L'economia in sintesi (Keynes, Friedman...)

 

  By: Esteban on Mercoledì 21 Novembre 2007 14:34

Mah ... ci capisco sempre meno ... Ma Unicredito non diceva che non c'era alcun problema ? ``Everything is signaling that the market may switch to panic mode,'' Philip Gisdakis, a credit analyst at UniCredit SpA in Munich, said in an interview today. ``The news flow is so bad and there is no relief in sight.'' ^Credit-Default Swaps on European Banks Rise to Record on Subprime Concern``#http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601087&sid=aC1xvzeKq8Oo&refer=home^

i pezzi del puzzle stanno componendosi - gz  

  By: GZ on Mercoledì 21 Novembre 2007 14:24

i pezzi del puzzle stanno componendosi la bolla del debito comincia a sgonfiarsi partendo dall'America e Inghilterra (Northern Rock la maggiore banca inglese specializzata in mutui oggi con oggi perde il -97%...Countrywide maggiore banca americana specializzata in mutui oggi nega di essere in bancarotta e Fannie Mae, la mega società semi-garantita dal governo per fare mutui popolari perde un -20% da martedì dopo che rivela 2 miliardi di perdite, le banche americane hanno ora ammesso 50 miliardi di perdite, Swiss Re martedì con DUE SOLI DERIVATI PER CONTO DI CLIENTI ha detto di avero perso un miliardo e rotti...) il Dollaro rotola in basso senza dare segni di vita e la Sterlina sta toccando i minimi contro tutte le valute eccetto dollaro lo Yen comincia a salire in modo serio (massimo degli ultimi 20 mesi oggi sul dollaro) L'Oro è lanciato sopra 800 dollari e presto 1.000 dollari l'oncia la Cina è sempre più nervosa, l'inflazione ufficiale è al 6.5%, gli alimentari sono saliti del 17%, ieri il premier Wen Bao non-so-come-si-chiama... ha detto a Singapore pubblicamente che avere 1.400 miliardi di dollari sta diventando un "...Problema..." la recessione in America è data ora per certa da molti, vedi Merril Lynch Goldman Sachs ha detto lunedì che la crisi dei derivati dei mutui può costringere le banche occidentali a ridurre i crediti per 2.000 miliardi, DUEMILA MILIARDI in meno di crediti (!), come diceva un mio professore : "è un numero grande o un numero piccolo ?.." ..

 

  By: Fortunato on Mercoledì 21 Novembre 2007 13:58

Caro Zibordi, questo discorso lo abbiamo già fatto lei ed io qualche mese fà e abbiamo convenuto che le strategie USA e UE avranno un'inversione a U di tutto ciò che è accaduto sino ad ora in modo scellerato. Addirittura ritengo che le scelte siano già state fatte. Fortunato

