Sui ribassisti / catastrofisti e la situazione attuale

 

  By: Aleff on Mercoledì 27 Novembre 2013 12:47

Và che robe ! il grafico l'ho preso da un altro sito/blog di finanza cmq, la sostanza è quella siamo allo sbando + totale !

 

  By: LINK on Mercoledì 27 Novembre 2013 11:58

A questo punto per far scendere il mercato , bisognerebbe chiamare strepitosi rally alle porte e mirabolanti guadagni da fare al rialzo nei prossimi mesi , anzichè chiamare il top da 12 mesi per essere sistematicamente distrutti dal mercato. Mi rivolgo ai titolari dei blogs finanziari , che mediamente danno la linea di fondo a tutto il forum. Astenetevi da chiamare i massimi . Chiamate costantemente i minimi ad ogni ritracciamento e vedrete che tra qualche tempo , il mercato crollerà. Comprare su qualunque ritracciamento in leva massima e vendere dopo poche ore , giorni è il GAME attuale sul mercato. Se tutti facessero così , vedi che questa pacchia durerebbe poco e il mercato verrebbe giù. CHIAMATE I MINIMI E NON I MASSIMI SE VOLETE FAR SCENDERE IL MERCATO. C.A.Z.Z.O !!

 

  By: Aleff on Mercoledì 27 Novembre 2013 11:42

infatti... ftsemib a +1% come diceva Camilleri....dei dati dell'economia reale.....ME NE FOTTIA !

 

  By: gianlini on Mercoledì 27 Novembre 2013 11:41

pronta risposta del mercato alle insinuazioni di stupidità.....

 

  By: Esteban. on Mercoledì 27 Novembre 2013 10:39

esatto ... non c'è modo di recuperare quello che è andato bruciato/perso/espatriato/acquistato da società estere ... ma in particolare , la politica che ha sempre RUBATO sino ad oggi è l'ultima dei candidati per far ripartire questo paese ... Non si crea lavoro e quindi CONSUMI con programmini imbecilli di finanziamento al lavoro .. Lo sanno che ci saranno problemi per i prossimi 10 anni ma se ne FREGANO dato che per lo stato è meglio drenare i risparmi(tasse) MA impedire l'accesso alle pensioni (costi certi) per cercare di risanare i conti a spese nostre. per lo stato conviene di più sacrificare una generazione che cercare di risanare la ZAVORRA e abbassare i costi fiscali alle imprese/dipendenti . la politica che per giustificarsi ancora sta prendendo decisioni sbagliate contro la popolazione ...

 

  By: Aleff on Mercoledì 27 Novembre 2013 10:03

MODERATORE, mi scusi, con il dovuto rispetto e l'assoluta inferiorità di chi scrive ...ma a seguire i dati economici REALI (per lo meno sul mercato nostrano) ORA il ns. fib dovrebbe essere al 12mila ....invece siamo a ridosso dei 20mila nell'ultimo anno e mezzo siamo passati da 14mila a 19mila in un paese in cui l'economia stà andando a remengo - 3/4 delle banche sono commissariabili le sofferenze sono ben oltre il 12% - i contratti di leasing sono crollati del 30% solo nell'ultimo anno - vi sono talmente tanti elementi negativi che, ormai, ci si mettono ore a scriverli i mercati non seguono più l'economia reale .....vanno per i caxxi loro !

 

  By: LINK on Mercoledì 27 Novembre 2013 02:02

Fine dello stupido rialzo - Moderatore  

  By: Moderatore on Mercoledì 27 Novembre 2013 01:47

Stock: Mibtel

l'indice italiano ha finito il suo stupido rialzo nessuna economia a parte Grecia e Spagna va male come la nostra al mondo

 

  By: alberta on Mercoledì 13 Novembre 2013 19:35

Toh , alla Procura di Milano si sono accorti di apple..... http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_novembre_13/frode-fiscale-indagini-apple-italia-perquisita-sede-piazza-san-babila-6ebfe3fc-4c74-11e3-b498-cf01e116218a.shtml Meglio tardi che mai...... Tanto sappiamo che è tutto legale e le cose finiranno in una bolla di sapone...... Chissà perchè questa gente , visti i numeri in ballo , intanto non la arrestano....... Per reati fiscali molto meno gravi è previsto, ma facoltativo...... Secondo me temono che poi possano bloccargli da Cupertino tutti gli Iphone, ipad e macbook dei magistrati, dei collaboratori, dei finazieri e di tutti i rispettivi familiari sino alla settima generazione........

