Ologrammi di vita reale

 

  By: davide on Martedì 23 Dicembre 2003 14:07

Potremmo essere entrati nell'inverno di Kondratieff. Scenario che prevede: 1. l'essere preceduto da un rally azionario di 10/15 anni circa (1982-2000) 2. tassi in rialzo 3. deflazione 4. collasso del debito 5. discesa (a volte crollo a volte stagnazione) dei mercati azionari. Ricordo che ogni stagione ha una durata media di 15 anni.

 

  By: michelino di notredame on Martedì 23 Dicembre 2003 01:28

riprendendo il filo: - l'aumento delle materie prime (innescato dalla Cina) porta aumento dei prezzi x beni di largo consumo di produzione locale (a volte importarli costa meno). questo perche' il costo delle materie prime - solo subito, non provocato - si somma a un alto costo della manodopera locale. - l'inflazione su certi beni di largo consumo modifica la spesa delle famiglie. ci si ritira dal voluttuario e si va sull'essenziale. la classe media guarda un pochino meno al brunch e un po' di piu' ai discount. - il brunch cala di prezzo, e i discount diventano costosi anche loro (questo davvero e' deprimente). la merce di qualita' costa meno. quella mediocre e' sempre piu' cara. - in pratica, l'inflazione ha una corrente di ritorno deflazionistica. alcuni settori dell'economia non riescono a stare nelle spese, e alzano i prezzi, fagocitando la domanda degli altri settori. i quali perdono clienti, e i loro prezzi li devono abbassare di continuo. - i primi sono sempre meno competitivi, e rimangono sul mercato. i secondi sempre piu' competitivi (tagliano i costi fino all'osso), e vengono buttati fuori. ma c'e' una soluzione. cioe' in pratica basta che le famiglie modifichino la base della dieta, eliminando il formaggio e introducendo qualche lettore dvd. no scusa. cos'ho detto?

 

  By: michelino di notredame on Lunedì 22 Dicembre 2003 19:05

un colossale trasferimento di ricchezza. se la Cina tira, paghiamo i metalli di piu' anche noi, che pure abbiamo un'economia debole. questo dirotta risorse e appesantisce i consumi. quindi hai un flusso principale inflattivo e uno di ritorno deflattivo. un certo tech di consumo x esempio ora te lo tirano dietro. ma c'e' qualcuno in Cina che sta molto meglio. hai voluto la globalizzazione? adesso pedala.

i Brunch costano meno ora (perche' si produce troppa roba) - gz  

  By: GZ on Lunedì 22 Dicembre 2003 17:52

Questo che riporta Giannini del brunch che costa ora meno e' un esempio di qualche cosa di vero e che non viene capito molto. I media parlano delle le verdure che con l'euro i grossisti hanno fatto salire del 20% e di tutto quello che sarebbe salito al dettaglio appunto con la moneta unica (soprattutto in Italia pero'). I report di borsa inoltre parlano di un boom delle materie prima dall'oro al platino allo zinco, allumi nio, coton, mais, soya.. (petrolio gas...) a causa del boom asiatico e anche della ripresa americana. E di conseguenza ora si parla di un AUMENTO DEI TASSI di interesse (e di conseguenza di un calo dell'obbligazionario) INEVITABILE PERCHE' CON LA RIPRESA MONDIALE.... (parlavo sabato con un amico di infanzia che ora e' responsabile di non so quanti gestori e che mi diceva che stanno uscendo dal reddito fisso) Ma e' vero ? In tutto il resto dell'economia invece c'e' ECCESSO DI OFFERTA cioe' troppi beni vengono prodotti rispetto al potere d'acquisto effettivo del pubblico, di conseguenza c'e' la cosiddetta DEFLAZIONE (cioe' il calo dei prezzi), in molti settori dei beni industriali e anche del consumo (basta vedere gli ultimi dati americani di beni all'ingrosso che erano dei bei -0.3% nonostante il dollaro sia calato del -15% e quindi in teoria paghino tutto quello che importano di piu'). Il motivo dei brunch che costano meno e di tanti sconti e promozioni e tante forme di finanziamento per indurre al consumo e' che si sono fatti troppi investimenti, perche' c'era troppa liquidita'...e quindi si produce troppa roba...e quindi non si sa come sbolognarla... E infatti le obbligazioni non calano ladies and gentleman. I bund e bonds nell'ultimo mese stanno in realta' leggermente risalendo

