W l'Italia...l'Italia che lavora (De Gregori)

 

  By: Ferpa on Martedì 13 Novembre 2007 18:56

Se continua così rischiamo di dover invidiare chi è soggetto a mafia-camorra-ndrangheta... Sud d’Italia più sicuro, grazie alla mafia Piero Ostellino Metà dell’Italia, da Roma in giù, è nelle mani della criminalità organizzata. Lo Stato non controlla più questa metà del suo territorio. In Campania c’è la camorra; in Calabria, la ‘ndrangheta; in Sicilia, la mafia. Cambiano le «ragioni sociali» della criminalità, ma il risultato è sempre lo stesso. Gli imprenditori pagano il «pizzo» a camorra, ‘ndrangheta, mafia e loro consociate. Se non pagano, la criminalità organizzata gli fa saltare il cantiere, il negozio, quando non ne ammazza il titolare. Se l’imprenditore paga a chi di dovere la sua brava assicurazione sui propri averi e sulla vita, nessuno lo disturba. Tutto bene, anzi, tutto male. Ma è, poi, davvero proprio così male? Nell’Italia dei paradossi, ci sono però le statistiche che danno torto a chi conclude troppo affrettatamente che camorra, ‘ndrangheta e mafia sono «solo» male. A loro modo, sono anche – siamo sempre sul filo del paradosso – un po’ bene. Le statistiche dicono infatti che nel Meridione d’Italia non c’è delinquenza da immigrazione. Gli immigrati non rubano, non violentano le donne e non le scippano, non ammazzano. Quelli arrivati nel Sud sono gli immigrati buoni, mentre quelli che sono saliti al Nord sono quelli cattivi? Manco per sogno. Semplicemente, la criminalità organizzata italiana, in cambio del pizzo, garantisce anche la sicurezza agli italiani che abitano e lavorano nella parte d’Italia che essa controlla. Nel Sud d’Italia non si delinque se camorra, ‘ndrangheta e mafia non danno il permesso perché possono delinquere solo loro, solo a loro modo e può farlo solo chi è arruolato nelle loro file. L’immigrato che arriva è subito messo al corrente delle regole di questo strano convento che è l’Italia del Sud dalla manodopera della criminalità organizzata: se entri in un negozio e ne minacci il proprietario, se scippi una donna, se rubi un’auto, non parliamo se ammazzi un cittadino, noi ti tagliamo prima le mani e poi la testa. Immigrato avvisato, mezzo salvato e, con lui, salvati tutti i napoletani, calabresi, siciliani e quanti sono sotto la specialissima protezione di camorra, ‘drangheta, mafia e loro filiali. Lo Stato ha abdicato da tempo. Ma, mentre prima delle ondate immigratorie avrebbe avuto, da parte sua, una qualche logica perseguire la criminalità organizzata e cercare di debellarla, oggi, paradossalmente, non ne ha alcuna perché camorra, ‘ndrangheta e mafia, esercitano una sorta di supplenza dello Stato. Gli italiani hanno inventato un nuovo tipo di sussidiarietà: la criminalità fa ciò che lo Stato non fa perché non è in grado di farlo. Non solo delinque – e qui siamo fuori dalla legalità – ma garantisce anche la sicurezza ai cittadini delle località che essa controlla e nelle quali ha il monopolio dei comportamenti delittuosi. E qui siamo, appunto, alla supplenza, alla sussidiarietà, su un terreno che è proprio dello Stato: la sicurezza, la tutela della legalità. È certamente una vergogna per un Paese che voglia ancora dirsi civile, per uno Stato che voglia ancora essere uno Stato di diritto e non «stato di diritto», participio passato del verso essere. Ma funziona. I paradossi, in Italia, finiscono con essere eccezione e diventano presto regola tacitamente accettata persino dallo Stato. Del resto, che piaccia o no, la paradossale situazione del Meridione italiano segnala un ulteriore doppio paradosso. Il primo paradosso è che in quella che è ancora – anche se probabilmente per poco – la settima potenza industriale del mondo, non c’è più da tempo ciò che i giuristi chiamano «l’effettività della legge». La legge non ha più effetto. Un omicida sta in galera «mediamente» sette anni; un ladro meno che in qualsiasi altro Paese. La polizia è inerme, le mani legate da un malinteso senso del garantismo e della solidarietà da parte dell’estrema sinistra al governo. La magistratura interpreta in modo ideologico le leggi che dovrebbe applicare rispettandone, per quanto possibile, la lettera e lo spirito. Così la Cassazione arriva a giustificare l’occupazione abusiva di un appartamento temporaneamente vuoto (perché gli inquilini erano altrove) con l’indigenza degli occupanti, scordandosi che anche gli inquilini sfrattati a quel modo erano a loro volta indigenti. I processi durano da dieci a vent’anni anni col risultato che le prescrizioni vanificano la certezza del diritto e della pena. Si entra in galera e ci si rimane più del lecito quando si è inquisiti – alla faccia del garantismo, quello vero – e si esce quando si è condannati perché il delitto è caduto in prescrizione alla faccia della certezza della pena. Il secondo paradosso è che – non essendoci nel Nord del Paese né lo Stato né la criminalità organizzata – gli italiani che ci abitano non sono protetti dalla delinquenza da immigrazione e da quella che viene chiamata «piccola criminalità» (scippi, furti d’auto e di appartamento) né dall’uno né dall’altra. Si dice che camorra, ‘ndranghete e mafia stiano programmando di estendere i loro tentacoli anche al Nord dell’Italia. C’è da augurarsi che preferiscano restare dove sono e attenersi alle loro tradizioni locali. Ma c’è anche il rischio che i cittadini delle città del Settentrione incomincino a guardare alla prospettiva con qualche interesse. Meno Stato più criminalità organizzata diventerà lo slogan del neo-secessionismo del Nord stufo di pagare le tasse e di non essere protetto dallo Stato e pronto, magari, a pagare il pizzo al posto delle tasse? Forza dei paradossi.

