Ologrammi di vita reale

 

  By: lutrom on Lunedì 18 Aprile 2005 16:40

E' di nuovo fuga dal Mezzogiorno da Repubblica.it I trasferimenti verso il settentrione crescono a ritmi da anni ཮ Quasi il 50% dei cambi di residenza interregionali ha origine nel Meridione Boom dell'emigrazione verso Nord E' di nuovo fuga dal Mezzogiorno Nei dati Istat sull'ultimo decennio riemerge un fenomeno che sembrava superato di MARCO PATUCCHI (15 aprile 2005) ROMA - Non sono quelli disperati e malinconici, con le valigie tenute insieme dallo spago. Oggi si tratta per lo più di giovani con laurea o diploma: navigano su Internet, non disdegnano le lingue straniere e sono alla ricerca di un luogo dove sia possibile esprimere il proprio talento. A loro, come sempre, si aggiungono le forze lavoro meno qualificate, con la stessa speranza di trovare altrove quello che la loro terra non gli può dare. Eccoli i nuovi emigranti italiani, giovani e meno giovani che sempre più numerosi hanno ricominciato a lasciare il Sud per cercare lavoro al Nord. "Le migrazioni interne dal Mezzogiorno e verso l'Italia centro-settentrionale - spiega l'economista Nicola Rossi, deputato dei Ds ed ex consigliere economico del governo D'Alema - dopo essersi pressoché annullate alla metà degli anni Ottanta si sono attestate intorno a poche decine di migliaia di unità per poi riprendere a crescere significativamente a partire dalla metà degli anni Novanta e superare le 70mila unità. Un livello molto prossimo a quello registrato sul finire degli anni Cinquanta e che non era stato osservato fin dalla metà degli anni Settanta". Sono i dati più recenti dell'Istat a dare sostanza statistica a un fenomeno che, spesso con intenti strumentali, è stato al centro della campagna elettorale per il voto regionale. Si tratta delle cifre sui trasferimenti di residenza in Italia, elaborate alla fine del febbraio scorso e relative al decennio 1993-2002: ebbene, l'Istat rileva "la tendenza nell'ultimo decennio alla ripresa delle migrazioni di lungo raggio lungo le direttrici tradizionali. Tra il 1993 e il 2002, infatti, i trasferimenti tra regioni diverse sono aumentati dellƇ,8% annuo, a fronte dello 0,7% dei trasferimenti intraprovinciali e dellƇ% fatto registrare da quelli tra provincie della stessa regione". I numeri degli ultimi dieci anni, oltre a confermare la prevalenza degli spostamenti da Sud verso Nord (97mila il saldo netto annuo, isole comprese, nel ྙ salito a 130mila nel 2002), evidenziano che si è decisamente rafforzata l'emigrazione verso le regioni del Nord-est (con un aumento di oltre il 50% di iscritti da altre regioni) e che è cresciuto in misura sostenuta il numero dei cancellati dalle regioni meridionali e dalle isole (+25% circa). "In termini assoluti - rileva ancora l'istituto di statistica - quasi il 45% dei trasferimenti interregionali (151mila, pari al 44,8%) ha origine nel Mezzogiorno: nonostante l'accresciuta importanza del ruolo del Nord-est, questi flussi si distribuiscono prevalentemente nelle regioni del Nord-ovest (32,1% del totale dei trasferimenti dal Meridione), ma anche nel Nord-est (27,4%) e nel Centro (26,5%). Solo il 14% dei cancellati dalle regioni del Sud rimane nel Mezzogiorno". Secondo Nicola Rossi, siamo di fronte a fenomeni migratori di natura diversa rispetto a quelli intervenuti nel dopoguerra: "Emigrano, in particolare, i più giovani, fra i 20 e i 35 anni, ma soprattutto emigrano in misura crescente i meridionali con i livelli più elevati di istruzione. Sono loro, accanto ai loro coetanei che rimangono nel "sommerso" al Sud, i primi sintomi di malfunzionamento di un mercato del lavoro che ben pochi vantaggi ha tratto dalle scelte di politica regionale degli ultimi anni". Una ripresa delle emigrazioni Sud-Nord riconosciuta anche da Marco Vitale, economista e consulente aziendale, che però privilegia una chiave di lettura meno pessimistica di Rossi: "Il fatto che i giovani, e soprattutto i più intraprendenti, vadano a cercare esperienze e fortuna in altri luoghi non è sempre negativo. Molti di loro non se ne vanno solo alla ricerca di uno stipendio, ma come rifiuto di una società o, meglio, di una classe dirigente che non amano. Cercano una società più libera, più meritocratica, meno corrotta, meno politicizzata, meno violenta. E non mancano - conclude Vitale - giovani meridionali che, fattesi le ossa altrove, ritornano preparati a svolgere compiti dirigenziali nel Mezzogiorno".

