Genesi di un crash

Re: Genesi di un crash  

  By: lmwillys1 on Martedì 07 Gennaio 2020 10:54

'Non capisco la necessità di togliere i soldi "ai ricchi". '

 

ma che è la giornata 'fate incazzare lmwillys ' ?

Re: Genesi di un crash  

  By: gianlini on Martedì 07 Gennaio 2020 10:48

Gano, è vero! Dissi che l'evenienza era remota.

Però aggiunsi che anche nel caso ipotetico in cui quei soldi uno dovesse effettivamente tirarli fuori, si sarebbe potuto operare come indicato ad esempio nel caso della Francia.

Re: Genesi di un crash  

  By: Gano di Maganza on Martedì 07 Gennaio 2020 10:47

Non capisco la necessità di togliere i soldi "ai ricchi". 

 

Gianlini> "Gano mi prendeva in giro quando sostenevo che ad un certo punto la BCE comprerà titoli non tedeschi, cioè francesi ed italiani perchè di tedeschi non ne troverà più sul mercato, scongiurando di fatto la possibilità di un default di Francia o Italia. Chissà che se lo dice un PhD come Zibordi non sia più credibile del tassista Gianlini...."

 

 

Re: Genesi di un crash  

  By: lmwillys1 on Martedì 07 Gennaio 2020 10:44

'I ricchi i soldi se li sono sudati, così mi è stato risposto.'

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gnente

oggi vuoi proprio farmi incazzare 

:-))

Re: Genesi di un crash  

  By: Gano di Maganza on Martedì 07 Gennaio 2020 10:37

Non sono io a dirlo che in Italia mancano i soldi. Lo dicono persone ben più importanti di me: economisti, politici, Commissione Europea  compresa. Se poi abbiano ragione o no non lo so.

 

Per il MES te avevi detto una cosa diversa: che erano soldi che non andavano comunque pagati e che in ogni caso né noi né la Francia avremmo mai fatto default. Non capisco quindi perché secondo te ora dovremmo andare a prendere i soldi "ai ricchi". 

 

 

 

 

 

 Last edited by: Gano di Maganza on Martedì 07 Gennaio 2020 10:45, edited 4 times in total.

Re: Genesi di un crash  

  By: gianlini on Martedì 07 Gennaio 2020 10:35

No, è Gano che continua a ripetere che mancano i soldi .

Io,  se ricordi bene, dissi che per il Mes la Francia bastava andasse a prendere i soldi ai 5 più ricchi (ma mica tutti, gli lasciava 2 miliardi a testa) ma mi è stato detto che 'n se po'. I ricchi i soldi se li sono sudati, così mi è stato risposto.

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 Last edited by: gianlini on Martedì 07 Gennaio 2020 10:36, edited 1 time in total.

Re: Genesi di un crash  

  By: lmwillys1 on Martedì 07 Gennaio 2020 10:33

Gianlini, vuoi stimolarmi ad essere scurrile come mio solito fin dalla mattinata ?

:-)

Re: Genesi di un crash  

  By: gianlini on Martedì 07 Gennaio 2020 10:02

Però,  willis mancano i soldi per fare i ponti.

Re: Genesi di un crash  

  By: lmwillys1 on Martedì 07 Gennaio 2020 09:55

' nel 2019 le 500 persone più ricche del pianeta hanno incrementato il proprio patrimonio di ben 1.200 miliardi di dollari.... il 25% in più rispetto al 2018, per una ricchezza complessiva che oggi ammonta a 5.900 miliardi di dollari'

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/07/ricchezza-e-disuguaglianza-il-patrimonio-dei-500-paperoni-mondiali-nel-2019-e-salito-del-25-e-tra-gli-ultraricchi-solo-il-13-e-under-50/5648026/

un decennio

:-)


 Last edited by: lmwillys1 on Martedì 07 Gennaio 2020 09:56, edited 1 time in total.

Re: Genesi di un crash  

  By: Morphy on Domenica 05 Gennaio 2020 13:52

https://www.youtube.com/watch?v=QJtwNtcgMBI

 

Re: Genesi di un crash  

  By: XTOL on Sabato 04 Gennaio 2020 18:11

vi propongo qcn (armstrong) che sa di cosa parla:

 

REPO Crisis

 

Understand What is the Repo Market

 

Iran & the Cycle of War

 

unite i puntini

Re: Genesi di un crash  

  By: XTOL on Sabato 04 Gennaio 2020 17:44

caspita, che genio!

ha scoperto che i ricchi influenzano la politica più dei poveri. complimentoni

e come faranno? uhmm, forse perchè i politici sono "sensibili" alla ricchezza/potere?

altre perle sorprendenti?

