W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)

Gran Torino  

  By: MrBruges on Venerdì 18 Agosto 2017 11:44

Gran Torino

Torino,la citta' dove abito,non la mia citta'.
Comincio l'opera inutile di descriverla.
La leggeranno sì e no una decina di persone e fra quelle poche che sono torinesi batteranno i pugni nel ferreo campanilismo e urleranno:non è così.
Torino dal punto di vista strettamente fisico,è una città ben fatta.
Rigida,quadrata,ordinata,con ampi porticati e ampi viali,dà molto spazio al verde.
Intendiamoci,togliamoci strani sogni,Torino non è,e non sarà mai una città turistica,perchè non ha nulla di caratteristico,nulla di pittoresco e sbiadisce di fronte alla bellezza anche solo di comuni microscopici italiani.
E' una città costruita in modo razionale,tutto qui.
Detto questo il suo handicap è il tessuto sociale di questa città.
Faccio degli esempi:l'altro giorno mi sono soffermato a guardare le zanzare che brulicavano dietro il vetro  della mia finestra sbattendoci contro,nello spasimo di succhiare un pò del mio sangue,della mia vita,senza rendersi conto che pur essendo a un metro da me c'era un muro invisibile che gli precludeva ogni accesso.
Questa è Torino,questa è la ''movida'' di Torino,di cui hanno parlato i giornali:
uno stuolo di insetti,venuti dalle paludi e dagli acquitrini della periferia per cercare di entrare in una casa piena di vetrate,ai loro occhi di insetto perfettamente aperta e comunicante con l'esterno,nella realtà chiusa a ogni elemento estraneo.
Torino è così,ci sono vetrine meravigliose piene di ogni ben di Dio,e ragazze con l'immancabile borsetta firmata,ma tutti guardano e nessuno entra nei negozi.
Tutti si riversano nel centro il sabato sera,per dimostrare di appartenere a questa città,e il risultato è che la città vera,reale,quella che conta,che esiste,si dà al coprifuoco e si ritira nei lussuosi palazzi.
Non vanno in cerca di locali,ancorchè chic,al massimo il giapponese,si ritirano proprio in feste private che si svolgono a tre metri sopra da quell'altra umanità che brulica, che ciondola ubriaca e semisvenuta credendo,che essendo nel centro di essere protagonisti.
Il risultato sono rarissime scopate in cessi lubrici che potrebbero benissimo essere sostituite dal comodo e molto meno faticoso e costoso sesso a pagamento sotto casa.
Di solito tra i trenta e i quarant'anni si sfiancano e optano per il meretricio sotto casa.
Una città si disfa anche così.
Ci sarebbe tutto un mondo da descrivere :quello delle prostitute,ma non mi perdo nelle stupide pruriginose voglie di conoscerlo di chi legge.
Dirò solo una cosa,il mondo della prostituzione è gestito come quello degli impiegati bancari e le prostitute per profilo caratteriale e professionale sono del tutto assimilabili a questi ultimi.
Le prostitute vengono fatte girare,di modo che sotto casa ne trovi sempre una diversa,questo perchè i clienti non si affezionino troppo e se le portino via.
Il bisogno affettivo maschile infatti è enorme,,e tutte quelle cose che avete sentito dire sulla donna oggetto,sulle prostitute vittime di clienti ricchi e bramosi di sottometterle col denaro sono fumo gettato negli occhi.
Ma torniamo alla movida,perchè è su questo termine che mi voglio soffermare.
Movida è un termine straniero e come tutti i termini stranieri,viene importato per mettere sotto banco i termini del lessico italiano che sono ''scabrosi'' e descrivono una realtà non propriamente luccicante.
Per esempio ''single'', viene utilizzato per nascondere i termini ''scapolo'' e il più indecoroso ''zitella'',o il più lancinante di tutti:SOLO.
Al posto di cicciona o obesa viene importato il termine ''curvy''.
Ecco movida è il drappo dietro cui si nasconde un'altra parola:degrado.
Noi a dire il vero l'abbiamo sempre chiamato così,''andiamo a degradare''.