 

  By: Moderator on Lunedì 04 Aprile 2005 23:37

Penso che ogni religione pensi non solo di essere progressista ma rivoluzionaria in assoluto. Dal punto di vista spirituale nulla da obiettare , ma dal punto di vista di ciò che è misurabile non c'è mai stato un vero progresso economico-sociale se non con i vili metodi della politica ed economia terrena. Restauratore intendo di una Chiesa tradizionale in contrapposizione alla ventata di novità di Giovanni 23°. Quello dell'essere portati a spalla può essere solo liturgia e tradizione non malevola . Per la monarchia essendo la Chiesa un pò una monarchia , e che funziona da 2000 anni ,niente da stupirsi se un rappresentante a quel livello la trovi positiva ; ma in fondo l'Inghilterra non ha la monarchia? e anche la Svezia e l'Olanda. .Può essere che per quanto bizzarrie del passato non siano in contrasto con il progresso.Noi siamo sotto l'influenza del voto post-guerra nel senso di demonizzarla (naturalmente io non la preferisco). Quindi i credenti di ogni religione si sentono in realtà rivoluzionari ,solo che la mia critica è rivolta al fanatismo un pò idolatra e troppo ad personam che sta venendo a galla in questi giorni ,accompagnato da una certa tendenza alla reazione integralista alla richiesta di mettere la cosa in un contesto più ragionevole;tant'è che non si osa neanche parlarne ,come se si fosse in un paese dell'est o musulmano. Comunque anch'io ho da campà e mi fermo qua ,visto che mia moglie ha uno zio vescovo ed un bisnonno (Toniolo)che ha in corso il processo di beatificazione per farlo santo .

 

  By: Andrea on Lunedì 04 Aprile 2005 18:58

Norton : Giovanni XXIII era poi quello che diceva, alla vigilia delle votazioni, che per i popoli una monarchia era preferibile a una repubblica. O che aiutava Costanzo Ciano nei suoi interessi (mica filantropici) in Bulgaria. O che si faceva incoronare, come da tradizione, e trasportare sul trono. Non discuto l'opinione ma credo che si possano trovare pecche e altro nell'operato di entrambi. E parlare di papi progressisti o conservatori mi sembra piu' che altro una perdita di tempo. Quando a problemi molto attuali e "moderni" si cerca di dare risposta tirando fino alla rottura quanto scritto in una raccolta di allegorie di quasi 3000 anni fa, temo che sia impossibile giustificare l'aggettivo "progressista".

 