 

  By: gianlini on Lunedì 22 Dicembre 2003 11:37

Ieri pomeriggio sono passato per caso davanti ad un locale abbastanza alla moda di milano dove eravamo soliti 4-5 anni fa consumare il brunch domenicale. Mi ricordo che non tutti i miei amici erano d'accordo sul locale e soprattutto alcuni di essi "furbescamente" si inventavano estemporanei impegni presentandosi in tarda ora, e scroccando così qualcosa senza pagare.. Il tutto perchè era un brunch considerato "caro" viaggiando intorno alle 30.000 lire.... Ai tempi voleva dire circa il doppio della serata in pizzeria. Oggi con 16 euro te la cavi, a stento con pizza birra e caffè! non so più cosa possa costare il brunch (anzi ora vado a vedere se lo trovo in internet ....un attimo...non ho trovato..mi informo e vi dico...)

 

  By: gianlini on Giovedì 18 Dicembre 2003 15:02

Eppure gli iraniani, ex-persiani, dovrebbero rappresentare, nel mondo arabo un'area fra le più raffinate e colte..... Teheran, 18 dic 2003 - 13:08 Tassista iraniano rischia la pena capitale per un adesivo In Iran un tassista rischia di essere condannato a morte perché sul finestrino dell'auto aveva un adesivo con la scritta "L'era dei governanti arroganti è finita". Si chiama Akbar Najafi, ha 27 anni, era stato arrestato nel giugno scorso e, secondo quanto detto dal suo avvocato, è stato tenuto al buio, in cella di isolamento, per quasi due mesi. Dopo aver pagato una cauzione il giovane tassista è stato rilasciato e ora sta aspettando il processo. (red)

La logica dov'è per dire che c'è ripresa - gz  

  By: GZ on Mercoledì 17 Dicembre 2003 18:51

Ricordo anche io fino a qualche anno fa, per non parlare di quando facevo l'università, che ogni studio sul risparmio nel mondo tra i primi dava gli italiani. Ora il 75% della popolazione non risparmia più e quindi presumibilmente avrà qualche debito, e simultaneamente, come tutti sanno, negli ultimi due anni la spesa per consumi è calata tra l'1 e il 2%. Quindi sempre meno risparmio e anche meno consumo (!?). Come si è riusciti in questo miracolo ? Se i dati di spesa che escono in Italia quest'anno uscissero a Wall street il Dow Jones invece che a 10.000 sarebbe a 6.000. Il buffo è che se "i dati Usa di vendite al dettaglio" escono a +3% invece che +4% l'indice di borsa italiano magari perde e viceversa se escono a +4% invece che a +3%.., ma di quello che accade da noi A BREVE TERMINE se ne infischiano tutti. Ma si dice: "tanto per Milano quello che conta è solo quello che succede in america..". Solo che intanto oggi l'euro batte 1.24 sul dollaro per cui anche la celebre Spesa per Consumi Americana, l'entità mitica su cui fa perno tutto il mondo finanziario, mondiale magari si rivolge di meno alle merci in euro. E intanto tutti i report e i gestori dicono che la ripresa è ormai certa in Italia. La logica dov'è?