 

  By: GZ on Venerdì 09 Novembre 2007 17:00

il motivo per cui non privatizzeranno mai la rai è il sesso

 

  By: CORTO on Venerdì 09 Novembre 2007 16:38

...è che quando si crede nella famiglia, ci si crede così tanto che si tende a farsene una seconda, una terza e così via... quando si è animati da fede cattolica poi c'è pronta la Sacra Rota (di scorta) ad annullare matrimoni decennali cordiali saluti corto

 

  By: gianlini on Venerdì 09 Novembre 2007 12:33

leggo che il 55enne Fini (Gianfranco) starebbe per diventare nuovamente padre in combinato con una giovane presentatrice televisiva, nonchè sedicente avvocato a parte la discutibilità di voler diventare padri a quell'età (hai la più o meno certezza di lasciare un orfano prima che costui finisca l'università), mi sembra fuori luogo l'ennesimo incesto politica-televisione-spettacolo (dopo quello di Bossi e di tanti altri) da parte di chi vorrebbe pubblicamente mantenere un profilo di salvaguardia della moralità

 

  By: Fortunato on Giovedì 08 Novembre 2007 00:36

Norton ciao, mi fido dei dati da te postati, non li conosco. Ho voluto postare la lettera di dimissioni di Capezzone poichè stata l'unica che mi ricordo che sia mai avvenuta e ho quasi 60anni. Ora invece sto seguendo Matrix con Luzzatto: credimi, Norton, non so cosa fare anche se ho una rabbia che certe teste di ***** ancora girano per il nostro paese. Lo invierei con molto piacere in Romania in mezzo a dei campi di zingari, popolo al quale appartiene. Fortunato

 

  By: Fortunato on Giovedì 08 Novembre 2007 00:32

Uno di questi film ne ho visto per la miardesima volta proprio questa sera. Magnifico. Lei lo ha visto Zibordi? Fortunato

 

  By: GZ on Mercoledì 07 Novembre 2007 22:44

se uno che fa il programmatore, il cuoco, l'avvocato o il saldatore mandasse una lettera ai clienti o colleghi dicendo: "...lavorerò con tutto me stesso..." lo prenderesti per scimunito qua invece le televisioni e i giornali trattano ogni loro vuota dichiarazione come notizia di prima pagina degna di un paio di editoriali, mezza pagina di commenti e tre dibattiti in prima serata, consumando inutilmente alberi e togliendo spazio tv ai vecchi western di john wayne

 

  By: Moderator on Mercoledì 07 Novembre 2007 22:21

Lavorerò con tutto me stesso, con tanti altri colleghi di ogni appartenenza, perché questo obiettivo di riforma possa essere centrato. ------------------------Capezzone -------------- certo che se lavora con tutto se stesso...... (incollo) dopo quasi un anno di legislatura, aveva partecipato solo a 52 votazioni su 2458. È sta­to presente solo 8 sui 96 giorni di votazioni della Camera dall'apertura della legislatura, assen­te 44 giorni giustificato e 44 ingiustificato».