  By: Moderator on Lunedì 04 Aprile 2005 16:00

Riguardo al Papa è stato detto tutto ma forse è strano quando su un sito si parla di tutto ma non dell’evento principale . Personalmente penso che questo Papa è stato coerente , è stato coraggioso nel senso che non si intimidiva a dire la sua (che spesso è diversa dalla mia),ha svolto un ruolo politico positivo rispetto al comunismo reale,si è impegnato fino all'ultimo in modo totale , non ha nascosto la malattia ,come parte della vita umana da non nascondere , ma.... è figlio del 1900 ed ha alimentato un vero e proprio culto della personalità ,come quello di tanti del secolo trascorso. Perchè specie negli ultimi anni quei bagni di folla quelle apparizioni mediatiche senza molto contenuto erano solo culto della personalità ,niente a che fare con la religione. C'era il Papa e non la religione. Solo radunate oceaniche da adunata di prima metà novecento,con qualche generica esortazione e via, con folle che gli porgono i neonati da benedire . Anche in Italia le sue udienze erano senza contatto vero e senza ascoltare , appariva. Questa non è religione, come la penso io. Posso sbagliarmi. Questo è un grande ed evidente caso di culto , ma della personalità. Come posizioni sul sesso ,sulla contraccezione e Aids(dire che è una malattia dell’anima non mi può trovare d’accordo), sull’economia ,sul pacifismo , personalmente le trovo pre-democratiche ,ma le posso capire dal suo punto di vista e le rispetto come diverse . Come culto della personalità invece non l’ho mai apprezzato e trovo che in particolare in questi ultimi giorni tramite i media si sia sprofondati nell’idolatria. Sia la religione che la morte sono una cosa seria e un fatto privato ,e ora come informazione c’è un’invadenza un po’ esagerata . Una persona seria ,coerente , che volontariamente o involontariamente ha alimentato questo acritico culto della personalità , circondata da una moltitudine di gente , giornalisti e media in prostrazione idolatrica un pò disgustosa. Non è mia intenzione offendere né il Papa né chi ne vede solo i lati positivi (li capisco benissimo) , ma in questi giorni si vede come un’ondata di integralismo,come un bisogno di idoli ;chi non è conforme viene aggredito e insultato come fossimo in un paese sciita .La natura spiacevole integralista dei cattolici purtroppo riesce fuori alla faccia del predicare la tolleranza . Per dire sinceramente la mia impressione questo papa lo vedo come integro , ma un vero restauratore , niente di rivoluzionario .Il suo pacifismo è arcaico e pre-democratico ,la pace viene prima della libertà e della democrazia.Così dovremmo stare ancora sotto i nazisti .Presentarsi poi in uno stato sovrano e dire che i carcerati (persone che hanno violato le regole comuni e che vengono sanzionate) vanno liberati non s’è mai sentito dire ;anche perché c’è scritto ,nelle dottrine che bisogna VISITARE e CONFORTARE i carcerati , non liberarli. In realtà si considerano ancora superiori alle leggi dello stato , tale e quale ai capi religiosi musulmani. Senza offesa per nessuno mi piaceva di più Giovanni 23°.

 

  By: gianlini on Venerdì 01 Aprile 2005 02:22

certo che se si è a sx (pur alla Blair) non si hanno mai grandi difficoltà a sbarcare il lunario....... ---------------------------------------------------- Meglio premier che ministro delle Finanze: la stampa inglese non si e' fatta sfuggire l'occasione di mettere alla berlina lo scarso senso degli affari di Tony Blair. Il primo ministro, che da mesi cercava di affittare la sua casa, alla fine ha dovuto accontentarsi di 2.000 sterline al mese (quasi 3.000 euro) invece delle 3.900 (5.600 euro) richieste inizialmente. A settembre scorso, i Blair avevano comprato, per oltre cinque milioni di euro, una splendida casa nel centro di Londra: la futura residenza della famiglia una volta fuori da Downing Street. Dopo mesi di costosi lavori di ristrutturazione Tony Blair e la consorte, Cherie, speravano di fare il colpaccio affittando l'immobile per una cifra che potesse coprire il mutuo acceso per l'acquisto. Dopo mesi di ricerche, invece, hanno accettato l'offerta del regista Michael Caton Jones ('Rob Roy' 'The Jackal') che si trasferira' con la famiglia nell'elegante palazzina del XIX secolo. Non e' la prima volta che Blair dimostra il suo scarso fiuto per gli immobili. Appena eletto primo ministro credette di aver fatto un ottimo affare vendendo la sua casa, ma si sbagliava: in pochi anni il valore di quell'immobile si e' triplicato. () (AGI)

 

  By: XTOL on Martedì 29 Marzo 2005 19:24

!? ma il mal di schiena non avrebbe dovuto averlo lei?! :-) benvenuto tra i babbi! xtol

 

  By: gianlini on Martedì 29 Marzo 2005 19:19

sbaglio, o anzichè un segnale di sell, stiamo per avere la notizia di una o un Zibordi jr???? congratulazioni!!!

 

  By: Moderator on Sabato 26 Marzo 2005 10:49

per i sondaggi in Francia il 55% risulta contrario al referendum sulla costituzione europea. Come in Kirghizistan ora anche da noi inizia la sommossa contro i burocrati . (Xtol , è sempre Bush che trama contro i suoi nemici!). L'Italia che è sempre stato il paese più europeista , perchè sperava nell'Europa come antidoto ai nostri burocrati ,inizia a sospettare che quelli europei sono ancora più impuniti e impunibili dei nostri. La vera rivoluzione ai tempi nostri è quella contro gli stati burocratici auto referenti (a meno che nelle rivolte non ci si infilino gli integralisti che allora si va nel senso opposto)

 