 

  By: DOTT JOSE on Mercoledì 13 Novembre 2013 16:52

Walmart macina 17 miliardi di utili sfruttando il lavoro delproletariato http://www.operaicontro.it/?p=9755715251 Intervistando i presenti si conoscono storie di miseria c’è chi vive senza corrente chi è costretto ad andare a mangiare alla mensa dei poveri chi vende il proprio sangue per incrementare la miseria del proprio salario. I lavoratori sostengono che non possono esserci problemi a pagare almeno 25000 i lavoratori dal momento che i profitti della catena sono stati pari a 17 miliardi di dollari lo scorso anno.

10 febbraio 1947 MATERIALI DI RESISTENZA STORICA GIORNO DEL RICORDO FOIBE dieci febbraio | MILLENOVECENTOQUARANTASETTE

 

  By: shabib on Martedì 29 Ottobre 2013 19:56

ARMSTRONG e' prolifico in una maniera...meravigliosa ! sembra il nostro ZIBO , che spero riuscira' a compattare ancor di piu' dell' ultimo libro il suo futuro pensiero.... questo mi ha colpito , ma c'e' una miniera di notizie e intuizioni.... Silver Subject to 19% Taxation as of January 1st, 2014 Posted on October 26, 2013 by Martin Armstrong Reply In Germany, the Bundestag and the Bundesrat have decided to increase the VAT on silver coins and bullion. From January 1st onward, the tax on silver coins in Germany will jump from 7% to 19%. This new tax rate applies to silver bullion coins as well as collector coins. The change in the VAT rate for the silver coins found in the Act on the Implementation of the Mutual Assistance Directive and amending tax legislation ( Assistance Implementation Act , S. 44, § 12, paragraph 2). Silver is not mentioned directly, but rather the term “works of art and collectors ‘pieces’ is used – and this also closer to raising here (p. 44f.) The German government depends on an EU directive, which specifies the harmonization of VAT rates. This is an attack upon the bullion markets and even in Switzerland silver coins are taxable as are bronze coins but not gold, http://armstrongeconomics.com/2013/10/26/silver-subject-to-19-taxation-as-of-january-1st-2014/

 

  By: Trucco on Martedì 29 Ottobre 2013 17:28

a forza di occuparci di massimi sistemi e economia politica abbiamo un pò dimenticato la parte finanziaria qui su cobraf mi sa, io per ripassare un po' la materia mi sono ricordato di quel Martin Armstrong che spesso veniva citato da GZ prima di uscire dalla galera. Ora il genio è uscito ed ha messo su un sito web abbastanza prolifico, solo che l'ho scoperto in ritardo estremo e fatico e sorbirmi tutto quello che ha partorito in questi ultimi 2 o 3 anni, qualcuno in passato ho visto che linciava il suo blog, per caso chi lo segue saprebbe dirmi il riassunto delle sue tesi? Sull'oro dice cose abbastanza ambivalenti (prima si va giù giù giù e poi sù sù sù...), ma sul resto che dice? E ci prende? Non è che GZ se lo è tenuto tutto per lui come fonte personale e non ci dice niente per questa ragione? :-)

 