 

  By: gianlini on Mercoledì 07 Novembre 2007 22:17

penso pero' che vi siano soggetti cui questa situazione non paia il vero e ci vadano a nozze. -------------- gano, questa tua è perfetta! l'immigrazione è stata dal primo all'ultimo momento "subita", e anche i soggetti che ne beneficiano mai si sarebbero aspettati tanta grazia!

 

  By: Fortunato on Mercoledì 07 Novembre 2007 22:08

FINALMENTE UNA PERSONA NORMALE, PERCIO' DEGNO DI STIMA. -------------------------------------------------------- "Alla cortese ed urgente attenzione del Presidente della Camera dei Deputati e, per doverosa e opportuna conoscenza, al Presidente del Gruppo parlamentare della Rosa nel pugno e al Presidente del Gruppo parlamentare misto Roma, 7 novembre 2007 Signor Presidente, vi sono circostanze nelle quali il rispetto delle istituzioni, il rispetto di se stessi e il rispetto delle proprie idee ed obiettivi politici impongono scelte difficili e costose. Questo è a maggior ragione necessario ed opportuno se riteniamo che non tutto sia “Casta”, e che sia invece ancora possibile -anche in Italia- vivere l’impegno politico e civile come momento alto, nel quale il piano delle convinzioni non sia sovrastato da quello delle convenienze, dei tatticismi, dei piccoli calcoli di parte o personali. E’ anche un messaggio per le generazioni più giovani, affinché non perdano la speranza di contribuire a costruire un Paese diverso, più moderno, più libero, e non rinuncino -magari comprensibilmente nauseati, distanti, indifferenti- ad un impegno diretto in una politica che vivono come lontana e, in ultima analisi, infrequentabile. Nel nostro Paese, l’istituto delle dimissioni vive una curiosa vicenda: le dimissioni vengono annunciate, ventilate, minacciate, magari richieste, ma -nella maggior parte dei casi- non si presentano, non si danno. E prevale, anche nei luoghi teoricamente meno sospettabili, un tetragono attaccamento al potere, o alle briciole di potere più o meno fragilmente e provvisoriamente conquistate. Tutto ciò premesso, Le scrivo per comunicarLe le mie dimissioni dalla Presidenza della Commissione attività produttive della Camera. Il motivo di questa mia decisione è molto semplice: considero esauriti, starei per dire esausti, la fase e l’assetto politici che determinarono anche quella mia elezione. Qualunque cosa accada infatti al Senato nelle prossime settimane o mesi, il Governo e la maggioranza -di fatto- non esistono più, politicamente, o comunque non sono assolutamente in condizione di svolgere alcuna funzione positiva. Lo ripeto a scanso di equivoci: non solo l’attuale Governo, ma l’attuale maggioranza politico-parlamentare. Come Lei ricorderà, sin dalla legge finanziaria dell’anno scorso (drammaticamente sbagliata, a mio avviso, perché tutta centrata su un intollerabile inasprimento della pressione fiscale, e senza alcun taglio di spesa, senza alcuna riforma strutturale), ho marcato una distanza sempre più netta dall’Esecutivo (pur cercando di svolgere in modo scrupoloso e imparziale le mie funzioni istituzionali); da molti mesi, dalla crisi del febbraio scorso, non voto la fiducia al Governo; oggi, alla luce del fatto che nulla mi appare modificato rispetto a questa situazione, compio un atto politico conseguente. Invano ho atteso che giungessero non parole o “segnali”, ma fatti politici rilevanti, in particolare dalle componenti cosiddette riformiste di Governo e maggioranza, che sono state e continuano ad essere travolte e umiliate punto su punto, sistematicamente. Mi pare infatti che in tanti, in troppi, siano meramente protesi a una logica di sopravvivenza, di continuismo, di trascinamento dell’esistente. Per questo, occorre invece che qualcuno compia atti chiari di discontinuità e di rottura, sia pure a proprie spese: di qui, la mia decisione. E aggiungo che la pur ragionevole questione della riforma elettorale non può tramutarsi in un alibi, in un pretesto, in un escamotage, per rinviare il momento elettorale alle calende greche (o a quelle …italiane). Bastano pochi giorni, al limite alcune settimane, per capire se