Stupidi Uomini Bianchi

 

  By: Gano* on Mercoledì 25 Settembre 2013 20:21

Giova', il Rivoluzionario va sui monti con la doppietta, col freddo e con la neve a fare davvero la Rivoluzione, contro i padroni, contro lo stato o contro l' oppressore. Oppure va coi Legionari a prendere Fiume Irredenta con la volontà e la certezza che la prossima sarà Roma. Non sta a scrivere sul forum di CobraF i suoi eroici furori. In Italia è da mo' che non esistono più i Rivoluzionari.

 

  By: antitrader on Mercoledì 25 Settembre 2013 15:00

"moderato" Giova', non usare quella parola tanto insignificante quanto ridicola (moderato de che???). In Italia quelli che si autodefiniscono moderati sono quelli che assaltano i tribunali, quelli dei 300.000 ficili delle valli, quelli che rifiutano le sentenze e hanno costituito orde di squadristi dell'informazione addestratissimi ed efficacissimi a sparare le boiate piu' pazzesche a danno di milioni di cretini i quali credono che davvero quelli siano i moderati. Trattasi di individui per i quale la legge deve valere solo per gli altri, per loro la differenza tra un giudice e un mafioso e' che il primo e' una metastasi, il secondo e' un eroe!

 

  By: Giovanni-bg on Mercoledì 25 Settembre 2013 13:52

Gano un riformatore moderato e in****ato ai giorni nostri in cui la gente accetta oramai qualunque cosa senza reagire purché nulla cambi è un rivoluzionario. Per quanto riguarda l'avatar rappresenta un Kote Gaeshi (specialità della casa :-)) Qui spiegato da un ottimo maestro http://www.youtube.com/watch?v=b8lRUf6oTB0 Qui come dovrebbe funzionare nella realtà (è la prima e la terza) http://www.youtube.com/watch?v=fN7yn0XOSMQ Qui come te "la vendono" nei film http://www.youtube.com/watch?v=eu6MhOdgYWc

 

  By: giorgiofra on Mercoledì 25 Settembre 2013 09:24

Le condizioni di vita sono migliorate grazie ai progressi tecnici e scientifici, e non grazie alla volontà delle plutocrazie. Se fosse per loro lavoreremmo ancora 14 ore al giorno, andremmo in galera per debiti e vivremmo nei tuguri. Qualunque miglioramento nella vita dei popoli è stato ottenuto con la forza. Nulla è mai stato concesso se non obbligati dal rischio di perdere il potere. Il potere, per sua natura, è totalizzante: vuole tutto. L'unico suo limite sta in ciò che il popolo è disposto a concedere prima di ribellarsi e mettere a rischio la propria vita. Questo limite oscilla nel tempo e nei luoghi. Ecco perchè la gente gode di maggiori o minori diritti in tempi diversi della propria storia. Quando il latifondo fu smantellato, con l'assegnazione della terra ai contadini, lo si fece dopo lunghe lotte da parte dei braccianti, lotte che si facevano sempre più cruente grazie al fatto che pian piano queste masse prendevano coscienza della propria forza. Senza i tanti morti che vi furono, e senza il rischio di una rivolta che andava trasformandosi in una rivoluzione, oggi il latifondo sarebbe intatto, ed i braccianti trattati come bestie.

 

  By: pana on Mercoledì 25 Settembre 2013 08:22

e' da secoli che e' stato costruito cosi come spiega il SOMMO NOAM CHOMSKY (in grande per il max rispetto) e ' l ideologia della poliarchia. "controllare le popolazioni e' sempre stato il concetto dominante del potere e del privilegio, particolarmente dopo le rivoluzioni democratiche del 17esimo secolo in Inghilterra...la popolazione in generale erano chiamate "le bestie..." Controlling the general population has always been a dominant concern of power and privilege, particularly since the first modern democratic revolution in seventeenth-century England. The self-described "men of best quality"were appalled as a "giddy multitude of beasts in men's shapes" rejected the basic framework of the civil conflict raging in England between king and Parliament, an http://www.chomsky.info/books/survival01.htm PS e cmq le condizioni di vita sono migliorate parecchio , leggevo che nella Londra del 1800 il 20% delle donne faceva la prostituta per sbarcare il lunario..