Re: Genesi di un crash  

  By: Tuco on Sabato 04 Gennaio 2020 17:33

Again: Krugman!

 

Il grande capitale e il decennio perduto dell’America,

di Paul Krugman 

 

Elizabeth Warren ha ricevuto una gran quantità di dispiaceri di recente, sui media dell’informazione. In parte, senza dubbio, ciò è dipeso da passi falsi nella campagna elettorale. Ma in gran parte è una sorta di viscerale reazione negativa alle sue critiche sull’eccessiva influenza del grande capitale nella politica – una reazione che in realtà giustifica i suoi argomenti.

È vero che agli inizi della sua carriera la Warren, come quasi tutti gli altri, aveva finanziatori tra i grandi donatori. E allora?  Le accuse di incoerenza – “avevi detto x e ora dici y” – sono anche troppo spesso un espediente giornalistico, un modo per evitare di misurarsi con la sostanza di ciò che un candidato sostiene. Dopo tutto, i politici dovrebbero cambiare i loro punti di vista quando ci sono buone ragioni per farlo. La domanda dovrebbe essere: ha avuto ragione la Warren ad annunciare, lo scorso febbraio, che avrebbe interrotto le raccolte di fondi da contribuenti danarosi? Più in generale, ha ragione nel sostenere che i ricchi hanno troppa influenza politica?

E la risposta alla seconda domanda è sicuramente affermativa.

La prima cosa che occorre sapere sui molto ricchi è che essi sono, politicamente, assai diversi dalle persone comuni. Non fatevi ingannare dalla manciata di miliardari liberali o liberaloidi; studi sistematici sulle opinioni politiche degli ultraricchi mostrano che sono molto conservatori, ossessionati dai tagli alle tasse, avversari dei regolamenti ambientali e finanziari, avidi di tagli ai programmi sociali.

La seconda cosa che occorre sapere è che i ricchi di solito ottengono ciò che vogliono, persino quando l’opinione pubblica vuole l’opposto. Per esempio, una grande maggioranza di elettori – compresa una maggioranza di persone che si definiscono repubblicane – credono che le grandi società paghino poche tasse. Tuttavia il tratto distintivo della politica interna della Amministrazione Trump è stato una grande taglio alle tasse sulle società.

Oppure considerate un tema al quale la Warren è molto sensibile, ed uno dei risultati politici che l’hanno contraddistinta: la maggioranza degli americani, compresa una maggioranza relativa di repubblicani, è a favore di regole più severe sulle grandi banche; tuttavia, anche dopo che Donald Trump è entrato in carica, i regolamenti relativamente tenui messi in funzione dopo la crisi finanziaria del 2008 sono stati oggetto di attacchi politici prolungati.

Perché un piccolo numero di persone ricche esercita una così grande influenza in quella che si presume sia una democrazia? I contributi alle campagne elettorali sono solo una parte della spiegazione. Egualmente importante, seppure non di più, è la rete di gruppi di ricerca finanziata dai miliardari, i gruppi lobbistici e tutto il resto che dà forma al dibattito politico. E poi ci sono i meccanismi delle ‘porte girevoli’: è deprimente quanto sia normale per i passati dirigenti di entrambi i partiti aggiudicarsi posti di lavoro nelle grandi banche, nelle società e nelle imprese di consulenza, e la prospettiva di tali incarichi non può non contribuire ad influenzare la politica quando essi sono ancora in carica.

Da ultimo ma non per ultimo, i resoconti sui temi politici dei media paiono anche troppo spesso riflettere i punti di vista dei ricchi. Si prenda, ad esempio, il tema delle politiche per combattere la disoccupazione.

La disoccupazione negli Stati Uniti è attualmente ad un minimo storico, solo il 3,5 per cento – e stiamo ottenendo quella bassa disoccupazione senza alcun segno di inflazione fuori controllo, il che ci dice che eravamo capaci di questa prestazione da lungo tempo. Vi ricordate quando Jamie Dimon, l’amministratore delegato della JPMorgan Chase, ci raccontava che una alta disoccupazione era inevitabile a causa di un “divario di competenze”? Sbagliavano.

Ma c’è voluto un tempo molto lungo per arrivare a questo punto, perché la disoccupazione è diminuita molto lentamente dal suo picco successivo alla crisi. Il tasso di disoccupazione media nel corso del decennio passato è stato del 6,3 per cento, che si è tradotto in milioni di anni-persona  di mancanza di lavoro non necessaria.