esiste davvero la volontà politica comune di cambiare la legge: dopo di che, le forze politiche farebbero bene a non protrarre un’agonia al solo scopo di cercare di togliere agli elettori la possibilità di decidere. E la mia preoccupazione cresce se si considera che questo obiettivo di trascinamento, che in qualche caso sembra sconfinare nell’accanimento terapeutico, viene perseguito dal Governo anche attraverso un uso politicamente assai grave del denaro e della spesa pubblica. Non io o personalità a me vicine, ma autorevoli economisti non certo ostili all’attuale maggioranza, hanno parlato di “tax push”: è il ben noto meccanismo per cui, quando le entrate fiscali aumentano, queste risorse aggiuntive vengono subito spese, rendendo ancora più vasta la voragine della spesa pubblica. E questo è il punto drammatico: proprio dopo un anno di pressione fiscale (a mio avviso, lo ripeto ancora, eccessiva e sbagliata: e oggi lo riscontriamo in termini di mancata crescita), quando ci si rende conto di avere denaro in cassa, anziché usarlo per ridurre fortemente le tasse o il debito pubblico, che si fa? Si spende, si spende, si spende. Per tutte queste ragioni, dunque, lascio la Presidenza della X Commissione della Camera. E’ stato per me un autentico onore presiederla, in questo anno e mezzo. Desidero ringraziare tutte e tutti i colleghi, di maggioranza e di opposizione, con i quali abbiamo lavorato in modo a mio avviso ammirevole, pur in un contesto politico così poco facile. Mi auguro che i cittadini possano sapere (lo ripeto: anche in condizioni politicamente negative) quale e quanto sia l’impegno di tanti parlamentari, e quale sia stata -non di rado- la capacità dei diversi gruppi di misurarsi in Commissione in una sfida in positivo nella direzione liberale e riformatrice. Con autentica gratitudine rivolgo il mio pensiero anche alle funzionarie e ai funzionari della Commissione e del Servizio studi, esempio di una eccellenza professionale, oltre che di una straordinaria disponibilità personale, che onora il Parlamento della Repubblica, e che non potrò dimenticare. E lo stesso vale per tutte e tutti i dipendenti della Camera che ho incontrato in questi mesi, ad ogni livello: esempi di professionalità e correttezza assolute. Mi permetto di affidare a Lei e al Presidente del Senato un frutto importante di questo lavoro di Commissione: è la proposta di legge bipartisan, di cui ho l’onore di essere primo firmatario, per l’apertura immediata delle imprese, per la sburocratizzazione, e per un nuovo rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione. L’abbiamo approvata a vastissima maggioranza sia in Commissione che in Aula alla Camera; al Senato è passata sostanzialmente all’unanimità in Commissione, con lievi modifiche, ed è ora già calendarizzata in Aula al Senato. Basterebbe pochissimo al Senato, e davvero poco di nuovo alla Camera (sarebbe forse, in tempi netti, un lavoro di poche ore!) per condurre in porto un provvedimento che è atteso dal mondo produttivo e da tanti cittadini. Lavorerò con tutto me stesso, con tanti altri colleghi di ogni appartenenza, perché questo obiettivo di riforma possa essere centrato. Contestualmente alle mie dimissioni da Presidente di Commissione, comunico anche la mia decisione di lasciare il Gruppo parlamentare della Rosa nel pugno, e di chiedere di aderire al Gruppo misto. Il Gruppo della Rosa nel pugno sopravvive oggi, di fatto, pressoché esclusivamente come strumento tecnico attraverso il quale diverse organizzazioni e realtà partitiche perseguono i loro attuali (e fra loro diversi) scopi e traiettorie, in larga misura da me non condivisi, ma soprattutto (visto che ciò che sembra unire le diverse componenti è lo schiacciamento, l’appiattimento sul Governo, in qualche caso addirittura “a prescindere”…) assai lontani dai toni e anche da molti contenuti della campagna elettorale. Corrisponde ad un ulteriore elemento di chiarezza che io prenda atto di questo radicale cambiamento della situazione e mi comporti di conseguenza. Grazie, e un cordiale saluto. Daniele Capezzone" Fortunato