il tempo lavora contro - gz  

  By: GZ on Mercoledì 21 Novembre 2007 13:41

Grazie alla globalizzazione, apertura dei mercati occidentali e delocalizzazione delle multinazionali la Cina e thailandia, vietnam, taiwan (lasciamo state Corea e Giappone) ora vendono circa 1.000 miliardi di merci qui in europa e USA che solo sette anni fa invece venivano prodotte qui. Questo è bene per loro è un disastro per "noi" intesi come europa ed america perchè al mondo ci si arricchisce producendo ed esportando non consumando ed importando La Cina e affini hanno : i) i bassi salari (in Cina gli ultimi dati dicono che il costo del lavoro è sui 3-4 euro al giorno) e qui non ci puoi fare niente ii) la mancanza di regolamentazioni, contributi, vincoli, tasse (in Asia un azienda fa quello che le pare, inquina, paga poche tasse e gli impiegati si arrangiano per pensione e sanità) iii) la svalutazione del cambio che viene tenuto artificialmente legato al dollaro USA da Taiwan, Hong Kong, China, Vietnam... In Europa e America ad un certo punto devi aggiustarti a questa realtà. Il sistema dei vincoli, tasse e regolamentazioni invece viene non solo mantenuto ma resto sempre più pesante in Occidente (solo Sarkozy prova ora un poco e gli hanno bloccato la Francia) Per cui i salari cominciano a scendere in termini reali, il cambio del dollaro a scendere, ma solo verso l'euro e la cosa risulta "addolcita" da tutto questo credito al consumo Ma se non metti tariffe commerciali, se apri il tuo mercato e loro non aprono il loro, se lasci rivalutare il cambio e lasci tutti i vincoli, tasse e regolamentazioni vieni distrutto lentamente. Se lasci che l'Asia progressivamente produca sempre di più sostituendo le aziende europee ed americane (che si trasferiscono in Asia) il tuo reddito reale medio (non quelli dei managers e banchieri) cala. Se il reddito reale medio cala lo puoi mascherare con del debito, ma solo per qualche anno, poi arrivi al dunque, o svaluti come fa l'America ma poi non basta nemmeno quello, devi comincare a tagliare lo stato sociale, risparmiare, lavorare di più e ridurre tutta la burocrazia pazzesca e le tasse Ma nessuno vuole farlo, per cui quando hai una recessione e una crisi poi sei costretto a fare delle scelte che sono: svalutare, mettere tariffe, ridurre il debito e il consumo ed aumentare il risparmio, lavorare di più, andare in pensione più tardi, tagliare la massa di vincoli e regolamentazioni che rendono impossibile competere Fino a quando non fai queste cose la crisi è solo rimandata, ma il tempo lavora contro

 

  By: hobi on Mercoledì 21 Novembre 2007 12:15

Ci sono molte cose buone nell'articolo di Zibordi,ma io voglio riscriverlo a modo mio. Innanzitutto non bisogna dimenticarsi di alcune cose. Ogni anno in India 10 milioni di persone escono dalla povertà. Se consideriamo il terzo e quarto mondo ( senza parlare della solita Cina e del sud asiatico) non so quante persone entrano nel circuito produttivo contribuendo a far crescere in maniera più rapida che in passato la torta del Pil mondiale. Se poi consideriamo che nell'ambito della divisione di questa torta il commercio estero ne assorbe una fetta sempre maggiore e che ogni 100 $ di scambi ci sono almeno 10 volte tanto di ore lavoro uomo nei prodotti che il ricco occidente importa rispetto a quelli che esporta , allora possiamo dare una spiegazione al fatto che siamo tanto ricchi e ci siano meno recessioni. Semplicemente l'incremento di produttività avutasi negli ultimi anni ed i vantaggi della globalizzazione hanno reso più ricca e resistente l'economia occidentale. Ed adesso le patologie che riguardano soprattutto gli Usa. Gli Usa in parte consumano quello che gli altri producono e risparmiano. Questo va bene e puo andare avanti solo se la loro economia viaggia a ritmi superiori a quella degli altri ( il che finora è sempre avvenuto ma ,anche per i motivi a tutti noti,potrebbe non ripetersi). Se gli Usa possono offrire pezzi di Google a chi vende loro i prodotti ...bene ,ma se comincia ad offrirgli solo il suo debito perchè la sua struttura corporate si indebolisce, allora entra in crisi tutto l'attuale modello di sviluppo. Ed ora la seconda patologia che non riguarda solo gli Usa ma tutto il mondo sviluppato. Per ragioni che sarebbe troppo lungo spiegare,l'appettibilità del corporate occidentale che invogliava i paesi produttori e risparmiatori ad investirvi i loro surplus, è destinata ad affievolirsi. I bassi salari hanno aumentato a dismisura i profitti e certi redditi ,diciamo "manageriali". Ma la base sociale si è indebolita : i poveri hanno debiti ed i ricchi i soldi in banca. L'appeal del nostro sistema economico, nel momento in cui dovesse cambiare l'onda salariale, svanisce. Scordiamoci gli utili stratosferici di questi ultimi anni e cominciamo a considerare la possibilità che il riciclo degli squilibri commerciali cambi. Gli effetti sarebbero devastanti per chi ne ha fino a quel momento goduto. D'altra parte un riequilibrio dei salari è una necessità per ristabilire la base sociale. Quello che sta avvenendo in Francia forse ne è un'avvisaglia. Il debito ,che nei momenti di sviluppo fa bene,nei momenti di crisi fa doppiamente male. Io penso che quello che i mercati temono sia un rallentamnto dell'economia , una stagione salariale non più favorevole all'impresa,la fine di alcuni vantaggi della globalizazione,il tutto in un ambiente in cui c'è molto debito. Se poi a qualcuno piace credere che il mondo crolli perchè ci sono i mutui sub prime e perchè ci sono tanti derivati ,...si accomodi .. Hobi

