Milena Gabanelli vuole toglierci i soldi - Moderatore
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By: Moderatore on Mercoledì 17 Aprile 2013 05:31
Un milione di licenziamenti nel 2012. Pressione fiscale salita al 52%. Consumi crollati, Pil sceso più del 2%. Nel medesimo sciagurato anno, 80mila italiani sono scappati all’estero: la metà di loro sono giovani. Il traffico autostradale è sceso e abbiamo iniziato a consumare anche meno energia elettrica. Il debito pubblico è cresciuto di 80 miliardi e le sofferenze bancarie sono salite a 130 miliardi. Ci fermiamo ma si potrebbe continuare.
La parola d’ordine della politica che piace è oggi: «fate presto». Sì ma cosa? Colpire la corruzione e gli sprechi sono diventati un mantra su cui tutti concordano: ma quelli di cui si parla sono pochi soldi, quando intanto il PIL dell'Italia è fermo a 1.600 miliardi da cinque anni, mentre dovrebbe essere progredito, in base al trend normale del dopoguerra, a 1.900 miliardi oggi. ^Mancano 300 MILIARDI DI PIL#http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2013/04/certificati-di-credito-fiscale-tre.html^ e siamo in Depressione, ma si parla di ridurre di 50 milioni i rimborsi dei partiti (così poi li finanziano direttamente le multinazionali estere come in USA). E trovare i mitici miliardi dell'evasione, che più si pagano tasse più aumenterebbe sempre, controllando ogni spesa non "giustificata" di ogni famiglia ed eliminando il contante come dice la Gabanelli.
La situazione in cui ci troviamo non è figlia di un singolo governo, di un singolo errore. All’inferno si scende a piccoli passi. Ci siamo impaludati negli ultimi 30 anni in un paradigma economico assurdo, in un «matrix» fuori dal quale non vediamo altro. Riteniamo che il pubblico, il regolato, la norma, la tassa sia buona e bella; mentre il privato sia sempre avido, predatorio, truffaldino. Questo è vero per la grande finanza che ora ^cerca ad esempio di fregarsi la Telecom#http://cobraf.com/forum/topic.php?topic_id=5373&reply_id=123521840#123521840^, ma non per la massa degli italiani
1. Profondiamo energie, dibattiti e norme per combattere l’evasione fiscale. Non comprendendo come essa sia figlia del carico di tasse più alto del mondo. Il problema non è l’evasione fiscale, ma l’esproprio fiscale, per il quale i privati non hanno alcun incentivo a produrre, lavorare e a competere in settori non protetti.
2. Ci occupiamo ossessivamente (a tutti i livelli) di coloro che violano le regole. Cerchiamo di prevenire i comportamenti con una legislazione minuziosa e ossessiva. Il problema oggi è l’eccesso di regole e dei loro sacerdoti (burocrazie e legali) e non di coloro che le trasgrediscono. Il "miracolo economico" italiano è stato fatto con 1/10 delle regole che esistono oggi.
La Milena Gabanelli sarebbe una scelta disastrosa perchè è una che sostiene sempre più tasse, più regolamentazioni asfissianti e più repressione da parte dello stato dei comportamenti (^fino all'abolizione del contante#http://www.davidemaggio.it/archives/57283/report-milena-gabanelli-proprone-abolire-i-contanti-solo-carte-di-credito^), il contrario di quello che occorre per risollevare l'italia da una Depressione economica peggiore di quella degli anni '30 (anche se la maggioranza ancora non se ne rende conto, perchè adesso la crisi sta demolendo le imprese e solo dopo toccherà veramente alle famiglie)
Bisogna invece tornare ad un sistema economico, all'interno dell'ITALIA, basato su meno regole (sopportando così che qualcuno possa esagerare, il che, peraltro, avviene anche oggi) e meno tasse: per ridare ai cittadini la loro libertà di intraprendere e di sbagliare nonchè di disporre del reddito che producono lavorando. Togliendo ai burocrati il loro obbligo di controllare e vessare.