il 75% delle famiglie italiane non riesce più a risparmiare - Moderatore  

  By: Moderatore on Mercoledì 17 Dicembre 2003 18:18

--- Scompare il popolo dei risparmiatori: Tre su quattro: è impossibile riuscirci ---- (corriere della sera 17/12) ROMA - Più che un dato statistico questa dell’Istat è un’amara constatazione: il 74,9% delle famiglie italiane ha dichiarato al nostro istituto di statistica di non essere più in grado di risparmiare o, almeno, di non riuscire a metter da parte che pochi spiccioli. «E’ una percentuale davvero forte e preoccupante», commenta il sociologo Franco Ferrarotti. E garantisce: «Fino a tre anni fa noi italiani eravamo, insieme con i giapponesi, il paese che risparmiava di più al mondo». Adesso no. Risparmiamo poco, spendiamo di più. Eppure consumiamo meno. Per capire: la spesa mensile italiana è, in media, di 2.194 euro, salita di circa 16 euro rispetto allo scorso anno. In percentuale, però, i consumi sono diminuiti dell’1,8%. «E’ una conseguenza inevitabile di tutta questa situazione economica», sostiene Franco Ferrarotti. E spiega: «La verità è che in Italia tutto è cambiato da quando è arrivato l’euro. Attenzione, però, non dobbiamo dare la colpa alla nuova moneta: in questo sono d’accordo con gli economisti e con il presidente della Repubblica che è un economista anche lui. Il problema dell’euro in Italia è una peculiare viscosità nel rapporto tra produttore e consumatore». Franco Ferrarotti ha le idee chiare su questo punto: secondo lui nel nostro paese esiste un «collo di bottiglia» nel passaggio tra la produzione e il consumo, un passaggio dove l’equivalenza tra l’euro e la lira è diventata nel rapporto di uno a uno (un euro mille lire), invece che di uno a quasi due (un euro 1.936,27 lire). «Non saprei dire in quale passaggio questo succeda esattamente, non ci sono stati studi e sarebbe opportuno farle. Di certo posso dire che esiste una zona tra l’ingrosso e il dettaglio dove il prodotto tende ad aumentare il suo prezzo di almeno cinque volte. Serve trasparenza e razionalizzazione». E’ tutto italiano, dunque, il danno dell’euro secondo Ferrarotti. «E non è un danno da poco, visto che la tradizione dell’Italia è quella della formica e non certo della cicala».