 

  By: Mr.Fog on Mercoledì 21 Novembre 2007 09:38

BELLA RECESSIONE che purga gli eccessi, punisce l'arroganza e l'indolenza, spinge di nuovo la gente a produrre cose utili, a risparmiare, fa fallire molti business superflui, da una stretta al bilancio dello stato, drena la famosa liquidità mandando in crisi le banche, i fondi, i fondi hedge, private equity e compagnia cantante, riduce il prezzo del petrolio e delle materie prime, ferma la corse folle della Cina... ------------------------------------ Verissimo! E ancor di più serve in Italia. Certo dovremo soffrire un poco tutti, ma non vedo altro modo per ridare la scossa al nostro paese, alla nostra classe imprenditoriale ma soprattutto ai nostri politici sempre troppo interessati alle loro belle poltrone. Quella che hai scritto e' una poesia...devo telefonare a Leopardi per "metterla in versi".

IL mondo ha bisogno di una recessione, non di tagli dei tassi di interesse - gz  

  By: GZ on Mercoledì 21 Novembre 2007 01:49

Le borse occidentali e giapponese cominciano a scricchiolare e senti ora parlare di nuovi tagli dei tassi di interesse, anche subito, anche la settimana prossima o al massimo a dicembre ^da parte della FED e BCE per scendere di nuovo a tassi del 3%#http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601087&sid=apImut5Zg0wc&refer=home^ e se non basta all'1% come nel 2003 e poi allo 0% come il Giappone fino a un anno fa. Questa è la soluzione a cui guarda il mercato di fronte alle rivelazioni che escono ormai ogni due ore di nuovi miliardi di perdite tutte le istituzioni finanziarie maggiori del mondo industriale. La ricetta è di nuovo quella che ha portato a questi guai, spingere di nuovo i tassi in basso per far risalire gli immobili e far indebitare di più i consumatori "..in modo da stabilizzare l'economia.." ed "..evitare la recessione." con tutti gli effetti collaterali di ulteriori cedimenti del dollaro, di inflazione, di speculazione sulle materie prime e magari di ulteriore bolla di borsa in Cina e Brasile Ma siamo matti ? Il mondo ha bisogna disperato di una recessione. I cinque anni (quasi cinque 2003, 2004, 2005, 2006 e parte del 2007) di boom dei mercati finanziari e immobiliari nonchè dell'asia, est europa, sudamerica, medioriente) sono finiti e così i quindici anni di boom ininterrotto del debito del consumatore occidentale (è dal 1992 che il consumatore americano e anglosassone non ha un annata in cui riduce i consumi). Può darsi che mi sbagli ovviamente, ma supponiamo per un momento che questa tesi sia corretta (che sono tanti a sostenere in ogni caso) La storia è questa: dai primi anni '90 i governi dei maggiori paesi industriali con l'aiuto delle banche centrali (che in Giappone, Inghilterra ed USA hanno il governatore nominato direttamente dai politici) e delle banche internazionali hanno (forse inconsapevolmente) usato il Mercato Finanziario globale come Ammortizzatore Sociale, hanno creato un meccanismo che induce le famiglie ad assumere montagne di debito per continuare a spendere in assenza di crescita del reddito reale La crescita del reddito reale si è trasferita nelle elite finanziari e manageriali e nei paesi emergenti dell'Asia, Sudamerica, Medio Oriente ed Est Europa e buon per loro, ma noi abitiamo qui invece dove la burocrazia, le tasse e le regolamentazioni soffocano l'iniziativa economica e complicano la vita e per compensare i governi, le banche centrali e le banche hanno creato una bolla del debito di proporzioni storiche L'unica soluzione è tornare indietro, all'economia di mercato "normale" la quale da quando è stato inventata a inizio '800 prevede ogni cinque, sei massimo sette anni una BELLA RECESSIONE che purga gli eccessi, punisce l'arroganza e l'indolenza, spinge di nuovo la gente a produrre cose utili, a risparmiare, fa fallire molti business superflui, da una stretta al bilancio dello stato, drena la famosa liquidità mandando in crisi le banche, i fondi, i fondi hedge, private equity e compagnia cantante, riduce il prezzo del petrolio e delle materie prime, ferma la corse folle della Cina... Oggi Paul Farrel ricorda perchè la recessione è necessaria ----------------------------- ...everyone persists in the childlike fairy tale that "all growth is good" and "all recessions are bad," a bad hangover of the '90s "new economy" ideology. So for the folks at the Fed, Treasury and Wall Street, "eternal growth" is still America's mantra. Unfortunately, the American investors' brain has also developed this blind obsession with "growth-at-all-costs," coupled with a deadly fear of all recessions, as