La movida consiste nel ciondolare inebetiti alle due di notte con una bottiglia di birra o di tavernello,portato da casa,o in uno slancio di misticismo alcolico comprato a caro prezzo in un ''locale'',ovvero uno spacciatore di alcool ''trendy'' e niente più.
Perchè in effetti portarselo da casa fa povero e brutto ma è più realistico e concreto dal momento che lo spazio nel locale è minimo ed è sempre sovraffollato quindi anche con -3 gradi sotto lo zero ti ritrovi invariabilmente a bere fuori.
Lo scopo del locale è aggregare persone che non si conoscono,non ho mai visto succedere questo,tutti i gruppetti stanno rigidi e chiusi,spesso addirittura le ragazze con le ragazze,i ragazzi con i ragazzi.
Certo per fortuna non mancano le coppie,ma non c'è interazione fra sconosciuti.
Dunque questi non sono locali,ripeto sono semplici spacciatori d'alcool trendy.
E non potrebbe essere diversamente manca lo spazio fisico per girarsi.
La movida è degrado,gente che piscia ubriaca sui monumenti,bottiglie rotte,e dopo una certa ora scatta oltre al coprifuoco della gente che esiste,(noi anche se abbiamo un codice fiscale non esistiamo,siamo i fantasmi che popolano questa notte inondata di luce malsana) anche il coprifuoco della figa,rimangono solo più i cessi e gruppi di maschi che ti chiedono spasmodicamente ''hai da accendere'' ma solo se vedono che il gruppo gira una canna per scroccargliela.
Se vogliamo un'immagine meno cupa,la movida sono quelle zanzare che continuano ad affollarsi dietro al vetro,incuranti del muro invisibile che le separa dal sangue vitale di cui avrebbero bisogno.
Se dovessi fare un altro esempio immaginate la città come una rete,bene,tutte le città che funzionano hanno dei collegamenti tra centro e periferia o una zona intermedia,dove c'è una classe media che fa da filtro ma al tempo stesso da passaggio tra il centro e la periferia,Torino no.
I collegamenti sono centro-crocetta, centro-collina,crocetta-collina e al massimo centro-Moncalieri Amen.
Anzi a essere precisi dal centro partono collegamenti un pò in tutta Italia e in tutto il mondo,non sono infrequenti le linee centro-Milano,centro-Firenze o addirittura centro-Montecarlo.
Ma manca una linea che colleghi il centro con anche solo Lucento, Vanchiglia o barriera di Milano,figurarsi Falchera o Vallette.
E' una città che espelle e non integra,fatta a caste.
Data la sua natura, è normale che sia sempre stata una città di sinistra,i miei genitori mi raccontano di una città diversa,dove la gente anche quella normale abitava in centro,e entrava nei negozi del centro di un tessuto sociale più uniforme.
Non so se credergli,i vecchi invecchiando confondono la loro giovinezza con la realtà,ma è come se mi parlassero della glaciazione quando al posto dei pini mediterranei c'erano la tundra e i mammuth.
Temo che in questa città l'unico punto di contatto tra il centro e la periferia,l'ultima classe media rimasta,ancorchè ne sia estita una siano le prostitute e gli spacciatori.
Ma devo ricredermi anche fra gli spacciatori c'è un ordine gerarchico,spacciatori del centro e della crocetta e spacciatori della periferia.
Rimangono solo le prostitute,o forse neanche quelle.
A Torino anche le meretrici vengono scelte in base al censo.
Non so come sia altrove,ma qui è così.
Aspetto,i soliti commenti:non è così,io ho amici di qua,di là...
Che vi devo dire ogni fotografia parte da un punto di vista da una prospettiva,ciònondimeno è una fotografia,un'incisione su pellicola della realtà.
Questo io ho visto,questa è la mia fotografia e con buona probabilità QUESTA E' TORINO.GRAN TORINO.

https://semprecaromifuquestermoblog.blogspot.it/2017/08/questa-e-torino.html

Re: W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)  

  By: gianlini on Venerdì 18 Agosto 2017 11:29

Tutto si muove sul filo del "non devo far brutta figura con le amiche " - il che vale sia per la figlia che per la madre (mica può essere l'unica ad avere la figlia non laureata, no?)