  By: GZ on Venerdì 18 Marzo 2005 14:52

a proposito, in Germania Schroeder ha detto ieri che aumenterà le tasse sui dividendi azionari (per "recuperare risorse" al fine di ridurre qualche altra tassa)

 

  By: Moderator on Venerdì 18 Marzo 2005 14:27

Non so se le ricerche in questi campi si fanno così , ma mi sembra ^un pò vago...#http://www.unioncamere.it/Unioncamere_gestione/allegati/com_SISTEMAITALIA2004.pdf^

 

  By: lutrom on Venerdì 18 Marzo 2005 12:51

Soldi in Tasca di Alan Friedman [18/03] - Il volo del calabrone L’economia, molto spesso data in pasto alle gente condita con una serie di numeri e percentuali che possono camuffarla da scienza esatta, ha invece un margine molto esteso in cui le opinioni possono divergere, senza per questo negarsi a vicenda. Da tempo in Italia, ad esempio, si parla di declino, e lo si fa riferendosi ad un’industria sempre più zoppicante ed anche alla percezione diffusa che le cose non vadano troppo bene. Un declino che spesso trova riscontro anche nei numeri, come il calo di competitività del 25% fatto segnare dall’Italia e rilevato dal bollettino della Banca d’Italia. [...] Tuttavia anche partendo dalla fotografia a tinte fosche di Bankitalia, si può cercare un po’ di luce all’orizzonte, magari ampliando l’angolo prospettico, allungando i tempi dell’indagine. Per esempio, i ricercatori di Unioncamere hanno privilegiato uno sguardo che non si ferma al presente, ma azzarda una previsione "sul futuro dell'Italia al 2010". Il lungometraggio che ne esce ha dei colori molto più vivaci: il nuovo rapporto sulle economie e società locali racconta infatti di un Paese che non si arrende alla logica del declino e, come il calabrone, che vola sfidando le leggi fondamentali della fisica, accresce, nonostante tutto, le sue capacità competitive. Nel 2010 - queste le previsioni di Unioncamere - la capacità competitiva dell' Italia si accrescerà grazie al rafforzamento della funzione delle metropoli, che vedrà l'emergere di Genova e Trieste, grazie al rafforzamento dei distretti multispecializzati e soprattutto alla moltiplicazione delle aree a vocazione terziaria moderna, con servizi evoluti alle imprese, ricerca e alta formazione e accoglienza di alta qualità. Nel complesso, il numero delle province che si potranno considerare competitive passera' dal 50% del 2004 al 73% del 2010. Da qua al 2010 la strada da percorrere non è certo in discesa, soprattutto pensando alla fotografia del Paese fatta da Bankitalia, però far ripartire l'economia tricolore è un imperativo condiviso da tutte le parti sociali. Ben venga, quindi, il decreto sulla competitività, ben vengano le misure in favore delle imprese, ben venga anche la volontà di far rispettare le regole sulla concorrenza a paesi, ad esempio la Cina, che a volte se le scordano. Tutte misure necessarie e positive, ma che rischiano di restare lettara morta se non si trovano le persone disposte ad assumersi dei rischi ed a scomettere su se stessi e sull'Italia.

 

  By: cisha on Martedì 08 Marzo 2005 16:02

Mi unisco ai sentimeni ed alle parole giustissime di Norton71 circa la vita reale ed il sogno....anzi il sonno ...in cui stanno vivendo gli italiani di sinistra. Ma la risposta più importante che il popolo italiano ha dato a questi "sognatori" è stata la massiccia partecipazione ai funerali di un eroe. L'ultimo eroe italiano: Nicola Calipari. Che da "lurido sbirro servo degli americani", come lo avrebbero definito fino a mezzo secondo dalla tragedia tutti i comunisti, è diventato il loro eroe da poter sventolare insieme alle bandiere della pace, infischiandosene del buon gusto e del buon senso, per portare avanti le loro idee screanzate sul ritiro dei nostri soldati. Il sonno appunto...Oniride continua a regnare sovrana.