l'euro e i co.co.co. - Moderatore  

  By: Moderatore on Sabato 22 Novembre 2003 02:02

Vivere con mille euro e l’aiuto dei genitori» ^www.corriere.it#http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=ECONOMIA&doc=BAS^ L’EFFETTO EURO Il potere d’acquisto Ho vinto un posto di ricercatore del Cnr e a 35 anni prendo 1.400 euro al mese. Con le lire ancora in vita, era un signor stipendio. Con l'euro e due figli, non basta. Andrea L’IMPRENDITORE Il paradosso dei co.co.co. Io faccio l'imprenditore.... E ho delle dipendenti. Scusate ho delle co.co.co. perché da dipendenti ci rimettevano troppo. Quanto le pago? Circa 26.000 euro lordi l'anno, a me così costano 28.500 euro l'anno e a loro vanno 19.500 euro netti. Cioè 1.600 circa al mese. Ho provato a proporre di assumerle con contratto indeterminato. A parità di lordo avrebbero preso 1.250 euro netti al mese, il 30% in meno. Hanno rifiutato. Perché regalare 350 euro al mese allo Stato? Già, perché?? 350 euro al mese per diciamo 30 anni, al 4% di interesse, fanno 250.000 euro. Mezzo miliardo regalato allo Stato (...) La vessazione non è quella dal datore di lavoro, ma dallo Stato. O forse sarebbe meglio dire da tutti quelli che percepiscono un’entrata indebita (pensione giovanile, stipendio per lavoro statale inesistente, invalidità inesistente). (...) Peraltro mi domando: ma come fa la gente a vivere con 1.000 euro al mese!!!??? Gianlini L’AIUTO DEI GENITORI Io, laureata da 1.000 euro Appartengo all'ampia fascia di laureati/masterizzati con un'età compresa fra i 25 e i 30 anni, lavoro in media 10 ore al giorno (quando va bene) per guadagnare poco più di 1000 euro al mese; fra affitto, bollette, cibo e biglietti ferroviari, non riesco mai a risparmiare niente (o quasi). Sì, ok, mi mantengo da sola; ma il mio conto in banca è sempre al limite. Per ora mi sta bene così, perché non sono sposata né ho figli; ma se penso al mio futuro, non vedo come me la potrei cavare con una famiglia da mantenere. Trovo un po' umiliante e ingiusto dover ricorrere all'aiuto dei genitori per le spese "importanti" (come l'acquisto della prima casa), ma del resto non vedo alternative. Che tristezza. Saluti a tutti. Nicki IL DOCENTE Dopo 31 anni di servizio Anni 56, laurea in Lettere «cum laude», Docente Istituto Superiore Statale, moglie a carico, 2 figli studenti, anni 31 di..onorato servizio. Stipendio percepito: Euro 1.418..... Ci sono commenti da fare? Soleados1947 NUOVA EMIGRAZIONE Fuga dal call center Completamente stufo di fare lavori saltuari da impiegato e no, e soprattutto a termine, pagati 700 euro al mese, sono emigrato in Inghilterra dove lavoro come autista di autobus, la paga non e' male: con un po' di straordinari in pochi mesi ho messo via 4 mila euro e comprato un computer da 1.500 euro e mi sono iscritto al college. Come me a Londra ci sono altre centinaia di ragazzi. Per chi ha buona volontà qui si può fare ancora qualcosa. Emiliano EFFETTO PREZZI Il doppio stipendio Al giorno d'oggi la vita "STRACOSTA" ed è veramente necessario mettersi a tavolino e stabilire cos'è necessario e cosa no. Lo è per noi che siamo fra quelli più fortunati, mi chiedo cosa fanno le famiglie dove c'è solo una persona che lavora e devono pagare l'affitto, mangiare, mandare i figli a scuola e pagare tutto il resto. Monica IL SECONDO LAVORO Stipendi e carovita Il vero problema dell'impiegato o dell'operaio che vive in una città come Milano non è trovare lavoro, ma trovare il secondo lavoro. Marco IL DIVARIO L’oasi del Nord Est Non è vero che i ceti medi si impoveriscono, il numero dei "piccoloborghesi" non cambia, ma alcuni diventano poveri, mentre alcuni poveri diventano ricchi. Nel Nord Est il fenomeno è molto evidente. Federico Dal Secco IL DECLINO DEI REDDITI Più poveri in due anni Non è che il ceto medio sia povero in assoluto, è che è diventato relativamente più povero in un lasso di tempo molto breve, un paio di anni appena. Luga LE SCELTE Più disorientati Non ho problemi anche a trasferirmi al Polo nord se fosse necessario. Ma il guaio di tutti noi è che non sappiamo assolutamente che scelte fare, che strade prendere, dove sbattere la testa. Stiamo scivolando verso questa "nuova povertà" sapendo che non ci mancano le potenzialità per evitarlo ma le unghie, non sappiamo dove infilarle. Non abbiamo imprenditori in cui credere, non abbiamo idee da sviluppare, non abbiamo un tessuto sociale che ci aiuti. Lorenzo

 

  By: Luigi Luccarini on Venerdì 21 Novembre 2003 14:55

Certo che pre-pensionare è una bella logica, quando il Governo ti racconta (e ha ragione in questo) che in pensione ci si deve andare più tardi. Sono contento che le banche italiane abbiano deciso di mandare a casa un bel po' di impiegati, i cui vitto e alloggio andranno a carico delle casse dell'INPS. Che poi siano quelle stesse banche che siedono insieme a Fazio e sbraitano sulla "necessaria" riforma delle pensioni, interessa poco o nulla. Ma visto che i nostri Onorevoli sembrano impegnati in faccende più serie che quelle di lavorare per la costruzioni di istituzioni economiche trasparenti e remunerative per la collettività (chissà perchè in ogni blitz antidroga compare il nome di qualche sottosegretario all'economia?) non ci resta che aspettare il BUCONERO. ahahahahahaha

 