 

  By: giorgiofra on Martedì 24 Settembre 2013 23:19

Giovannni, viviamo in un sistema folle, costruito a beneficio di pochi, i quali sono riusciti a convincere tutti che quello attuale sia il migliore dei sistemi possibili. Sappiamo benissimo che non è così. Il fatto che la vita di ognuno di noi dipenda dalle decisioni di un banchiere, dai capricci di un qualunque governo o dall'andamento della borsa di hong kong, dovrebbe essere il segno evidente che qualcosa è andato storto. Oramai, che tu lavori bene o male, che ti impegni o che sia approssimativo, che investa ed innovi, oppure che ti adagi sugli allori, ha poca importanza. In un mondo globalizzato, dalla competizione portata all'estremo, e quindi con una velocità di mutazione dei contesti talmente rapida da risultare incontrollabile, abbiamo perso ogni certezza, ogni punto di riferimento. Il fatto stesso che vogliono convincerci ad essere mobili, e quindi a non avere alcun legame con nessuna comunità in particolare, a cambiare mestiere più volte nella vita, ad inseguire incessantemente nuovi traguardi quasi sempre irrangiungibili, vuol dire che hanno bisogno di una sterminata massa di individui privi di quei valori che hanno consentito, nel corso dei secoli, l'emancipazione dell'uomo dalla fatica, dalla schiavitù e dall'ignoranza. E quello che sta accadendo, per chi riesce a vedere, è un regresso dell'umanità, anche se tale regresso viene nascosto dall'aumento dei consumi, dalla enorme disponibilità di beni, dai progressi della medicina. Mentre appaghiamo il nostro edonismo, producendo e consumando una massa gigantesca di beni in gran parte inutili, consumiamo sempre più psicofarmaci, segno evidente che qualcosa, nel nostro io, si sta rompendo. Eppure, come un immenso gregge, siamo diretti verso la catastrofe, seguendo dei capibranco che ci stanno ingannando. Mi viene da ridere quando sento parlare di un aumento della produttività, mentre milioni di italiani, giovani in particolare, sono inattivi. Un aumento della produttività comporta la necessità di avere consumatori sempre più famelici, oppure sempre più disoccupati, dal momento che occorre sempre meno lavoro per produrre gli stessi beni. Ma se tutti abbiamo una casa, una macchina, abiti ed elettrodomestici, e tutto quanto ci occorre per vivere nel confort, cosa *** dobbiamo ancora produrre di più. Siamo certi che la gente vuole più cose, oppure preferirebbe avere più tempo, più sicurezza, più tranquillità? La verità è che gli interessi delle plutocrazie e quelli della gente normale non coincidono. Sono le plutocrazie che non possono fare a meno della crescita continua, quasi parossistica, tale da aumentare incessantemente le loro rendite ed i loro guadagni. La gente comune, dopo aver soddisfatto i bisogni essenziali, la casa, la salute, il cibo, vorrebbe semplicemente godersi la vita, stare con gli amici, con la famiglia, passeggiare, leggere, andare in vacanza, guardare il calcio. Ed allora si ritorna alla solita questione: è un problema di distribuzione. Di ricchezza ve ne è a sufficienza per consentire a tutti una vita libera e dignitosa. Ma nei fatti pochissimi hanno tantissimo, pochi hanno molto, molti hanno poco, moltissimi sono disperati. Il fatto che negli ultimi 30 anni la ricchezza della parte più ricca della popolazione sia aumentata, mentre quella della classe media sia diminuita, è il segno più lampante dei risultati della globalizzazione e del liberismo estremo. Ovvero è il segno che il sistema attuale beneficia una minoranza, mentre la maggioranza vive nell'illusione di poter, un giorno, accedere nel territorio di una ricchezza dalla quale, in realtà, sarà perennemente esclusa. I giochi e le spartizioni si fanno all'interno della ristretta cerchia dei plutocrati, solidali nell'operare affinchè tutto vada nella direzione a loro più congeniale: la fine dei diritti degli individui attraverso l'abbattimento degli stati, e l'imposizione di un governo mondiale controllato dalla finanza e dalle grandi corporation.

 

  By: Gano* on Martedì 24 Settembre 2013 22:15

Magari sei un "riformatore" molto inca**ato. Che tu sia davvero "rivoluzionario" ci credo poco. Ma che caspita di avatar hai Giovanni-bg che in quella figura non ci si capisce niente?