if recessions are a lethal super-bug more powerful than Iran with a bomb. Our values are distorted: It's OK to be greedy and overshoot the market on the upside -- grab too many assets, take on too much debt, make consumer spending a religion, live beyond our means, ignite hyperinflation along the way. Growth is good, even in excess. And yet, recessions are a no-no that drives politicians, economists and investors ballistic. .... consider some of the benefits of a recession: 1. Purge the excesses of the housing boom No, it's not heartless. Not like wartime calculations of "acceptable collateral damage." Yes, The Economist admits "the economic and social costs of recession are painful: unemployment, lower wages and profits, and bankruptcy." But we can't reverse Greenspan's excessive rate cuts that created the housing/credit crisis. It'll be painful for everyone, especially millions of unlucky, mislead homeowners who must bear the brunt of Wall Street's greed and Washington's policy failures. 2. U.S. dollar wake-up call Reverse the dollar's free fall and revive our global credibility. Warnings from China, France, Iran, Venezuela and supermodel Gisele haven't fazed Washington. Recession will. 3. Write-offs Expose Wall Street's shadow-banking system. They're playing with $300 trillion in derivatives and still hiding over $100 billion of toxic off-balance sheet asset-backed securities, plus another $300 billion hidden worldwide. A lack of transparency is killing our international credibility. Write it all off, now! 4. Budgeting Force fiscal restraint back into government. America has been living way beyond its means for years: A recession will cut back revenues at all levels of government and cutbacks will encourage balanced budgeting. 5. Overconfidence A recession will wake up short-term investors playing the market. In bull markets traders ride the rising tide, gaining false confidence that they're financial geniuses. Downturns bruise egos but encourage rational long-term strategies. 6. Ratings Rating agencies have massive conflicts of interest; they aren't doing their job. They're supposed to represent the investors, but favor Corporate America, which pays for the reports. Shake them up. 7. China Trigger an internal recession in China. Make it realize America's not going into debt forever to finance China's domestic growth and military war machine. A recession will also slow recycling their reserves through sovereign funds to our equities. 8. Oil Force the energy and auto industries to get serious about emission standards and reducing oil dependency. 9. Inflation Expose the "core inflation" farce Washington uses to sugarcoat reality. 10. Moral hazard Slow the Fed from cutting interest rates to bail out speculators. 11. War costs Force Washington to get honest about how it's going to pay for our wars, other than supplemental bills that are worse than Enron-style debt financing. 12. CEO pay Further expose CEO compensation that's now about five hundred times the salaries of workers, compared with about 40 times a generation ago. 13. Privatization Stop the privatization of our federal government to no-bid contractors and high-priced mercenary armies fighting our wars. 14. Entitlements Force Congress to get serious about the coming Social Security/Medicare disaster. With boomers now retiring, this problem can only get worse: A recession now could avoid a depression later. 15. Consumers Yes, we're all living way beyond our means, piling up excessive credit-card debt, encouraged by government leaders who tell us "deficits don't matter." Recessions will pressure individuals to reduce spending and increase savings. 16. Regulation Lobbyists have replaced regulation. Extreme theories of unrestrained free trade plus zero regulation just don't work; proven by our credit crisis, hedge funds' nondisclosures, private-equity taxation, rating agencies failures, junk home mortgages, and more. Get real, folks. 17. Sacrifice "We have not seen a nationwide decline in housing like this since the Great Depression, says Wells Fargo CEO John Stumpf. As individuals and as a nation Americans have always performed best in crises, like the Depression or WWII, times when we're all asked to make sacrifices. Pampering us with interest-rate cuts and tax cuts during the Iraq and Afghan wars may have stimulated the economy temporarily, but they delayed the real damage of the '90s stock bubble while setting the stage for this new subprime/credit crisis. Wake up, the train wrecked. Time to think positive, find solutions, demand sacrifices.