Dell''idea che un domani si debba anche lavorare non è nemmeno sfiorata....

d'altronde molte dellle sue amiche e amici hanno a casa fratelli e sorelle tardi-ventenni che sono beatamente a casa a fare un cappero* (la chiamano disoccupazione giovanile, in realtà se hai voglia di lavorare un lavoro lo trovi eccome), perchè immaginarsi di dover magari lavorare un giorno?

Per quanto riguarda quello che dice Anti, basta cmq pazziarsi davanti ad un liceo e ad un itis per accorgersi che nel primo i non italiani sono una sparutissima minoranza (non più di 1 o 2 per classe), mentre all'ITIS superano abbondantemente la metà degli alunni - c'è una disparità nettissima fra i due mondi

* oltre ad abbondanti canne, ovviamente


 Last edited by: gianlini on Venerdì 18 Agosto 2017 11:41, edited 4 times in total.

Re: W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)  

  By: antitrader on Venerdì 18 Agosto 2017 11:25

Gian, da quello che scrivi e' evidente a che tipo di laurea punta: arte, recitazione, psicologia o scienze equine (alle donne piace andare a cavallo) etc.

Voler farsi la laurea non e' negativo ma lo diventa se hai in testa stramberie moderne.

Dovresti indirizzarla, con metodi subdoli, verso economia o, al peggio, giurisprudenza, ma temo che alla fine la decisione la prenderanno "tra donne" e sara' di certo una decisione nefasta e funesta.

C'e' da dire pero' che alla mia eta' sono ormai scollegato dal mondo esterno per cui prendo in considerazione anche l'ipotesi che "han ragione loro", ma poi, se mi fermo a riflettere mi vien subito da pensare: han ragione un cazzzzz!

Te che sei piu' giovane dovresti avere ancora attivi i sensori per decodificare quel che ti succede intorno.

 

Re: W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)  

  By: pana on Venerdì 18 Agosto 2017 11:23

la madre invece in che campo lavora?

se non quelle del padre potrebbe seguire le orme materne

Re: W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)  

  By: gianlini on Venerdì 18 Agosto 2017 11:13

forse un po' di speranza con il trading....(è molto più avida di me e da quel punto di vista potrebbe essere messa bene....)

discorso traduzioni invece off-limits, legge niente ed è troppo ignorante


 Last edited by: gianlini on Venerdì 18 Agosto 2017 11:20, edited 3 times in total.

Re: W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)  

  By: pana on Venerdì 18 Agosto 2017 11:10

hai mai pensato di  introdurla al trading? o alle traduzioni?

Re: W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)  

  By: gianlini on Venerdì 18 Agosto 2017 10:52

Anti, quella capra di mia figlia, a scuola il minimo indispensabile per farsi promuovere, zero interesse per i libri, dimostrava però un certo interesse per i trucchi ed il makeup.

Speravo quindi di riuscire ad indirizzarla verso una delle due scuole rinomate di makeup che ci sono a milano, di durata biennale o giù di lì, dal costo elevato ma dalle altrettanto buone prospettive di impiego futuro, A 22 anni forse potevo sperare che si rendesse semiindipendente economicamente.

Invece quella stron.za ha detto che "prima" vuole comunque prendere una laurea (non ha nemmeno idea di quale voglia prendersi!) e "poi" prenderà in considerazione l'idea di iscriversi alla Make-up Academy. Così ce l'ho sul groppone fino ai 28 anni!

Il problema è che ovviamente la madre le da corda....

 

Re: W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)  

  By: Bullfin on Giovedì 17 Agosto 2017 17:44

Mi piace questo citarmi in mia assenza...noto che mi volete bene :)...

Re: W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)  

  By: antitrader on Giovedì 17 Agosto 2017 17:28

Io ci credo che non li trova quelli che cerca.