  By: GZ on Venerdì 21 Novembre 2003 02:24

...Lo stesso articolo, mutatis mutandis, lo si poteva leggere un mesetto fa sulla vituperabile repubb (non oso scrivere il nome intero) a firma federico rampini e...sulla famiglia americana -------------------------------------------- chissà.. magari c'è un articolo di giornale sulla famiglia media cinese, su come in realtà in Cina l'economia non cresca affatto e si stia sempre peggio, i giornalisti sono pieni di fantasia quando si parla di paesi lontani

 

  By: gianlini on Giovedì 20 Novembre 2003 23:21

quello che mi domando è: ma perchè questa schiera di impiegati che trova strozzini e arricchiti idraulici, elettricisti, facchini e pasticcieri, continua a lamentarsi del proprio misero stipendio non si mette a fare l'idraulico, l'elettricista, il facchino o il pasticciere?? io ho sempre pensato che se venivo licenziato avrei fatto il camionista: almeno avrei guadagnato abbastanza bene (per chi fa le tratte internazionali anche 3000 euro netti al mese) Andate comunque sul sito del corriere, è in atto un bel forum sull'argomento.

 

  By: Paolo Gavelli on Giovedì 20 Novembre 2003 21:31

Un articolo magnifico che spiega quello che avviene veramente, al di là delle statistiche (e al di là della "costruzione dell'europa") in Italia ------------------- Lo stesso articolo, mutatis mutandis, lo si poteva leggere un mesetto fa sulla vituperabile repubb (non oso scrivere il nome intero) a firma federico rampini e con soggetto la famiflia media americana bireddito. Non sarà per caso che banshee ha ragione quando dice che la realtà è ben diversa dalle fantasie di mr john zibord? :-) 2ali

 

  By: gianlini on Giovedì 20 Novembre 2003 17:28

sì... tutta colpa di berlusconi, lei non fa che mettere il dito nella piaga....

 