 

  By: banshee on Martedì 12 Marzo 2002 16:30

Non è di quello che sto discutendo, Zibordi! Io sto discutendo del fatto che, limitandosi all'aspetto occupazionale, non si può allo stato essere sicuri che quel tasso si fermi al 5,6%. Poi, magari sarà proprio cosi'! Ed allora sarò il primo ad esserne felice!

 

  By: the fly on Martedì 12 Marzo 2002 15:47

Non crede che i dati da lei postati possano essere considerati dei "nassimi"? ovvero una sorta di saturazione produttiva-occupazionale?

 

  By: GZ on Martedì 12 Marzo 2002 15:12

ho sentito ripetere a sfinimento che l'aumento della disoccupazione dal 4.5% al 5.6% circa avvenuto nel corso del 2001 sarebbe stato un colpo grave per i consumi e in genere per l'economia (americana). Un aumento dell'1.1% della disoccupazione su una popolazione lavorativa di 130 milioni di persone equivale a meno di un milione e mezzo di disoccupati in più. Bene, se questo avviene in un economia che in 20 anni produce ad es 5 milioni di posti di lavoro (come quella europea) effettivamente è un fatto molto negativo Se invece questo avviene in un economia che in 20 anni produce 40 milioni di posti di lavoro (come è quella americana) NON è un fatto molto negativo Perchè sono pochi in percentuale.

 

  By: banshee on Martedì 12 Marzo 2002 14:48

Beh, se quelli sono i fatti, e non v'è motivo di dubitarne, essi sono incontrovertibili! Riempiono di sincera ammirazione, e parlano chiaro! Ma solo riguardo a ciò che è stato! Non possono essere portati a sostegno di ciò che sarà! "Non vi è garanzia di rendimenti futuri eguali, etc.etc." ..... Mi scuso per la grossolanità! Ma se quei fatti servono da supporto alla tesi che l'economia americana è stata, ed è, (e probabilmente lo sarà ancora), più vitale e meglio attrezzata di qualunque altra, allora si può essere d'accordo. Ogni altra indicazione che se ne volesse ricavare mi parrebbe quantomeno azzardata.