 

  By: Giovanni-bg on Martedì 24 Settembre 2013 20:09

Ho passato le 40 primavere da un po' e mi ritegno molto più rivoluzionario oggi di quanto non fossi a 18 anni. Infinitamente di più Ma il motivo non è che sono io che sto andando al contrario è che il mondo che sta andando al contrario per cui mi costringe ad essere rivoluzionario. L'è tutto sbagliato l'è tutto da rifare diceva Bartali. Io per mia natura non amo le rivoluzioni, manco l'idea perchè sono onestamente una rottura di "c***ioni per chi le vive. Io amerei dedicarmi ad altro, preferirei fare una vita senza dover pensare alla spread o al cambio dello yuan o al nuovo decreto salva italia o al redditometro (visto che siamo in periodo) Preferirei fare il mio lavoro con tranquillità senza esagerare guadagnando il giusto (non di più) e passare il resto del tempo con la mia famiglia intorno ad un tavolo o andando a mostre d'arte o passeggiando nella natura che amo. Invece la globalizzazione mi costringe a lavorare ore extra per stare al passo con la produttività dei cinesi, il governo mi costringere a impiegare 1 settimana della mia vita per compilare il redditometro che è un duplicato del registro iva, i telegiornali mi bombardano continuamente col la spread, il comune mi sommerge di scartoffie da compilare per mettere un gazebo nel cortile, e dulcis in fundo lo stato mi rapina dei guadagni 8 mesi del mio lavoro ogni anno. Sono le circostanze che fanno di me un rivoluzionario (molto inc***ato) anche se per natura non lo sono. Churchill vivesse in Italia oggi a 70 anni avrebbe già sparato a qualcuno.

 

  By: giorgiofra on Martedì 24 Settembre 2013 14:55

Churchill sosteneva che chi non è rivoluzionario a 18 anni a 40 non è niente, e aveva una certa dose di ragioni. Il problema è quando resti rivoluzionario a 40 anni nell' Italia di oggi. Sagge parole.

 

  By: Gano* on Martedì 24 Settembre 2013 13:49

magari le scuole private sono pure buone, ma non mi hanno mai attratto, anche perché quando ero ragazzo io erano religiose. Poi lì c'erano studenti che avrei battuto volentieri nel muro.

 

  By: gianlini on Martedì 24 Settembre 2013 12:51

Churchill aveva ragione...a 18 anni non ero per niente rivoluzionario,....e infatti a 40 casco nelle buche di potenziale come niente...;) cmq la colpa è tutta di mia mamma che mi ha mandato alla scuola privata....a 13 anni ero ancora molto intelligente e sveglio...

 

  By: Gano* on Martedì 24 Settembre 2013 12:47

...

 

  By: gianlini on Martedì 24 Settembre 2013 12:41

son d'accordo con quello che dici a riguardo del liceo classico, ma era cmq un intervento leggermente fuori tema, che era quello della ripartizione degli alunni fra licei e istituti tecnici ormai in base all'etnia al linguistico? studiano molto bene 3 lingue, biennio con latino, molto approfondito anche lo studio della letteratura italiana, anni fa praticamente inesistenti le materie scientifiche, con il nuovo ordinamento sono molto più presenti secondo me prepara molto bene (studiare 3 lingue diverse fra loro offre notevoli spunti di arricchimento) e fin dai tempi di liceo (avevo un'amica che lo frequentava, molto brava) ho sempre pensato che chi lo fa bene non ha quasi niente da invidiare a chi fa scientifico o classico per mia figlia il classico sarebbe stato troppo difficile, lei avrebbe forse voluto fare lo scientifico, ma anche in vista di avere un titolo a 19 anni che se vuoi puoi andare a lavorare, ho preferito convincerla a fare il linguistico; peraltro a Milano, se vuoi che tuo figlio finisca poi per votare Vendola o Rodotà o la Boldrini, il Classico è una garanzia...;)

 

  By: Gano* on Martedì 24 Settembre 2013 12:35

Beh, il Liceo Classico, fino a prova contraria è stata -almeno fino a ieri- la scuola delle élites.

 

  By: gianlini on Martedì 24 Settembre 2013 11:13

Gano, cosa c'entra il classico, che a Milano ha rischiato addirittura di chiudere?? http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_settembre_12/scuola-anno-scolastico-liceo-classico-rischio-scomparsa-2223049323180.shtml De Sanctis: liceo classico, rischio scomparsa Iscrizioni calate del 7 per cento. «Pagano anche il no alla settimana corta». Alleanza scuola-lavoro