Se vai in un'azienda metalmeccanica noti subito che l'eta' media degli indigeni e' sopra i 50 anni.

Le risorse della Boldrini non sono adatte per quelle funzioni li', e la piccola azienda non ha la struttura per formarle.

D'altra parte i ragazzotti nostrani non si iscrivono piu' all'ITIS, dicono, appunto, che son mestieri da negher o cinesi,

si iscrivono tutti ad arte, comunicazione, recitazione e poi all'universita' psicologia e altre minghiate.

Mettetevelo bene nella zucca (vuota), abbiamo gia' superato il limite oltre al quale non possiamo piu' fare a meno

dei negher, se ne e' reso conto perfino quel padanaro integralista di Bull appena si e' ritrovato a calcare i campi

di serie A del mondo del lavoro.

 

Re: W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)  

  By: XTOL on Giovedì 17 Agosto 2017 17:16

povero cocco, hai solo messo in mostra l'idiozia del tuo partito nel far entrare centinaia di migliaia di risorse.

come mai non c'è la fila di immigrati che chiedono di essere assunti?

Re: W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)  

  By: pana on Giovedì 17 Agosto 2017 16:37

ma come? possibile? leggo bene?

non sara una fake news ordita dalla merkel.prodi,bildenberg per far credere che ce la ripresa??????

 

Non trova dipendenti per la sua impresa, tapezza la strada di cartelli: "Cerco lavoratori"

 

L'idea di un imprenditore, a capo di due stabilimenti a Treviso e provincia: "Cerchiamo i nostri addetti con tutti i mezzi disponibili"


 Last edited by: pana on Giovedì 17 Agosto 2017 16:38, edited 1 time in total.

Re: W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)  

  By: gianlini on Giovedì 17 Agosto 2017 11:38

Bull, mia sorella che sta facendo la pediatra stagionale in val di Cembra, dopo la stagione dei matrimoni con le ucraine e le sudamericane, mi segnala, piuttosto schifata, un incremento notevole di matrimoni misti "nordafricana (senza velo) - italiani del luogo". Dice che le nordafricane sono molto maleducate e deve ricorrere a tutta la sua pazienza per non buttarle ogni volta fuori dall'ambulatorio.

confermi la tendenza anche dalle tue parti?

 

 


 Last edited by: gianlini on Giovedì 17 Agosto 2017 14:18, edited 4 times in total.

Re: W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)  

  By: pana on Giovedì 17 Agosto 2017 11:31

ma avete visto che cicatrice ha in fronte salvini? gli ha tirato in testa una padella un piatto?

 

Re: W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)  

  By: Gano di Maganza on Giovedì 17 Agosto 2017 11:28

Morphy> "Povero Matteo, a pelle quella è una che non la tieni ferma nemmeno se la leghi"

 

Peró è senza dubbio una bella figa...

Re: W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)  

  By: gianlini on Giovedì 17 Agosto 2017 10:23

Una mia amica che aveva il fidanzato a Lugano, asseriva che i ticinesi sono tutti dallo psicologo e inabili al lavoro...

Su 350 mila abitanti, avere 65.000 lavoratori stranieri sembra confermare la voce....!

Un frontaliere e mezzo per ogni residente. A Manno, comune del Canton Ticino a nord di Lugano, i lavoratori italiani sono più degli abitanti. E lo stesso accade a Grancia. Due esempi limite, nell’ambito di un trend che vede i frontalieri in costante aumento, a dispetto delle continue iniziative e norme pensate per mettere un freno alla forza lavoro proveniente da oltreconfine.

La fotografia è stata scattata dall’Ust, l’Ufficio federale di statistica, che ha reso noto il bilancio aggiornato a fine giugno dei frontalieri. Il dato segna un nuovo record, 65.490 lavoratori stranieri impiegati in Canton Ticino, nella quasi totalità dei casi italiani residenti nei territori di Como e Varese


 Last edited by: gianlini on Giovedì 17 Agosto 2017 10:25, edited 3 times in total.