopra per almeno un decennio? E senza progetti faraonici, ma con piccoli investimenti localizzati facilmente finanziabili. Pensate solo ad un piano di risparmio energetico per le abitazioni e i palazzi. Con i risparmi conseguiti sulla bolletta si potrebbe pagare la rata di un prestito bancario per finanziare l’intervento. Non ci permettiamo di insegnare il mestiere a nessuno. Ci mancherebbe. Lasciateci però lanciare dei messaggi di speranza e fiducia. Noi giornalisti per fortuna non siamo soggetti a risolvere problemi aziendali di finanza o di investimento; perciò abbiamo più tempo per leggere, per ascoltare, per documentarci. E, se non vi offendete, per relazionarvi. Se esprimiamo ottimismo non è dunque perchè ci alziamo di buon umore. Riportiamo sensazioni, previsioni, indicazioni raccolte tra gli operatori e sul mercato. Almeno di questo fidatevi. Poi si potrà discutere sui tempi e sull’intensità della ripresa e se sarà omogenea ed equamente spalamata per tutti i settori dell’economia. Abbiamo ricostruito un Paese e siamo risorti decine di volte nel corso della nostra millenaria storia come popolo, come comunità, come persone. Quanti di noi sono caduti e si sono risollevati? Andavano in ginocchio e faticosamente si sono alzati. Non perché la fortuna li abbia assistiti, ma semplicemente perché si sono dimostrati bravi, coraggiosi, ingegnosi. E anche ieri, come oggi, come domani c’erano ladri, approfittatori, raccomandati e... burocrati. Benetton e Del Vecchio hanno lanciato le loro imprese quando l'inflazione era al 20% e il costo del denaro al 25% Ma c’era anche la "fame": un vuoto da colmare che si chiama desiderio di rimettersi in piedi, di non perdersi, di guardare in faccia la vita. Fuor di metafora, se ce la faremo sarà perchè siamo stufi di questa condizione che stiamo subendo da anni e che ci impone una non vita, una non prospettiva, una non scelta. Occorre che ci guardiamo in faccia e ci parliamo chiaro. Che impariamo qualcosa da questa crisi e che ci instilliamo nelle vene il propellente giusto. Basta piangere innanzitutto. Oltretutto non fa bene né al morale né alla salute. A meno che non si vendano... fazzoletti. Il mondo perirà non per mancanza di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia (Chesterton)

 

  By: ALFABETO on Martedì 10 Dicembre 2013 09:37

Leggo sempre i suoi post con interesse ,stavolta dissento,la loro non e' incapacita'ma malafede, buonagiornata !

 

  By: shabib on Martedì 10 Dicembre 2013 08:57

JOSE caro , chiedi ai compagni dove erano quando la gioiosa macchina da guerra di occhetto ha cominciato a sfaldare la sinistra o quando i segretari seguenti del partito hanno rinnegato in 30 anni lo spirito , la sua mission e un secolo di lotte per l'eguaglianza e il benessere collettivo , quando hanno rinunciato con falsi pretesti e accondiscendimenti stupidi alla scala mobile sugli stipendi/pensioni della parte piu' debole degli italiani , hanno rinunciato ad una piena liquidazione a fine rapporto o ad una piena pensione al 100% equiparabile all'ultimo stipendio .... il costo del lavoro era alto e la contingenza portava su l'inflazione : quante cassate , e i fatti lo hanno dimostrato in questa ultima crisi internazionale che l'inflazione non era data dal sistema di protezione del benessere della fascia medio-bassa , le industrie cominciavano gia' a delocalizzare e per fare calare l'inflazione devi agire sul fattore V , velocita' circolazione soldi , per evitare di penalizzare il paese , e i sistemi monetari ci sono. lsvorare di meno per lavorare tutti e tutti gli altri begli slogan : dove sono le applicazioni ? votando E sostenendo MONTI E LETTA ? e poi a prescindere da questo si sono tagliati proprio i co.joni da soli !

 

  By: DOTT JOSE on Lunedì 09 Dicembre 2013 16:15

Nel nome del pareggio di bilancio, dell 'austerity e del "perche ce lo chiede l' Europa "tagliamo 175 ospedali piccoli e quindi (quindi per loro non per noi)inutili e uno penserebbe che i tagli e i sacrifici toccano a tutti . E INVECE NO ! si sono trovati 7 milioni di euro per far scorazzare la portaerei Cavour in giro per il mondo a vendere armi Made in Italy http://www.operaicontro.it/?p=9755715886

 

  By: alberta on Martedì 03 Dicembre 2013 14:27

Alberta, le cose non stanno proprio così, mi risulta che invece dopo un tempo x il cavallo smette di alzare la zampa. ______________________ Ed è questo che fa la differenza, il fattore tempo !!!! Quanto tempo ci mettiamo a capire che le cose cambiano e smettiamo di reagire inutilmente a stimoli che sono mutati ????