 

  By: gianlini on Venerdì 04 Marzo 2005 10:49

potremo mai sperare che per una volta, invece che sentire parlare delle Lecciso o del dibattito sul nome della GAD, alla rai si preoccupino di raccontarci un po' cosa accade nei paesi ex-comunisti a due passi da noi?? ---------------- Yury Kravchenko, gia' ministro dell'Interno ucraino prima dell'avvento alla Presidenza della Reopubblica del filo-occidentale Viktor Yushchenko, e' stato trovato morto nella sua residenza di campagna. Lo ha reso noto l'agenzia di stampa indipendente russa 'Interfax'. Kravchenko avrebbe dovuto testimoniare nell'inchiesta giudiziaria in corso sull'omicidio di un giornalista vicino all'opposizione, nella cui eliminazione da piu' parti e' stato accusato di essere coinvolto il predecessore di Yushchenko, il filo-russo Leonid Kuchma. () (AGI)

 

  By: gianlini on Giovedì 03 Marzo 2005 20:22

GINEVRA - Uno spregiudicato banchiere di fama mondiale, erede di una grande fortuna, noto anche per il suo brutto carattere, assassinato a Ginevra. Ci sono tutti gli elementi per un giallo da classico del genere, e tutti gli ingredienti per fare sudare gli investigatori. Il banchiere francese Edouard Stern è stato trovato morto martedì nella sua casa di Ginevra, ucciso da una pallottola. La polizia ginevrina ha fornito pochi dettagli, ma già questa mattina i quotidiani svizzeri riportavano indiscrezioni da fonti vicine al banchiere. L'uomo è stato assassinato nella sua casa, non ci sono dubbi. Il giudice incaricato delle indagini, Michel Graber, ha pubblicato un breve comunicato che precisa che il banchiere è stato ucciso "da un colpo d'arma da fuoco" e che "la polizia non ha constatato tracce di effrazione nell'appartamento". Il corpo è stato scoperto dai collaboratori di Stern martedì mattina, nel suo appartamento al numero 17 di rue Adrien-Lachenal. "Al momento nessuna pista di indagine viene scartata". Edouard Stern, 50 anni, discendente di una famiglia di banchieri, era il genero di Michel David-Weill, l'uomo che controlla l'importante Banque Lazard e che ne aveva fatto il suo delfino fino al 1997. La stampa ginevrina lo definisce "l'enfant terrible" del mondo bancario, un uomo dal carattere "molto determinato, quasi brutale", uno sportivo che poteva sfoggiare la cintura nera di karate e partecipare senza sfigurare alla Maratona di New York, uno spregiudicato uomo d'affari che nella sua carriera non ha guardato in faccia a niente e nessuno per fare carriera. I primi passi li aveva mossi proprio nella banca di famiglia, la Stern, con l'obiettivo ambizioso di farne un punto di riferimento per i mercati americani. Fino al 1985, quando vende l'azienda a investitori libanesi e ne fonda una nuova. Con la nuova dote in tasca sposa Béatrice David Weill e conquista i favori del suocero, fino al maggio 1997, quando lascia la Banque Lazard e si getta in una nuova avventura finanziaria. Negli ultimi anni Stern ha tentato senza successo la scalata ai vertici di varie società quali il gruppo chimico Rhodia e l'azienda di occhiali GrandVision. Secondo il giornale svizzero "La Tribune", Stern stava cercando di ampliare il suo campo di affari nei paesi dell'Est, soprattutto in campo immobiliare. Secondo il quotidiano, Stern soggiornava spesso a New York, dove andava per vedere i suoi tre figli, e quando era a Ginevra non usciva mai e frequentava pochissime persone.

