Ancora sugli aspetti giuridico-contabili della Moneta Fiscale

Re: Ancora sugli aspetti giuridico-contabili della Moneta Fiscale  

  By: lmwillys1 on Venerdì 20 Aprile 2018 09:49

http://www.economiaepolitica.it/lavoro-e-diritti/lavoro-e-sindacato/il-reddito-di-cittadinanza-e-un-diritto-naturale/

 

quindi i ccf si danno ai morti di fame che non sbarcano il lunario e questi poi li vendono ai ricchi tartassati in cambio di euro, va bene aumentare la domanda aggregata ma 'abbattere il cuneo fiscale delle imprese e aumentarne la competitività esterna' non si capisce, le imprese i ccf li dovrebbero pagare in euro più o meno alla pari vista anche l'ipotesi di un interesse riconosciuto dallo stato .... nessuna impresa anticiperà la cassa, idem individui ricchi per scambi alla pari, gli aspetti giuridico-contabili azzeccagarbuglieschi non interessano

:-)


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Re: Ancora sugli aspetti giuridico-contabili della Moneta Fiscale  

  By: lmwillys1 on Martedì 27 Marzo 2018 11:01

'specularmente, i crediti tributari non incassabili (Nota MC: ma utilizzabili in compensazione, e solo in compensazione) (visti dal punto di vista di chi li detiene) non sono attività, né finanziarie né reali.”'

 

sorry, me sa che me so perso ... i ccf 'utilizzabii solo in compensazione' ... solo col fisco ? non ho capito, chi ha reddito minimale checcefà ? i ccf servono per alleviare situazioni di disagio tipo potersi finalmente comprare un casco di banane o no ? ed in ogni caso come si è pensato di distribuirli e quali effetti si sono calcolati-quantificati ?

scusate se non mi sono più aggiornato


 Last edited by: lmwillys1 on Martedì 27 Marzo 2018 15:40, edited 1 time in total.

Re: Ancora sugli aspetti giuridico-contabili della Moneta Fiscale  

  By: hobi50 on Martedì 27 Marzo 2018 09:52

Ottimo articolo in toto condivisibile.

La domanda finale è questa.

L'appiglio giuridico (e che non tiene dal punto di vista economico ) è sfruttabile per imporre all'Europa politiche di bilancio troppo espansive secondo i parametri vigenti?.

La mia risposta è NO.

I vertici europei hanno dimostrato di potere piegare la norme in essere a secondo di quello che loro giudicano essere il loro interesse.

In passato hanno  fatto scempio di quello che ,giusto o sbagliato, è il principio fondamentale su cui si base l'Unione Europea.

Mi riferisco alla totale responsabilità di ogni stato sul suo debito statale senza la possibilità della BCE di comprare ne sul mercato primario ne su quello secondario (quest'ultimo se non per ragioni di politica monetaria).

Ed invece ,in occasione della crisi di alcuni debiti sovrani ( Grecia,Italia ,Spagna ) la BCE varò un programma specifico( non mi ricordo l'acronimo ) in base al quale furono acquistati ( tramite  stamperia ) 100 miliardi di titoli di stato italiani.

A scanso di equivoci questo programma non è in alcun modo assimilibile al successivo QE che riguardava tutti i paesi aderenti all'area euro ed aveva ,ancora una volta ,a torto o a ragione ,una valenza di politica monetaria.

Quindi i furbetti del quartierino potremmo farli solo se ce lo consentono e non certo perchè abbiamo trovato  una falla  nella normativa.

 

Hobi

 

Ancora sugli aspetti giuridico-contabili della Moneta Fiscale  

  By: G.Zibordi on Lunedì 26 Marzo 2018 16:15

https://it.finance.yahoo.com/notizie/sugli-aspetti-giuridico-contabili-moneta-170000543.html

Come sempre molto preciso e puntuale, Massimo Costa sintetizza i temi chiave.

“I principi contabili “privati” (IAS / IFRS) presiedono alla tenuta dei conti di qualsiasi azienda “for profit” che detenga un titolo, o anche alla contabilità economico-patrimoniale degli enti pubblici (da noi regolata dal D. 118 / 2011 e non regolata, in quanto mai istituita, per lo Stato).

Altra cosa è la statistica economica regolata dai principi Eurostat, gli unici rilevanti per i trattati. La contabilità Eurostat è una contabilità che è sì “aziendale”, cioè relativa alle singole unità economiche, ma è pensata per un’aggregazione da contabilità nazionale, ciò che in effetti è. E quindi, rispetto alle contabilità aziendali propriamente dette, subisce alcune semplificazioni.

Tra queste la più rilevante per noi: le “passività”, a differenza delle attività, non sono distinte tra “non finanziarie” e “finanziarie”. Tutte le passività Eurostat sono quelle finanziarie, al punto che l’aggettivo è omesso. Le “non finanziarie”, di qualunque natura (cioè le passività che non siano debiti) non hanno alcun riconoscimento in quel sistema contabile. Non ho mai negato che dal punto di vista economico-aziendale la Moneta Fiscale sia una passività, ma non è una passività finanziaria, cioè non è un debito, come non lo sono gli acconti ricevuti da clienti, i risconti, i contributi in conto capitale, gli obblighi di fare, non fare e simili, i debiti in natura e tanti altri claims dai quali però non scaturisce in alcun modo un flusso futuro negativo di denaro.

Per questa ragione la passività non finanziaria, nei conti Eurostat, è trattata come non–payable tax credit, con le note conseguenze (Nota MC: di non essere considerata debito).

Giusto? Sbagliato? Non sono io il legislatore. Posso solo notare che, in un’ottica di controllo finanziario qual è quella UE, il “flusso finanziario” più che la consistenza patrimoniale ha giustamente maggior rilievo di quanto accada sotto un profilo strettamente aziendale. In ogni caso è così, piaccia o no.

Il “vizio” logico consiste nello scoprire l’acqua calda, e cioè che i “debiti fiscali” sono passività secondo gli IFRS per chi li emette e crediti per chi li detiene. Ma non sono debiti finanziari, e quindi non costituiscono “debito” nell’unico senso richiesto dai trattati.

Il sistema Eurostat è però internamente coerente: i debiti tributari non pagabili non sono “passività” e, specularmente, i crediti tributari non incassabili (Nota MC: ma utilizzabili in compensazione, e solo in compensazione) (visti dal punto di vista di chi li detiene) non sono attività, né finanziarie né reali.”