  By: GZ on Giovedì 20 Novembre 2003 16:59

Un articolo magnifico che spiega quello che avviene veramente, al di là delle statistiche (e al di là della "costruzione dell'europa") in Italia. Non sembra ma per la maggioranza del ceto medio la scomparsa dei BOT come fonte di reddito non è stata rimpiazzata, se non dalle perdite dei prodotti finanziari complessi e dei fondi. (gli editorialisti in prima pagina del Corriere nonchè i politici e i giornalisti bravi invece che fanno vere inchieste sembra vengano da due pianeti diversi...) -------------------------------------------------------------- Stipendi e affitti Così i ceti medi vivono il declino di DARIO DI VICO - corriere della sera Enrico Maria Ferrari è un giornalista ex impiegato nell’ufficio stampa di Ipse 2000, una società italo-iberica nata per sfruttare la licenza Umts per la telefonia di terza generazione e purtroppo mai decollata. Come altri 600 colleghi, è stato incentivato ad andarsene e alla fine messo in mobilità. Ha vissuto quest’esperienza come «una sconfitta personale, un marchio d’infamia, una mazzata alla propria autostima». Nei giorni scorsi si è messo al computer e ha scritto «Lettera a un’azienda mai nata», tre cartelle-sfogo in cui si racconta la crisi dell’ex ceto medio che vede rompersi «il patto di rispetto tra me e il mondo del lavoro», che capirebbe se vedesse i suoi colleghi delusi rigare l’auto dei dirigenti o portarsi a casa la carta della fotocopiatrice. «Questa vicenda ha rotto la mia e la nostra sicurezza psicologica - scrive Ferrari -. Io, figlio di imprenditori e con feroce antipatia per tutto ciò che contiene la parola "sindacale", io che ero felice di avere doveri verso il mio datore di lavoro, mi ritrovo oggi iscritto a un sindacato, a discutere di diritti e di striscioni scritti in un terribile gergo sessantottino». La storia di Ipse 2000 è sicuramente un caso limite. Che si taglino posti di lavoro qualificati nella telefonia fortunatamente fa ancora eccezione. La stragrande maggioranza di quelli che eravamo abituati a chiamare colletti bianchi e oggi potremmo definire ex ceti medi sono usciti dai settori maturi - auto in testa - o dalle aziende delle vecchie Partecipazioni statali ormai privatizzate. Ma è tutta la condizione delle classi medie che sta cambiando. Nel primo semestre dell’anno in corso sono stati 30 mila i negozi al dettaglio che hanno definitivamente abbassato le saracinesche e di questi solo la metà lo ha fatto perché aveva superato i 60 anni, gli altri perché mercato e concorrenza li avevano messi in fuorigioco. Persino il bancario, il marito che ogni buon padre di famiglia italiano avrebbe voluto per la propria figlia, non è più quello di 10 anni fa. Sono circa 23 mila i cassieri, gli sportellisti e i contabili che hanno firmato il prepensionamento da concretizzarsi entro un paio d’anni. Solo Banca Intesa ne ha messi fuori 5.700 e il gruppo S.Paolo circa 3 mila. E all’Aler, l’ex istituto della case popolari di Milano, non credevano ai loro occhi. Spulciando tra le richieste di affitto hanno trovato moduli riempiti da bancari, impiegati e dipendenti dell’azienda tramviaria che solo fino a qualche anno fa non avrebbero mai pensato di dover ricorrere agli alloggi popolari. «Una volta era sufficiente stare in banca per godere di privilegi - spiega Marcello Tocco, segretario generale della Cgil di categoria -. Oggi con la nascita delle banche telefoniche e dei call center le mansioni tradizionali vengono ridisegnate. E per chi resta dentro, il lavoro è assimilabile a quello industriale». BIANCHI E VULNERABILI - Costanzo Ranci insegna al Politecnico di Milano ed è forse lo studioso che con maggior cura sta seguendo il fenomeno. Ha pubblicato qualche mese fa un voluminoso studio sulle «nuove disuguaglianze sociali in Italia». Il succo è che i vecchi ceti medi, asse portante del consenso politico nella Prima repubblica, si scoprono «vulnerabili». Assistono attoniti a una perdita progressiva di status, a un peggioramento della loro posizione sociale, a una diffusione dell’incertezza che alimenta l’ansia. I loro stipendi hanno camminato come una tartaruga mentre gli affitti hanno corso da lepre, non ci sono più i Bot d’una volta e basta un evento straordinario - il più frequente è la separazione coniugale, ma lo sono anche lo sfratto e la malattia grave di un congiunto - a far retrocedere ai limiti della povertà la condizione della famiglia-tipo dell’ex ceto medio. Ancora non siamo arrivati ai colletti bianchi che fanno la fila ai punti d’ascolto degli psicologi della Caritas, ma spesso non avviene solo per vecchi orgogli. Accade che le mogli separate di impiegati preferiscano rivolgersi alle parrocchie («stanno diventando le vere centraline del cambiamento» avverte Fiorenza De Riu, della Caritas) per chiedere alloggio & lavoro e nelle grandi città il fenomeno si ripete con una frequenza preoccupante. Ranci ha anche studiato