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Milena Gabanelli vuole toglierci i soldi
("pagando solo con le carte si potrebbero recuperare 150 miliardi")
Claudio Borghi - 16/04/2012
Secondo la Gabanelli, su "Report", ^se tutto si pagasse con carta di credito potremmo avere 150 miliardi in più di gettito fiscale#http://www.davidemaggio.it/archives/57283/report-milena-gabanelli-proprone-abolire-i-contanti-solo-carte-di-credito^. È un sogno parallelo a quello della Tobin tax, la famosa tassa sulle transazioni finanziarie. In realtà il mondo è differente da quello dei sogni dove basta vietare e tassare per ottenere schiere di angioletti. Vediamo perché.
Prima di arrivare alla soluzione estrema dell’abolizione delle banconote cominciamo con l’esaminare il senso delle limitazioni all’uso del contante: nessun malaffare «che si rispetti» viene gestito con carta di credito o assegno. È da gonzi pensare che lo spacciatore paghi la droga col bancomat o il ricettatore faccia un bonifico con casuale «incasso refurtiva»,allo stesso modo chi incassava somme in nero continuerà a farlo che il limite sia a 10mila euro o a mille. Le soglie di tracciabilità sono andate su e giù come la marea a seconda del livello di demagogia fiscale dei governi ma nulla è cambiato nella propensione all’evasione. Mettere vincoli addizionali ottiene il semplice risultato di aggravare pastoie e commissioni per l’onesto, lasciando del tutto indifferente il disonesto che continua esattamente a comportarsi come prima.
Illusione massima poi è quella di supporre che se, con una magìa, domani tutti pagassero con la carta, si incasserebbero i famosi 150 miliardi. Per capire quanto grossolano sia l’errore basti pensare che il valore totale delle banconote presenti in Italia è solo 100 miliardi ( e già qui casca la Gabanelli) ma la nostra pressione fiscale è calcolata sul Pil: aggiungendo ulteriori introiti fiscali pari al 10% del prodotto interno lordo si otterrebbe un dato incompatibile con qualsiasi attività economica di larga scala.
In parole povere per molte attività il gettito andrebbe a zero perché semplicemente chiuderebbero. L’unico modo di premiare i contribuenti onesti senza schiacciare l’economia è la riduzione fiscale finanziata con il taglio delle spese ma chissà perché le soluzioni semplici come questa sono meno affascinanti delle teorie fantascientifiche.
Torniamo al contante: ai sostenitori di idee radicali come que-sta o la Tobin Tax sfugge che la condizione necessaria per raggiungere lo scopo finale è che lo stesso divieto sia recepito globalmente, altrimenti molto semplicemente le transazioni si sposterebbero in un’altra valuta o in un altro Paese. È concepibile pensare che tutto il mondo, dalla Cina agli Usa, ripudi contemporaneamente il contante per fare una cortesia a noi? Se la risposta è no è inutile anche soltanto distrarci dai problemi veri per dedicarci a queste fantasie, senza contare che il malaffare è esistito ben prima dell’invenzione del denaro e basterebbe scambiarsi oro o beni di qualsiasi altro tipo per aggirare le limitazioni. Ogni restrizione unilaterale avrebbe come unico effetto la fuga di capitali: il monitoraggio da stato di polizia dei conti correnti, concesso all’Agenzia delle entrate è un unicum in Europa e infatti, grazie al parallelo inasprimento delle tasse, il trasferimento del denaro all’estero sta raggiungendo livelli record e le conseguenze della fuga saranno ben superiori agli introiti fiscali delle ispezioni.
C’è poi un ultimo aspetto decisivo: larghe fasce di popolazione semplicemente non sono pronte a gestire la smaterializzazione del contante, dal punto di vista dei pagamenti e degli incassi e, specialmente per gli anziani, probabilmente mai lo saranno. Ovvio che nel mondo dorato della signora Gabanelli e dei suoi seguaci le carte di credito abbondino, tuttavia l’Italia «normale» non funziona così. Basti pensare che molti di quelli che vagheggiano l’abolizione del contante erano in prima fila a contestare la decisione di pagare le pensioni solo su conto corrente perché «non si possono obbligare i vecchi a procedure che non conoscono». È la stessa storia di quelli che invocano i tagli alla spesa ma si indignano se si toccano i pensionati e gli statali (come se le spese non fossero soprattutto quelle). Tutte ottime idee, basta che si applichino agli «altri». Il contante si potrà abolire con un percorso globalmente condiviso e pluriennale: per l’Italia i nodi verranno al pettine molto prima.
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