La borsa va, il paese un po' di meno - gz  

  By: GZ on Domenica 27 Febbraio 2005 13:45

Gli italiani pagano l'energia il ^47% in più della media europea#http://www.corriere.it/edicola/economia.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=MUC5^ per cui enel, snam, aem, acsm, hera... hanno i margini di profitto più alti del mondo, i conti e servizi bancari sono anche 3 volte più cari di un conto in olanda e inghilterra, il risparmio gestito costa ai risparmiatori sui 15-20 miliardi l'anno e rende meno dell'acquisto a casaccio di un paniere di titoli, il ^telefono costa sempre cifre ridicole #www.cobraf.com/forumf/topic.asp?topic_id=5373&forum_id=1&Topic_Title=Telecom+Italia^...da e per cellulare In generale quando sommi queste situazoni di monopolio mascherato con la burocrazia, iper-regolamentazioni asfissianti, autostrade e treni scadenti (e bloccati da proteste sudamericane)...hai secondo Micossi che:"....L'Italia...ha contribuito, negli ultimi anni..al 40% della perdita di produttività da parte di Eurolandia. «Nel settore dei servizi, tra il 1995 e il 2001 la produttività americana è cresciuta dall’1,6% al 5,5%, quella europea è calata dall’1,7% all’1,4% - ..." Ma alla fine tutto converge sul fatto demografico: se sei il paese più vecchio del mondo come età media e con la minore natalità di ogni altra nazione sulla terra sei per definizione un paese in declino. E l'opinione pubblica media italiana riflette sempre quindi di più quella del pensionato medio, ^sia per gli investimenti finanziari#www.corriere.it/edicola/economia.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=TITECI43^ che su tutto il resto --------------------------- Sacrificarsi oggi per vivere meglio domani. L’esortazione è di Stefano Micossi, direttore generale di Assonime, che parla senza peli sulla lingua di pensioni, lavoro e sprechi statali. «I Paesi del Nord, negli anni scorsi, hanno introdotto importanti riforme nel mercato occupazionale e previdenziale - esordisce Micossi - Ora cominciano a goderne i primi benefici. Bisogna avere il coraggio di prendere decisioni impopolari». Ovvero? «Liberalizzare l’ingresso nell’universo del lavoro, soprattutto per gli impieghi meno qualificati - continua - Almeno in Francia c’è un forte dibattito su questi temi, in Italia, dove si lavora poco, vige invece il silenzio più assoluto, è sconfortante». Non a caso, il nostro Paese - stando ai dati in possesso del direttore generale di Assonime - ha contribuito, negli ultimi anni, al 40% della perdita di produttività da parte di Eurolandia. «Nel settore dei servizi, tra il 1995 e il 2001 la produttività americana è cresciuta dall’1,6% al 5,5%, quella europea è calata dall’1,7% all’1,4% - spiega Micossi - Preso atto dello squilibrio bisogna agire in fretta per eliminarlo». Il punto è che non è l’unico. Torniamo all’Italia, che conta una percentuale di laureati preoccupante rispetto agli altri Paesi occidentali: il 10 per cento. Contro il 23% della Francia, il 23,2% della Germania, il 35,6% dell’Irlanda e il 37,3% degli Stati Uniti. Poca istruzione equivale a scarse risorse umane che contribuiscono all’innovazione. Guarda caso il tallone d’Achille della nostra industria, che nell’ultimo trimestre 2004 ha trascinato l’Italia in recessione (il pil è diminuito dello 0,3 per cento). «Di fronte a una situazione simile - attacca Micossi - la riforma Moratti appare acqua fresca. Siamo alle prese con un problema strutturale, che necessita di soluzioni radicali». E le pensioni? Micossi cita statistiche molto eloquenti: in Italia la spesa pubblica previdenziale, nel 2010, arriverà al 13,8% e nel 2050 al 14,1 per cento. Un incremento difficilmente sostenibile per un Paese che ha un debito superiore al pil (il 106%) e un servizio del debito pari al 5% dello stesso pil. Ancora: il tasso d’occupazione totale, nel nostro Paese, è del 56,1% contro il 65% della Germania, il 64,4% di Eurolandia e il 71,2% degli Stati Uniti. Sebbene il dato americano sia costruito attraverso una contabilizzazione differente degli impieghi precari e a termine, si tratta dell’ennesimo confronto imbarazzante, che evidenzia l’arretratezza italiana. Un altro tema particolarmente a cuore del direttore generale di Assonime è quello della spesa pubblica. «Può raggiungere al massimo il 30% delle risorse di un Paese. Il resto è sprecato - avverte Micopssi - Bisogna lasciare sfogare l’economia ed eliminare la burocrazia che frena l’espansione dei servizi e delle attività autonome». Qual è la soluzione, dunque? Una politica anticiclica che rilanci l’occupazione? «Assolutamente no, questa è la soluzione suggerita da coloro che non vogliono rimuovere i veri ostacoli della crescita». Ed eccolo il suggerimento di Micossi: vanno ridefinite le priorià della politica economica, concentrandosi sul miglioramento dell’occupazione, della ricerca e sviluppo e del sistema previdenziale. «Basta confrontare gli indici di riforma strutturale dei mercati europei con quelli degli altri Paesi industrializzati per capire quanto siamo indietro», osserva. A livello europeo, però, il Patto di stabilità impone regole ben precise. E spesso ha frenato piani di sviluppo o riforme ambiziose introdotte da alcuni Paesi. «La disciplina di bilancio non deve essere allentata - risponde Micossi - Ma applicata in maniera più flessibile. Il vincolo del 3% del deficit/pil va reso meno rigido».