la mappa geografica della vulnerabilità e ha scoperto come «l’area maggiormente toccata non è il Mezzogiorno ma il Nord Ovest». Se nel Sud il reddito è sicuramente più basso, nell’ex triangolo industriale una famiglia su cinque soffre di «disagio abitativo» e dell’impossibilità di risparmiare. Il ceto medio d’una volta, invece, aveva la casa di proprietà quasi per definizione, anche se acquistata a prezzo di sacrifici e della cessione del quinto dello stipendio. I Bot, poi, dai primissimi anni Ottanta fino alla metà dei Novanta hanno assicurato a impiegati, insegnanti e artigiani un secondo stipendio. Per cento milioni di vecchie lire investite nei suoi titoli lo Stato pagava ai sottoscrittori anche 10 milioni l’anno. Tutto questo non c’è più. CI PROVO CON IL NEGOZIO - Il sociologo Massimo Paci, ex presidente Inps, studia da anni i mutamenti della stratificazione sociale e osserva come i cambiamenti in corso spiazzino le previsioni fatte in un passato anche recente. Si pensava che passando dalla società industriale a quella dei servizi crescesse il ceto medio e invece si sta formando una sorta di «quarto stato» dei servizi. Un ceto medio declassato che continua a fare un lavoro non manuale ma guadagna poco, non ha posto fisso ed espleta mansioni a basso valore aggiunto. I professori a contratto e i ricercatori dell’università La Sapienza di Roma per definire la loro condizione hanno coniato il termine «cognitari», proletari del cervello. Raccontano come un corso universitario di un docente a contratto possa essere pagato anche solo 200 euro e un ricercatore universitario in attesa di conferma porti a casa 1.100 euro al mese. In questa condizione di incertezza in molti pensano di pescare il jolly aprendo un negozio. Il turnover commerciale è frenetico, serrande che chiudono e serrande che riaprono con una nuova gestione. Gli impiegati e i quadri espulsi dalle ristrutturazioni dell’industria, età media 55 anni, aprono un punto vendita investendo la liquidazione. Grazie alla liberalizzazione oggi aprire un negozio al di sotto dei 250 metri quadri richiede meno capitali di prima. Con 20 mila euro in contanti e tutto il resto a credito ci si improvvisa commercianti. Nel primo semestre del 2003 sono stati aperti in Italia oltre 27 mila punti vendita. In maggioranza bar. In viale Marconi, nel quartiere Eur di Roma, la licenza di un bar con enalotto e totocalcio nel breve arco di soli 12 mesi ha cambiato per ben tre volte proprietario. Il prezzo viene contrattato sul numero di caffè serviti ogni giorno, perché è la tazzina il prodotto che consente i maggiori margini di guadagno. Purtroppo però uno su cinque ce la fa, solo il 20% degli aspiranti commercianti regge all’urto della concorrenza, il resto fallisce o finisce vittima degli usurai che conservano larghi spazi di manovra. «Il tentativo di improvvisarsi gestori di un punto vendita dura in media quattro anni - dice Carlo Mochi, direttore dell’ufficio studi della Confcommercio -. Spesso iniziano con un forte indebitamento e senza conoscere il mestiere. I lunghi orari di apertura, la necessità di fare continui investimenti per sviluppare e rendere attraente il negozio fanno il resto». SEPARARSI COSTA - Accanto alle insidie del mercato c’è una nuova iattura che si sta abbattendo sui ceti medi: il boom delle separazioni. I vecchi equilibri familiari non tengono più e la società italiana si americanizza. Fino agli anni ’90 in Italia a rompere la convivenza uxoria erano i ricchi, ora invece lo fanno con maggior frequenza come negli States le classi medie, che così firmano la loro condanna, accelerano la loro mobilità sociale discendente. Nel 2001 su circa 76 mila separazioni ben 34 mila hanno riguardato impiegati e lavoratori autonomi. La separazione è una duplicazione dei costi, in primo luogo degli affitti. Le storie che racconta Elena Coccia, avvocato divorzista di Napoli - dove peraltro ci si separa di meno che in Liguria ed Emilia-Romagna - hanno una costante: l’impoverimento dei due litiganti. Enrico B., insegnante, sposato con un’impiegata statale, due figli, stipendio 1.400 euro, dopo la separazione ha continuato a pagare metà del mutuo acceso per l’ex casa familiare, gli alimenti per i figli e l’affitto per una casa da single per sé. Dopo un po’ non ce l’ha fatta e sta pensando di tornare a casa dei genitori. Anche per Claudio F., medico con 2.700 euro di stipendio, moglie casalinga e due figli, le cose non sono andate meglio. Ha dovuto rinunciare alla casa e al 40% della retribuzione. Paradossale, infine, la storia di Antonello M. e sua moglie Carla. Non si sono impoveriti causa separazione, si sono separati causa impoverimento. Lui laureato in Economia ha perso il lavoro in banca, lei non lavora. Occupazioni alternative, nemmeno saltuarie, non ne hanno trovate e pur non dicendosi «addio» hanno chiuso la casa comune e ciascuno è tornato alla propria famiglia d’origine.