  By: defilstrok on Sabato 26 Ottobre 2013 02:24

Sui danni e la pericolosità della deflazione, sorvolo. Per puntare il dito invece sulle responsabilità delle istituzioni. Che si rischiasse la deflazione l'ho scritto in questa sede mille volte ancora 10 anni fa. Bastava aprire gli occhi: si vedeva un aumento straordinario della produttività e dell'offerta a cui è corrisposta una domanda anch'essa crescente sì, grazie alla globalizzazione, ma in misura meno che proporzionale. Non ci voleva un genio E pure guardando al famigerato rapporto debito/pil non ci vuole un genio per capire che, ceteris paribus, è finita. Col pil che da anni è piatto, e più di recente ha segnato dei quasi -3% come fai a contrastare un numeratore, già in valore assoluto più grande, che paga di soli interessi un 5 percento? E' finita. Ed è semplice vederlo, se solo si sfronda tutta la teoria e le chiacchere d'accademia. Ma, come accaduto non-affrontando la deflazione, nutro scarse speranze. Diciamo (e lo ribadisco per l'ultima volta) che, visto quel che stanno combinando sui mercati, gli voglio ancora lasciare il credito di un'operazione monstre di salvataggio e rivoluzionaria (ristrutturazione parziale + mega patrimoniale, o dissolvimento dell'euro) come ultima occasione per uscirne. Altrimenti andrà come predetto da Bagnai: si dissolverà da sè, ma in un clima economico da Uomini E Topi