Perché non ci siamo ripresi più rapidamente? La ragione più importante è stata l’austerità della finanza pubblica – i tagli alle spese, allo scopo presunto di ridurre il deficit di bilancio, hanno esercitato una sorta di costante drenaggio sull’economia dal 2010 in avanti. Ma chi aveva l’ossessione dei deficit del bilancio? Non gli elettori in generale – ma i sondaggi indicano che persino quando il tasso di disoccupazione era sopra l’8 per cento, i ricchi consideravano i deficit di bilancio come un problema più grande della mancanza di posti di lavoro.

E i media dell’informazione echeggiavano queste priorità, considerandole non come le preferenze di un piccolo gruppo di elettori, ma come l’unica posizione responsabile. Come osservò a quel tempo Ezra Klein di Vox, quando si arrivava ai deficit di bilancio le “normali regole della neutralità nei resoconti” non si applicavano; i giornalisti sostenevano apertamente punti di vista politici che erano nel migliore dei casi controversi, generalmente non condivisi dall’opinione pubblica e, come sappiamo oggi, sostanzialmente sbagliati.

Però erano i punti di vista politici dei ricchi. E quando si arriva ai modi di presentare i diversi punti di vista politici, i media di solito considerano alcuni americani più uguali degli altri.

Il che mi riporta alla campagna elettorale del 2020. Si può non essere d’accordo con le idee progressiste che sostengono Bernie Sanders o Elizabeth Warren, il che è corretto. Ma i media dell’informazione hanno il dovere verso l’opinione pubblica di una seria discussione di queste idee, non di una loro liquidazione composta da un misto di “inclinazione centrista” autoreferenziale e da un assunto, consapevole o inconsapevole, secondo il quale ciò che non gradiscono le persone ricche deve essere irresponsabile.

E quando i candidati parlano di una influenza eccessiva dei ricchi, anche quel tema merita una seria discussione, non le frecciatine che stiamo osservando recentemente. So che questo genere di dibattito mette a disagio molti giornalisti. È esattamente la ragione per la quale ne abbiamo bisogno.

 

 

 


 Last edited by: Tuco on Sabato 04 Gennaio 2020 17:34, edited 1 time in total.

Re: Genesi di un crash  

  By: XTOL on Sabato 04 Gennaio 2020 17:20

cosa siano le autonomie

 

quando uno è fissato, è fissato (per un comunista è un dovere).

In svizzera hanno autonomie comunali, cantonali e non sprecano, non fanno deficit, vivono allegri e felici. Quindi???

 

Quannto a krugman, bisognerebbe chiedergli: da dove arrivano le crisi? lo sa anche un bambino che le medicine fanno male, ma perchè non cerca l'origine della malattia?

Re: Genesi di un crash  

  By: Tuco on Sabato 04 Gennaio 2020 17:07

Incolliamo il sempre notevole Krugman.

 

L’eredità dell’austerità distruttiva, 

di Paul Krugman

 

Un decennio fa, il mondo viveva i postumi della peggiore crisi finanziaria dagli anni ’30. I mercati finanziari si erano stabilizzati, ma l’economia reale era ancora in condizioni terribili, con circa 40 milioni di lavoratori europei e nord americani disoccupati.

Fortunatamente, gli economisti avevano imparato molto dall’esperienza della Grande Depressione, sapevano che l’austerità della finanza pubblica – abbattere la spesa pubblica nel tentativo di riequilibrare il bilancio – in una economia depressa è proprio una pessima idea.

Sfortunatamente, le autorità su entrambi i lati dell’Atlantico spesero la prima metà del primo decennio del 2000 facendo esattamente quello che sia la teoria che la storia avevano detto loro di non fare. E questa piega sbagliata nella politica stese un’ombra lunga, sull’economia e sulla politica. In particolare, l’ossessione del deficit degli anni 2010-2015 contribuì a fissare lo scenario per la crisi attuale della democrazia.

Perché l’austerità in un’economia depressa è una pessima idea? Perché l’economia non è come una famiglia, nella quale il reddito e la spesa sono cose separate. Nell’economia nel suo complesso, la mia spesa è il tuo reddito e la tua spesa è il mio reddito. Cosa accade se tutti cercano di tagliare la spesa contemporaneamente, come avvenne nel periodo successivo alla crisi finanziaria? I redditi di ciascuno crollano. Dunque, per evitare una depressione c’è bisogno che qualcuno – precisamente, il Governo – mantenga la spesa o, meglio ancora, la accresca, mentre tutti gli altri la tagliano. E nel 2009 la maggioranza dei Governi si era impegnata almeno in un po’ di stimolo della finanza pubblica.

