W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)

 

  By: GZ on Mercoledì 31 Gennaio 2007 20:06

Per i nostri giornalisti^ è un discorso folkoristico#http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Che-pizza-capricciosa/1491502&ref=hpsp^, ma è la ragione profonda per cui il mercato finanziario, che alla fine poi riflette magari con qualche anno di ritardo l'economia, non può continuare a salire Per le grandi banche, assicurazioni, società di leasing, credito al consumo e immobiliare e brokers, del risparmio gestito, private banking e private equity, LBO.... tutto va magnificamente (utili a +38% rispetto all'anno scorso a NY per il settore finanziario, mentre il resto delle società a +7%) Per le multinazionali pure, con il terzo mondo e la cina che offrono lavoro che costa niente e le opportunità di vendere aerei in Dubai e metropolitane in Cina Solo che resta l'altro 70% dell'economia che è fatto di piccola impresa, artigiani, commercianti, servizi e i lavoratori relativi. Contro di loro il peso delle tasse, burocrazia, iper-regolamentazioni ispirate al socialismo e politicamente corrette non sono mai state così pesanti e soffocanti. Questi due terzi dell'economia diventano meno efficienti e hanno costi sempre maggiori, ma la cosa è mascherata dalla globalizzazione finanziaria che consente di creare sempre più debito per cui BMW e Fiat l'utile lo fanno ora con il finanziamento e se tutti comprassero in contanti fallirebbero In Europa ogni giorno che passa lo stato si intromette sempre di più con nuove regole, agenzie, enti, sovvenzioni, tasse, multe, divieti...in ogni minuto aspetto della vita rendendola sempre più complicata e costosa. -------------------------------------------- ...Gigi affitta a Pavia un locale di 30 metri quadri a 1.200 euro al mese, e si mette al lavoro. S'iscrive alla Camera di commercio, acquista il forno, i macchinari e gli arredi, rinnova gli impianti perché siano a norma, si dota di tutto l'armamentario per la sicurezza, passa ore e ore fra commercialisti, avvocati, consulenti, Asl, uffici pubblici. Non vede l'ora di sfornare la prima pizza, ma quell'ora sembra non arrivare mai. Passano i giorni, e il piccolo imprenditore Gigi si trova risucchiato in un tunnel degli orrori senza fine, roba da far impallidire i più vieti luoghi comuni sulla burocrazia all'italiana. Il mondo di Gogol e Kafka è uno scherzo, al confronto. Obblighi, autorizzazioni, carte, bolli, spese, certificati, ispezioni, permessi, multe, leggi, regolamenti, cavilli, manuali, corsi di formazione e soprattutto sigle. Tante sigle, perlopiù incomprensibili. C'è per esempio il corso Haccp (Hazard Analysis and Critical Control Points), che ricorda vagamente il socialismo reale, invece insegna a distinguere le mozzarelle dai detersivi e a numerare le trappole per topi. Ed è solo il primo di una lunga serie, perché prim'ancora che Gigi apra il suo negozietto c'è già qualche decina di persone che vive alle sue spalle. Cioè campa su una serie di prescrizioni che "se non ottemperi, rischi di prendere la multa". Dunque, terrorizzato, ottemperi. Il medico che deve valutare i rischi per i futuri lavoratori si porta via mille euro per un sopralluogo di dieci minuti e una relazione prestampata. E altre migliaia di euro per tenere corsi su corsi, uno più tragicomico dell'altro. Le lezioni di Rssp (prevenzione e protezione) svelano agli attoniti studenti come si appoggia una scala al muro, come si spostano le sedie e soprattutto che cosa s'intende per "luoghi bagnati": la normativa considera tali "anche gli spazi aperti dopo le precipitazioni atmosferiche fino al ritorno dello stato asciutto". Al corso antincendio si sconsiglia di "usare materiale infiammabile per spegnere le fiamme" e si apprende che "il legno brucia più facilmente quando è secco"; quando è umido, invece, "con più difficoltà". Roba forte. Mai come le lezioni di primo soccorso, che insegnano un sistema tutto speciale per fronteggiare "gli eventi avversi". Quale? "Chiamare il 118 da qualunque telefono fisso o cellulare, senza comporre il prefisso", avendo cura di "specificare città, paese o frazione, via e numero civico del luogo della chiama", altrimenti l'ambulanza non sa dove andare e non arriva. La prima pizza non s'è ancora vista, e il piccolo imprenditore Gigi ha già speso centomila euro. Poi finalmente, superato l'ultimo scoglio dell'insegna luminosa (altra battaglia campale), la pizzeria Tango apre i battenti e fa subito ottimi affari. Se non fosse per i cosiddetti "lavoratori", si capisce. La prima commessa si ammala dopo dieci giorni: mai più vista. La sostituta, una studentessa, non vuol saperne di un contratto per motivi fiscali suoi. Poi c'è la Guardia di Finanza, che sulle quisquilie non perde un colpo. Un giorno la commessa regala una fetta di pizza a una bambina: multa di 516 euro per "mancata emissione del documento fiscale dell'importo di euro 1". La scena si ripete quando una cliente fugge lasciando lo scontrino sul bancone e viene pizzicata senza, all'uscita, dalle occhiutissime Fiamme gialle. La pizzaiola intanto resta incinta e si mette subito in malattia per "gravidanza a rischio". Poi però apre una pizzeria proprio davanti alla Tango e comincia beffardamente a lavorarci dall'alba a notte fonda, col suo bel pancione in primo piano. Prende due stipendi, uno dei quali rubato, ma l'Inps non fa una piega, l'Ispettorato del lavoro men che meno, il sindacato la protegge. E Gigi paga. Tenta di licenziarla, ma non c'è verso. Ormai va avanti a gocce di Gutron, sull'orlo dell'esaurimento nervoso. È a questo punto che la sua fede comunista comincia a vacillare. I "compagni" della Cgil lo trattano come un "padrone" e coprono la malata immaginaria che viola il contratto, fa concorrenza sleale al suo datore di lavoro e ha pure il coraggio di denunciarlo per averla licenziata. Gigi la rimpiazza col signor Giovanni, ma gliene andasse bene una: lavora un mese, per il resto è sempre in malattia, viene pagato per sette mesi, più tredicesima, quattordicesima, ferie non godute e liquidazione, ma non gli basta ancora: con l'ausilio dell'ennesimo "patronato dei lavoratori", denuncia Gigi per "inadempienze contrattuali". Le gocce di Gutron aumentano. La nuova pizzaiola è siciliana: al suo paese lavorava in una panetteria, ma risultava bracciante agricola, così il padrone pagava meno contributi. Controlli? In Sicilia, nemmeno l'ombra. C'è chi, per molto meno, correrebbe a iscriversi alla Lega Nord. Gigi, che è un buono, si limita a chiudere bottega, per disperazione. Così l'Italia ha una piccola impresa in meno e cinque lavoratori disoccupati in più. L'ultimo sfizio del piccolo imprenditore prima di alzare bandiera bianca è quello di capire: è stato solo s****to, o c'è dell'altro? È capitato solo a lui, oppure è così per tutti? Dall'Inps di Roma rispondono che nel 2003, su venti milioni di lavoratori assicurati, sono stati presentati dodici milioni di certificati medici per complessive sessanta milioni di giornate lavorative perdute. Non era s****, è il sistema. Gigi, anziché buttarsi a destra, è rimasto eroicamente comunista. Ma, questo sì, è capitato solo a lui. n