L'Europa ha già un piede nella Deflazione - Moderatore  

  By: Moderatore on Venerdì 25 Ottobre 2013 01:44

^"L'Europa ha già un piede nella Deflazione"#http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/10400769/Europe-already-has-one-foot-in-Japanese-deflation-grave.html^ Di Ambrose Evans-Pritchard 23 Ottobre 2013 Le autorità dell’Unione Europea farebbero bene a studiarsi il paper del professor Irving Fisher di “Econometrica” del 1933, La Teoria della Deflazione del Debito nelle Grandi Depressioni. L’argomento principale dovrebbe ormai essere chiaro a tutti, anche se alcuni a suo tempo ebbero problemi ad assimilarlo, così come succede ancora oggi. Se il livello dei prezzi scende – il reale peso del debito continua a salire. La deflazione può anche sembrare positiva per paesi con un basso debito pubblico in certi momenti storici, anche se probabilmente meno positiva di quanto sostenga una classe di persone che vive di rendita. La gente dimentica che essa è stata una delle principali cause della Rivoluzione Americana, dal momento che la contrazione monetaria imposta dagli inglesi dopo la Guerra dei Sette Anni causò una depressione economica, penalizzando i proprietari di piantagioni della Virginia come Thomas Jefferson. Essa è stata anche la causa della rivolta agraria degli anni 1880 e 1890, culminate nel grido di lamento di William Jennings Bryan: “non saremo crocifissi a una croce d’oro”. E’ chiaro che con un debito totale superiore al 300% del PIL, la deflazione diventa letale. Il rischio è ormai presente in molti paesi dell’Europa dell’ovest. Il tasso di inflazione nominale dell’eurozona sottostima questo rischio, specialmente per i paesi al centro della tempesta. Un indice Eurostat chiamato “HICP tasso d’inflazione a tasse costanti” che elimina le distorsioni create dall’austerità – l’aumento di tasse come l’IVA – mostra che l’inflazione è crollata allo 0,9% nell’intera eurozona in Settembre. Questo è il valore più basso registrato dalla crisi Lehman ed è un valore molto più basso dell’obiettivo BCE del 2%. Negli ultimi 3 mesi il trend si è intensificato. Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Irlanda, Rep. Slovacca, Slovenia, Estonia e Lettonia hanno visto i propri prezzi scendere, e hanno già un piede nella deflazione. Una cosa analoga sta avvenendo nei paesi confinanti come Bulgaria, Romania, Ungheria e Repubblica Ceca. La Polonia è a zero. La Danimarca ci è vicina, e anche la Svezia, cosa che ha causato le dimissioni rancorose del deputy governor di Riksbank, Lars Svensson, uno dei più grandi economisti monetari del mondo. Egli stesso ha citato le teorie di Irving Fisher riguardo il rapporto tra debito e deflazione nelle dispute coi suoi colleghi. Il debito delle società europee è salito dal 2007, mentre quello delle americane è sceso L’eurozona si trova a distanza di uno shock dalla sindrome giapponese, e perciò è in pericolo di esplosione dei suoi rapporti di debito. Come l’allora capo della FED Ben Bernanke disse nel 2002 nel suo famoso discorso, ”Deflazione: dobbiamo assicurarci che non succeda da noi”, è imperdonabile per un banchiere centrale lasciare che ciò avvenga. “Una deflazione prolungata può essere altamente distruttiva per un’economia moderna e deve essere contrastata fortemente”, disse. Zsolt Darvas riguardo al think tank di Bruxelles sostiene in un eccellente report, La passeggiata sul filo del rasoio dell’eurozona, che le dinamiche del debito sono molto sensibili alla più piccola variazione dell’inflazione. Egli avverte che l’attuale deriva verso il basso rischia di spingere Italia e Spagna in una “spirale di esplosione del debito”. Più ci si avvicina alla deflazione, più la situazione peggiora. Il sig. Darvas dice che ogni punto percentuale perso di inflazione costringe l’Italia a incrementare il proprio avanzo primario di un ulteriore 1,3% di PIL per stabilizzare il proprio debito. Dal momento che l’Italia sta già perseguendo il 5% di surplus, tale diminuzione porta ad aumentare l’obiettivo al 6,3%, un compito impossibile. Nessuna nazione ad eccezione della Norvegia (grazie al petrolio) è mai riuscita ad ottenere tanto negli ultimi 50 anni. Vedendo quel che è successo in Febbraio quando il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo ha preso più voti di tutti alla Camera del Parlamento Italiano con richiami (pur se incoerenti) a un possibile ritorno alla lira, e dato che circa il 60% degli elettori hanno votato per partiti contrari all’austerity, questo obiettivo sembra irraggiungibile. La disoccupazione giovanile è già del 40% circa. Il sig. Darvas punta il dito sulla contraddizione principale che contraddistingue la strategia europea di uscita dalla crisi del debito. Gli stati coinvolti vengono costretti a tagliare i salari reali per recuperare la competitività perduta nei confronti del blocco tedesco attraverso una “svalutazione interna”, ma questi interventi penalizzano l’altro obiettivo di controllo del debito. Quindi la situazione è disperata se si riesce a seguire la strategia, e altrettanto disperata se non si riesce. Il verdetto è già scritto. Il debito italiano ha già fatto un balzo dal 121 al 132% del PIL negli ultimi 2 anni (dati dell’FMI) nonostante misure fiscali draconiane e un avanzo primario. La Spagna è passata del 70 al 94%, il Portogallo dal 108 al 124% e l’Irlanda dal 104 al 123%. Questa è la maledizione dell’”effetto denominatore”. E’ quel che succede quando un debito aumenta più velocemente del PIL