Nel 2010, tuttavia, presero il controllo del dibattito politico persone che, da una parte, dicevano in continuazione che avevamo bisogno di tagliare i deficit immediatamente se volevamo evitare di finire cone la Gracia e, dall’altra parte, che i tagli alla spesa non avrebbero danneggiato l’economia perché avrebbero accresciuto la fiducia.

I fondamenti intellettuali di questi argomenti era in ogni caso inconsistente; il piccolo gruppo di studi accademici che suggerivano l’austerità in poco tempo non ressero alla prova. E i fatti confermarono subito cosa dicevano i libri di testo dell’economia: l’America non diventò come la Grecia e i paesi che imposero una severa austerità patirono gravi recessioni economiche.

Perché dunque le autorità e gli opinionisti si entusiasmarono tutti per l’austerità, quando avrebbero dovuto combattere la disoccupazione?

Una risposta, che non dovrebbe essere ignorata, è che scagliarsi contro i mali del deficit fa apparire responsabili, almeno alle persone che non hanno studiato la questione o che non si sono tenuti al passo con la ricerca economica. Questo è il motivo per il quale io ero solito ironizzare sui centristi e sugli individui dei media che facevano le prediche sull’austerità come le Persone Molto Serie. In effetti, sino a questi giorni, i miliardari con ambizioni politiche si immaginano che i terribili ammonimenti sul debito dimostrino la loro serietà.

Oltre a ciò, la spinta per l’austerità è sempre stata guidata in larga parte da secondi fini. In particolare, le paure sul debito sono state usate come una scusa per tagliare la spesa sui programmi sociali, nonché come una scusa per azzoppare le ambizioni dei governi di centrosinistra.

Qua negli Stati Uniti, i repubblicani attraversarono l’intera epoca di Obama sostenendo di essere profondamente preoccupati dei deficit di bilancio, costringendo il paese ad anni di tagli alla spesa pubblica che hanno rallentato la ripresa dell’economia. Nel momento in cui Donald Trump si è spostato alla Casa Bianca, tutte quelle pretese preoccupazioni sono svanite, confermando quelli che tra noi avevano sostenuto sin dall’inizio che i repubblicani che si atteggiavano come falchi del deficit erano fasulli.

Questo keynesismo usato politicamente come arma impropria, per inciso, è probabilmente la ragione per la quale la crescita economica degli Stati Uniti è stata buona (non esaltante) negli ultimi due anni, anche se il il taglio delle tasse ha del tutto mancato la promessa crescita degli investimenti privati: la spesa federale è venuta crescendo ad un tasso non visto dai primi anni del decennio passato.

Ma perché questa storia è importante? Dopo tutto, a questo punto i tassi di disoccupazione sia negli Stati Uniti che in Europa sono vicini o inferiori ai livelli precedenti alla crisi. Può darsi che lungo il percorso ci sia stata molta sofferenza non necessaria, ma non andiamo bene adesso?

No, non andiamo bene. Gli anni dell’austerità hanno lasciato molte cicatrici durature, in particolare sulla politica.

Ci sono varie spiegazioni della rabbia populista che ha messo la democrazia a rischio in tutto il mondo occidentale, ma gli effetti colleterali dell’austerità si collocano in cima alla lista.

Nell’Europa Orientale, partiti nazionalisti bianchi sono arrivati al potere dopo che governi di centrosinistra si erano alienati la classe lavoratrice per essere stati convinti o costretti a politiche di austerità. In Inghilterra, il sostegno agli estremisti di estrema destra è più forte nelle regioni colpite più duramente dall’austerità delle finanze pubbliche. E avremmo avuto Trump se anni di avventata austerità non avessero ritardato la ripresa economica sotto Barack Obama?

Oltre a ciò, sono portato a pensare che la mania dell’austerità abbia fatalmente danneggiato la credibilità delle classi dirigenti. Se le famiglie ordinarie di lavoratori non credono più che le elite tradizionali sappiano quello che stanno facendo o si preoccupino della gente come loro, quello che è accaduto durante gli anni dell’austerità indica che hanno ragione. È vero, è illusorio immaginare che persone come Trump serviranno meglio i loro interessi, ma è assai più difficile denunciare un artista degli imbrogli quando voi stessi avete speso anni nel promuovere politiche distruttive semplicemente perché sembravano serie.

In breve, ci troviamo in questo casino in gran parte per la svolta sbagliata che la politica prese dieci anni orsono.

 

 


 Last edited by: Tuco on Sabato 04 Gennaio 2020 17:12, edited 1 time in total.