 

  By: lutrom on Mercoledì 31 Gennaio 2007 18:39

In 'Volevo solo vendere la pizza' (Garzanti) Luigi Furini, 53 anni, giornalista di giudiziaria e di economia, racconta la sua esperienza di piccolo imprenditore e la storia tragicomica del negozio di pizza al taglio cui per due anni ha dedicato tutto il suo tempo libero. Questo libro potrebbe intitolarsi, parafrasando Totò, "Poi dice che uno si butta a destra". È la storia di un ex giovane maoista, ex sindacalista della Cgil, che fa il giornalista e a un certo punto decide di investire un gruzzolo di risparmi mettendo su una micro-pizzeria da asporto nella sua città, Pavia. E scopre suo malgrado l'altra faccia dello stato sociale e del sindacato: quella che premia chi cerca il posto, non il lavoro. E punisce inflessibilmente chi ha voglia di fare. ^cliccaqui...#espresso.repubblica.it/dettaglio/Che-pizza-capricciosa/1491502&ref=hpsp^

 

  By: polipolio on Mercoledì 31 Gennaio 2007 18:05

Fino a qualche anno fa so per certo che dormiva un paio d'ore al giorno

 

  By: gianlini on Mercoledì 31 Gennaio 2007 15:20

ma dove trova berlusconi il tempo e le energie per essere pure fedifrago?

 

  By: polipolio on Mercoledì 31 Gennaio 2007 14:02

Ma non ha di che rammaricarsi. Semplicemente si tiene sempre in allenamento. Piuttosto non capisco la lettera. E' fenomeno noto che l'uomo non sia stato il più fedele dei mariti e posizione e quattrini e industria in cui svolge(va) attività imprenditoriale gli da(va)no molte occasioni. Ora, o Veronica sa per certo che una delle corteggiate colà è già assurta al ruolo di favorita, oppure quella lettera fa una minzione esterna...

 

  By: gianlini on Mercoledì 31 Gennaio 2007 13:13

a me ha fatto sorridere, perchè vada per noi comuni mortali che ci dobbiamo prendere ciò che il fato più o meno benigno ci appioppa, ma che LUI che ha sempre potuto scegliere abbia ora da rammaricarsi....