 

  By: DOTT JOSE on Lunedì 02 Dicembre 2013 16:39

studenti indigenti che non pagavano la mensa ma poi arrivavano all Università con il ferrarino del papino. Questi sono pure peggio degli evasori fiscali (e' difficile ma ci riescono) corruzione ed evasione fiscale: 2 cancri mortiferi che stanno affossano il paese http://www.articolotre.com/2013/12/corruzione-e-truffe-dipendenti-pubblici-furbetti-che-rubano-allo-stato-3-miliardi-di-euro-l-anno/232133

 

  By: XTOL on Lunedì 25 Novembre 2013 18:44

Alberta, le cose non stanno proprio così, mi risulta che invece dopo un tempo x il cavallo smette di alzare la zampa. Pana invece è inguaribile: morirà (gli auguro tra 100 anni) senza avere ancora capito che gli svizzeri non sono affatto stupidi. questo perchè la sua non è una nevrosi, ma una fede, e quindi si alimenta dei propri fallimenti

La soluzione è diventata il problema - alberta  

  By: alberta on Lunedì 25 Novembre 2013 15:31

“Se un cavallo, da una piastra metallica collocata sul pavimento della sua stalla, riceve alla gamba una lieve scossa elettrica dopo che è suonato un campanello, presto associerà, naturalmente, il campanello con la scossa imminente e solleverà lo zoccolo per evitarla. Una volta stabilito questo riflesso condizionato, si può eliminare il meccanismo della scossa e il cavallo continuerà a sollevare lo zoccolo ogni volta che suona il campanello. E ogni volte che lo fa, il ‘successo’ della sua azione, cioè il non ricevere la scossa, lo convincerà ulteriormente che il sollevare lo zoccolo è la reazione giusta che lo protegge dall’esperienza sgradevole che altrimenti seguirebbe. Ma è precisamente questo successo che gli impedisce di scoprire, adesso, che nel frattempo qualcosa è cambiato nella sua vita: cioè che il campanello non viene più seguito dalla scossa. Si può dire a tutti gli effetti che il cavallo ha acquisito un sintomo ‘nevrotico’, che consiste in un’azione una volta appropriata e bene adattata a un certo insieme di circostanze passate, ma ora diventata anacronistica. Infatti, questa azione si è trasformata in un problema noioso di per sè. Per il cavallo, quindi, la soluzione è diventata il problema. Questo processo di formazione del problema non è affatto limitato agli animali ed è universale a livello umano.” Tratto da “La realtà della realtà” di P.Watzlawick E’ incredibile come, frequentemente, l’assenza di risultati o il commettere degli errori non venga attribuito alla strategia utilizzata, bensì allo scarso impegno con cui vi abbiamo fatto ricorso. Da ciò ne discende spesso la più grande delle catastrofi: non solo la strategia non produce risultato, ma diventa una vera e propria modalità rigida e ridondante, che va a costituire essa stessa il problema. Un adattamento ottenuto in passato non è sempre il migliore possibile. L’inasprimento di una strategia disfunzionale complica la situazione a tal punto che ciò che pensavamo essere la soluzione adesso è il problema, un problema che impedisce di guardare ad altre realtà funzionali, come, ad esempio, al fatto che la scossa non sussiste più al suono del campanello. “La perplessità è l’inizio della conoscenza” K.Gibran

 

  By: pana on Lunedì 25 Novembre 2013 07:38

I N C R E D I BI L E !!! Gli svizzeri dovevano votare per limitare gli stipendi dei megamagnager a 12 volte quello minimo ...immagini una vincita sicura dei si e invece ? The country voted 66 percent against the so-called "1:12 initiative for fair pay" that was brought forward by the youth wing of the Social Democrats (JUSO). The idea behind the proposal was that nobody should earn more in a month than others earn in a year. http://america.aljazeera.com/articles/2013/11/24/swiss-voters-defeatbillseekingtocapexecutivepay.html

 

  By: pana on Venerdì 22 Novembre 2013 07:56

forse le coscienze si rivegliano dappertutto salario minimo, diritto dei lavoratori, tutte parole che i media americani hanno coperto per anni lentamente tornano ad essere sussurrate.. “The workers should take over the factories, and shut down Boeing’s profit-making machine,” Sawant announced to a cheering crowd of union supporters in Seattle’s Westlake Park Monday night. http://occupywallst.org/article/workers-boeing-your-time-has-come-occupy-your-fact/ si chiama "DEMOCRATIC OWNERSHIP" This week, Sawant became Seattle’s first elected Socialist council member. She ran on a platform of anti-capitalism, workers’ rights, and a $15 per-hour minimum wage for Seattle workers

 

  By: pana on Venerdì 15 Novembre 2013 07:54

beh, ad esempio oggi sfogliavo l ottimo Nuova Ecologi e in articolo spiegavano come solo nel 2012 abbiamo speso 66 miliardi di euro solo in petrolio (che dobbiamo importare e pagare in dollari)e allora solo riuscire a taglaire un 10% di questo petrolio sarebbero gia' 6 miliardi di euro risparmiati quante volte con sommo orrore, disgusto e rabbia vedo orde infinite di macchine con solo un passeggero dentro !!! e il car-sharing non sarebbe una cattiva idea per tagliare gli sprechi