 

  By: Gano* on Mercoledì 07 Novembre 2007 22:07

Una immigrazione eccessiva non provoca solo una drastica diminuzione della pressione salariale; rischia anche in certi settori di provocarne una contrazione. Premesso che io non sostengo assolutamente che questo sia "un bene" (anzi, ritengo il contrario), penso pero' che vi siano soggetti cui questa situazione non paia il vero e ci vadano a nozze. Per esempio mi verrebbe da dire chi certi salari contratti deve pagarli invece che riscuoterli...

 

  By: GZ on Mercoledì 07 Novembre 2007 21:32

ero sicuro al 100% che dopo questi fatti di sangue l'unica conseguenza sarebbe stata un aumento di personale di qualche genere, sicuramente lo stato italiana pagherà per questi agenti romeni in Italia bisogna però vedere il lato positivo delle cose: avere poliziotti romeni in Italia può essere utile, sono abituati a fermare la gente per chiedere una mazzetta per non dare multe e con quello che si paga ora in italia da 80 o 140 euro per qualunque infrazione magari te la cavi dandone 30 all'agente romeno solo inizialmente però, poi si adeguano ai prezzi italiani

abbiamo agenti rumeni ora - gz  

  By: Moderator on Mercoledì 07 Novembre 2007 20:57

in pratica alla fine , come al solito , tanto tuonò che piovve PRODI dichiarazioni in un'intervista al Financial Time ha ammesso di non sapere (non sa mai un quazzo)quanti siano i romeni entrati in Italia da quando la Romania è entrata in Europa il 1 gennaio scorso..... sottolineando che l'Italia ha un disperato bisogno di manodopera straniera. (infatti i rom sono richiestissimi) sollecitazione congiunta a Bruxelles: faccia di più per gestire i flussi migratori in Europa, in particolare per l'etnia rom (io dirotterei direttamente il flusso su Bruxelles) prevedono un maggior numero di agenti romeni in Italia, (ma perchè abbiamo agenti rumeni , in casa nostra ?) AMATO dichiarazioni Le «espulsioni di massa» sono «inconcepibili «Due ( dico due) espulsi a Roma, due a Milano, due a Genova e altri 17 a Milano. Nulla a che vedere con le espulsioni di massa che un Paese democratico come l’Italia non saprebbe nemmeno concepire». «Abbiamo la correttezza politica di dire che i diversi devono stare insieme». "devono" , non certo insieme a loro

 

  By: Fortunato on Mercoledì 07 Novembre 2007 20:05

Zibordi, ci hanno provato in tutti i modi grazie anche a degli squallidi intellettualmente che hanno diretto i sindacati negli ultimi 10/15anni. Ora penso dovranno tornare indietro e alla massima velicità altrimenti la povera gente, ce n'è molta, non lapotrà fermare nessuno neanche l'esercito. Certi avvenimenti che sporadicamente (almeno per ora) si stanno verificando a macchia di leopardo per i motivi più disparati la dicono lunga sulla realtà strisciante e sotterranea che pian piano sta prendendo strati della popolazione sempre più numerosa e questo non è certo rassicurante. Fortunato

 

  By: GZ on Mercoledì 07 Novembre 2007 19:08

non è un bene, i paesi di successo, Stati Uniti, Canada, Australia, Germania, Scandinavia pagano (pagavano) di più il lavoro e non di meno il capitalismo americano consentiva alla gente alla fine del '700 di mangiare carne tutti i giorni quando nel resto del mondo se lo permettevano solo i signori, preti e ufficiali ed è per questo che è stato un successo se punti sul costo del lavoro sempre più basso perchè ora hai accesso a 200 milioni di persone in europa dell'est rovinate dal comunismo e 500 milioni in nordafrica e medioriente rovinate dall'islam e altri milioni in india o filippine vai verso il modello sudamericano di avere milioni di pezzenti di tutte le razze che lavorano per un tozzo di pane e però poi ti trasformano le città in posti pericolosi pattugliati dall'esercito stile Rio, Citta di Messico, Caracas