 

  By: GZ on Mercoledì 31 Gennaio 2007 12:21

viene in mente Franca Rame che anni fa in televisione mentre la intervistavano senza che nessuno le avesse chiesto niente si mise a parlare delle donne di Dario Fo, che lei teneva una cesta in cui finivano tutti i regali che gli facevano e il tutto senza acrimonia e con aria depressa

 

  By: Moderator on Mercoledì 31 Gennaio 2007 12:09

a parte che la frase "...se non fossi già sposato la sposerei subito" non mi sembra affatto lesiva della moglie. Mi sembra un pò ridicola lei.

 

  By: XTOL on Mercoledì 31 Gennaio 2007 11:39

veronica avrà anche ragione, ma vedere la prima pagina di repubblica occupata da quella lettera è penoso: già avevo smesso di comprarla il giorno stesso in cui de benedetti è andato al governo. da oggi non la leggerò più nemmeno al bar

 

  By: gianlini on Mercoledì 31 Gennaio 2007 11:22

questa lettera mi è sembrata molto bella ------------ Veronica Berlusconi chiede «pubbliche scuse» a suo marito. Con un’iniziativa senza precedenti la consorte dell’ex presidente del Consiglio abbandona la sua tradizionale riservatezza, esce allo scoperto ed esprime la sua reazione alle affermazioni di suo marito indirizzate a Mara Carfagna in pubblico alla cena di gala seguita alla consegna dei Telegatti, galanterie a cui la deputata azzurra, interpellata successivamente, aveva replicato dicendo: «Gli direi di sì se fosse libero e avesse la mia età». «Egregio direttore - scrive Veronica Lario in una lettera indirizzata al quotidiano La Repubblica - con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto a un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, quale è mio marito. Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione privata, con lo scopo di portare serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora - scrive ancora Veronica Lario - scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: "...se non fossi già sposato la sposerei subito", "con te andrei dovunque". Sono affermazioni - sottolinea Veronica Berlusconi nella lettera - che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l'età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni. A mio marito e all'uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l'occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi "La metà di niente"». «Nel corso del rapporto con mio marito - prosegue la lettera - ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti. Questo per vari motivi: per la serietà e la convinzione con la quale mi sono accostata a un progetto familiare stabile, per la consapevolezza che, in parallelo alla modifica di alcuni equilibri di coppia che il tempo produce, è cresciuta la dimensione pubblica di mio marito, circostanza che ritengo debba incidere sulle scelte individuali, anche con il ridimensionamento, ove necessario, dei desideri personali. Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sua dimensione extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli». «Questa linea di condotta - conclude la moglie dell’ex premier - incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l'esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un'importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l'esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati». 31 gennaio 2007

 

  By: Fortunato on Martedì 30 Gennaio 2007 21:07

Sinceramente cari amici come potete ben intuire è chiaro che la sclta non sarà facile poichè dovrò far coincidere e convergere molte esigenze. Però è inutile nascondercelo! Una classe politica come l'attuale, la peggiore degli ultimi 40anni per motivi che sono sotto gli occhi di tutti noi, non si può fare altrimenti. Fortunato

 

  By: gianlini on Martedì 30 Gennaio 2007 18:41

il costarica è quel bel posto dove per rubare un portatile qualche settimana fa hanno fatto fuori un ragazzo calabrese di 21 anni, appena fuori un hotel nel centro di sanjosè non lamentiamoci che di posti come l'italia ce ne sono pochi (ci sarebbe ad esempio la francia se non ci fossero francesi e maghrebini)

 

  By: polipolio on Martedì 30 Gennaio 2007 18:30

Mah, ho un paio di amici sudafricani o che ci han vissuto. Vita da reclusi, guardie armate fino ai denti e muri alti 6m. Le guardie non sono proprio bianchissime, e devi sperare che non ti tradiscano (non lo fanno QUASI mai) E' vero che stavano a Città del Capo e che è di qualche anno fa, però.... Il costa rica credo abbia pesanti influenze dalla moglie di Dini. Capisco che è una stupida ubbìa, però...

 

  By: Fortunato on Martedì 30 Gennaio 2007 16:54

Non solo Polpolio, ti piace Durban in Sud Africa? Voglio andare a remdermi conto anche di quel paese,cmq quelli da te elencati sono nella mia white list come anche il CostaRica. Fortunato

 

  By: polipolio on Martedì 30 Gennaio 2007 15:27

Io avevo pensato a Malta, alla Grecia e alla Svizzera. Ma anche a New Zealand. O Irlanda (escludo il lussemburgo per tristezza). Oppure Brasile o Pacifico meridionale. Come vedi non ho le idee chiare...