nominale. Sono le politiche europee che infliggono ultra-austerità senza compensarla con stimoli monetari. C’è da piangere. La stesso circolo vizioso è al lavoro sul debito privato, che è altrettanto importante. Jamie Dannhauser del Lombard Street Research dice che il rapporto netto di debito delle grosse aziende è salito di più del 100% in Italia, Spagna, Francia e Portogallo dall’inizio della crisi, e ancor di più per le aziende più piccole. I settori di aziende sotto pressione non solo hanno aumentato il proprio volume di debiti, ma hanno anche dato fondo ai loro asset più liquidi per poter rimanere in affari. Qui è dove si può trovare il cuore spezzato dell’Europa. “La deflazione in stile giapponese è un disastro per gli asset reali”, dice. Incolpando erroneamente gli stati spendaccioni della crisi dell’eurozona– la favola moralista propagandata a Berlino, completamente falsa ad eccezione del caso greco – e imponendo una tremenda dieta a base di tagli fiscali nei paesi sbagliati, essi hanno fatto diventare un grande problema di debito privato un problema ancor peggiore. Al di là del fatto di essere brutale, la politica è autodistruttiva in termini economici più ampi. Mentre gli Stati Uniti stanno facendo rientrare i debiti privati molto velocemente, in Europa i rapporti di debiti privati hanno continuato a salire. Il sig. Darvas dice che l’unica strada per uscire dall’impasse è lasciare che l’inflazione salga, lasciando salire i salari in Germania. Il gap di cambio valutario interno all’eurozona – probabilmente intorno ai 20 punti percentuali – può quindi essere colmato lentamente senza bisogno di forzare i periferici in una spirale deflazionistica senza speranza. “La BCE dovrebbe fare qualunque cosa sia necessaria, all’interno del suo mandato, per assicurare che l’inflazione non scenda sotto il 2%”, dice. La BCE invece sta seduta a guardare, anche se l’euro è salito del 9% quest’anno, fino a 1,38 dollari. La crescita della base monetaria allargata M3 si è arenata negli ultimi 4 mesi, e i debiti privati si contraggono a un ritmo del 2% crescente. La BCE sta violando il suo stesso mandato riguardo l’M3 e l’inflazione, e anche le sue linee guida pubbliche che prescrivono che l’inflazione dovrebbe essere mantenuta abbastanza alta per evitare il rischio di deflazione nei paesi più vulnerabili. Come al solito, la BCE sta liberamente interpretando il libro delle regole per ragioni politiche. Si potrebbe dire che esiste una cronica influenza tedesca nelle sue decisioni. Essa ha spinto l’espansione monetaria a 2 cifre per aiutare la Germania in crisi nei primi anni dell’euro, favorendo una conciliante Bundesbank e condannando i paesi periferici surriscaldati al proprio destino. Questa volta la Bundesbank è in un atteggiamento da falco, convinta che i prezzi delle case a Berlino, Stoccarda e Monaco siano sopravvalutati fino al 20%. Forse ha ragione, ma l’aumento medio in Germania è stato del 2,8% all’anno negli ultimi 3 anni, senza alcun segnale che una bolla stia per scoppiare. E se anche fosse, la Germania potrebbe limitare gli aumenti disincentivando i mutui. Sia come sia, la stessa inflazione tedesca a tasse costanti è praticamente piatta da marzo. Il grande predicatore anti inflazione potrebbe presto essere trascinato nella deflazione anch’esso: una vera e propria ironia, ma non per questo meno pericolosa. Come i lettori sanno, è da molto che sostengo che Francia, Italia, Spagna e i loro alleati dovrebbero unirsi al tavolo del direttivo BCE e dettare le condizioni, imponendo una politica di rialzo dell’inflazione che la regione europea necessita disperatamente. Avrebbero i voti per farlo. Hanno l’autorità legale e dei trattati a sostenerli. Molti teorici monetaristi in tutto il mondo li sosterrebbero. Nonostante ciò sembrano paralizzati, terrorizzati che la Germania si imbizzarrisca e torni al marco tedesco. Dovrebbero ritrovare il coraggio e chiamare il bluff di Berlino. Se la Germania dovesse realmente uscire – e infliggere perdite pesanti alle sue stesse banche e assicurazioni nel farlo – questa sarebbe comunque un soluzione. Facendo scoppiare la bolla, aprirebbe la strada a un ritorno alla crescita. Invece l’Europa sembra avere abdicato alla leadership, aggrappata alla speranza che un’altra decade di crescita globale possa trascinarla fuori dalle secche. Ciò potrebbe succedere, ma è tutt’altro che garantito, e non è una politica degna di nazioni mature che rappresentano la seconda economia più grande del mondo. Il comitato di ciclo del Centro di Ricerche di Politica Economica ancora si rifiuta di considerare l’eurozona fuori dalla recessione. La produzione industriale ha ristagnato durante l’estate. Ci vuole ora solo una qualche brutta sorpresa – e ce ne sono molte all’orizzonte, in Cina e nei BRICS – e l’Europa cadrà in deflazione. Come i giapponesi hanno imparato a loro spese, una volta che lasci che cominci la deflazione, poi occorre spostare cielo e terra per venirne fuori.

 

  By: xandre on Sabato 19 Ottobre 2013 17:04

D'altronde come non riconoscere che il materiale è immenso..... la produzione varia e abbondante..... un flusso irrefrenabile . ........prendi ad esempio Mr B. proprietario di TV e media di ogni tipo, addirittura produce lui il materiale "contenuto" per questi media stessi, di ogni tipo, ad ogni livello .....politica economia costume facente funzione OMNIBUS ..... ....sogno o son desto .... ......negli ultimi 10 anni non ho vissuto la MIA vita ....ho vissuto la SUA.