L'economia in sintesi - gzibordi  

  By: GZ on Venerdì 08 Marzo 2002 16:40

questa che ho ricopiato in fondo è una sintesi, molto polemica se vogliamo, della situazione in america, ma cita alcuni dati di fatto. Dal 1982 sono stati creati 40 milioni di posti di lavoro in america (in europa circa 5 di cui 4 nel settore pubblico). Ripeto, QUARANTA MILIONI DI POSTI DI LAVORO DAL 1982. Questo non è un sondaggio di opinione, è un fatto, c'erano 90 milioni di americani al lavoro nel 1982 e ora ce ne sono 130 milioni. Sono cifre che fanno pensare (almeno a me). In secondo luogo sono stati creati dal 1982 circa 30 trilioni di dollari di ricchezza (in termini di azioni, obbligazioni, valore di case, pronti contro termine..) 30 trilioni di dollari = 30 milioni di miliardi di dollari ad es l'economia italiana vale circa 1.2 trilioni di dollari, tanto per dare un idea Quindi 22-23 volte circa l'economia italiana in ricchezza accumulata. Sono soldi no ? Questo spiega perchè continuino a spendere. Inoltre degli ultimi 76 trimestri solo 5 sono stati di declino del PIL in america Ovvero il 93% del tempo l'economia cresceva e il 7% l'economia decresceva. A mio avviso bisogna tenere presenti questi numeri, per capire come mai l'economia tira e la borsa risale. ------------------- Larry Kudlow, capo economista a CNBC e a Skandia-------------------------------- Overall, this looks to be the shortest and mildest recession on record. In fact, while private-sector gross domestic product -- which does not include government spending -- has declined in each of the past three quarters, real GDP actually increased 1.2 percent in calendar year 2001. The largest chunk of the economy, consumer spending, never dipped at all. And though it could still rise a bit in the months ahead, the current 5.6 percent unemployment rate is certainly the lowest jobless pace in any modern recession. Of course, key aspects of the economy were not as fortunate through this recession. Stock-market investors woefully experienced a two-year decline that saw over $5 trillion of wealth go down the drain. In terms of capital-spending investment, business declined 7.5 percent over the past 18 months. Industrial production fell 7 percent, and 1.4 million jobs have been lost. But the recession call, it seems, was only correct by a cat's whisker. And through it all, the resiliency and durability of our technology-led free-market economy has been on full display. Be certain, there's a lot to cheer about these days. Over the past two decades, most economic sectors have been deregulated. Tax-rates on balance have come down significantly, and inflation has been vanquished. Interest rates are at 40-year lows. And with only a few exceptions, U.S. trade has been liberated, spawning intense business competition that has made the vast majority of U.S. industries more efficient and productive. So, for those pessimists who say that the two-year stock-market decline signals the end of U.S. prosperity, it's time to think again. Since the end of inflationary recession -- or stagflation -- in 1982, the U.S. economic machine has created over 40 million new jobs and nearly $30 trillion of household wealth. More, out of a total 76 quarters in the past 19 years, only five quarters (or 6.6 percent) have registered declines. That means the economy has been growing 93 percent of the time. Even at the bottom of this recession, 94 percent of the workforce was employed. Here's another eye-opening point. In late 1998, hi-tech business-capital spending (such as on information-processing equipment and software) exceeded investment in industrial -- or old economy -- capital expenditures for the first time. Through last year's fourth quarter, despite the nasty drop in tech and dot-com stocks, new-economy capital spending still beat old-economy investment by $130 billion. For those analysts who blame the recession on the so-called dot-com bubble -- or over-investment on Internet companies -- it's worth noting that capital expenditures in both the new and old economies fell by roughly the same 11 percent this recession. At the peak of the last recovery cycle, technology spending contributed about one-third to economic growth. Look for it to contribute as much or more in the new recovery. Now, if you really want to know the biggest reason for the stock-market-led business recession that came to an end last October, look no farther than the Federal Reserve. The central bank's excessively tight policy in 2000 launched a brief deflationary recession the following year. Fortunately, the Fed has since loosened up, replenishing the liquidity base of the economy and putting us back into growth mode. Since taking the reigns last year, the Bush administration has pursued a free-market agenda of lower tax rates and reduced regulatory burdens for retirement, health care, energy, anti-trust and telecommunications. And while steel-industry protection remains a bad idea, the administration's additional trade-opening measures will also promote growth. Domestic prices are stable, and the dollar is sound. Once again, economic freedom has proven the gloomy naysayers completely wrong. Get set America. We're headed for a third-consecutive decade of prosperity. And this could set the stage for a surprisingly strong Republican showing in this year's midterm elections.